{"id":97939,"date":"2026-10-19T08:27:31","date_gmt":"2026-10-19T08:27:31","guid":{"rendered":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?p=97939"},"modified":"2026-10-19T08:28:09","modified_gmt":"2026-10-19T08:28:09","slug":"lettera-ai-ragazzi-di-oggi-per-non-accogliere-la-mistificazione-delle-piazze","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?p=97939","title":{"rendered":"LETTERA AI RAGAZZI DI OGGI PER NON ACCOGLIERE LA MISTIFICAZIONE DELLE PIAZZE"},"content":{"rendered":"<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-large is-resized\"><a href=\"http:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/1000373986.jpg\"><img decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"566\" src=\"http:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/1000373986-1024x566.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-97941\" style=\"width:310px;height:auto\" srcset=\"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/1000373986-1024x566.jpg 1024w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/1000373986-300x166.jpg 300w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/1000373986-768x425.jpg 768w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/1000373986-1536x849.jpg 1536w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/1000373986-2048x1133.jpg 2048w\" sizes=\"(max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/a><\/figure><\/div>\n\n\n<p><em>Pierfranco Bruni<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>MI RIVOLGO AI RAGAZZI. UNA GENERAZIONE TRA I QUINDICI ANNI E L&#8217;UNIVERSITA.<\/p>\n\n\n\n<p>Mi rivolgo a voi ragazzi, alla generazione che va dagli ultimi anni della scuola media a tutta l&#8217;universit\u00e0. \u00c8 una fascia ampia, anche pedagogicamente articolata, che vive esperienze diverse, in contesti storici diversi, secondo le et\u00e0 della vita. Dai quindici, sedici, diciassette anni, fino al tempo in cui si lasciano gli studi universitari.<\/p>\n\n\n\n<p>Ho attraversato queste fasi. Ho attraversato il Sessantotto in terza media in Calabria, ho vissuto gli anni formativi sempre in Calabria e poi l&#8217;universit\u00e0. Dapprima a Salerno e successivamente a Roma. Ho vissuto esperienze diverse, ma gli anni che maggiormente mi hanno segnato restano legati a tre tappe fondamentali.<\/p>\n\n\n\n<p>La prima tappa \u00e8 la terza media. Terza Media a San Lorenzo del Vallo.<\/p>\n\n\n\n<p>Fui rimandato in italiano e agli esami di riparazione a settembre svolsi un tema sull&#8217;occupazione sovietica in Cecoslovacchia (1). Non si volle credere che un ragazzo di paese, di Calabria, potesse interessarsi a un simile problema. Quando andai agli esami di riparazione ci furono molti interrogativi. Me lo ricordo come fosse ieri, l&#8217;aula piccola, il professore con gli occhiali spessi.<\/p>\n\n\n\n<p>In quell&#8217;estate avevo letto sui giornali, pur essendo ragazzino, della morte di Jan Palach (2), che si era dato fuoco davanti ai carri armati sovietici entrati a Praga. Quella data mi ha segnato moltissimo e mi ha orientato verso una formazione e una cultura completamente non comunista ma assolutamente libera.<\/p>\n\n\n\n<p>Poi vennero gli anni liceali. Liceo a Spezzano Albanese.<\/p>\n\n\n\n<p>Facemmo molte lotte per ottenere il liceo in una comunit\u00e0 vicina al mio paese. Ottenemmo il liceo, ma non l&#8217;autonomia, che arriv\u00f2 dopo. Ottenemmo comunque risultati importanti, tra cui quello di fare cortei e contestazioni senza alcuna bandiera, nonostante alcuni gruppi, tra cui anarchici e gruppi di sinistra, tentassero di inserirsi. Non vi riuscirono. Perch\u00e9 era forte in noi, allora davvero, la volont\u00e0 di autonomia e di libert\u00e0. Eravamo giovani. E credevamo nella libert\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>Poi vennero gli anni universitari. Da Salerno a Roma.<\/p>\n\n\n\n<p>Il primo anno a Salerno fu tranquillo, superai due esami. Poi, poich\u00e9 alcuni ragazzi a me cari e amici che credevo veri si erano trasferiti a Roma, mi trasferii anch&#8217;io a Roma. Gli anni vissuti a Roma furono i pi\u00f9 formativi e anche i pi\u00f9 terribili, il settantasei, il settantasette, il settantotto (3). Quell&#8217;esperienza mi ha provato, mi ha formato, mi ha caratterizzato, non plagiato, e mi ha fatto comprendere come le ideologie, a mio avviso, siano sempre violenza, sempre manovrate e manovrabili. Non ho mai accettato i libretti rossi che venivano distribuiti in quel tempo e neppure prima al grido delle tre M: Marx, Mao, Marcuse (4).<\/p>\n\n\n\n<p>Chi non ha vissuto quegli anni direttamente e ha cercato di capirli solo attraverso i mezzi di comunicazione, non pu\u00f2 capire fino in fondo, a mio parere, e non ha il diritto morale di esprimere giudizi definitivi su situazioni non vissute direttamente. Vi assicuro che Roma di quegli anni, il settantasette e il settantotto, fu nella mia memoria diretta una stagione violenta ma certamente formativa. Violenta perch\u00e9 se noi ragazzi non eravamo allineati con Lotta Continua, il Quotidiano dei Lavoratori, l&#8217;Unit\u00e0 e altro nella tasca (5), eravamo presi di mira in modo serio, in modo vero.<\/p>\n\n\n\n<p>Che cosa voglio dirvi, dunque.<\/p>\n\n\n\n<p>Voglio dire a questa generazione che vive oggi queste fasi: non lasciatevi ingannare dalle ideologie, non credete a coloro che vogliono fare contestazioni di piazza per utilizzare la piazza per altri obiettivi, perch\u00e9 le piazze sono diverse come diversi sono gli obiettivi. C&#8217;\u00e8 chi contesta credendo a quell&#8217;et\u00e0 in alcuni valori, ma ci sono quelli che non credono a nulla eppure hanno una loro formazione ben precisa. Tutto questo \u00e8 parte integrante di ci\u00f2 che accade oggi.<\/p>\n\n\n\n<p>Che cosa \u00e8 la mistificazione delle piazze. \u00c8 far credere che una contestazione sia spontanea, libera, nata dal basso, mentre \u00e8 organizzata dall&#8217;alto per altri fini. Si usa la vostra et\u00e0, la vostra generosit\u00e0, il vostro bisogno di credere, per coprire interessi che non sono i vostri. Si mette una bandiera davanti per non farvi vedere chi la tiene dietro (6). Non dimenticate che le bandiere, in questo caso, aiutano a nascondere chi non ha il coraggio delle proprie idee vere.<\/p>\n\n\n\n<p>Non lasciatevi convincere.<\/p>\n\n\n\n<p>Pensate con la vostra testa.<\/p>\n\n\n\n<p>Che cosa mi ha cambiato fortemente in quegli anni. Mi ha tolto ogni illusione politica una manifestazione che non dimentico mai e che mi ha permesso poi di scrivere tre o quattro libri su quella vicenda. Allora avevo ventitr\u00e9 anni. Ero gi\u00e0 ben consapevole.<\/p>\n\n\n\n<p>Ricordo che appresi la notizia dell&#8217;uccisione di Aldo Moro da parte delle Brigate Rosse (7), che allora, secondo una formula giornalistica diffusa, si diceva fossero compagni che sbagliavano. Ero a Roma, alla Casa dello Studente (8) &#8211; quella di via De Lollis, non la De Dominicis dove andavo a mangiare qualche volta &#8211; e appresi la notizia dalla televisione intorno alle tredici. Il giorno dopo dovevo sostenere l&#8217;ultimo esame di letteratura contemporanea. Mi presentai all&#8217;esame, consapevole e inconsapevole insieme, e il docente mi disse: come ti permetti di venire oggi a sostenere l&#8217;esame, noi tutti scioperiamo e andiamo in piazza. Docenti di marchio comunista.<\/p>\n\n\n\n<p>Il pomeriggio ci fu una grande manifestazione al Colosseo. Andai al Colosseo e ricordo ancora che vestivo l&#8217;impermeabile bianco, era il nove maggio e faceva freddino. Ricordo l&#8217;odore di fumo, di lacrimogeni vecchi, e i sanpietrini bagnati. L\u00ec che cosa vidi. Vidi bandiere democristiane incrociarsi con bandiere della falce e martello. E mi chiesi per quale motivo. Non sono le stesse appartenenze politiche che, a mio giudizio storico, non vollero le trattative perch\u00e9 Moro si liberasse. Erano ambienti comunisti quelli che consideravano Moro non lucido nelle sue lettere (9), e una parte della democrazia cristiana quella che non volle cedere alle trattative. Mi esplose nella coscienza una ribellione, una rivolta. Fu terribile. Il pensiero mi torn\u00f2 a quei docenti che non vollero farmi sostenere l&#8217;esame di letteratura contemporanea: eskimo, basco, lessico scurrile, occhiali scuri ovali o occhialini e barba incolta (10).<\/p>\n\n\n\n<p>Ci\u00f2 che mi fece capire ancora di pi\u00f9 la questione in quell&#8217;anno fu Leonardo Sciascia con il suo L&#8217;affare Moro (11), scritto subito dopo. Sciascia descrisse proprio quelle immagini che avevo vissuto direttamente e si chiese come fosse possibile che nel vento dell&#8217;area antistante il Colosseo si intrecciassero la falce e martello e lo scudo crociato. Quelli che non accettarono le trattative per la liberazione di Moro. L\u00ec compresi che non esiste politica che possa dirsi autentica, io pensavo umana, se diventa solo potere, e l\u00ec capii che cosa \u00e8 il potere.<\/p>\n\n\n\n<p>Sono rimasto sempre convinto che Moro venne ucciso perch\u00e9 non si volle che restasse vivo nella stagione del compromesso storico (12). Grandi responsabilit\u00e0, a mio avviso, dei comunisti di allora e dei democristiani di allora. Responsabilit\u00e0 politiche e storiche, non giudiziarie. Eppure chi ha vissuto quegli anni non pu\u00f2 dimenticare. Non deve.<\/p>\n\n\n\n<p>Ricordo che un giorno qualcuno disse, dai giornali di allora e dai telegiornali, che si era svolta una seduta spiritica che avrebbe indicato dove si trovava il corpo di Moro o il covo di Moro (13). Quel personaggio, nella mia memoria di lettore di cronache, lo ritrovai poi Presidente del Consiglio e Ministro e mi chiesi se fosse possibile che l&#8217;opinione pubblica potesse credere a questi fatti. Eppure un mondo cattolico cosiddetto progressista e i comunisti, a mio giudizio, hanno sempre appoggiato questa visione. \u00c8 una visione tragica. Nei miei libri su Moro l&#8217;ho scritto (14).<\/p>\n\n\n\n<p>Vorrei dire ai ragazzi, ai giovani: attenzione. Le ideologie non salvano. Le contestazioni e le rivolte di piazza non servono. Cercate di essere autentici, autonomi, liberi. Leggete, ma con cognizione seria e senso critico. Non vi lasciate abbindolare da nessuna bandiera. Perch\u00e9 tutte le bandiere hanno i loro buchi, i loro tagli, i loro interessi. Con qualsiasi governo.<\/p>\n\n\n\n<p>Chi \u00e8 specializzato in queste operazioni, per esperienza vissuta fin dalla terza media, \u00e8 stata a mio giudizio la sinistra. Perch\u00e9 la contestazione per la sinistra, secondo la mia esperienza, non pu\u00f2 esistere se non come appropriazione. Quando feci quel tema sull&#8217;occupazione sovietica a Praga, mi fu contestato, ricordo benissimo, eravamo nel Sessantotto, che era una lettura solo parziale dei fatti. Nel Sessantotto, io ragazzino, mi si disse questo soltanto perch\u00e9 avevo condannato quella tragedia. Quando leggevo le opere di Solzenicyn (15) mi indicavano come un fascista da isolare e condannare.<\/p>\n\n\n\n<p>C&#8217;\u00e8 quindi una linea, una visione precisa dagli anni quaranta e cinquanta in poi. Il potere che diventa regime ideologico. E soprattutto quando al potere non c&#8217;\u00e8 la sinistra, bisogna abbattere quel potere. \u00c8 la lezione marxista, la lezione di Engels, la lezione sovietica, che non ha smesso di insistere. Si \u00e8 trasformata, grazie a un progressismo cosiddetto democristiano, in un mondo prima cattocomunista, come diceva Alberto Ronchey con il cosiddetto fattore K (16), e poi liberal, laico, lib lab da salotto e cos\u00ec via. Davanti alle lezioni dei nuovi filosofi francesi che in quel tempo leggevo, ovvero Glucksmann e Bernard Henri L\u00e9vy (17), mi si condannava di essere un antirevoluzionario. Pavese e Ungaretti erano banditi alla Casa dello Studente (18).<\/p>\n\n\n\n<p>Ma andiamo a vedere che cosa sono diventati coloro che facevano le lotte di massa. Facciamoci una domanda. L&#8217;invidia, l&#8217;arroganza, l&#8217;egoismo. Volevano diventare ci\u00f2 che non erano. E questa \u00e8, a mio avviso, la sinistra. Si lotta per diventare ci\u00f2 che non si \u00e8 o per avere ci\u00f2 che non si ha. Poi tutto \u00e8 parvenza, tutto \u00e8 apparenza. Tutto omologazione.<\/p>\n\n\n\n<p>Non credete, ragazzi, a tutto ci\u00f2 che vedete. Al vandalismo che domina le piazze dite di no. Non cadete nella demagogia. Pensate con la vostra testa, leggete con la vostra testa, interpretate con la vostra testa. I cattivi maestri c&#8217;erano ieri, ci sono stati nel corso degli anni, ci sono ancora oggi. Direi pi\u00f9 semplicemente che esistono cattive persone che propongono un loro modello di insegnamento. Non cattivi maestri.<\/p>\n\n\n\n<p>Ieri il cattivo maestro aveva eskimo e basco e distribuiva ciclostilati. Oggi ha un profilo social, fa l&#8217;influencer politico, occupa le scuole e vi insegna a gridare slogan che non ha mai studiato. Il metodo \u00e8 lo stesso (19). Oggi diremmo che \u00e8 un algoritmo che si ripete. Cambia solo il mezzo. Prima era il megafono, ora \u00e8 appunto l&#8217;algoritmo. Ma l&#8217;obiettivo resta l&#8217;appropriazione della vostra libert\u00e0. Non permettete ci\u00f2. Le crisi ci sono sempre state con tutti i Governi. \u00c8 una questione mai risolta. C&#8217;\u00e8 stato un tempo che per la crisi del carburante e per il troppo inquinamento si circolava con le auto a targhe alterne (20).<\/p>\n\n\n\n<p>Ragazzi, cercate di essere liberi nel pensiero. \u00c8 l&#8217;invito che vi viene da una persona che ha vissuto molte stagioni e che ha compreso che la verit\u00e0 assoluta non esiste. Esiste la propria verit\u00e0, quella che viviamo abitandola e osservando tutto con spirito critico.<\/p>\n\n\n\n<p>E qui viene il punto che voglio lasciarvi. Essere liberi non \u00e8 solo dire di no alle bandiere. \u00c8 dire di s\u00ec a qualcosa che vale. La piazza che mistifica vi offre una appartenenza urlata. Io vi propongo una appartenenza silenziosa: la bellezza, lo studio, l&#8217;amore, il lavoro fatto bene, il rispetto per l&#8217;altro (21). La piazza vi vuole omologati. La bellezza vi vuole unici. C&#8217;\u00e8 sempre un&#8217;uscita di sicurezza per chi si trova a un bivio. Scegliere il bene e la libert\u00e0 nel pensare senza farvi indottrinare (22).<\/p>\n\n\n\n<p>Siate liberi. Veri. Amate con il cuore. Cercate la bellezza e non le piazze delle bandiere.<\/p>\n\n\n\n<p>Da un settantenne e pi\u00f9 quasi disincantato e oltre che ha vissuto direttamente ci\u00f2 che racconta.<\/p>\n\n\n\n<p>Scrivo queste righe a Roma, ma con la testa alla mia Calabria, una mattina di ombre di ottobre, con il caff\u00e8 gi\u00e0 freddo. Mentre resto seduto in una poltrona con un braccio fratturato dopo una brutta scivolata tra pile di libri sparsi nel corridoio.<\/p>\n\n\n\n<p>NOTE<\/p>\n\n\n\n<p>(1) Occupazione della Cecoslovacchia. 20-21 agosto 1968. Intervento delle truppe del Patto di Varsavia per stroncare la Primavera di Praga di Alexander Dubcek.<\/p>\n\n\n\n<p>(2) Jan Palach. 1948-1969. Studente di filosofia all&#8217;Universit\u00e0 Carlo di Praga. Si cosparse di benzina e si diede fuoco il 16 gennaio 1969 in piazza San Venceslao.<\/p>\n\n\n\n<p>(3) Triennio 1976-1978. Anni di piombo al culmine. Il 1976 sorpasso elettorale del Pci. Il 1977 movimento dell&#8217;autonomia, Sapienza occupata, Giorgiana Masi. Il 1978 Moro.<\/p>\n\n\n\n<p>(4) Le tre M. Karl Marx, Mao Zedong autore del Libretto Rosso, Herbert Marcuse autore de L&#8217;uomo a una dimensione 1964.<\/p>\n\n\n\n<p>(5) Lotta Continua, Quotidiano dei Lavoratori, l&#8217;Unit\u00e0. Avere in tasca il giornale giusto era segno di appartenenza.<\/p>\n\n\n\n<p>(6) Mistificazione. Dal latino tardo mystificare. Costruzione di una falsa coscienza collettiva.<\/p>\n\n\n\n<p>(7) Aldo Moro. 1916-1978. Rapito in via Fani il 16 marzo 1978, corpo in via Caetani il 9 maggio 1978.<\/p>\n\n\n\n<p>(8) Casa dello Studente. Via Cesare De Lollis a San Lorenzo e Enrico De Dominicis alla Tiburtina. Occupazioni permanenti negli anni settanta.<\/p>\n\n\n\n<p>(9) Lettere di Moro. Oltre 90 lettere. Parte di Dc e Pci sostenne non fosse lucido. Sciascia parl\u00f2 di cinismo di Stato.<\/p>\n\n\n\n<p>(10) Eskimo, basco. Uniforme del Settantasette. Giaccone militare americano, basco alla Che Guevara, occhiali scuri ovali o occhialini, barba incolta.<\/p>\n\n\n\n<p>(11) Leonardo Sciascia, L&#8217;affare Moro, Sellerio 1978.<\/p>\n\n\n\n<p>(12) Compromesso storico. Formula di Berlinguer su Rinascita, ottobre 1973, dopo il golpe in Cile.<\/p>\n\n\n\n<p>(13) Seduta spiritica di <a href=\"https:\/\/www.google.com\/maps\/search\/via+Gradoli.+2?entry=gmail&amp;source=g\">via Gradoli. 2<\/a> aprile 1978, casa di Alberto Cl\u00f2 a Bologna, con Romano Prodi, Mario Baldassarri. Emerse nome Gradoli.<\/p>\n\n\n\n<p>(14) I miei libri su Moro. L&#8217;ultima primavera. Il Coscile, Castrovillari, 1998. Il perduto equilibrio nei giorni tristi di Aldo Moro. Edizioni Il Coscile, Castrovillari, 2008. La farfalla ha le ali spezzate. Edizioni Il Coscile, Castrovillari, 2016.<\/p>\n\n\n\n<p>(15) Aleksandr Solzenicyn. 1918-2008. Nobel 1970. Arcipelago Gulag 1973.<\/p>\n\n\n\n<p>(16) Fattore K. Alberto Ronchey 1979. K sta per Komintern.<\/p>\n\n\n\n<p>(17) Nouveaux philosophes. Andr\u00e9 Glucksmann, Bernard Henri L\u00e9vy. 1976-77.<\/p>\n\n\n\n<p>(18) Pavese e Ungaretti banditi. Considerati borghesi e decadenti nei collettivi.<\/p>\n\n\n\n<p>(19) Algoritmo e megafono. Ieri ciclostile, oggi algoritmo. Silone: La scuola dei dittatori 1938 e Uscita di sicurezza 1965.<\/p>\n\n\n\n<p>(20) Targhe alterne. Austerity 1973-74, crisi petrolifera del Kippur. Domeniche a piedi.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p>(21) Bellezza come antidoto. Tema centrale in Bruni. Non estetica ma etica.<\/p>\n\n\n\n<p>(22) Uscita di sicurezza. Ignazio Silone, Uscita di sicurezza, Vallecchi Editore, Firenze, prima edizione maggio 1965, 242 pagine. La scuola dei dittatori, Zurigo 1938, Mondadori 1962.<\/p>\n\n\n\n<p><em><strong>Tutte l\u2019<a href=\"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?p=96186#\">opinioni<\/a> versati nel sito correspondono solo a chi la manifesta. Non e necessariamente l\u2019opinione della Direzione<\/strong><\/em><br><br><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Pierfranco Bruni MI RIVOLGO AI RAGAZZI. UNA GENERAZIONE TRA I QUINDICI ANNI E L&#8217;UNIVERSITA. 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