{"id":96164,"date":"2026-09-11T10:03:53","date_gmt":"2026-09-11T10:03:53","guid":{"rendered":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?p=96164"},"modified":"2026-09-11T10:03:53","modified_gmt":"2026-09-11T10:03:53","slug":"il-15-settembre-di-20-anni-fa-ci-lasciava-oriana-fallaci-la-donna-anti-islamica-che-non-ebbe-mai-paura","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?p=96164","title":{"rendered":"IL 15 SETTEMBRE DI 20 ANNI FA CI LASCIAVA ORIANA FALLACI. LA DONNA ANTI ISLAMICA\u00a0 CHE NON EBBE MAI PAURA"},"content":{"rendered":"<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-large is-resized\"><a href=\"http:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/1000340963.jpg\"><img decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"742\" src=\"http:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/1000340963-1024x742.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-96165\" style=\"width:340px;height:auto\" srcset=\"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/1000340963-1024x742.jpg 1024w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/1000340963-300x217.jpg 300w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/1000340963-768x556.jpg 768w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/1000340963-1536x1112.jpg 1536w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/1000340963-2048x1483.jpg 2048w\" sizes=\"(max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/a><\/figure><\/div>\n\n\n<p><em>Pierfranco Bruni\u00a0<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Oriana Fallaci. L&#8217;antislamica&nbsp; che pose l&#8217;Occidente nel cuore della civilt\u00e0.Moriva il 15 settembre del 2006. Una data che non \u00e8 solo una data. \u00c8 una soglia. Oriana Fallaci non chiudeva con quel giorno la sua esistenza, apriva il suo mito alla storia. Non solo una giornalista. Non solo una inviata di guerra. Ma una scrittrice che ha penetrato i sentieri delle parole attraversando luoghi, vivendo avventure, abitando destini. Non pu\u00f2 che stare, con orgoglio e senza pregiudizi, nella storia della letteratura italiana del Novecento. Anzi, nel suo centro inquieto.<\/p>\n\n\n\n<p>Una scrittrice che ha saputo raccontare la nostra contemporaneit\u00e0 dentro le tragedie della modernit\u00e0. Passare per le parole e giungere al limitare degli orizzonti. Quegli orizzonti che, per la Fallaci, segnano il confine sottile, sanguinante, mai pacificato, tra l&#8217;Occidente e il Mediterraneo. Tra la ragione e il deserto.<\/p>\n\n\n\n<p>Il deserto, forse l&#8217;esilio e le donne che sembrano impastate da un intreccio che recita rivoluzione e senso di una assenza. Perch\u00e9 nelle pagine della Fallaci la donna non \u00e8 mai figura di contorno. \u00c8 figura di fondamento. \u00c8 Penelope che non aspetta, \u00e8 la madre che non genera, \u00e8 la guerrigliera che non si arrende. Passate le parole restano le immagini e le immagini fanno la storia, la storia di una visione della vita e dello spazio nel quale si abita la nostra esistenza.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma forse pi\u00f9 della rivoluzione pu\u00f2 la consapevolezza di vivere dentro una temperie fatta di scontri, di guerre, di viaggi tra il mare, il deserto, le sabbie, le frontiere, le trincee e gli amori spezzati proprio nel momento in cui si affollano le comprensioni o le interpretazioni dei destini.<\/p>\n\n\n\n<p>Una storia. Certo, quella di Oriana Fallaci che non ha mai conosciuto rinunce ma \u00e8 stata dentro quegli orizzonti tra Occidente e Oriente. Una met\u00e0 di un Mediterraneo che \u00e8 dentro ognuno di noi. Un Mediterraneo che non \u00e8 cartolina, che non \u00e8 vacanza, che non \u00e8 oleografia. \u00c8 conflitto, \u00e8 radice, \u00e8 cristianit\u00e0 e islam, \u00e8 Ulisse e Maometto, \u00e8 Atene e Gerusalemme tenute insieme da un filo di vento.<\/p>\n\n\n\n<p>Una giornalista che \u00e8 entrata nella letteratura. Anzi, ed \u00e8 questa la sua vera eresia e la sua vera grandezza, una scrittrice che ha \u00abfisicamente\u00bb e letterariamente \u00abcucinato\u00bb il linguaggio giornalistico con quello di una scrittura rapida, nervosa, tragica, in cui il narrato, il vissuto, il sofferto, il visto si \u00e8 trasformato nelle lunghe sfide che hanno abbracciato la vita trasformandola in un destino proprio sul filo della letteratura.<\/p>\n\n\n\n<p>Anche le sue interviste hanno raccontato, anche le sue interviste hanno fatto storia, anche le sue interviste sono il narrato di un pezzo di esistenza non solo di Oriana Fallaci ma di un contesto che \u00e8 quello di una civilt\u00e0 che si \u00e8 giocata la propria eredit\u00e0 ed identit\u00e0 tra i rossi tramonti abbruniti degli spari, tra le trincee dove gli uomini muoiono veramente e i popoli si sradicano, e la ricerca di una affermazione di umanit\u00e0 che non vuole cedere.<\/p>\n\n\n\n<p>L&#8217;Occidente con gli Stati Uniti d&#8217;America sono stati il perno di una formazione culturale dentro la quale la controrivoluzionaria Fallaci ha definito la sua non stanzialit\u00e0 e il suo nomadismo legati ad un bisogno di sapere e di conoscere. Nomadismo come categoria dello spirito. Non stanzialit\u00e0 come scelta etica.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel 1969 pubblica la sua esperienza di un anno di guerra in Vietnam in un libro dal titolo: \u00abNiente e cos\u00ec sia\u00bb. \u00c8 il libro dello smarrimento. Ma sono gli anni di una contestazione non solo studentesca ma esistenziale. La Fallaci, come Pasolini &#8211; e l&#8217;accostamento non \u00e8 casuale, \u00e8 fratellanza di sguardi &#8211; guarda con sospetto i figli di pap\u00e0 che inneggiano a Che Guevara e crede ben poco alla risoluzione di quelle piazze occupate in Italia o in Francia. Sembra tutto ben poca cosa rispetto a ci\u00f2 che avviene in India, in Pakistan, in Sud America, in Medio Oriente. L\u00ec si muore. Qui si recita.<\/p>\n\n\n\n<p>C&#8217;\u00e8 un Occidente, in quegli anni, che esplora con l&#8217;Apollo 12 la luna e un Medio Oriente in costante conflitto. La luna e la trincea. L&#8217;astronauta e il fedayn. La Fallaci non vuole restare soltanto una testimone dei fatti che raccontano sempre mosaici di vita. Vuole essere dentro il mosaico. Vuole sporcarsi le mani di calce.<\/p>\n\n\n\n<p>Il suo rapporto con Alekos Panagulis, conosciuto in Grecia il 21 agosto del 1973, \u00e8 uno dei tasselli importanti, straordinari, unici sia per il suo cammino letterario sia soprattutto per quello intimo, sentimentale, esistenziale. L&#8217;incontro tra i due avviene proprio nel giorno in cui Panagulis esce dal carcere. Un incontro che diventa una unione di passione e di condivisioni. Il loro rapporto dura soltanto tre anni, perch\u00e9 Panagulis muore in un misterioso incidente stradale il 1 maggio del 1976.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma quei tre anni sono un&#8217;eternit\u00e0. Sono la misura dell&#8217;assoluto. Panagulis \u00e8 per Oriana non solo l&#8217;amante. \u00c8 l&#8217;idea dell&#8217;uomo che non si piega. \u00c8 l&#8217;uomo che ha tentato di uccidere il tiranno Papadopoulos e ha pagato con la tortura, con l&#8217;isolamento, con la prigionia. \u00c8 Antigone al maschile.<\/p>\n\n\n\n<p>Il suo romanzo del 1979 ha per titolo, appunto, \u00abUn uomo\u00bb. La stessa Fallaci parlando di questo libro, in una intervista, dir\u00e0: \u00abUn libro sulla solitudine dell&#8217;individuo che rifiuta d&#8217;essere catalogato, schematizzato, incasellato dalle mode, dalle ideologie, dalle societ\u00e0, dal Potere. Un libro sulla tragedia del poeta che non vuol essere e non \u00e8 un uomo-massa, strumento di coloro che comandano, di coloro che promettono, di coloro che spaventano&#8230;\u00bb.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 un romanzo nella grecit\u00e0 profonda e moderna come era stato il suo primo romanzo del 1962 dal titolo: \u00abPenelope alla guerra\u00bb, nel quale si racconta la storia di una donna che non vuole attendere il suo Ulisse e si metaforizza in una Penelope che viaggia e lascia le mura di Itaca per penetrare il senso di una identit\u00e0 in una ricerca verso le libert\u00e0 come valore di una consapevolezza.<\/p>\n\n\n\n<p>Anche qui si registra uno scontro diretto con le eredit\u00e0 mediterranee alle quali la Fallaci si oppone con una forza umana tutta occidentale e scavata nel proprio tempo senza cedere a nostalgie o rimpianti che risultano come misure della storia.<\/p>\n\n\n\n<p>Penelope alla guerra \u00e8 gi\u00e0 tutto il programma fallaciano: la donna che diserta l&#8217;attesa. Non tesse pi\u00f9 la tela. La strappa. E va alla guerra, non per amore di un uomo, ma per amore di s\u00e9.<\/p>\n\n\n\n<p>Due tappe fondamentali nella scrittrice Fallaci sino ad arrivare agli anni Novanta, passando attraverso le storie e la storia e soprattutto nel tanto discusso e non ipocrita \u00abLettera a un bambino mai nato\u00bb che oggi si presenta come un atto quasi profetico se si pensa che la prima edizione vide la luce nel 1975, che vengono caratterizzati dall&#8217;imponente romanzo \u00abInsciallah\u00bb, pubblicato nel 1990.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abLettera a un bambino mai nato\u00bb \u00e8 il libro del corpo che diventa parola. \u00c8 il ventre che interroga il mondo. \u00c8 l&#8217;anti-ideologia pura: non c&#8217;\u00e8 partito, non c&#8217;\u00e8 fede, c&#8217;\u00e8 una madre che parla a ci\u00f2 che non \u00e8 ancora nato e gli chiede se vale la pena nascere. \u00c8 il libro pi\u00f9 mediterraneo e pi\u00f9 occidentale insieme, perch\u00e9 mette al centro la vita come scelta.<\/p>\n\n\n\n<p>Il romanzo-saggio \u00abInsciallah\u00bb nasce all&#8217;interno di una sua spedizione tra le truppe italiane che erano state inviate nel 1983 a Beirut. Un racconto affascinante, tragico, dolorante e contemplante ma anche irruente. Beirut come metafora di tutti i confini. Beirut come Mediterraneo ferito. \u00abNon di rado infatti sfuggo all&#8217;esilio delle scartoffie e non osservato osservo. Ascolto, spio, rubo alla realt\u00e0. Poi la correggo, la realt\u00e0, la reinvesto, la ricreo, e con l&#8217;amletico scudiero ecco il discepolo generale che crede di poter sconfiggere la Morte, ecco il suo disincanto ed estroso consigliere, ecco il suo erudito e bizzarro capo di Stato Maggiore, ecco i suoi ufficiali ora bellicosi e ora mansueti, ecco la moltitudine sfaccettata della sua truppa&#8230;\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 il metodo Fallaci: rubare alla realt\u00e0 per restituirla pi\u00f9 vera.<\/p>\n\n\n\n<p>Un filo consistente lega \u00abInsciallah\u00bb con gli scritti successivi. Un Medio Oriente che \u00e8 sempre pi\u00f9 terra di deserti, di scontri, di viaggi nella tragedia e un Occidente che si affaccia sia geograficamente che culturalmente ad un Mediterraneo fatto di tanti altri Mediterranei che si raccontano nelle loro avventure e nei loro ambigui territori: alla ricerca di una cristianit\u00e0 profonda e di un fondamentalismo islamico che approder\u00e0 alla tragedia dell&#8217;11 settembre.<\/p>\n\n\n\n<p>Cosa sono, in fondo, gli ultimi suoi libri: \u00abLa rabbia e l&#8217;orgoglio\u00bb, \u00abLa forza della ragione\u00bb e \u00abL&#8217;Apocalisse\u00bb che racchiude anche \u00abOriana Fallaci intervista se stessa\u00bb? Sono un superamento culturale sia della storia e identit\u00e0 musulmana sia delle eredit\u00e0 mediterranee. Il tutto nell&#8217;orgoglio di un Occidente che dovrebbe per\u00f2 smettere di tessere e ritessere quella tela metaforica e reale incarnata da Penelope. Ormai Penelope \u00e8 andata alla guerra. L&#8217;orizzonte di sabbia e di deserto, di mare e di acqua e le contraddizioni delle metropoli e di un Occidente sempre pi\u00f9 americanizzato sono in costante conflitto.<\/p>\n\n\n\n<p>Qui si gioca l&#8217;equivoco e la grandezza. La Fallaci ultima viene accusata di essere diventata intollerante. Ma chi la legge&nbsp; con lo sguardo mediterraneo che non ha paura dei conflitti, capisce che non \u00e8 intolleranza. \u00c8 fedelt\u00e0. Fedelt\u00e0 a quell&#8217;Occidente che l&#8217;ha formata: Omero e Dante, la Resistenza fiorentina dove da bambina faceva la staffetta partigiana, l&#8217;America di Kennedy e di Martin Luther King. \u00c8 una fedelt\u00e0 tragica, dolorosa, che vede il proprio mondo smarrirsi e lo rimprovera come si rimprovera un figlio.<\/p>\n\n\n\n<p>La Fallaci ci invita ad una scelta. Il Mediterraneo resta un orizzonte nella storia ma anche nelle pretese del futuro, il Medio Oriente \u00e8 un islamismo che invade e l&#8217;Occidente della civilt\u00e0 moderna non pu\u00f2 che essere nella nostra contemporaneit\u00e0. Ma c&#8217;\u00e8 una storia che si trasforma in memoria e c&#8217;\u00e8 un uomo che \u00e8 dentro la vita di Oriana che non smette di parlare come un eroe nella bellezza delle parole, di quelle parole che per restare non possono che essere passione. La passione della scrittura.<\/p>\n\n\n\n<p>Perch\u00e9 alla fine, dopo le guerre, dopo Beirut e il Vietnam, dopo il Messico e il Cile, dopo Alekos morto sull&#8217;asfalto di Atene, dopo il cancro che la divorer\u00e0 a New York, resta una cosa sola: la parola. Non come arma. Come dimora.<\/p>\n\n\n\n<p>La passione della parola in una scrittrice tra confini. L&#8217;Oriente e l&#8217;Occidente. E le donne che restano impastate nella sabbia del deserto e nelle piramidi delle vetrate dei grattacieli occidentali. Una storia dalla quale raccogliere un seme.<\/p>\n\n\n\n<p>Il seme di Oriana \u00e8 questo: non esiste neutralit\u00e0. Esiste solo verit\u00e0. E la verit\u00e0 si paga con l&#8217;esilio. Con il deserto. Con la solitudine. Con l&#8217;orgoglio di non aver mai chiesto scusa per aver amato troppo l&#8217;Occidente e troppo la libert\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>Ecco perch\u00e9 Oriana Fallaci, oggi, nel 2026, a vent&#8217;anni dalla morte, va riletta non come giornalista, ma come classico. Come si rilegge Sofocle per capire il potere, come si rilegge Agostino per capire l&#8217;inquietudine.<\/p>\n\n\n\n<p>Perch\u00e9 lei ha abitato il confine. E il confine, nel Mediterraneo, \u00e8 l&#8217;unico luogo dove si capisce chi siamo. E chi siamo vuol dire chi siamo stati senza demordere nelle ideologie che sono diventate sprezzanti.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Pierfranco Bruni\u00a0 Oriana Fallaci. L&#8217;antislamica&nbsp; che pose l&#8217;Occidente nel cuore della civilt\u00e0.Moriva il 15 settembre del 2006. 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