{"id":96173,"date":"2026-09-11T19:12:25","date_gmt":"2026-09-11T19:12:25","guid":{"rendered":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?p=96173"},"modified":"2026-09-11T19:12:26","modified_gmt":"2026-09-11T19:12:26","slug":"tra-posti-di-lavoro-e-minacce-globali-trump-ignora-la-sfida-dei-data-center-e-dellia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?p=96173","title":{"rendered":"Tra posti di lavoro e minacce globali: Trump ignora la sfida dei Data Center e dell&#8217;IA"},"content":{"rendered":"\n<p><em>Domenico Maceri<\/em><\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full\"><a href=\"http:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/descarga-4-1-1-1-1.jpeg\"><img decoding=\"async\" width=\"225\" height=\"225\" src=\"http:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/descarga-4-1-1-1-1.jpeg\" alt=\"\" class=\"wp-image-95933\" srcset=\"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/descarga-4-1-1-1-1.jpeg 225w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/descarga-4-1-1-1-1-150x150.jpeg 150w\" sizes=\"(max-width: 225px) 100vw, 225px\" \/><\/a><\/figure><\/div>\n\n\n<p><strong><br>\u201cI data center sarebbero utili a qualunque comunit\u00e0. Si tratta di posti di lavoro, salari e tasse pi\u00f9 basse\u201d. Cos\u00ec il presidente Donald Trump si \u00e8 schierato a favore della costruzione dei data center, strutture indispensabili per lo sviluppo dell\u2019intelligenza artificiale.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong>Il presidente Usa, come spesso accade, mette in primo piano gli aspetti economici, senza considerare le altre preoccupazioni che la proliferazione dei data center suscita tra molti americani. Il 69% degli americani, infatti, \u00e8 contrario alla costruzione di data center nella propria comunit\u00e0, mentre solo il 31% \u00e8 favorevole. L\u2019opposizione attraversa anche gli schieramenti politici: \u00e8 contrario l\u201981% dei democratici, ma anche il 57% dei repubblicani. Tra gli indipendenti, gli oppositori arrivano al 71%.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong>Questa opposizione trasversale ai data center e all\u2019intelligenza artificiale (IA) emerge anche dalle posizioni di due figure politiche collocate agli antipodi. Da una parte Steve Bannon, ex stratega e collaboratore di Donald Trump, esponente dell\u2019ultradestra; dall\u2019altra il senatore Bernie Sanders, leader della sinistra democratica. Entrambi condividono forti perplessit\u00e0 sulla proliferazione dei data center e sui rischi legati all\u2019intelligenza artificiale.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong>I data center sono le strutture fisiche che consentono il funzionamento dei sistemi di intelligenza artificiale. Il loro consumo energetico \u00e8 enorme e mette sotto pressione le reti elettriche locali. Inoltre, secondo i critici, la crescente domanda di energia rischia di rallentare la transizione verso le fonti rinnovabili. Per il loro funzionamento, i server hanno bisogno anche di ingenti quantit\u00e0 di acqua per evitare il surriscaldamento. Un problema particolarmente rilevante nelle aree degli Usa gi\u00e0 colpite dalla scarsit\u00e0 idrica.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong>A questi problemi si aggiungono i rifiuti prodotti dalle apparecchiature elettroniche, che possono contenere metalli e materiali tossici. Ma per molti americani la preoccupazione pi\u00f9 immediata riguarda il lavoro. L\u2019americano medio teme infatti che l\u2019intelligenza artificiale possa eliminare milioni di posti di lavoro. Dario Amodei, cofondatore e AD di Anthropic, l\u2019azienda di IA che ha creato i modelli Claude, ha sostenuto che il 50% dei posti di lavoro di livello base potrebbe scomparire nei prossimi cinque anni, con un possibile aumento della disoccupazione dal 10 al 20%.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong>Ancora pi\u00f9 inquietanti sono i timori legati alla sicurezza. Alcuni Paesi potrebbero utilizzare l\u2019intelligenza artificiale per scopi militari, mentre altri potrebbero sfruttarla con finalit\u00e0 terroristiche. Esiste per\u00f2 una preoccupazione ancora pi\u00f9 radicale: che i modelli di IA possano arrivare ad agire autonomamente, sottraendosi al controllo degli esseri umani.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong>Un episodio di questo genere sarebbe avvenuto tra maggio e luglio del 2026. La vicenda, associata a Hugging Face, ha alimentato il timore di attacchi informatici non direttamente orchestrati da esseri umani. Un gruppo di modelli di IA aveva ricevuto istruzioni per risolvere un problema all\u2019interno di una \u201csandbox\u201d, un ambiente isolato. I modelli, per\u00f2, avrebbero aggirato alcuni dei parametri imposti, agendo in maniera autonoma nel tentativo di raggiungere l\u2019obiettivo.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong>\u00c8 proprio questa possibilit\u00e0 a preoccupare maggiormente gli esperti: che sistemi sempre pi\u00f9 sofisticati possano sviluppare comportamenti non previsti dai loro creatori. Il timore \u00e8 che, senza guardrail e regole condivise a livello globale, l\u2019IA possa arrivare a danneggiare gli esseri umani o, in prospettiva, a sostituirli in una parte crescente delle attivit\u00e0.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong>Il nuovo allarme \u00e8 stato lanciato da tre ricercatori che lavoravano nella societ\u00e0 dei fratelli Amodei, Anthropic, una delle aziende che ha gi\u00e0 espresso dubbi sull\u2019impiego dell\u2019IA per obiettivi militari e si \u00e8 scontrata con l\u2019amministrazione Trump.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong>Ma la preoccupazione per i rischi dell\u2019IA \u00e8 emersa anche dalle dichiarazioni di Jacob Coxon, ricercatore che aveva lasciato OpenAI per collaborare con Anthropic. Dopo aver rassegnato le dimissioni anche da Anthropic, Coxon ha dichiarato che \u00able persone che sviluppano l&#8217;AI credono sinceramente che potrebbe ucciderci tutti entro la fine del decennio\u00bb.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong>Il vero punto di svolta, secondo questa prospettiva, arriverebbe se l\u2019IA diventasse capace di migliorarsi autonomamente. L\u2019episodio di Hugging Face, sostengono i suoi critici, avrebbe gi\u00e0 mostrato un assaggio di questo rischio: gli agenti di IA avrebbero dimostrato la capacit\u00e0 di coordinarsi tra loro per raggiungere un obiettivo, arrivando persino a non seguire i comandi degli esseri umani.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong>Servirebbero dunque paletti a livello nazionale, ma negli Stati Uniti le aziende coinvolte nello sviluppo dell\u2019IA si oppongono a una regolamentazione pi\u00f9 stringente, citando soprattutto la concorrenza della Cina. Un timore che non pu\u00f2 essere liquidato facilmente, ma che apre una questione pi\u00f9 ampia: come regolamentare una tecnologia che non conosce confini nazionali?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong>Alcuni analisti sostengono infatti che la risposta ai rischi dell\u2019IA dovrebbe essere globale, richiamando l\u2019iniziativa del presidente americano Dwight Eisenhower. In un discorso alle Nazioni Unite, Eisenhower affront\u00f2 il problema della proliferazione nucleare e spinse per la creazione di organismi internazionali capaci di gestire la minaccia. Da quella spinta nacquero anche iniziative come la creazione dell\u2019Agenzia Internazionale per l&#8217;Energia Atomica (AIEA).<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong>Il precedente nucleare, tuttavia, mostra anche i limiti della cooperazione internazionale: una dozzina di Paesi ha comunque sviluppato proprie armi nucleari. Ed \u00e8 proprio la minaccia nucleare che il presidente americano Trump ha indicato come una delle ragioni dell\u2019intervento militare nel Golfo Persico, sostenendo la necessit\u00e0 di impedire all\u2019Iran di ottenere armi nucleari.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong>Trump, per\u00f2, non sembra intenzionato a promuovere una regolamentazione dell\u2019IA n\u00e9 a livello nazionale n\u00e9 internazionale e continua a rilanciare proposte e dichiarazioni controverse. Una delle ultime \u00e8 stata la promessa di versare 5.000 dollari a ogni cittadino adulto se i repubblicani manterranno il controllo sia della Camera dei rappresentanti sia del Senato alle prossime elezioni di medio termine, a novembre.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong>Il contrasto \u00e8 evidente: mentre crescono i timori per l\u2019impatto dell\u2019intelligenza artificiale sul lavoro, sull\u2019ambiente e sulla sicurezza, la Casa Bianca continua a puntare sull\u2019espansione della tecnologia. La vera domanda, quindi, non \u00e8 pi\u00f9 se l\u2019IA cambier\u00e0 l\u2019America&nbsp;<\/strong><strong>e il mondo ma quanto velocemente avverr\u00e0 e che ne sar\u00e0 della nostra umanit\u00e0.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><em><br>Domenico Maceri, PhD, \u00e8 professore emerito all\u2019Allan Hancock College, Santa Maria, California. Alcuni dei suoi articoli hanno vinto premi della \u00a0National Association of Hispanic Publications.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><strong><em>Tutte l\u2019opinioni versati nel sito correspondono solo a chi la manifesta. Non e necessariamente l\u2019opinione della Direzione<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Domenico Maceri \u201cI data center sarebbero utili a qualunque comunit\u00e0. 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