{"id":97143,"date":"2026-10-01T08:57:30","date_gmt":"2026-10-01T08:57:30","guid":{"rendered":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?p=97143"},"modified":"2026-10-01T08:57:31","modified_gmt":"2026-10-01T08:57:31","slug":"a-quale-dio-si-affida-ugo-foscolo-il-sacro-la-memoria-e-la-contraddizione-tra-ragione-e-fede","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?p=97143","title":{"rendered":"A QUALE DIO SI AFFIDA UGO FOSCOLO?. IL SACRO, LA MEMORIA E LA CONTRADDIZIONE TRA RAGIONE E FEDE"},"content":{"rendered":"<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-large is-resized\"><a href=\"http:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/1000356003.jpg\"><img decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"683\" src=\"http:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/1000356003-1024x683.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-97144\" style=\"width:244px;height:auto\" srcset=\"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/1000356003-1024x683.jpg 1024w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/1000356003-300x200.jpg 300w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/1000356003-768x512.jpg 768w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/1000356003-1536x1024.jpg 1536w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/1000356003.jpg 1920w\" sizes=\"(max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/a><\/figure><\/div>\n\n\n<p><em>di Pierfranco Bruni<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Si pone sempre una domanda nel momento in cui il silenzio si impossessa di tutto. A quale Dio si affida Ugo Foscolo? Ma si affida a un Dio? Quello del silenzio interrotto dal verso o quello del silenzio che interroga? \u00c8 domanda che resta aperta e che non va chiusa con una risposta robusta. Perch\u00e9 in Foscolo il Dio non \u00e8 mai definizione. \u00c8 interrogazione. Vero.<\/p>\n\n\n\n<p>Rivelazione e Provvidenza non stanno nel suo campo semantico. Foscolo non \u00e8 uomo di Provvidenza come lo sar\u00e0 Manzoni. Non \u00e8 uomo di Rivelazione nel senso teologico e dogmatico. Non ha un Dio che interviene nella storia per aggiustare le sorti, che salva, che provvida, che consola. Il suo orizzonte non \u00e8 quello del cattolicesimo romantico che verr\u00e0 dopo di lui e che far\u00e0 della Provvidenza un romanzo. Ovvero Manzoni.<\/p>\n\n\n\n<p>Il mito e il sacro diventano fondamentali. Qui sta il centro. Non credo che ci sia in Foscolo una religione delle illusioni, come certa critica ottocentesca ha voluto sostenere per incasellarlo. Le illusioni le vive, le attraversa, le soffre, le patisce fino alla lacerazione, ma cerca sempre di superarle, di andare oltre, di lasciarle alle spalle come si lascia una stagione consumata. Ci\u00f2 che interessa Foscolo, ci\u00f2 che lo trattiene dal cinismo, \u00e8 il sacro. Il sacro come il mito. In fondo Cesare Pavese fa la stessa operazione un secolo e mezzo dopo: cerca il sacro dentro il mito, non la religione dentro il dogma, cerca il divino nelle colline del sacro.<\/p>\n\n\n\n<p>Il fatto del suo tanto accreditato ateismo lo considero una delle contraddizioni pi\u00f9 vistose e pi\u00f9 pigre della critica idealistica. Si \u00e8 voluto fare di Foscolo un illuminista ateo, materialista puro, senza inquietudine metafisica. Non \u00e8 cos\u00ec. Basterebbe leggere con attenzione. Non si pu\u00f2 pensare che dopo la vita-morte ci sia il nulla. Eterno nulla. Se cos\u00ec fosse, non avrebbero senso \u00abI Sepolcri\u00bb. Se tutto finisse nel nulla assoluto, perch\u00e9 edificare un carme di trecentodieci endecasillabi sui sepolcri? Perch\u00e9 difendere le tombe dall&#8217;editto napoleonico di Saint-Cloud? Perch\u00e9 parlare di forti esempi che ispirano forti animi se non c&#8217;\u00e8 il sacro?<\/p>\n\n\n\n<p>Il sepolcro certamente custodisce il corpo ma \u00e8 una presenza che esiste ed esiste in quanto custodisce memoria e tempo passato. Non \u00e8 pietra tombale. \u00c8 custodia di senso. Foscolo lo dice con chiarezza che \u00e8 metafisica, non retorica d&#8217;occasione:<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abA egregie cose il forte animo accendono<\/p>\n\n\n\n<p>l&#8217;urne de&#8217; forti, o Pindemonte\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>L&#8217;urna non \u00e8 cenere. \u00c8 accensione. \u00c8 fuoco che accende altro fuoco. Se fosse solo nulla, non accenderebbe nulla. Il nulla non accende. Spegne. L&#8217;urna accende perch\u00e9 contiene una storia, non un morto soltanto.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 chiaro che la sua formazione \u00e8 dentro l&#8217;Illuminismo le cui caratteristiche sono la ragione e il materialismo. Foscolo legge Locke, legge Hobbes, legge Elvezio, legge Lucrezio e il \u00abDe rerum natura\u00bb che \u00e8 il suo libro di formazione. Ma Foscolo \u00e8 tanto libero da non farsi condizionare dalla scuola e vede nelle eredit\u00e0, nelle tombe, nelle memorie, il centro del cammino esistenziale. L&#8217;eredit\u00e0 non \u00e8 materiale. Non \u00e8 patrimonio. \u00c8 spirituale. \u00c8 quello che resta quando il corpo non c&#8217;\u00e8 pi\u00f9.<\/p>\n\n\n\n<p>La presenza del padre propone una chiave di lettura significante e, perch\u00e9 no, metafisica. Il padre Andrea Foscolo muore a Spalato nel 1788, quando Ugo ha dieci anni. \u00c8 una morte precoce che segna la vita. Il sonetto \u00abIn morte del padre\u00bb, composto nel 1798, \u00e8 decisivo in questa lettura. L\u00ec le illusioni cadono davvero e il ricordo dello sguardo del padre rivolto a Dio mi sembra piuttosto una nostalgia di fede ed \u00e8 un punto nevralgico delle sue contraddizioni tra Ragione e Fede. Cito il verso preciso:<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abE l&#8217;occhio tuo morente a Dio rivolto\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Un figlio che a vent&#8217;anni ricorda l&#8217;occhio del padre morente rivolto a Dio non \u00e8 un ateo che archivia una pratica. \u00c8 un figlio che interroga quello sguardo. Perch\u00e9 il padre guarda Dio morendo? Cosa vede in quell&#8217;ultimo sguardo? Foscolo non lo dice. Non lo spiega. Ma lo custodisce nella memoria. E custodire quello sguardo \u00e8 gi\u00e0 nostalgia di fede. Non \u00e8 fede posseduta. \u00c8 nostalgia di fede. Che \u00e8 pi\u00f9 inquieta, pi\u00f9 moderna e pi\u00f9 lacerante della fede stessa.<\/p>\n\n\n\n<p>Il fatto che leggesse costantemente la Bibbia pone, e gli pone, una domanda essenziale. Lo testimonia Quirina Mocenni Magiotti nelle sue lettere londinesi, lo testimonia la sua biblioteca di Turnham Green dove la Bibbia \u00e8 tra i libri pi\u00f9 annotati. Foscolo legge la Bibbia non come letterato che cerca citazioni, ma come uomo che cerca risposte. Tenta di trovare una risposta nella Bibbia. Non una risposta dottrinale. Una risposta esistenziale al problema del tempo che fugge. Lega la poesia al senso di eternit\u00e0. Cosa vuol dire eternit\u00e0 se non un cammino ontologico? Eternit\u00e0 non \u00e8 tempo lungo. \u00c8 altro dal tempo. \u00c8 ci\u00f2 che resta quando il tempo finisce. La lettura della Bibbia non come fatto culturale \u00e8 gi\u00e0 porsi il problema della trascendenza.<\/p>\n\n\n\n<p>La poesia pu\u00f2 diventare edificazione? Ma direi di pi\u00f9: pu\u00f2 diventare padrona del dolore? La poesia \u00e8 dono. Direi una Grazia che ci permette di superare il dolore e di dare forma al vuoto. Foscolo lo scrive nei \u00abSepolcri\u00bb con verso che \u00e8 teologia laica, senza Dio nominato ma con Dio implicito:<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abNon vive ei forse anche sotterra, quando<\/p>\n\n\n\n<p>gli sar\u00e0 muta l&#8217;armonia del giorno,<\/p>\n\n\n\n<p>se pu\u00f2 destarla con soavi cure<\/p>\n\n\n\n<p>nella mente de&#8217; suoi?\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Vivere anche sotterra. Non vivere in cielo come i santi. Anche sotterra. \u00c8 una eternit\u00e0 terrena, ma \u00e8 eternit\u00e0. \u00c8 una Grazia data dalla poesia, dalla memoria che altri hanno di noi, dal verso che altri ricordano.<\/p>\n\n\n\n<p>Se i sentimenti e l&#8217;amore in primis sono sacri non si pu\u00f2 parlare di Ragione e tanto meno di illusioni come inganni. I sentimenti ci sono. Diventano non relativi ma centrali nella costruzione dell&#8217;uomo. E perch\u00e9 no trascendenti? Qui \u00e8 il vero nodo che la critica razionalista non ha sciolto. L&#8217;amore in Foscolo non \u00e8 illusione. \u00c8 sacro. Quando ama Isabella Roncioni, quando ama Quirina, quando ama la donna vestita di bianco che non avr\u00e0 mai, non sta vivendo una illusione passeggera. Sta vivendo un rito sacro. L&#8217;illusione passa e si dimentica. Il sacro resta e custodisce. E crea riferimenti.<\/p>\n\n\n\n<p>Ritorno a pensare ai Sepolcri. Esistono perch\u00e9 bisogna trasmettere memoria. Ma il corpo non trasmette nulla. Il corpo \u00e8 cenere, \u00e8 \u00abossa nude\u00bb, \u00e8 \u00abpolvere che non sente\u00bb. \u00c8 quello che i morti sono stati da vivi che trasmette. Ma questa operazione vuol dire portare la memoria appunto nel sacro e il sacro resiste solo se \u00e8 valenza di trascendenza. Quindi subentra il divino, anche se Foscolo non lo chiama con il nome cristiano di Dio. Subentra perch\u00e9 la memoria ha bisogno di un luogo che non sia solo terra.<\/p>\n\n\n\n<p>La memoria ha la sacralit\u00e0 del divino. Mi sembra che sia un gioco a incastro che elimina le illusioni come inganno. Le illusioni non possono essere religiose, perch\u00e9 la religione delle illusioni sarebbe inganno auto-inflitto. La memoria se ha il suo vento sacro invece s\u00ec, \u00e8 religiosa. La memoria \u00e8 religiosa perch\u00e9 salva.<\/p>\n\n\n\n<p>Foscolo non crede nel Dio della Provvidenza che aggiusta le cose e consola. Crede nel Dio del silenzio che interroga. Non nel Dio che interrompe il silenzio con il miracolo, ma nel Dio che lascia il silenzio a interrogarci, che ci costringe a stare nella domanda. \u00c8 il Dio di Giobbe, che Foscolo legge nella Bibbia. \u00c8 il Dio che non risponde con parole, ma che costringe a domandare ancora.<\/p>\n\n\n\n<p>Per questo sostengo che il sacro in Foscolo \u00e8 pi\u00f9 forte della ragione. La ragione gli dice: dopo la morte c&#8217;\u00e8 il nulla eterno, come dice Lucrezio che \u00e8 il suo maestro. Il sacro gli dice: no, c&#8217;\u00e8 la memoria, c&#8217;\u00e8 l&#8217;urna, c&#8217;\u00e8 il verso, c&#8217;\u00e8 l&#8217;amore che resta e che testimonia. E tra ragione e sacro, Foscolo sceglie il sacro. Non per fede dogmatica. Per necessit\u00e0 ontologica. Senza sacro, l&#8217;uomo non \u00e8 uomo. \u00c8 solo, come lui stesso scrive, \u00abun&#8217;ombra\u00bb che passa. Passare e andare oltre.<\/p>\n\n\n\n<p>Ecco la sua preghiera laica, che \u00e8 nei Sepolcri e che \u00e8 la sua vera professione di fede, non atea ma sacra:<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abMa perch\u00e9 pria del tempo a s\u00e9 il mortale<\/p>\n\n\n\n<p>invidier\u00e0 l&#8217;illusion che spento<\/p>\n\n\n\n<p>pur lo sofferma al limitar di Dite?\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Non invidiare l&#8217;illusione prima del tempo. Resta al limitar di Dite, cio\u00e8 sulla soglia, tra vita e morte, e l\u00ec edifica. Edifica con la poesia, che \u00e8 Grazia, che \u00e8 dono, che \u00e8 sacro, che \u00e8 l&#8217;unico Dio che resta quando gli dei tacciono. A quale Dio si affida? Al Dio che non ha nome ma ha memoria. Al Dio invisibile. Al Dio che c&#8217;\u00e8. Al Dio che ci riporta a Zacinto. Al Dio che sa che senza radici diventa impossibile abitarsi. Il tragico \u00e8 anche qui. Scende il silenzio e la luna diventa uno specchio.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Pierfranco Bruni Si pone sempre una domanda nel momento in cui il silenzio si impossessa di tutto. 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