{"id":97443,"date":"2026-10-07T07:58:10","date_gmt":"2026-10-07T07:58:10","guid":{"rendered":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?p=97443"},"modified":"2026-10-07T07:58:10","modified_gmt":"2026-10-07T07:58:10","slug":"una-politica-industriale-per-riportare-le-fabbriche-in-italia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?p=97443","title":{"rendered":"Una politica industriale per riportare le fabbriche in Italia"},"content":{"rendered":"\n<p><em>Carlo Di Stanislao<\/em><\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full is-resized\"><a href=\"http:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/Carlo-Di-Stanislao-1-1-1-1-1-1-1-1-1-1-1-1.jpg\"><img decoding=\"async\" width=\"960\" height=\"932\" src=\"http:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/Carlo-Di-Stanislao-1-1-1-1-1-1-1-1-1-1-1-1.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-97444\" style=\"width:288px;height:auto\" srcset=\"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/Carlo-Di-Stanislao-1-1-1-1-1-1-1-1-1-1-1-1.jpg 960w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/Carlo-Di-Stanislao-1-1-1-1-1-1-1-1-1-1-1-1-300x291.jpg 300w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/Carlo-Di-Stanislao-1-1-1-1-1-1-1-1-1-1-1-1-768x746.jpg 768w\" sizes=\"(max-width: 960px) 100vw, 960px\" \/><\/a><\/figure><\/div>\n\n\n<p>&nbsp;\u00abLa prosperit\u00e0 di una nazione non \u00e8 un\u2019eredit\u00e0: deve essere creata.\u00bb&nbsp;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;\u2014 Michael E. Porter<\/p>\n\n\n\n<p>Il caso Ferrero in Romania merita di essere osservato con attenzione perch\u00e9 racconta, meglio di molte analisi teoriche, la sfida che l\u2019Italia ha davanti: come fare in modo che un grande gruppo industriale scelga ancora il nostro Paese quando deve decidere dove realizzare la propria prossima fabbrica.<\/p>\n\n\n\n<p>La vicenda \u00e8 recente e significativa.<\/p>\n\n\n\n<p>Ferrero, gruppo italiano ormai profondamente internazionale, dopo anni nei quali in Romania era presente soprattutto attraverso attivit\u00e0 di importazione e distribuzione, nel 2026 ha costituito Ferrero Rom\u00e2nia Industrial SRL, societ\u00e0 con attivit\u00e0 riconducibile alla produzione di cacao, cioccolato e prodotti dolciari. Fonti economiche rumene hanno inoltre riferito dell\u2019acquisto di un terreno a Timi\u0219oara e dello sviluppo di un insediamento produttivo.<\/p>\n\n\n\n<p>Successivamente \u00e8 emersa anche l\u2019operazione relativa a un grande complesso industriale nell\u2019area di Timi\u0219oara, realizzato nel 2024 da WDP e originariamente destinato a Ericsson, con una superficie di circa 36.400 metri quadrati. Secondo Profit.ro, Ferrero \u00e8 in procinto di acquisire tale complesso per utilizzarlo nell\u2019ambito del proprio progetto industriale.<\/p>\n\n\n\n<p>La vicenda presenta un ulteriore elemento interessante: la Romania non viene considerata soltanto come possibile sede produttiva. Ferrero starebbe infatti rafforzando anche i rapporti con produttori locali di nocciole, con l\u2019obiettivo di sviluppare una maggiore disponibilit\u00e0 di materia prima nel Paese.<\/p>\n\n\n\n<p>Questo significa che non siamo di fronte semplicemente alla costruzione di uno stabilimento. Se il progetto verr\u00e0 sviluppato secondo quanto riportato dalle fonti, siamo davanti alla progressiva costruzione di una filiera industriale: produzione, approvvigionamento, trasformazione, logistica e mercato.<\/p>\n\n\n\n<p>Ed \u00e8 proprio questo il punto sul quale l\u2019Italia dovrebbe riflettere.<\/p>\n\n\n\n<p>Non sarebbe corretto raccontare il caso Ferrero come se l\u2019azienda stesse abbandonando l\u2019Italia. I dati ufficiali mostrano esattamente il contrario. Ferrero mantiene nel nostro Paese quattro stabilimenti produttivi \u2014 Alba, Pozzuolo Martesana, Balvano e Sant\u2019Angelo dei Lombardi \u2014 e nell\u2019esercizio 2023-2024 ha investito 98 milioni di euro nei propri poli italiani. Negli ultimi dieci anni, gli investimenti industriali del gruppo nel solo perimetro nazionale hanno raggiunto 1,4 miliardi di euro. L\u2019organico medio italiano nello stesso esercizio era di 7.004 persone.<\/p>\n\n\n\n<p>Anche a livello internazionale Ferrero continua a investire massicciamente: nell\u2019esercizio 2023-2024 il gruppo ha realizzato 958 milioni di euro di investimenti in conto capitale, con interventi particolarmente significativi, tra gli altri Paesi, in Italia, Stati Uniti, Germania e Cile.<\/p>\n\n\n\n<p>Dunque il problema non \u00e8 Ferrero.<\/p>\n\n\n\n<p>Il problema \u00e8 l\u2019Italia.<\/p>\n\n\n\n<p>La domanda da porsi non \u00e8: \u00abPerch\u00e9 Ferrero produce in Romania?\u00bb. Una multinazionale deve necessariamente organizzare la propria produzione su scala internazionale. La domanda pi\u00f9 importante \u00e8: quando Ferrero deve decidere dove collocare una nuova capacit\u00e0 produttiva, quali condizioni deve trovare in Italia perch\u00e9 il nostro Paese sia una delle alternative pi\u00f9 convenienti?<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 una domanda completamente diversa.<\/p>\n\n\n\n<p>E riguarda non soltanto Ferrero, ma ogni grande gruppo italiano o internazionale che debba decidere dove costruire una nuova fabbrica.<\/p>\n\n\n\n<p>Un investimento industriale non viene deciso sulla base dell&#8217;affetto per un Paese. Un&#8217;impresa valuta costi, rischi, produttivit\u00e0 e prospettive. Considera l&#8217;energia, la disponibilit\u00e0 di aree industriali, la logistica, le infrastrutture, il costo e la disponibilit\u00e0 delle competenze, la fiscalit\u00e0, i tempi autorizzativi, la stabilit\u00e0 normativa, la vicinanza ai mercati e la possibilit\u00e0 di costruire una filiera di fornitori affidabili.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 questa la vera competizione tra territori.<\/p>\n\n\n\n<p>Per questo il caso Ferrero in Romania dovrebbe diventare un&#8217;occasione di riflessione sulla politica industriale italiana.<\/p>\n\n\n\n<p>Se la Romania riesce a diventare contemporaneamente luogo di produzione, centro di approvvigionamento e nodo logistico per un grande gruppo italiano, l\u2019Italia deve chiedersi quali condizioni debba rafforzare per conservare e attrarre analoghe opportunit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>Non servono slogan contro la delocalizzazione.<\/p>\n\n\n\n<p>Serve rendere l\u2019Italia competitiva.<\/p>\n\n\n\n<p>Investire in Italia deve convenire<\/p>\n\n\n\n<p>La prima condizione \u00e8 una politica industriale pluriennale.<\/p>\n\n\n\n<p>Non una successione di incentivi modificati ogni anno, ma un sistema stabile nel quale un&#8217;impresa possa sapere oggi quali condizioni trover\u00e0 tra cinque o dieci anni se decide di investire in un nuovo stabilimento.<\/p>\n\n\n\n<p>Occorrono crediti d&#8217;imposta pluriennali per gli investimenti produttivi, con un&#8217;intensit\u00e0 maggiore quando l&#8217;investimento genera effetti strutturali: nuova occupazione, ricerca, formazione, innovazione, automazione, aumento della produttivit\u00e0 e rafforzamento delle filiere nazionali.<\/p>\n\n\n\n<p>L&#8217;incentivo non dovrebbe essere concepito come un regalo all&#8217;impresa. Dovrebbe essere uno strumento attraverso il quale lo Stato riduce il rischio iniziale di un investimento che produce benefici anche per il territorio.<\/p>\n\n\n\n<p>Il principio dovrebbe essere semplice:<\/p>\n\n\n\n<p>pi\u00f9 un investimento aumenta la capacit\u00e0 produttiva italiana, pi\u00f9 il sistema pubblico deve essere disposto a sostenerlo.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma con una condizione fondamentale: risultati verificabili.<\/p>\n\n\n\n<p>Lo Stato offre strumenti, infrastrutture e condizioni favorevoli; l&#8217;impresa assume impegni chiari su investimenti, occupazione, formazione e attivit\u00e0 produttive.<\/p>\n\n\n\n<p>Se gli obiettivi vengono raggiunti, il sostegno viene confermato. Se vengono disattesi, possono essere previsti meccanismi di riduzione o recupero.<\/p>\n\n\n\n<p>Non sussidi permanenti, dunque, ma patti industriali misurabili.<\/p>\n\n\n\n<p>Energia: il costo invisibile della competitivit\u00e0<\/p>\n\n\n\n<p>Il secondo grande tema \u00e8 l&#8217;energia.<\/p>\n\n\n\n<p>Una grande industria non pu\u00f2 programmare il futuro se non riesce a prevedere con sufficiente stabilit\u00e0 il costo dell&#8217;energia. Questo vale per la siderurgia e la chimica, ma anche per l&#8217;alimentare, la meccanica, la ceramica, la carta, la farmaceutica e per molte altre attivit\u00e0 manifatturiere.<\/p>\n\n\n\n<p>L&#8217;Italia deve aumentare la disponibilit\u00e0 di energia, migliorare le reti, rafforzare le interconnessioni e favorire contratti di lungo periodo che consentano alle imprese di programmare.<\/p>\n\n\n\n<p>La transizione energetica deve essere affrontata anche come una politica industriale.<\/p>\n\n\n\n<p>Decarbonizzare significa trasformare impianti, processi e tecnologie. Se questa trasformazione viene accompagnata da ricerca, investimenti e produzione nazionale, pu\u00f2 diventare un&#8217;opportunit\u00e0 per creare nuove competenze industriali.<\/p>\n\n\n\n<p>Se invece viene percepita soltanto come un aumento dei costi, rischia di indebolire la capacit\u00e0 produttiva.<\/p>\n\n\n\n<p>Infrastrutture e logistica<\/p>\n\n\n\n<p>Una fabbrica non vive isolata.<\/p>\n\n\n\n<p>Ha bisogno di materie prime, fornitori, lavoratori e mercati. Per questo occorrono porti efficienti, ferrovie merci, interporti, autostrade, collegamenti aeroportuali e reti digitali.<\/p>\n\n\n\n<p>Un&#8217;impresa deve poter sapere non soltanto quanto costa produrre, ma quanto tempo occorre per ricevere una materia prima e consegnare il prodotto finito.<\/p>\n\n\n\n<p>La logistica \u00e8 quindi parte integrante della politica industriale.<\/p>\n\n\n\n<p>L&#8217;Italia possiede una posizione geografica straordinaria nel Mediterraneo e pu\u00f2 rappresentare una piattaforma naturale tra Europa, Mediterraneo e mercati globali. Ma una posizione geografica favorevole diventa un vantaggio economico soltanto se \u00e8 sostenuta da infrastrutture adeguate.<\/p>\n\n\n\n<p>La fabbrica non pu\u00f2 aspettare anni<\/p>\n\n\n\n<p>C&#8217;\u00e8 poi il problema dei tempi amministrativi.<\/p>\n\n\n\n<p>Per un grande investimento industriale dovrebbe esistere un vero fast track industriale.<\/p>\n\n\n\n<p>Un procedimento unico o fortemente coordinato, un interlocutore pubblico riconoscibile, scadenze definite, responsabilit\u00e0 chiare.<\/p>\n\n\n\n<p>Semplificare non significa eliminare i controlli. Significa renderli coordinati e prevedibili.<\/p>\n\n\n\n<p>Un&#8217;impresa pu\u00f2 accettare un controllo ambientale rigoroso. Ci\u00f2 che rende difficile programmare un investimento \u00e8 non sapere quando il procedimento si concluder\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>La certezza dei tempi diventa quindi una componente della competitivit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>La filiera vale quanto la fabbrica<\/p>\n\n\n\n<p>Il caso Ferrero in Romania mostra anche un&#8217;altra cosa importante: una fabbrica ha bisogno di una filiera.<\/p>\n\n\n\n<p>Non basta costruire un capannone. Servono fornitori, materie prime, servizi tecnici, logistica, manutenzione, laboratori, personale qualificato.<\/p>\n\n\n\n<p>Per questo la politica industriale deve sostenere anche le piccole e medie imprese.<\/p>\n\n\n\n<p>Gli incentivi dovrebbero favorire automazione, robotica, digitalizzazione, certificazioni, macchinari, ricerca, internazionalizzazione e formazione delle PMI che partecipano alle filiere strategiche.<\/p>\n\n\n\n<p>La dimensione non deve essere l&#8217;unico criterio.<\/p>\n\n\n\n<p>Una piccola azienda che produce un componente indispensabile pu\u00f2 essere industrialmente pi\u00f9 strategica di un&#8217;impresa molto pi\u00f9 grande.<\/p>\n\n\n\n<p>Perdere quel fornitore significa talvolta perdere una competenza costruita in decenni.<\/p>\n\n\n\n<p>Le competenze sono infrastrutture<\/p>\n\n\n\n<p>Nessuna politica industriale funzioner\u00e0 senza persone capaci di lavorare nelle fabbriche del futuro.<\/p>\n\n\n\n<p>Servono tecnici, manutentori, periti, progettisti, operatori qualificati, esperti di automazione, informatici, specialisti della qualit\u00e0 e della logistica.<\/p>\n\n\n\n<p>Gli ITS e la formazione tecnica superiore devono quindi essere strettamente collegati alle imprese.<\/p>\n\n\n\n<p>Quando un&#8217;azienda riceve un importante sostegno pubblico per aprire o ampliare uno stabilimento, dovrebbe essere naturale prevedere anche un impegno nella formazione delle competenze necessarie.<\/p>\n\n\n\n<p>Una fabbrica non \u00e8 soltanto un investimento in macchinari.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 un investimento in conoscenza organizzata.<\/p>\n\n\n\n<p>Ricerca e produzione devono tornare vicine<\/p>\n\n\n\n<p>La stessa logica deve valere per la ricerca.<\/p>\n\n\n\n<p>Universit\u00e0, centri di ricerca, startup, PMI innovative e grandi gruppi devono essere collegati lungo filiere nelle quali una scoperta possa diventare rapidamente un brevetto, un prodotto, un processo e infine uno stabilimento.<\/p>\n\n\n\n<p>L&#8217;Italia ha eccellenti universit\u00e0 e competenze scientifiche. La difficolt\u00e0 \u00e8 spesso trasformare abbastanza rapidamente questa conoscenza in capacit\u00e0 industriale.<\/p>\n\n\n\n<p>Il vero obiettivo dovrebbe essere avvicinare laboratorio e fabbrica.<\/p>\n\n\n\n<p>Non basta inventare in Italia se poi la produzione industriale della tecnologia avviene altrove.<\/p>\n\n\n\n<p>Il reshoring non \u00e8 nostalgia<\/p>\n\n\n\n<p>In questo quadro deve essere inserito il reshoring, cio\u00e8 il ritorno in Italia di produzioni precedentemente trasferite all&#8217;estero.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma anche qui bisogna evitare una visione nostalgica.<\/p>\n\n\n\n<p>Non dobbiamo semplicemente riportare indietro le fabbriche del passato.<\/p>\n\n\n\n<p>Dobbiamo fare in modo che le fabbriche del futuro possano nascere in Italia.<\/p>\n\n\n\n<p>Automazione, intelligenza artificiale, robotica, nuovi materiali, tecnologie alimentari, farmaceutica, biotecnologie, elettronica, energia e manifattura avanzata sono i settori nei quali bisogna concentrare capacit\u00e0 di investimento e ricerca.<\/p>\n\n\n\n<p>Il vero reshoring non consiste soltanto nel recuperare ci\u00f2 che abbiamo perso.<\/p>\n\n\n\n<p>Consiste nel conquistare ci\u00f2 che ancora non abbiamo.<\/p>\n\n\n\n<p>Italia come base industriale, mondo come mercato<\/p>\n\n\n\n<p>Difendere la manifattura italiana non significa chiudere il Paese.<\/p>\n\n\n\n<p>Ferrero stessa dimostra il contrario.<\/p>\n\n\n\n<p>Il gruppo \u00e8 italiano, ma \u00e8 ormai una grande realt\u00e0 globale. Investe in diversi Paesi, acquisisce aziende, costruisce stabilimenti e organizza la propria produzione su scala internazionale. \u00c8 precisamente ci\u00f2 che deve fare una multinazionale competitiva.<\/p>\n\n\n\n<p>L&#8217;obiettivo della politica industriale italiana non pu\u00f2 essere impedire alle imprese di investire all&#8217;estero.<\/p>\n\n\n\n<p>Deve essere fare in modo che l&#8217;Italia continui a essere una delle piattaforme principali dalle quali quelle imprese sviluppano il proprio futuro.<\/p>\n\n\n\n<p>La formula potrebbe essere molto semplice:<\/p>\n\n\n\n<p>Italia come base industriale forte, Europa e mondo come mercato e rete di espansione.<\/p>\n\n\n\n<p>Una nuova alleanza tra Stato e impresa<\/p>\n\n\n\n<p>Con i grandi gruppi servono quindi patti industriali pluriennali.<\/p>\n\n\n\n<p>Lo Stato pu\u00f2 offrire energia, infrastrutture, formazione, ricerca, aree industriali e strumenti fiscali.<\/p>\n\n\n\n<p>L&#8217;impresa deve offrire in cambio investimenti, occupazione, formazione, innovazione e capacit\u00e0 produttiva.<\/p>\n\n\n\n<p>Il rapporto deve essere trasparente e verificabile.<\/p>\n\n\n\n<p>Non si tratta di scegliere tra Stato e mercato.<\/p>\n\n\n\n<p>Si tratta di riconoscere che, nella competizione internazionale per attrarre investimenti, anche lo Stato deve competere attraverso la qualit\u00e0 del proprio sistema economico.<\/p>\n\n\n\n<p>La domanda non \u00e8 se debba intervenire o meno.<\/p>\n\n\n\n<p>La domanda \u00e8 come debba intervenire.<\/p>\n\n\n\n<p>Il vero significato del caso Ferrero<\/p>\n\n\n\n<p>Il caso Ferrero in Romania, dunque, non dovrebbe essere utilizzato per accusare Ferrero.<\/p>\n\n\n\n<p>Al contrario, Ferrero continua a dimostrare un forte radicamento industriale in Italia: quattro stabilimenti, migliaia di lavoratori e 1,4 miliardi di euro di investimenti industriali nel nostro Paese nell&#8217;arco di dieci anni.<\/p>\n\n\n\n<p>Proprio per questo il caso \u00e8 ancora pi\u00f9 interessante.<\/p>\n\n\n\n<p>Ferrero non deve scegliere tra essere italiana ed essere globale. \u00c8 gi\u00e0 entrambe le cose.<\/p>\n\n\n\n<p>La questione riguarda l&#8217;Italia: che cosa dobbiamo fare perch\u00e9, quando un gruppo come Ferrero decide dove collocare il prossimo investimento produttivo, il nostro Paese abbia condizioni tali da risultare competitivo?<\/p>\n\n\n\n<p>Non possiamo chiedere a un&#8217;impresa di scegliere l&#8217;Italia per patriottismo.<\/p>\n\n\n\n<p>Dobbiamo darle ragioni economiche per scegliere l&#8217;Italia.<\/p>\n\n\n\n<p>Energia competitiva. Infrastrutture efficienti. Porti e ferrovie. Terreni industriali disponibili. Tempi autorizzativi certi. Fisco prevedibile. Competenze. Ricerca. Filiere. Formazione. Stabilit\u00e0 delle regole.<\/p>\n\n\n\n<p>Questa \u00e8 una vera politica industriale.<\/p>\n\n\n\n<p>La domanda finale, allora, non \u00e8 quante imprese italiane producano all&#8217;estero.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 un&#8217;altra:<\/p>\n\n\n\n<p>quante nuove fabbriche possono ancora nascere in Italia?<\/p>\n\n\n\n<p>E soprattutto: quante di quelle fabbriche che oggi un grande gruppo potrebbe costruire in Romania, Germania, Polonia, Spagna o altrove potremmo riuscire a far nascere qui?<\/p>\n\n\n\n<p>L&#8217;Italia non deve tornare alla fabbrica del Novecento.<\/p>\n\n\n\n<p>Deve diventare il luogo nel quale nasce la fabbrica del XXI secolo.<\/p>\n\n\n\n<p>Non soltanto il Paese da cui tutto \u00e8 cominciato, ma quello nel quale il futuro industriale continua a prendere forma.<\/p>\n\n\n\n<p>L&#8217;obiettivo non \u00e8 riportare tutte le fabbriche in Italia. \u00c8 fare in modo che, quando arriva il momento di costruire la prossima, l&#8217;Italia sia ancora una scelta.<\/p>\n\n\n\n<p><em><strong>Tutte l\u2019<a href=\"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?p=96186#\">opinioni<\/a> versati nel sito correspondono solo a chi la manifesta. Non e necessariamente l\u2019opinione della Direzione<\/strong><\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Carlo Di Stanislao &nbsp;\u00abLa prosperit\u00e0 di una nazione non \u00e8 un\u2019eredit\u00e0: deve essere creata.\u00bb&nbsp;&nbsp; &nbsp;\u2014 Michael E. Porter Il caso [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[35],"tags":[],"class_list":["post-97443","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-opiniones"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/97443","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=97443"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/97443\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":97445,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/97443\/revisions\/97445"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=97443"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=97443"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=97443"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}