{"id":97975,"date":"2026-10-20T09:25:24","date_gmt":"2026-10-20T09:25:24","guid":{"rendered":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?p=97975"},"modified":"2026-10-20T09:25:24","modified_gmt":"2026-10-20T09:25:24","slug":"il-patto-violato","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?p=97975","title":{"rendered":"IL PATTO VIOLATO."},"content":{"rendered":"\n<p><strong>PER UNA PEDAGOGIA DEL LIMITE. Occorre maggiore autorevolezza<\/strong><\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-large is-resized\"><a href=\"http:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/1000374215.jpg\"><img decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"1001\" src=\"http:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/1000374215-1024x1001.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-97976\" style=\"width:298px;height:auto\" srcset=\"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/1000374215-1024x1001.jpg 1024w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/1000374215-300x293.jpg 300w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/1000374215-768x751.jpg 768w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/1000374215.jpg 1268w\" sizes=\"(max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/a><\/figure><\/div>\n\n\n<p><em>Pierfranco Bruni<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>La devastazione delle citt\u00e0 non \u00e8 una cronaca episodica, \u00e8 sintomo di ben altro. Vetrine infrante, librerie saccheggiate, cassonetti incendiati, automobili distrutte. Al centro vi sono ragazzi, minori e non solo, una generazione fragile e furiosa che ha smarrito il senso del limite, ma figlia di una visione contraddittoria dei valori.<\/p>\n\n\n\n<p>Viviamo una generazione sbandata non perch\u00e9 priva di valori, ma perch\u00e9 esposta a valori contraddittori e a nessun rito di passaggio. \u00c8 la generazione della connessione permanente e della appartenenza intermittente. Come scriveva Pasolini, \u201cla tragedia \u00e8 che non ci sono pi\u00f9 esseri umani, ci sono strane macchine che sbattono l&#8217;una contro l&#8217;altra\u201d (1). La piazza diventa luogo per farsi vedere, non per proporre. Quando manca la proposta resta il gesto, e il gesto senza educazione diventa devastazione. Il vandalismo non \u00e8 politica, \u00e8 richiesta di riconoscimento che ha perso il linguaggio, ma ha aperto il varco all&#8217;idea perversa che tutto \u00e8 possibile e che la vita \u00e8 mia e me la gestisco io.<\/p>\n\n\n\n<p>La famiglia resta il primo nucleo della regola come cura, non come repressione. Negli ultimi vent&#8217;anni ha abdicato alla fatica del limite, confondendo affetto e assenza di norma. Si \u00e8 delegato al dispositivo e alla strada ci\u00f2 che appartiene alla relazione educativa. Ernesto de Martino chiamava questo smarrimento \u201ccrisi della presenza\u201d, quando l&#8217;io non riesce pi\u00f9 a stare nel mondo con continuit\u00e0 (2). Il ragazzo che devasta sperimenta questa crisi. Non ha interiorizzato che l&#8217;altro esiste. Se la famiglia non insegna che dire di no \u00e8 atto d&#8217;amore, nessuna istituzione successiva pu\u00f2 supplire. Questo permissivismo \u00e8 gi\u00e0 un atto politico. Non \u00e8 neutro. \u00c8 una scelta che ha disarmato l&#8217;educazione.<\/p>\n\n\n\n<p>Alla scuola si chiede tutto e la si lascia sola. Le si chiede di contenere la violenza e di supplire alla famiglia, ma la si priva di autorevolezza. Autorevolezza non \u00e8 autoritarismo, \u00e8 capacit\u00e0 di trasformare il sapere in \u201csapere dell&#8217;anima\u201d, come diceva Maria Zambrano (3). Oggi la scuola ha sostituito l&#8217;educazione con la comunicazione, la parola che forma con la parola che intrattiene. Il ragazzo avverte questa fragilit\u00e0 e preferisce l&#8217;immediatezza della strada. E l&#8217;immediatezza \u00e8 la malattia antropologica del nostro tempo. Ai docenti \u00e8 stato tolto il Lei e si \u00e8 entrati nella parit\u00e0 del Tu. Anche questo \u00e8 un atto politico. Quando si abbatte la distanza simbolica, si abbatte la possibilit\u00e0 del rispetto. Il Tu senza il Lei \u00e8 confidenza senza forma.<\/p>\n\n\n\n<p>Viviamo in una societ\u00e0 strutturalmente violenta, per il linguaggio che umilia, per il modello che esclude, per l&#8217;algoritmo che premia l&#8217;odio. In questo contesto il gesto vandalico non \u00e8 anomalia, \u00e8 mimesi. Ren\u00e9 Girard ha mostrato che la violenza \u00e8 mimetica e cerca un capro espiatorio (4). La citt\u00e0 diventa capro espiatorio. Si colpisce la vetrina perch\u00e9 non si sa colpire il sistema. \u00c8 qui il punto. Altro che gesto non politico. \u00c8 una violenza contro il sistema comunque, anche quando non sa di esserlo.<\/p>\n\n\n\n<p>Sul piano antropologico siamo in una crisi della norma condivisa. Durkheim la chiamava anomia (5), Bauman modernit\u00e0 liquida come dissoluzione dei legami (6). Il rito, la festa, il ballo tondo erano cerchi che contenevano la violenza e la trasformavano in forma. Oggi il cerchio si \u00e8 spezzato, il ragazzo corre in branco. Il branco non \u00e8 comunit\u00e0, \u00e8 solitudine moltiplicata. L\u00e9vi Strauss ricordava che le societ\u00e0 hanno bisogno di miti per ordinare il caos (7). Non vogliamo chiamarlo atto politico? Resta comunque una violenza che cerca un linguaggio e non lo trova.<\/p>\n\n\n\n<p>Non si pu\u00f2 parlare di violenza senza parlare di casse, di condizioni materiali. Precariet\u00e0, affitti alti, lavoro che manca, futuro percepito come prestito e non come progetto. Un ragazzo che non vede futuro non custodisce il presente. La manutenzione della citt\u00e0, la cura delle panchine, dei giardini, delle scuole, \u00e8 pedagogia applicata. Dove c&#8217;\u00e8 degrado il messaggio \u00e8 che nessuno ha a cuore quel luogo, e quindi anch&#8217;io posso distruggerlo. La cura \u00e8 argine alla violenza. Ma la degenerazione che non viene contenuta \u00e8 incapacit\u00e0 della politica tutta a arginare tutto ci\u00f2.<\/p>\n\n\n\n<p>Che fare. Occorre una politica della presenza. Presenza dello Stato come Stato di diritto, che dice con chiarezza che la devastazione non \u00e8 dissenso, \u00e8 reato. Presenza della famiglia come responsabilit\u00e0, presenza della scuola come autorevolezza, presenza della cultura come rito civile. La citt\u00e0 non \u00e8 solo pietra, \u00e8 patto morale prima che economico. Violarla significa violare il patto che ci tiene insieme.<\/p>\n\n\n\n<p>Bisogna smetterla con l&#8217;alibi che siano minorenni e quindi meno punibili. Il fatto di essere minorenni non pu\u00f2 diventare giustificazione. Il lassismo \u00e8 un atto politico di chi non vede o fa finta di non vedere. Proprio in funzione di ci\u00f2 bisogna essere autorevoli e usare autorevolezza.<\/p>\n\n\n\n<p>Lo Stato deve essere Stato. Le Forze dell&#8217;ordine vanno rispettate e devono portare l&#8217;ordine. Credo che da qui occorra ripartire. Perch\u00e9 la violenza va contenuta, arginata e, quando necessario, repressa. Senza ambiguit\u00e0. Senza retorica.<\/p>\n\n\n\n<p>NOTE<\/p>\n\n\n\n<p>1 Pier Paolo Pasolini, Scritti corsari, Garzanti, Milano, 1975.<\/p>\n\n\n\n<p>2 Ernesto de Martino, Il mondo magico, Einaudi, Torino, 1948.<\/p>\n\n\n\n<p>3 Maria Zambrano, La confessione come genere letterario, 1943, e Il sapere dell&#8217;anima, 1950.<\/p>\n\n\n\n<p>4 Ren\u00e9 Girard, La violenza e il sacro, 1972.<\/p>\n\n\n\n<p>5 \u00c9mile Durkheim, La divisione del lavoro sociale, 1893, e Il suicidio, 1897.<\/p>\n\n\n\n<p>6 Zygmunt Bauman, Modernit\u00e0 liquida, Laterza, 2002.<\/p>\n\n\n\n<p>7 Claude L\u00e9vi Strauss, Il pensiero selvaggio, 1962.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>PER UNA PEDAGOGIA DEL LIMITE. 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