{"id":98000,"date":"2026-10-20T21:49:29","date_gmt":"2026-10-20T21:49:29","guid":{"rendered":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?p=98000"},"modified":"2026-10-20T21:49:30","modified_gmt":"2026-10-20T21:49:30","slug":"leopardi-e-foscolo-dallisola-alla-siepe-oltre-linfinito-il-tragico-e-la-solitudine","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?p=98000","title":{"rendered":"LEOPARDI E FOSCOLO. DALL&#8217;ISOLA ALLA SIEPE OLTRE L&#8217;INFINITO. IL TRAGICO E LA SOLITUDINE"},"content":{"rendered":"\n<p><\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-large is-resized\"><a href=\"http:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/1000375307.jpg\"><img decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"683\" src=\"http:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/1000375307-1024x683.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-98001\" style=\"width:296px;height:auto\" srcset=\"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/1000375307-1024x683.jpg 1024w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/1000375307-300x200.jpg 300w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/1000375307-768x512.jpg 768w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/1000375307-1536x1024.jpg 1536w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/1000375307.jpg 1920w\" sizes=\"(max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/a><\/figure><\/div>\n\n\n<p><em>Di PIERFRANCO BRUNI<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Pensando a Giacomo Leopardi e a Ugo Foscolo penso a un confronto. Ma non a un confronto tra due autori. \u00c8 il confronto tra due metafisiche del limite che hanno fondato la modernit\u00e0 italiana. Entrambi superano la dissolvenza di ogni limite ma lo fanno con due teologie opposte. Partenze e ritorni.<\/p>\n\n\n\n<p>Foscolo nasce a Zante il 6 febbraio 1778 e muore a Turnham Green il 10 settembre 1827. Leopardi nasce a Recanati il 29 giugno 1798 e muore a Napoli il 14 giugno 1837. Tra le due date c&#8217;\u00e8 un&#8217;isola e una siepe. Zante \u00e8 l&#8217;isola che si perde. Recanati \u00e8 il colle che non si supera. L&#8217;uno \u00e8 l&#8217;esilio reale. L&#8217;altro \u00e8 l&#8217;esilio interiore. Eppure entrambi vivono la stessa condizione di sradicamento che il Novecento chiamer\u00e0 solitudine ontologica. Ontologica solitudine senza sistemi.<\/p>\n\n\n\n<p>L&#8217;alchimia e il mistero sono innervanti anche in Foscolo ma con una trasmutazione diversa. In Leopardi l&#8217;alchimia \u00e8 trasmutazione del finito nell&#8217;infinito. In Foscolo l&#8217;alchimia \u00e8 trasmutazione della morte nella vita attraverso l&#8217;illusione. Ma l&#8217;illusione non \u00e8 filosofia.<\/p>\n\n\n\n<p>Il luogo fondativo di Foscolo sono i Sepolcri. Il luogo fondativo di Leopardi \u00e8 l&#8217;Infinito. La tomba e la siepe sono lo stesso confine guardato da due lati.<\/p>\n\n\n\n<p>Nei Dei Sepolcri del 1807 Foscolo scrive \u00abAll&#8217;ombra de&#8217; cipressi e dentro l&#8217;urne confortate di pianto \u00e8 forse il sonno della morte men duro\u00bb. La tomba per Foscolo non \u00e8 consolazione ultraterrena. \u00c8 illusione civile. Le \u00abforti opere\u00bb e le \u00abegregie tombe\u00bb ispirano \u00abforti animi a egregie imprese\u00bb. La morte diventa alchimia laica che si fa storia. Ma sempre dentro il tempo.<\/p>\n\n\n\n<p>In Leopardi la siepe de L&#8217;infinito del 1819 \u00e8 l&#8217;esatto rovescio. \u00abSempre caro mi fu quest&#8217;ermo colle, e questa siepe, che da tanta parte dell&#8217;ultimo orizzonte il guardo esclude\u00bb. Se Foscolo ha bisogno che la tomba parli per far vivere la patria, Leopardi ha bisogno che la siepe escluda per far vivere l&#8217;immaginario. Uno costruisce il limite per superarlo con l&#8217;azione. L&#8217;altro costruisce il limite per dissolverlo con l&#8217;immaginazione. Per questo la tua intuizione \u00e8 precisa: la siepe \u00e8 limite e non limite. In Quasimodo questa lezione diventa \u00abla terra impareggiabile che diventa la sera del cuore\u00bb e la siepe diventa categoria metafisica, non paesaggistica. Qui siamo nella filosofia.<\/p>\n\n\n\n<p>Foscolo fonda la sua antropologia sulle illusioni. Leopardi fonda la sua sulle rimembranze. Sono due nomi per lo stesso bisogno di dare corpo all&#8217;infinito.<\/p>\n\n\n\n<p>Foscolo nelle Ultime lettere di Jacopo Ortis del 1802 definisce le illusioni come \u00abquelle che splendono di luce celeste anche quando la ragione le dice vane\u00bb e nella lettera del 1798 dice \u00abIl sacrificio della patria nostra \u00e8 consumato\u00bb. L&#8217;illusione \u00e8 patria, amore, gloria, bellezza. Senza illusioni, dice Foscolo, l&#8217;uomo \u00e8 \u00abspettatore del nulla\u00bb. La sua alchimia \u00e8 trasformare il nulla in valore. In un valore indelebile.<\/p>\n\n\n\n<p>Leopardi nello Zibaldone risponde a distanza di quindici anni. Quello che Foscolo chiama illusione, Leopardi lo chiama rimembranza. \u00abIl rimembrar\u00bb non \u00e8 consolazione ma \u00e8 maschera e specchio. Ma cos&#8217;\u00e8 il rimembrar? \u00c8 speranza o maschera. In Foscolo \u00e8 maschera necessaria. In Leopardi \u00e8 specchio che riflette \u00abil cangiar della luna\u00bb. Per questo Pavese e Quasimodo ereditano Leopardi e non Foscolo quando devono dire il nostos. Il \u00abnostos\u00bb foscoliano \u00e8 ritorno impossibile a Zante. \u00abN\u00e9 pi\u00f9 mai toccher\u00f2 le sacre sponde\u00bb. Il nostos leopardiano \u00e8 ritorno impossibile all&#8217;infanzia di Silvia e Nerina. Entrambi sono pellegrini infaticabili, come ha scritto Vincenzo Cardarelli, ma il pellegrinaggio di Foscolo \u00e8 geografico e politico, quello di Leopardi \u00e8 temporale e metafisico. Due mondi.<\/p>\n\n\n\n<p>Qui l&#8217;intreccio \u00e8 pi\u00f9 stretto. Teresa in Ortis, Silvia e Nerina e Aspasia nei Canti, sono la stessa figura archetipica declinata al femminile. \u00c8 ovvio.<\/p>\n\n\n\n<p>Teresa per Jacopo \u00e8 \u00abdonna celeste\u00bb che si tocca e subito si perde perch\u00e9 \u00e8 moglie di Odoardo. L&#8217;amore \u00e8 subito tragico perch\u00e9 \u00e8 impedito dalla societ\u00e0. Silvia per Leopardi \u00e8 \u00abla donzelletta\u00bb che non \u00e8 figura retorica ma immaginario di una festa che ha gi\u00e0 la sua fine. La donzelletta \u00e8 destino. Nerina \u00e8 sogno perduto. Aspasia \u00e8 \u00abla debolezza di un respiro mai cessato in una angoscia che conosce la realt\u00e0 ma non la accetta\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>In entrambi i casi l&#8217;amore \u00e8 alchimia che si fa metafisica della morte. Foscolo in Le Grazie cerca di salvare l&#8217;amore trasformandolo in bellezza mitologica che vince la morte. Leopardi in Ultimo canto di Saffo fa l&#8217;opposto. Lascia che l&#8217;amore si faccia morte. \u00abIn che peccai bambina, allor che di vergine belt\u00e0 si ricca\u00bb. Saffo leopardiana \u00e8 Jacopo Ortis al femminile. Si getta dalla rupe perch\u00e9 l&#8217;amore non basta a dare senso al destino. Siamo dunque a Pavese.<\/p>\n\n\n\n<p>Per questo Carlo Michelstaedter \u00e8 il ponte necessario tra i due. Michelstaedter legge Foscolo e Leopardi come i due poli del tragico: persuasione e retorica. Jacopo Ortis non \u00e8 persuaso, \u00e8 retorico, si uccide perch\u00e9 la retorica delle illusioni crolla. Il pastore errante leopardiano non si uccide, resta errante tra le stelle perch\u00e9 ha capito che il naufragio \u00e8 dolce. \u00ab\u00c8 dolce naufragar in questo mare\u00bb. \u00c8 la frase che Foscolo non avrebbe mai potuto scrivere. Foscolo si sarebbe gettato. Leopardi naufraga. \u00c8 un naufragar.<\/p>\n\n\n\n<p>Entrambi vivono un Risorgimento annunciato, mai concluso e perduto. Ma con due teologie opposte. La diversit\u00e0 degli opposti nel tempo.<\/p>\n\n\n\n<p>Foscolo crede nella patria come illusione necessaria e la vive come tradimento. Il Trattato di Campoformio del 1797 che cede Venezia all&#8217;Austria \u00e8 per Jacopo Ortis quello che la Restaurazione sar\u00e0 per Leopardi. Non finir\u00e0 mai.<\/p>\n\n\n\n<p>Leopardi non crede nella patria come illusione ma come assenza di storia. Il mito dell&#8217;infinito per durare come infinito ha bisogno di una magia che soltanto l&#8217;assenza di storia pu\u00f2 dare. Per questo \u00abLa ginestra\u00bb del 1836 \u00e8 la risposta definitiva a Dei Sepolcri. Foscolo dice: le tombe ispirano le repubbliche. Leopardi dice: la ginestra che fiorisce sul deserto vesuviano non ispira nulla, resiste. Una \u00e8 alchimia civile. L&#8217;altra \u00e8 alchimia cosmica. Una trasmuta la morte in storia. L&#8217;altra trasmuta la storia in mistero. Ci\u00f2 diventa mito.<\/p>\n\n\n\n<p>Resta la luna. La luna leopardiana \u00e8 \u00abquella luna che lascia le sue vesti metaforiche per entrare nel disegno onirico\u00bb. \u00c8 la luna di Tommaso d&#8217;Aquino. La pietra che \u00abtramuta Giove in Luna\u00bb, circonferenza d&#8217;argento, non ombre d&#8217;oro. Neppure ombre di tempo.<\/p>\n\n\n\n<p>Foscolo ha la stessa luna ma la chiama Venere. Nelle Grazie Venere \u00e8 luna marina che esce dalle acque di Zante. \u00c8 alchimia classica, \u00e8 bellezza che salva. In Leopardi la luna \u00e8 alchimia romantica. \u00c8 testimone che guarda e non salva. \u00abChe fai tu luna in ciel, dimmi che fai, silenziosa luna\u00bb. Foscolo avrebbe detto: la luna fa le Grazie. Leopardi dice: la luna guarda il pastore errante e tace. Il punto \u00e8 proprio qui.<\/p>\n\n\n\n<p>Ungaretti e Cardarelli sono riferimento di una poetica oltre la metafisica ma dentro la geografia dell&#8217;anima che hanno attraversato bene Foscolo e Leopardi. Ungaretti prende da Leopardi la parola lacerata e da Foscolo la parola scolpita. \u00abM&#8217;illumino d&#8217;immenso\u00bb \u00e8 L&#8217;infinito in due parole. \u00abVeglia\u00bb \u00e8 Dei Sepolcri in trincea.<\/p>\n\n\n\n<p>Infatti Foscolo e Leopardi sono i due poli del tragico italiano. Foscolo \u00e8 il tragico che si fa azione e si uccide perch\u00e9 l&#8217;azione fallisce. Leopardi \u00e8 il tragico che si fa attesa e resta perch\u00e9 l&#8217;attesa \u00e8 l&#8217;unica profezia dell&#8217;inatteso, come nel Dialogo di Plotino e di Porfirio sul timore del porto e della tempesta. Forse Leopardi ha temuto di pi\u00f9 il porto, soprattutto quando appare come un \u00abporto sepolto\u00bb. Foscolo ha temuto di pi\u00f9 la tempesta e vi si \u00e8 gettato dentro toccando le pietre e il tragico.<\/p>\n\n\n\n<p>Dall&#8217;isola di Zante alla siepe di Recanati c&#8217;\u00e8 lo stesso mare. Dolce naufragarvi. Ma tutto ci\u00f2 non \u00e8 dissolvenza. \u00c8 completamente senso del tragico.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Di PIERFRANCO BRUNI Pensando a Giacomo Leopardi e a Ugo Foscolo penso a un confronto. 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