{"id":96090,"date":"2026-09-09T08:43:38","date_gmt":"2026-09-09T08:43:38","guid":{"rendered":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?p=96090"},"modified":"2026-09-09T08:43:39","modified_gmt":"2026-09-09T08:43:39","slug":"contro-lipocrisia-che-la-cultura-unisce-viviamo-un-mondo-divisivo-e-forse-e-giusto-che-sia-cosi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?p=96090","title":{"rendered":"Contro l&#8217;ipocrisia che la cultura unisce. Viviamo un mondo divisivo e forse \u00e8 giusto che sia cos\u00ec\u00a0"},"content":{"rendered":"<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-large is-resized\"><a href=\"http:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/1000002060.jpg\"><img decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"812\" src=\"http:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/1000002060-1024x812.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-96091\" style=\"width:268px;height:auto\" srcset=\"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/1000002060-1024x812.jpg 1024w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/1000002060-300x238.jpg 300w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/1000002060-768x609.jpg 768w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/1000002060.jpg 1156w\" sizes=\"(max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/a><\/figure><\/div>\n\n\n<p><em>Pierfranco Bruni\u00a0<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Non c&#8217;\u00e8 nulla di pi\u00f9 errato, e di pi\u00f9 ipocrita, dell&#8217;affermazione secondo cui la politica divide e la cultura unisce. \u00c8 una frase da convegno, buona per le tavole rotonde, per le retoriche dialettiche. Ma \u00e8 falsa. La cultura non unisce. La cultura marca le parti. Separa le sponde. Distingue. Rende visibile la differenza. Ognuno appartiene alla cultura di formazione. Non esiste una cultura neutra, asettica, sospesa. Esistiamo perch\u00e9 siamo stati formati. E la formazione \u00e8 gi\u00e0 una frontiera. La cultura pu\u00f2 creare, questo s\u00ec, un confronto pi\u00f9 dialettico, pi\u00f9 alto, pi\u00f9 argomentato. Ma non lega le parti. Non le fonde. Non le omologa. Pretendere che lo faccia significa negare la sua natura pi\u00f9 profonda. E questo significa che non pu\u00f2 esserci una storia condivisa. Almeno non nel senso consolatorio che oggi si d\u00e0 al termine.<\/p>\n\n\n\n<p>Che cos&#8217;\u00e8, d&#8217;altronde, la storia? \u00c8 politica, \u00e8 cultura, \u00e8 lettura della cronaca. Ovvero \u00e8 formazione e presente. \u00c8 un modello di \u201ccivilizzazione\u201d delle civilt\u00e0 e degli uomini. Non esiste una storia senza un occhio che la guardi, senza una lingua che la racconti. Gi\u00e0 Herder lo aveva capito: ogni popolo ha il suo Volksgeist, il suo spirito, la sua misura del tempo. Spengler poi ci ha ricordato che le civilt\u00e0 non sono una linea, ma organismi diversi che nascono, fioriscono e muoiono con una loro morfologia irripetibile. Le civilt\u00e0 non sono mai state unitarie, nemmeno nella loro identit\u00e0 pi\u00f9 intima. L&#8217;antropologia, se \u00e8 seria, misura proprio questo: le radici, le origini, i modelli di appartenenza che diventano elementi identitari, scavi materiali e immateriali, miti fondativi, tab\u00f9 alimentari, riti di morte. Ma in nessun campo della dialettica pu\u00f2 esserci omogeneit\u00e0. L&#8217;omogeneit\u00e0 \u00e8 un&#8217;astrazione della politica, non una realt\u00e0 della cultura.<\/p>\n\n\n\n<p>Noi, i nostri padri, i nostri nonni, siamo eredi di divisioni. Siamo figli di scismi, di diaspore, di frontiere. Anche le religioni, che pure invocano l&#8217;universale, sono divisive e creano posizioni divergenti. Non per cattiveria, ma per struttura. Ogni fede ha una sua teologia della storia, una sua escatologia. Il monoteismo stesso si \u00e8 diviso sin dal suo nascere. Il cosiddetto \u201cimmaginario collettivo\u201d \u00e8, in questo senso, una frase di una banalit\u00e0 assoluta. Una formula pigra.<\/p>\n\n\n\n<p>Il concetto di immaginario \u00e8 dato da un&#8217;immagine diventata storia e che sarebbe diventata la stessa per tutti. Ma non pu\u00f2 essere cos\u00ec. \u00c8 impossibile. Ognuno di noi si approccia a una immagine con il proprio occhio, la propria storia e il proprio pensare e quindi la vede e la sente unicamente con la sua formazione. La mia croce non \u00e8 la tua mezzaluna. La mia madre non \u00e8 la tua. Il concetto di collettivo \u00e8 un termine cos\u00ec errato che slega l&#8217;immaginario stesso. Lo svuota. Cosa fa da collante? Collettivo uguale collante. Pu\u00f2 essere anche. L&#8217;immaginario \u00e8 un collante? Ma per chi? Per chi cerca la condivisione sulle proprie posizioni. Per chi ha bisogno di costruire un consenso artificiale per governare. Non \u00e8 cos\u00ec che funziona la cultura. Proprio perch\u00e9 ognuno porta una sua consapevolezza, una sua eredit\u00e0, una sua ferita. Potrebbe essere usato il termine universale? Immaginario universale? Anche questo presenta le sue riserve, perch\u00e9 l&#8217;universale in antropologia \u00e8 sempre un rischio, ma \u00e8 gi\u00e0 diverso, perch\u00e9 non invita a un collante obbligatorio. Non impone una fusione. Come \u00e8 errato parlare di immaginario di tutti. Se siamo diversi? Se la nostra differenza \u00e8 la nostra verit\u00e0? Perci\u00f2 credo che si debba parlare di immaginario individuale che incontra altri immaginari. Che li sfiora, che li interroga, che a volte li confligge. Ecco perch\u00e9 la cultura non unisce. Mette accanto. Non sovrappone.<\/p>\n\n\n\n<p>Si pu\u00f2 fare Cultura ponendo insieme porzioni di posizioni formative con una capacit\u00e0 di non raggiungere il conflitto e lo scontro. Ovvero si parla di compromesso. Di quello che i latini chiamavano cum-promittere, promettere insieme. Ma il compromesso non \u00e8 unit\u00e0. \u00c8 coesistenza. Ancora una volta la deduzione \u00e8 che la cultura parla chiaramente un linguaggio diverso dalla politica, pi\u00f9 lento, pi\u00f9 profondo, pi\u00f9 simbolico, ma questo non significa che le stesse formazioni si assommino. Che si annullino. Viviamo in un mondo che presenta le sue parti. \u00c8 stato sempre cos\u00ec. Dal Mediterraneo di Braudel, che non \u00e8 mai stato un mare unitario ma un crocevia di mari, all&#8217;Europa di Huntington, che ha capito che gli scontri futuri non saranno economici ma culturali.<\/p>\n\n\n\n<p>Non necessariamente occorre dividere con violenza. \u00c8 importante confrontarsi senza mai peccare di presunzione e di arroganza. Senza l&#8217;idea, tipicamente ideologica, di dover convertire l&#8217;altro alla propria sponda. Ci riusciremo? Non credo. Ognuno ha un proprio mondo da vivere che ha le sue eredit\u00e0, i suoi morti, i suoi d\u00e8i domestici.<\/p>\n\n\n\n<p>Ognuno di noi \u00e8 un&#8217;isola che abita se stessa con la sua consapevolezza e la sua storia. Le isole, a volte, si vedono. Si fanno segnali. Costruiscono ponti provvisori, arcipelaghi di dialogo. Ma restano isole. E la loro verit\u00e0 \u00e8 proprio l&#8217;acqua che le separa. Che le custodisce. Il resto \u00e8 un parlare soltanto. Antropologicamente l&#8217;immaginario universale \u00e8 solo teoria.&nbsp; L&#8217;uomo \u00e8 unico. Le civilt\u00e0 sono unioni di culture. Le culture sono scavi di radicamenti materiali e immateriali. Ognuna di queste culture ha una formazione etnica e una visione soprattutto della vita, della morte, del sacro. Viviamo un tempo divisivo. Forse \u00e8 giusto che sia cos\u00ec. Perch\u00e9 solo nella divisione riconosciuta, e non nell&#8217;unit\u00e0 imposta, pu\u00f2 nascere il rispetto. Ci vuole rispetto e conoscenza per comprendersi. \u00c8 necessario che culturalmente si evitano gli sconti. Non \u00e8 facile. Perch\u00e9 l&#8217;uomo di Cultura non \u00e8 detto che sia un saggio. Il pi\u00f9 delle volte nell&#8217;intellettuale moderno manca la sapienza e quindi la vera saggezza.&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Pierfranco Bruni\u00a0 Non c&#8217;\u00e8 nulla di pi\u00f9 errato, e di pi\u00f9 ipocrita, dell&#8217;affermazione secondo cui la politica divide e la [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[4],"tags":[],"class_list":["post-96090","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-cultura"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/96090","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=96090"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/96090\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":96092,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/96090\/revisions\/96092"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=96090"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=96090"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=96090"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}