{"id":96590,"date":"2026-09-22T22:09:23","date_gmt":"2026-09-22T22:09:23","guid":{"rendered":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?p=96590"},"modified":"2026-09-22T22:09:24","modified_gmt":"2026-09-22T22:09:24","slug":"la-ribellione-e-le-macerie-il-mio-kierkegaard-e-la-grazia-tragica","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?p=96590","title":{"rendered":"La ribellione e le macerie.\u00a0 Il mio Kierkegaard e la grazia tragica\u00a0"},"content":{"rendered":"<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-large is-resized\"><a href=\"http:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/1000351758.jpg\"><img decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"694\" src=\"http:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/1000351758-1024x694.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-96591\" style=\"width:306px;height:auto\" srcset=\"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/1000351758-1024x694.jpg 1024w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/1000351758-300x203.jpg 300w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/1000351758-768x520.jpg 768w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/1000351758-1536x1040.jpg 1536w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/1000351758-2048x1387.jpg 2048w\" sizes=\"(max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/a><\/figure><\/div>\n\n\n<p><em>Pierfranco Bruni\u00a0<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Cosa \u00e8 il bene umano? E la differenza con il bene comune? Il salto. La scelta. Direbbe Kierkegaard. Il mio Kierkegaard \u00e8 un viaggio oltre ma dentro il tragico metafisico. C&#8217;\u00e8 una domanda che non si lascia archiviare. \u00c8 la domanda che ci interroga mentre il giorno tramonta. Cosa \u00e8 il bene umano? Non \u00e8 il bene comune. Attenzione. Qui \u00e8 necessaria una distinzione che \u00e8 gi\u00e0 una scelta esistenziale, che richiama il tragico e il ribelle.<\/p>\n\n\n\n<p>Il bene comune \u00e8 categoria politica, \u00e8 architettura. \u00c8 Aristotele che diventa Tommaso, \u00e8 la polis che cerca ordine, \u00e8 l&#8217;amministrazione del vivere. \u00c8 necessario, ma non \u00e8 salvifico. Il bene comune organizza, distribuisce, regola. \u00c8 la prassi che si fa ragione. \u00c8 piuttosto una linea antropologica pi\u00f9 che filosofica.<\/p>\n\n\n\n<p>Il bene umano invece \u00e8 ben altra cosa. \u00c8 pi\u00f9 alto e pi\u00f9 fragile. Il bene umano \u00e8 la vocazione dell&#8217;anima a restare umana. \u00c8 il singolo davanti all&#8217;eterno. Il bene comune ti chiede di appartenere. Il bene umano ti chiede di essere. L&#8217;appartenenza vive la metamorfosi. Si fa Essere. Tra i due c&#8217;\u00e8 un abisso. E quell&#8217;abisso si attraversa solo con un salto. Ovvero lo spring. Kierkegaard lo sapeva. Tanto che ebbe modo di dire che non si diventa cristiani per evoluzione, ma per salto. Non si diventa uomini per abitudine, ma per scelta. Aut aut. Ed \u00e8 qui il cuore di tutto.<\/p>\n\n\n\n<p>Restare umani o dubitare? Ma il dubbio non \u00e8 il contrario dell&#8217;umano. Il dubbio \u00e8 la sua soglia. Dubitare \u00e8 gi\u00e0 un atto di umanit\u00e0 profonda, \u00e8 il rifiuto dell&#8217;automa, dell&#8217;ideologia che pensa al posto tuo. L&#8217;uomo che non dubita ha gi\u00e0 cessato di essere uomo. \u00c8 diventato funzione. Ingranaggio del moderno. Ha superato Pascal. Kierkegaard, danese eppure cos\u00ec mediterraneo, cos\u00ec agostiniano nel suo tormento, ci insegna che la verit\u00e0 non \u00e8 un sistema che ti contiene, ma una scelta che ti ferisce.<\/p>\n\n\n\n<p>Dunque. Si sceglie. Sempre. O si \u00e8 scelti dal nulla. Il nulla o il vuoto. L&#8217;abisso. Qui l&#8217;angoscia di Kierkegaard si fa solenne. Ma bisogna sempre tendere alla libert\u00e0 del singolo per realizzare la Libert\u00e0. Non c&#8217;\u00e8 una Libert\u00e0 maiuscola senza la libert\u00e0 minuscola, ferita, quotidiana del singolo che dice: io sono. Io scelgo. Io credo. Io dispero. La libert\u00e0 del singolo \u00e8 scandalo per ogni totalitarismo. Per ogni ideologia, e le ideologie sono acque stagnanti, non fiumi, per ogni ideologia che vuole sommergere il pensiero. Annullare il pensiero del Pensiero.<\/p>\n\n\n\n<p>Bisognerebbe allontanarsi da ogni ideologia per poter pensare con la vita del Pensiero. Perch\u00e9 il Pensiero non \u00e8 astrazione, \u00e8 vita che pensa. \u00c8 bios che si fa logos. Finch\u00e9 il pensiero resta ideologia, \u00e8 slogan. Quando diventa vita, \u00e8 filosofia. \u00c8 religione. Una attrazione mai sistematica. Bens\u00ec esistenziale. \u00c8 cos\u00ec che si pu\u00f2 comprendere la parola pi\u00f9 dura e pi\u00f9 vera che \u00e8 Tramontare. Si tramonta. Tramontare. \u00c8 l&#8217;unica certezza per sconfiggere il moderno e ritrovare la religiosit\u00e0. Un richiamo che Nietzsche riprender\u00e0 e far\u00e0 suo. Il moderno ci ha imposto l&#8217;alba perenne, la luce artificiale che non finisce mai, il progresso senza ombra. Ma l&#8217;uomo non vive di sola luce. Vive di crepuscolo. Il tramonto non \u00e8 fine, \u00e8 rivelazione. \u00c8 l&#8217;ora in cui le cose mostrano la loro anima. Solo chi accetta di tramontare ritrova il sacro. Perch\u00e9 il sacro nasce quando la luce declina e il mistero avanza. De Chirico lo aveva capito dipingendo piazze vuote all&#8217;ora metafisica. Il sole che scende non \u00e8 sconfitta, \u00e8 liturgia. Penso a De Chirico. Realizza il tempo nel vuoto. Al contrario di Hegel che aveva dirottato tutto a fenomeno.<\/p>\n\n\n\n<p>In quell&#8217;ora, l&#8217;umanit\u00e0 deve essere magnifica. Lo dice ora Benedetto XIV, Papa della ragione in fede e dello stupore, che sa tenere insieme diritto canonico e meraviglia. L&#8217;anima grande che non si accontenta del bene comune amministrato, ma cerca il bene umano trasfigurato. Ovvero la Citt\u00e0 di Dio che abita l&#8217;anima. Ma perch\u00e9 questa magnificenza della Meraviglia \u00e8 cos\u00ec difficile? Perch\u00e9 viviamo un&#8217;esistenza precaria perch\u00e9 siamo linguaggio del bene e del male. Mai della quiete o dell&#8217;inquieto. Siamo parola. Siamo racconto. Non siamo mai quiete assoluta, n\u00e9 mai inquietudine assoluta. Siamo il confine. Siamo il linguaggio che nomina il bene e il male e, nominandoli, li vive. Adamo ha dato il nome e ha scelto. Ed \u00e8 l\u00ec che la precariet\u00e0 diventa destino. E diventa bellezza.<\/p>\n\n\n\n<p>Qui si apre la distinzione che \u00e8 centrale. La fenomenologia \u00e8 sistematica altrimenti non sarebbe tale. Nasce dalla Ragione. Husserl, con rigore, vuole descrivere. Vuole mettere il mondo tra parentesi per capirlo. \u00c8 un gesto greco, apollineo. Sistematico. La metafisica invece nasce dal dubbio e dal mistero. Non descrive. Interroga. Non mette tra parentesi, si mette in ginocchio. Diciamolo con chiarezza. La fenomenologia vuole forma. La metafisica accetta l&#8217;ombra. La fenomenologia nasce dalla Ragione che ordina. La metafisica nasce dal dubbio che ama e dal mistero che avvolge in un intreccio tra apparente distrazione e singolare mistero. Kierkegaard, il mio Kierkegaard, sta esattamente sul crinale di un volo di colomba e di un giglio nel vento.<\/p>\n\n\n\n<p>In Kierkegaard c&#8217;\u00e8 una matrice profonda agostiniana. \u00c8 innegabile. Agostino \u00e8 il primo uomo moderno perch\u00e9 \u00e8 il primo a dire in interiore homine habitat veritas. Dalla conversione all&#8217;estetica e quindi al religioso. In tale contesto il percorso di Agostino \u00e8 il percorso di Kierkegaard che definirei: dalla carne che seduce, all&#8217;estetica che incanta, fino al religioso che salva. Dall&#8217;amore inquieto di Regina Olsen alla scelta del solitario, Kierkegaard compie un viaggio lungo le strade di Copenaghen. Dalla seduzione di Don Giovanni all&#8217;angoscia di Abramo sul monte Moriah. Dalla bellezza tragica al tragico biblico. Ma c&#8217;\u00e8 di pi\u00f9 ed \u00e8 l&#8217;intuizione.<\/p>\n\n\n\n<p>Infatti in Kierkegaard c&#8217;\u00e8 una componente plutarchiana che richiama il concetto dell&#8217;anima dell&#8217;amante che vive in quella dell&#8217;amato. L&#8217;amante dura fino a quando l&#8217;amato vive. Per Kierkegaard ci sar\u00e0 anche dopo. Perch\u00e9 se la vita \u00e8 mortale il tempo \u00e8 immortale. Il timore e il tremore sono pi\u00f9 terribili dell&#8217;angoscia stessa. Plutarco, nei suoi Moralia, nell&#8217;Erotikos, ci dice che amare \u00e8 esiliarsi da s\u00e9 per abitare nell&#8217;altro. L&#8217;amante non vive pi\u00f9 in s\u00e9, vive nell&#8217;amato. Non \u00e8 alienazione, \u00e8 trasfigurazione. Ebbene, questo \u00e8 il religioso kierkegaardiano: l&#8217;anima che non vive pi\u00f9 in s\u00e9, ma vive in Dio. L&#8217;amante, l&#8217;uomo, che trova la sua dimora nell&#8217;Amato, l&#8217;Assoluto. Senza questa follia d&#8217;amore plutarchiana, la fede di Kierkegaard sarebbe solo dovere. Invece \u00e8 eros. \u00c8 pathos.<\/p>\n\n\n\n<p>Ed ecco allora l&#8217;ultimo passaggio: estetica che diventa fascino del tempo nel superare l&#8217;angoscia come malattia mortale. Il mio Kierkegaard. L&#8217;estetico, in Kierkegaard, non \u00e8 da distruggere. \u00c8 da attraversare. Da trasfigurare. L&#8217;estetica \u00e8 il tempo che seduce, \u00e8 la bellezza che trattiene. Quando l&#8217;estetica non \u00e8 pi\u00f9 possesso ma fascino, quando il tempo non \u00e8 pi\u00f9 cronometro ma attesa, allora l&#8217;angoscia, quella malattia mortale che \u00e8 disperazione di non poter morire come uomo, viene superata. Il mio Kierkegaard non \u00e8 il filosofo della disperazione. \u00c8 il filosofo del tramonto che diventa alba. \u00c8 colui che ci insegna che restare umani significa avere il coraggio del salto, il coraggio di tramontare ogni giorno per rinascere nella libert\u00e0 del singolo, dove finalmente la Libert\u00e0 non \u00e8 pi\u00f9 un&#8217;idea, ma un volto. Un volto umano. Magnifico.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 appunto la magnificenza che conduce Kierkegaard dall&#8217;etica all&#8217;estetica e da questa al religioso. Non categorie. Mai categoria, ma attesa, speranza, grazia tragica. Pu\u00f2 esistere una grazia tragica? In Kierkegaard \u00e8 l&#8217;abisso e la luce. \u00c8 quella voce che ti sveglia nella notte fonda e spacca il buio perch\u00e9 Cristo \u00e8 fedelt\u00e0 nel silenzio. Cosa resta alla fine? Ci\u00f2 che Kierkegaard ha lasciato proprio in punta di coltello: la maggior parte degli uomini vive per avere il pane quotidiano; quando l&#8217;ha avuto vive per avere un buon pane quotidiano; e quando ha ottenuto anche questo, muore. Una ribellione che il tempo riduce in macerie.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Pierfranco Bruni\u00a0 Cosa \u00e8 il bene umano? E la differenza con il bene comune? Il salto. La scelta. Direbbe Kierkegaard. 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