{"id":97267,"date":"2026-10-05T19:55:59","date_gmt":"2026-10-05T19:55:59","guid":{"rendered":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?p=97267"},"modified":"2026-10-05T19:56:00","modified_gmt":"2026-10-05T19:56:00","slug":"il-sepolcro-e-il-giglio-la-memoria-e-la-passione-foscolo-e-kierkegaard","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?p=97267","title":{"rendered":"IL SEPOLCRO E IL GIGLIO. LA MEMORIA E LA PASSIONE. FOSCOLO E KIERKEGAARD"},"content":{"rendered":"<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-large is-resized\"><a href=\"http:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/1000361747.jpg\"><img decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"683\" src=\"http:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/1000361747-1024x683.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-97268\" style=\"width:450px;height:auto\" srcset=\"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/1000361747-1024x683.jpg 1024w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/1000361747-300x200.jpg 300w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/1000361747-768x512.jpg 768w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/1000361747-1536x1024.jpg 1536w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/1000361747.jpg 1920w\" sizes=\"(max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/a><\/figure><\/div>\n\n\n<p><em>di Pierfranco Bruni<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Oltre la storia c&#8217;\u00e8 il tempo.<\/p>\n\n\n\n<p>Leggere Foscolo e Kierkegaard intrecciandoli sul versante filosofico significa tra l&#8217;altro non definirli soltanto ma viverli. Perch\u00e9 Foscolo e Kierkegaard portano l&#8217;inquietudine dentro l&#8217;anima come una ferita che non si rimargina e che non vuole rimarginarsi. Sono antisistematici per vocazione e per destino. Non credono al sistema perch\u00e9 il sistema tradisce la vita. Non credono alla storia come salvezza perch\u00e9 la storia \u00e8 rovina e illusione. Sono lontanissimi dalla dialettica della tesi e della antitesi. Non c&#8217;\u00e8 sintesi che tenga quando l&#8217;uomo \u00e8 solo davanti al suo abisso. In loro c&#8217;\u00e8 il tragico come superamento del dolore. Non rimozione, ma attraversamento. Il dolore non si nega, si abita. E nell&#8217;abitare il dolore si apre la verit\u00e0 dell&#8217;esistenza. La verit\u00e0 \u00e8 nell&#8217;esistenza della rivolta spirituale.<\/p>\n\n\n\n<p>La scelta in Kierkegaard e il salto in Foscolo sono i due cardini di un incontro tra poesia e filosofia, tra esistenza e ricerca del tempo come attesa. In Foscolo l&#8217;attesa \u00e8 quella delle Grazie che velano e rivelano. In Kierkegaard l&#8217;attesa \u00e8 quella dell&#8217;istante che decide l&#8217;eterno. In entrambi c&#8217;\u00e8 la vita prima di ogni riferimento fenomenico. Anzi non c&#8217;\u00e8 fenomenologia. C&#8217;\u00e8 l&#8217;esistenza. Nuda, spoglia, inquieta. C&#8217;\u00e8 l&#8217;uomo che non si lascia ridurre a categoria. Il vero fatto \u00e8 proprio qui.<\/p>\n\n\n\n<p>Kierkegaard non crede assolutamente alla Ragione come tribunale ultimo. Crede al singolo. Al Singolo davanti a Dio, al singolo nella sua solitudine che \u00e8 condizione ontologica e non sentimento passeggero. L&#8217;uomo nel suo essere e nella sua solitudine. L&#8217;uomo che non si dissolve nel genere, nel popolo, nello spirito del tempo. Foscolo si libera completamente della storia perch\u00e9 la storia \u00e8 distruttrice di tutto. Non crede al progresso. La storia non avanza, accumula macerie. Non redime, consuma. Se in Foscolo la storia restituisce fallimenti e macerie, in Kierkegaard occorre ripensare l&#8217;estetica superando l&#8217;etica per giungere a un atto creativo che si apre al religioso. \u00c8 il cammino degli stadi. Ma non \u00e8 detto che Foscolo non faccia un cammino parallelo. Con Le Grazie egli si focalizza come riferimento tra metafisica e ontologia. Le Grazie non sono ornamento, sono mediazione tra il visibile e l&#8217;invisibile, tra la forma che muore e la forma che resta. Tra la vita e la morte c&#8217;\u00e8 sempre lo sguardo di essere e restare passione.<\/p>\n\n\n\n<p>Estetica e inquietudine sono le passioni dell&#8217;esistenza e di un esistere indelebile. Un&#8217;estetica inquietante, non decorativa. Un&#8217;estetica che non consola, ma svela. Foscolo la chiama illusione eppure sa che senza illusione non c&#8217;\u00e8 vita. Kierkegaard la chiama seduzione eppure sa che senza seduzione l&#8217;uomo non si muove verso l&#8217;infinito. In entrambi l&#8217;estetica \u00e8 soglia. E la soglia \u00e8 inquietudine. \u00c8 quel davanzale in cui il tempo si fa tragico destino.<\/p>\n\n\n\n<p>La filosofia del sepolcro in Foscolo non \u00e8 assolutamente il nulla. \u00c8 l&#8217;eterno perch\u00e9 \u00e8 la memoria che si fa vita. Ovvero il ricordare \u00e8 esistenza. Il sepolcro non chiude, custodisce. Custodisce ci\u00f2 che \u00e8 stato e lo rende presente. Anche qui non c&#8217;\u00e8 ragione. C&#8217;\u00e8 un legame misterioso tra pietra e anima. Le tombe non sono fine, sono linguaggio. Parlano. Dicono che l&#8217;uomo non \u00e8 passato invano. Il sepolcro \u00e8 un atto di resistenza contro la storia che cancella. \u00c8 un dire che la morte non ha l&#8217;ultima parola se c&#8217;\u00e8 chi ricorda. Il legame tra la vita e la morte \u00e8 un infinito che non smette di essere tale nel ricordo che \u00e8 anima. Un infinito che non si misura, si vive. Sempre oltre la storia.<\/p>\n\n\n\n<p>In Kierkegaard l&#8217;angoscia e il senso del religioso hanno voci mistiche come nel giglio del campo e nell&#8217;uccello del cielo. L\u00ec la parola diventa preghiera. La colomba non \u00e8 simbolo, \u00e8 presenza. Il giglio non \u00e8 metafora, \u00e8 testimonianza. Morte ed eterno sono intreccio e dono. Non contrapposizione. Intreccio. La morte non \u00e8 nemica dell&#8217;eterno, ne \u00e8 la soglia. E il dono \u00e8 che l&#8217;uomo pu\u00f2 vivere l&#8217;eterno gi\u00e0 ora, nel tempo, se ha il coraggio della fede. Infatti la fede \u00e8 sempre coraggio. Viverlo \u00e8 esserci. Cos\u00ec nel mio cammino lungo le sponde del tempo.<\/p>\n\n\n\n<p>La verit\u00e0 \u00e8 nel religioso, ovvero il singolo davanti all&#8217;infinito. Non la folla, non il sistema, non il secolo. Il singolo. Solo. Con il suo tremore. Se Foscolo cerca l&#8217;uomo alla fine del suo cammino, Kierkegaard cerca Dio. Ma cercar l&#8217;uomo fino in fondo \u00e8 gi\u00e0 cercar Dio. E cercar Dio senza passare per l&#8217;uomo \u00e8 astrazione. Ci sono visioni che si raccontano ponendo al centro appunto l&#8217;uomo e Dio. Non l&#8217;uomo senza Dio, non Dio senza l&#8217;uomo. Ma entrambi negano la storia come salvatrice e la ragione come misura destabilizzante che pretende di spiegare tutto e finisce per non capire nulla. Capire o essere nulla. Il grande enigma della vita.<\/p>\n\n\n\n<p>Il destino e la passione comunque sono il disegno di una filosofia del tragico. Esistenza religiosa tragica. Esistenza inquietante tragica. Il tragico non \u00e8 pessimismo. \u00c8 consapevolezza che vivere \u00e8 stare sull&#8217;orlo. Sull&#8217;orlo tra tempo ed eterno, tra carne e spirito, tra parola e silenzio. Foscolo lo vive come nostalgia di bellezza che non muore. Kierkegaard lo vive come paradosso di una fede che non si dimostra. In entrambi c&#8217;\u00e8 una lacerazione che non si ricuce con la logica. Si ricuce solo con la vita che si fa testimonianza. Essere testimoni \u00e8 essere testamento.<\/p>\n\n\n\n<p>Ecco perch\u00e9 Foscolo e Kierkegaard non invecchiano. Perch\u00e9 parlano all&#8217;uomo che resta solo quando tutte le ideologie sono cadute. Quando la storia ha mostrato le sue rovine e la ragione ha mostrato il suo limite. Allora rimane l&#8217;uomo. Rimane il singolo con la sua scelta, con il suo salto, con il suo sepolcro da custodire, con il suo Dio da invocare. Rimane l&#8217;inquietudine come forma pi\u00f9 alta di conoscenza. Non tranquillit\u00e0, non sicurezza. Inquietudine. Quella che non ti fa addormentare e per questo ti tiene vivo. Restare vivo \u00e8 mordere il proprio esistere quotidianamente.<\/p>\n\n\n\n<p>Voglio aggiungere. In Foscolo c&#8217;\u00e8 una frase che \u00e8 gi\u00e0 Kierkegaard: \u00abMorte, che se&#8217; tu\u00bb. Non \u00e8 domanda retorica, \u00e8 invocazione. Come in Kierkegaard l&#8217;angoscia domanda: che cos&#8217;\u00e8 l&#8217;uomo quando ha paura di se stesso. Foscolo risponde con le illusioni, Kierkegaard con la fede. Ma illusione e fede in loro non sono opposte. Sono due nomi della stessa necessit\u00e0 di vivere oltre il visibile. Foscolo scrive \u00abLe illusioni sono le nostre vite\u00bb. Kierkegaard scrive \u00abLa fede \u00e8 la pi\u00f9 alta passione dell&#8217;uomo\u00bb. Due modi per dire che senza un oltre non c&#8217;\u00e8 esistenza. Infatti ho sempre vissuto ci\u00f2.<\/p>\n\n\n\n<p>E ancora. Il sepolcro foscoliano e il giglio kierkegaardiano dicono la stessa cosa con linguaggi diversi. Il sepolcro dice: ricordami e vivr\u00f2. Il giglio dice: non affannarti e sarai nell&#8217;eterno. Entrambi rifiutano l&#8217;attivismo storico. Entrambi cercano una quiete che non \u00e8 pace borghese, ma eternit\u00e0 che entra nel tempo. Foscolo la chiama \u00abeternit\u00e0 di affetto\u00bb. Kierkegaard la chiama \u00abeternit\u00e0 dell&#8217;istante\u00bb. In entrambi l&#8217;eterno non \u00e8 dopo la morte, \u00e8 modo di vivere la vita. Prima \u00e8 l&#8217;eterno. Poi \u00e8 l&#8217;infinito.<\/p>\n\n\n\n<p>Per questo la loro filosofia \u00e8 del tragico. Perch\u00e9 sanno che l&#8217;uomo non si salva con la storia e non si salva con la ragione. Si salva se ha il coraggio di custodire una tomba e di guardare un giglio. Due gesti inutili per il mondo. Due gesti essenziali per l&#8217;anima. Foscolo e Kierkegaard sono l&#8217;anima mancante alla materia. Ma se la materia avesse l&#8217;anima non sarebbe tale. Sono malinconico silenzio o angoscia sublime. Parole e linguaggi. L&#8217;esistenza \u00e8 il cuore del mondo del tragico.<\/p>\n\n\n\n<p>Ho sempre pensato che la materia senza anima \u00e8 rumore. Foscolo lo sapeva quando scriveva le Grazie come ultimo incanto. Kierkegaard lo sapeva quando scriveva il giglio come ultima preghiera. L&#8217;anima mancante \u00e8 proprio questo: il mondo che ha perso il sacro e crede di salvarsi con la tecnica, con la storia, con la ragione calcolante. Ma il sacro non si calcola. Si attende. Si custodisce. Si ama. Io ho vissuto tutta la vita su questo crinale. Tra il sepolcro che mi chiama alla memoria e il giglio che mi chiama all&#8217;eterno. Tra la passione che mi consuma e la fede che mi tiene. Essere sul crinale \u00e8 il mio destino. Non \u00e8 equilibrio, \u00e8 fedelt\u00e0. Fedelt\u00e0 a una visione che non mi ha mai tradito. La visione che l&#8217;uomo \u00e8 pi\u00f9 grande della storia che lo vuole piccolo, pi\u00f9 grande della ragione che lo vuole misurabile. L&#8217;uomo \u00e8 grande quando \u00e8 solo e lo sa. Quando custodisce una tomba e guarda un giglio e capisce che l\u00ec \u00e8 tutto. L\u00ec \u00e8 l&#8217;infinito che si fa carne quotidiana. Si fa carne e anima. Si fa tempo e vita. Esistere \u00e8 esistenza.<\/p>\n\n\n\n<p>PS<\/p>\n\n\n\n<p>Binni ha letto Foscolo come passaggio dal neoclassicismo al romanticismo. \u00c8 storia letteraria. Io leggo Foscolo come filosofia dell&#8217;esistenza prima dell&#8217;esistenza. Praz legge Foscolo nella carne e nel sangue, e legge Kierkegaard come esteta della seduzione. \u00c8 estetica della morbosit\u00e0. Io leggo entrambi come estetica dell&#8217;inquietudine, non del piacere. Fabro legge Kierkegaard come anti Hegel. \u00c8 filosofia teoretica. Io leggo Kierkegaard come gemello di Foscolo. Non anti Hegel soltanto, ma anti storia. Questa per\u00f2 \u00e8 la questione di fondo. Sia per ci\u00f2 che riguarda Foscolo sia per ci\u00f2 che riguarda Kierkegaard.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Pierfranco Bruni Oltre la storia c&#8217;\u00e8 il tempo. Leggere Foscolo e Kierkegaard intrecciandoli sul versante filosofico significa tra l&#8217;altro [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[22],"tags":[],"class_list":["post-97267","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-libros-y-revistas-literatura"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/97267","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=97267"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/97267\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":97269,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/97267\/revisions\/97269"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=97267"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=97267"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=97267"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}