{"id":97934,"date":"2026-10-18T16:15:32","date_gmt":"2026-10-18T16:15:32","guid":{"rendered":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?p=97934"},"modified":"2026-10-18T16:15:32","modified_gmt":"2026-10-18T16:15:32","slug":"il-filo-sottilissimo-dalla-piazza-del-1977-e-1978-alle-piazze-di-oggi-da-via-fani-alla-violenza-di-questi-giorni","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?p=97934","title":{"rendered":"IL FILO SOTTILISSIMO. DALLA PIAZZA DEL 1977 E 1978 ALLE PIAZZE DI OGGI. DA VIA FANI ALLA VIOLENZA DI QUESTI GIORNI"},"content":{"rendered":"<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-large is-resized\"><a href=\"http:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/1000373298.jpg\"><img decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"655\" src=\"http:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/1000373298-1024x655.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-97935\" style=\"width:356px;height:auto\" srcset=\"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/1000373298-1024x655.jpg 1024w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/1000373298-300x192.jpg 300w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/1000373298-768x491.jpg 768w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/1000373298-1536x982.jpg 1536w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/1000373298-2048x1310.jpg 2048w\" sizes=\"(max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/a><\/figure><\/div>\n\n\n<p><em>PIERFRANCO BRUNI<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Ho vissuto gli anni Settanta, e in modo particolare il periodo che va dal 1975 al 1979. Il nucleo centrale, gli anni 1976, 1977, 1978 e parte del 1979, lo conosco bene. Chi ha vissuto quegli anni terribili conosce molto bene il rapporto che c&#8217;\u00e8 tra politica e rivolta. Chi ha vissuto quel periodo in una citt\u00e0 come Roma, terribilmente violenta e terribilmente pericolosa, conosce i rischi reali.<\/p>\n\n\n\n<p>So molto bene che il limite tra la violenza e la politica \u00e8 un filo sottilissimo. La propaganda non va bene, non fa bene, non \u00e8 risolutiva. La propaganda eccita, non spiega. La propaganda accende, non illumina. Istiga.<\/p>\n\n\n\n<p>Io che ho vissuto personalmente quegli anni, anni terribili li ho definiti, anni di piombo certamente, so che una certa politica, soprattutto la politica delle sinistre in quel periodo, a mio giudizio storico, era una politica di bugie, di menzogne, di falsit\u00e0. Era una politica che aveva smarrito il senso della persona per inseguire il mito della massa. Anni prettamente giacobini.<\/p>\n\n\n\n<p>Chi partecipava a delle contestazioni che pensava fossero contestazioni civili si rendeva conto presto di cosa fossero realmente. Ricordo una manifestazione terribile, pericolosa a Piazza Indipendenza a Roma, e chi c&#8217;era si rende immediatamente conto che quel periodo, quel tempo, \u00e8 molto simile a quello che noi viviamo oggi. La stessa eccitazione verbale, la stessa costruzione del nemico, la stessa teatralizzazione dello scontro. Infatti il teatro della piazza recita concretamente violenza.<\/p>\n\n\n\n<p>Non ci sono giustificazioni da porre, non ci sono mediazioni se non di precisa condanna. L&#8217;istigazione alla violenza nasce all&#8217;interno della politica e soprattutto di una certa politica, e soprattutto quando mancano figure di leadership che sappiano capire dove sta il limite. La leadership \u00e8 responsabilit\u00e0. \u00c8 il saper dire di no alla propria parte quando la propria parte sta sbagliando.<\/p>\n\n\n\n<p>Ho citato Luciano Lama. Certamente una grande figura, una grande personalit\u00e0, eppure la propaganda lo costrinse ad abbandonare una manifestazione, contestato, perch\u00e9 era moderato, eppure era il leader della CGIL. \u00c8 la cacciata dall&#8217;Universit\u00e0 di Roma, nel 1977, l&#8217;immagine simbolo di una sinistra che divora se stessa e i suoi padri. Quando la moderazione viene fischiata, la democrazia \u00e8 gi\u00e0 in pericolo. Il pericolo va saputo gestire e non con scioperi nazionali che in questo momento significano ben altro rispetto a una libera contestazione.<\/p>\n\n\n\n<p>Il risultato quale \u00e8 stato alla fine? \u00c8 stato quello del rapimento di Aldo Moro, per citarne soltanto uno dei grandi fatti, delle grandi tragedie di quegli anni. L&#8217;uccisione della scorta, l&#8217;uccisione di Moro, cinquantacinque giorni di delirio incompresi, e tuttora non vengono compresi. Cosa ci stava dietro quell&#8217;operazione? Ci stava, a mio avviso, una fomentazione precisa di una cultura politica di sinistra estrema, che partiva da molto lontano, che partiva chiaramente dal Sessantotto.<\/p>\n\n\n\n<p>E anche allora il Sessantotto, che non volle mai una rivoluzione in positivo, fu la negativit\u00e0 della politica. Fu la rottura di un patto generazionale che non seppe diventare progetto. Fu l&#8217;utopia che si fece rancore. Il rancore porta all&#8217;odio.<\/p>\n\n\n\n<p>Certo, Pasolini cap\u00ec subito la situazione di Valle Giulia e il rapporto tra le contestazioni violente delle piazze e le forze di polizia. Lo capirono tutti coloro che vennero gambizzati perch\u00e9 non comunisti o persone di sinistra moderata. Anche allora le forze di polizia vivevano situazioni di grandi difficolt\u00e0. I poliziotti che venivano picchiati da coloro che fomentavano le piazze. Pasolini, con la sua lucidit\u00e0 eretica, vide ci\u00f2 che molti non volevano vedere. Vide il volto borghese della contestazione e il volto popolare della divisa.<\/p>\n\n\n\n<p>Oggi che cosa avviene? Un&#8217;uguale situazione. \u00c8 inutile giustificarsi dietro al fatto che la polizia \u00e8 scarsa e poca, ovvero che i poliziotti sono scarsi e pochi e che provocano. Assolutamente non \u00e8 cos\u00ec. Perch\u00e9 chi ha vissuto gli anni del settantasette settantotto pu\u00f2 e deve testimoniare che quegli anni furono certamente anni terribili, a mio giudizio fomentati da una certa area della sinistra extraparlamentare. Oggi come allora si cerca un capro espiatorio per non interrogare le proprie responsabilit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>Chi cap\u00ec e comprese quella situazione fu Bettino Craxi, il quale prese le difese di Moro, che voleva assolutamente che Moro venisse liberato e quindi voleva la trattativa. Chi non volle la trattativa fu un binomio ancora terribile tra una parte della Democrazia Cristiana e il Partito Comunista. Due rigidit\u00e0 che si incontrarono nel nome di una astratta Ragion di Stato.<\/p>\n\n\n\n<p>Perch\u00e9 non vollero la trattativa? Perch\u00e9 non vollero Moro libero? Rimane ancora quell&#8217;interrogativo a distanza di molti anni. Resta quella visione di uno Stato in cui la Ragion di Stato stessa doveva prevalere, ma davanti ai morti ammazzati, davanti alla provocazione della morte, non pu\u00f2 esistere una Ragion di Stato. Esiste la ragione dell&#8217;umanit\u00e0, se l&#8217;umanit\u00e0 pu\u00f2 avere ragione. Esiste la piet\u00e0, che \u00e8 pi\u00f9 alta della politica. Esiste il valore di una vita che non pu\u00f2 essere sacrificata sull&#8217;altare di una dottrina.<\/p>\n\n\n\n<p>Esiste la fede, senza assolutamente la provocazione del razionalismo, senza quella visione dell&#8217;abbinamento tra Marx e Hegel e viceversa. Ma allora, comunque allora, molti aspetti anche dal punto di vista politico culturale si conoscevano, si comprendevano. Oggi neppure questo. C&#8217;era ancora una biblioteca alle spalle. C&#8217;era ancora un pensiero che discuteva se stesso. Oggi domina l&#8217;urlo e l&#8217;urlo non ha biblioteca, non ha pensiero, non ha dialettica ma saccheggio, scontri, ignoranza.<\/p>\n\n\n\n<p>Perch\u00e9 chi crea questa rivolta o che crea questo tipo di violenza non conosce, non \u00e8 a conoscenza n\u00e9 di quegli anni e n\u00e9 di una filosofia politica. Perch\u00e9 c&#8217;\u00e8 un&#8217;ignoranza di massa che governa le nuove generazioni di violenti. Una ignoranza che non \u00e8 innocenza. \u00c8 una ignoranza organizzata, nutrita da slogan, da semplificazioni, da una cultura del nemico che non ha mai letto un libro fino in fondo.<\/p>\n\n\n\n<p>Attenzione a non arrivare al punto di dire ancora una volta che le Brigate Rosse erano compagni che sbagliavano. Si disse questo. Chi sono le Brigate Rosse? Prima venne detto che furono Brigate Nere, poi furono compagni che sbagliano. E no, perch\u00e9 non abbiamo avuto il coraggio o non hanno avuto il coraggio di dire che erano comunisti. Questo \u00e8 il dato di fatto storico che va restituito con verit\u00e0 e senza vendetta, nella consapevolezza che la magistratura ha accertato le responsabilit\u00e0 penali individuali di quegli anni.<\/p>\n\n\n\n<p>E chi si nasconde dietro i cappucci di oggi, che cosa porta dentro la propria storia? Io vorrei capire questo, vorrei indagare su questo. Dietro il cappuccio non c&#8217;\u00e8 solo la paura di essere riconosciuti. C&#8217;\u00e8 l&#8217;assenza di un volto. C&#8217;\u00e8 la rinuncia alla propria identit\u00e0 personale in nome di una violenza anonima. Il volto \u00e8 responsabilit\u00e0. Il cappuccio \u00e8 la sua negazione.<\/p>\n\n\n\n<p>C&#8217;\u00e8 sempre alla base una violenza che nasce certamente da quel fatidico momento dei carri armati che occuparono l&#8217;Ungheria nel 1956, che hanno occupato Praga. \u00c8 tutto un percorso lineare che diventa poi circolare. Dalla repressione della libert\u00e0 in Ungheria alla pretesa di imporre la propria libert\u00e0 con la violenza nelle piazze occidentali. Il cerchio si chiude sempre sulla negazione della libert\u00e0 altrui. \u00c8 proprio qui il punto.<\/p>\n\n\n\n<p>Quello che lega Piazza Indipendenza del 1977 agli scontri di piazza di oggi \u00e8 proprio questo. La stessa incapacit\u00e0 di tracciare il limite, la stessa propaganda che sostituisce la politica, la stessa violenza che si ammanta di giustificazionismo civile. Si \u00e8 smarrito il senso della parola limite. Il limite \u00e8 civilt\u00e0. Il limite \u00e8 democrazia. Senza limite non c&#8217;\u00e8 convivenza. C&#8217;\u00e8 terrore. Come avvenne nella Rivoluzione Francese, in quella Bolscevica, a Cuba, in Cambogia.<\/p>\n\n\n\n<p>La lezione degli anni di piombo \u00e8 chiara e deve essere raccolta senza retorica. Quando la politica abdica al suo ruolo di argine e diventa essa stessa istigatrice, il passo successivo non \u00e8 la contestazione, ma il delitto. E il delitto non \u00e8 mai rivoluzione. \u00c8 ancora terrore.<\/p>\n\n\n\n<p>Oggi abbiamo bisogno di una nuova educazione alla democrazia, di una nuova educazione alla parola. Abbiamo bisogno di tornare a Pasolini e a Moro, a due uomini diversi, diversissimi, che avevano capito che senza umanit\u00e0 la politica \u00e8 solo tecnica della violenza. Attenzione a non fomentare le piazze. Questo \u00e8 il dato concreto. Questo \u00e8 il monito che viene da quegli anni e che consegno a questi anni. Chi ha vissuto quegli anni e chi vive quelli di oggi ha il diritto e il dovere di testimoniare e di testimoniarsi con il coraggio e senza alcuna falsit\u00e0. Stavo allora con le parole di Pasolini, morto nel 1975 e che comunque aveva profetizzato tutto: basta rileggere gli Scritti corsari, con Sciascia de L&#8217;affare Moro, con il Moro del suo Discorso di Napoli, con il Craxi delle trattative.<\/p>\n\n\n\n<p>Devo necessariamente aggiungere infine che ogni fatto ha una radice e ogni radice ha un volto. La violenza non nasce mai per caso nelle piazze. Nasce nelle parole che la preparano, nelle ideologie che la giustificano, nell&#8217;ignoranza che la rende eroica. Ho vissuto gli anni in cui le parole diventarono pietre e le pietre diventarono piombo. So cosa significa quando la politica smette di educare e comincia a fomentare. Per questo dico che il presente interroga il passato e il passato avverte il presente. Se si spezza quel filo sottilissimo che separa la critica legittima dalla violenza, non resta pi\u00f9 democrazia. Resta solo il terrore che si traveste da rivoluzione. \u00c8 questo il reale rischio. Bisogna fermarsi molto prima per non pentirsi dopo.<\/p>\n\n\n\n<p><em><strong>Tutte l\u2019<a href=\"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?p=96186#\">opinioni<\/a> versati nel sito correspondono solo a chi la manifesta. Non e necessariamente l\u2019opinione della Direzione<\/strong><\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>PIERFRANCO BRUNI Ho vissuto gli anni Settanta, e in modo particolare il periodo che va dal 1975 al 1979. 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