{"id":9627,"date":"2020-02-11T23:20:06","date_gmt":"2020-02-11T23:20:06","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?p=9627"},"modified":"2020-02-11T23:20:22","modified_gmt":"2020-02-11T23:20:22","slug":"lemigrato-superstite-del-titanic-e-altre-storie-mostra-amara-terra-mia-sulla-grande-emigrazione-italiana-fra-800-e-900-atessa-chieti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?p=9627","title":{"rendered":"L\u2019EMIGRATO SUPERSTITE DEL TITANIC E ALTRE STORIE &#8211; Mostra \u00abAmara terra mia\u00bb sulla grande emigrazione italiana fra \u2018800 e \u2018900 &#8211; Atessa (Chieti)"},"content":{"rendered":"<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/MANIFESTO-MOSTRA-Emigrazione.jpg\"><img decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-9628\" src=\"http:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/MANIFESTO-MOSTRA-Emigrazione.jpg\" alt=\"\" width=\"2598\" height=\"3843\" srcset=\"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/MANIFESTO-MOSTRA-Emigrazione.jpg 2598w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/MANIFESTO-MOSTRA-Emigrazione-203x300.jpg 203w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/MANIFESTO-MOSTRA-Emigrazione-768x1136.jpg 768w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/MANIFESTO-MOSTRA-Emigrazione-692x1024.jpg 692w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/MANIFESTO-MOSTRA-Emigrazione-101x150.jpg 101w\" sizes=\"(max-width: 2598px) 100vw, 2598px\" \/><\/a><\/p>\n<div id='gallery-1' class='gallery galleryid-9627 gallery-columns-3 gallery-size-thumbnail'><figure class='gallery-item'>\n\t\t\t<div class='gallery-icon portrait'>\n\t\t\t\t<a href='https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?attachment_id=9629'><img decoding=\"async\" width=\"150\" height=\"150\" src=\"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/Luigi-Finoli-2-150x150.jpg\" class=\"attachment-thumbnail size-thumbnail\" alt=\"\" \/><\/a>\n\t\t\t<\/div><\/figure><figure class='gallery-item'>\n\t\t\t<div class='gallery-icon landscape'>\n\t\t\t\t<a href='https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?attachment_id=9630'><img decoding=\"async\" width=\"150\" height=\"150\" src=\"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/Mostra-amara-terra-mia-150x150.jpg\" class=\"attachment-thumbnail size-thumbnail\" alt=\"\" \/><\/a>\n\t\t\t<\/div><\/figure>\n\t\t<\/div>\n\n<p>L\u2019EMIGRATO SUPERSTITE DEL TITANIC E ALTRE STORIE<br \/>\nAd Atessa la mostra \u201cAmara terra mia\u201d sulla grande emigrazione italiana fra \u2018800 e \u2018900<\/p>\n<p>di Antonio Bini<\/p>\n<p>PESCARA &#8211; La vicenda storica del Titanic \u00e8 presente nell\u2019immaginario contemporaneo nel colossal di James Cameron che vide protagonisti Leonardo di Caprio e Kate Winslet\u00a0nei ruoli, rispettivamente, di Jack e Rose, espressione di due differenti condizioni sociali. In effetti, accanto a personaggi della aristocrazia britannica, banchieri, industriali, sul transatlantico viaggiavano, stipati in terza classe, numerosi emigranti provenienti da vari paesi, non solo europei, in cerca di fortuna negli Stati Uniti. Tra i superstiti del viaggio inaugurale del Titanic, partito da Southampton e diretto a New York, c\u2019era anche Luigi Finoli, che faceva rientro a New York, dove era emigrato nel 1899.<\/p>\n<p>Finoli era nato ad Atessa (Chieti) nel 1870 e negli Stati Uniti svolse soprattutto l\u2019attivit\u00e0 di commerciante, prima a New York e New Haven e quindi a Philadelphia, una delle citt\u00e0 storiche dell\u2019emigrazione italiana in America, dove era presente una consistente comunit\u00e0 abruzzese.\u00a0 Quel 14 aprile 1912 si salv\u00f2 dal naufragio, ritenuto il pi\u00f9 disastroso della storia, riuscendo ad aggrapparsi ad una scialuppa. Nel 1935 rientr\u00f2 definitivamente in Italia, morendo nella sua Atessa tre anni dopo.<\/p>\n<p>Apprendiamo queste notizie da un pannello, corredato da una rara foto del superstite, della mostra \u201cAmara terra mia\u201d, sulla grande emigrazione italiana fra &#8216;800 e &#8216;900, organizzata dalla Fondazione MuseAte, con il patrocinio del Comune, ed esposta nel Palazzo Ferri di Atessa, in Corso Vittorio Emanuele, n. 116.\u00a0 \u00a0Un lavoro accurato, ben sviluppato da un team che ha operato con passione e dedizione, composto dalla presidente della Fondazione, Adele Cicchitti e da Anna D\u2019Antino, Nicola Ciliberti, Anna Pia Apilongo e Mario Fornarola.<\/p>\n<p>La mostra fornisce uno sguardo generale sull\u2019emigrazione italiana, con finalit\u00e0 soprattutto didattico-formative, al fine di avvicinare, in particolare, le giovani generazioni ad un fenomeno complesso che non sempre \u00e8 sufficientemente conosciuto e soprattutto studiato,\u00a0proprio in una terra che ha storicamente rappresentato una delle aree di provenienza dei maggiori flussi in uscita rispetto alla popolazione residente, sin dal periodo post-unitario. Probabilmente ci\u00f2 \u00e8 dovuto anche al desiderio di rimuovere quegli aspetti della vita sociale inscindibilmente legati allo stato di miseria che costitu\u00ec la causa fondamentale dell\u2019esodo.\u00a0Un oblio che sembra\u00a0saltuariamente interrotto solo dalla riscoperta di personaggi di successo o in coincidenza con visite di discendenti che si sono particolarmente affermati, come avvenuto nel recente caso di Mike Pompeo, primo segretario di stato USA di origini italiane.<\/p>\n<p>Il picco nelle uscite fu raggiunto all\u2019\u2019inizio del \u2018900. Un fenomeno che, nello specifico dell\u2019Abruzzo, fu descritto in modo inequivocabile come \u201cl\u2019improvviso erompere di una corrente migratoria cos\u00ec gagliarda e nutrita da rendere l\u2019immagine di un fiume in piena\u201d (cfr. Inchiesta\u00a0parlamentare sulle condizioni dei contadini nelle provincie meridionali e della Sicilia, Roma, 1909).\u00a0 In effetti nel solo periodo 1901-1910 lasciarono la regione, allora unita al Molise, ben\u00a0417.775 persone, considerando la sola emigrazione transoceanica. Anche la scrittrice inglese Anne MacDonell, nel suo racconto di viaggio riscontr\u00f2 con curiosit\u00e0 che \u201cla pi\u00f9 comune decorazione sui muri dei paesi abruzzesi \u00e8 l\u2019avviso delle linee transatlantiche per emigrare\u00bb (In the Abruzzi, London, 1908).<\/p>\n<p>Per altro verso Pascal D\u2019Angelo, nel suo romanzo autobiografico Son of\u00a0Italy, pubblicato a New York nel 1924, scrisse non senza amarezza che \u201cUn tempo non c\u2019era scampo&#8230; oggi la via d\u2019uscita esiste e si chiama America\u201d. In questi ultimi anni il flusso migratorio in uscita \u00e8 peraltro ripreso, sia pure con caratteristiche diverse rispetto al passato e con riflessi sempre pi\u00f9 evidenti relativamente allo spopolamento delle aree interne.<\/p>\n<p>Una serie di immagini, documenti, pubblicit\u00e0 delle compagnie di navigazione, biglietti di viaggio, passaporti e permessi,\u00a0illustrano il \u201crito\u201d della partenza, con il distacco dalla propria terra e spesso dalle proprie famiglie verso destinazione prevalentemente sconosciute.\u00a0Oltre al naufragio del Titanic, ricordiamo il pannello che ricostruisce il dramma della nave Utopia, partita da Trieste e colata a picco nei pressi di Gibilterra il 17 marzo 1991, nella quale persero la vita molti emigranti italiani, tra cui 15\u00a0provenienti da Fraine, piccolo paese della provincia di Chieti e 14 partiti da Carovilli, in provincia di Isernia.\u00a0Varie immagini ricostruiscono il passaggio obbligato di Ellis Island, una volta giunti a New York.<\/p>\n<p>Un\u2019interessante ricerca, esposta alla riflessione dei visitatori, riepiloga pregiudizi, etichette e luoghi comuni, intrisi di ostilit\u00e0, razzismo e addirittura d\u2019odio, che caratterizzavano \u201cl\u2019accoglienza\u201d e la vita degli italo-americani.\u00a0 Una vita assai difficile, che indusse gli italiani e soprattutto quelle comunit\u00e0 provenienti dalla stessa aerea a legarsi attivamente, dando forma a strutturate modalit\u00e0 di solidariet\u00e0, come nel caso della \u201cSociet\u00e0 di Mutuo Soccorso degli Atessani di Philadelphia\u201d, fondata nel 1906, la cui storia \u00e8 ricostruita in uno specifico pannello, mentre in un altro si espongono alcuni documenti della raccolta dei fondi per le feste patronali in paese.<\/p>\n<p>Ma la Societ\u00e0 raccolse generosamente fondi anche in occasione del terremoto di Messina (1908) e quello della Marsica (1915), mantenendo in ogni occasione forti legami con l\u2019Italia. Negli anni trenta facevano parte della Societ\u00e0 oltre 300 famiglie, tra cui quella di Roberto Carlo Venturi, padre di Bob Venturi, uno dei pi\u00f9 prestigiosi architetti americani del \u2018900, scomparso nel 2018 e pure legato alla terra di origine del padre.<\/p>\n<p>Una sezione interessante riguarda le rimesse degli emigranti, che ebbero un ruolo fondamentale per il sostegno delle famiglie rimaste in Italia, attraverso l\u2019esposizione di documentazione bancaria sui trasferimenti in denaro da Argentina, Stati Uniti, ecc. In proposito occorre sottolineare l\u2019importanza dei documenti provenienti dall\u2019archivio di Duilio e Mario Fornarola, costruito pazientemente nel corso del tempo e comprendente atti a partire dalla fine dell\u2019800, come circolari ministeriali, ricerche di personale, istruzioni limitative dei visti per gli Stati Uniti, ma anche giornali e riviste d\u2019epoca, foto di famiglia e cartoline spedite ai familiari rimasti in Italia.<\/p>\n<p>Alcune informative ministeriali permettono, in particolare, di comprendere i meccanismi della divulgazione di notizie sulla disponibilit\u00e0 di lavoro all\u2019estero come, ad esempio, alcune che mettevano in guardia le autorit\u00e0 locali (1884) sulla presenza di \u201cspeculatori\u201d, tra gli agenti locali delle compagnie di navigazione per l\u2019orientamento di emigranti verso l\u2019America e l\u2019Australia, o come l\u2019appello (1889) in cui si partecipava l\u2019interesse ad arruolare di 2000 operai per la costruzione della ferrovia Salta-Jujuy, nel nord dell\u2019Argentina, espresso dall\u2019impresa di John Jackson, che aveva inviato in Italia un suo rappresentante, il quale avrebbe assicurato l\u2019anticipo della met\u00e0 delle spese della traversata, venendo incontro al problema che molti incontravano nel raccogliere i denari necessari per l\u2019acquisto del biglietto.<\/p>\n<p>Al tempo stesso, l\u2019informativa assumeva caratteri contraddittori, laddove di fatto sconsigliava apertamente di aderire all\u2019offerta, poich\u00e9 i lavoratori sarebbero stati impegnati a lungo\u00a0in \u201caree tra le meno salubri\u201d dell\u2019Argentina, sottoscrivendo contratti con vincoli temporali che avrebbero impedito di venir meno al rapporto di lavoro.<\/p>\n<p>Qualche considerazione \u00e8 necessaria, infine, sul titolo della mostra &#8211; \u201cAmara terra mia\u201d &#8211; che per molti richiama quello della canzone che Domenico Modugno riprese dalla tradizione popolare abruzzese. Il canto, riproposto recentemente anche da Ermal Meta,\u00a0era originariamente diffuso soprattutto tra le raccoglitrici di olive dell\u2019area frentana come \u201cAddije, addije amore\u201d, ricordando, appunto, storie di sofferenza e di separazione comuni a generazioni di emigranti.<\/p>\n<p>La mostra, allestita nel Palazzo Ferri di Atessa &#8211; che in altre sale ospita anche la straordinaria collezione di opere di Aligi Sassu &#8211; \u00e8 visitabile fino al 28 marzo 2020, nei giorni di sabato e domenica, dalle ore 18 alle 20, con ingresso libero. Visite di gruppi in altri giorni sono possibili dietro prenotazione.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&nbsp; L\u2019EMIGRATO SUPERSTITE DEL TITANIC E ALTRE STORIE Ad Atessa la mostra \u201cAmara terra mia\u201d sulla grande emigrazione italiana fra [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[43,10],"tags":[],"class_list":["post-9627","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-historias","category-italiano"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/9627","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=9627"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/9627\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=9627"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=9627"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=9627"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}