{"id":98083,"date":"2026-10-24T13:36:00","date_gmt":"2026-10-24T13:36:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?p=98083"},"modified":"2026-10-24T13:36:01","modified_gmt":"2026-10-24T13:36:01","slug":"lettera-per-chi-confonde-le-piazze","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?p=98083","title":{"rendered":"LETTERA PER CHI CONFONDE LE PIAZZE."},"content":{"rendered":"\n<p><strong>A MO&#8217; DI UN GIORNALE DI BORDO.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong>Le piazze hanno una loro filosofia<\/strong><\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-large is-resized\"><a href=\"http:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/1000378543.jpg\"><img decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"683\" src=\"http:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/1000378543-1024x683.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-98084\" style=\"width:368px;height:auto\" srcset=\"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/1000378543-1024x683.jpg 1024w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/1000378543-300x200.jpg 300w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/1000378543-768x512.jpg 768w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/1000378543-1536x1024.jpg 1536w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/1000378543.jpg 1920w\" sizes=\"(max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/a><\/figure><\/div>\n\n\n<p><em>Pierfranco Bruni<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Mi trovo dall&#8217;alba con le ombre ancora nel buio a sfogliare giornali di anni passati, anni Settanta, e libri di Giampaolo Pansa e Franco Ferrarotti insieme a Ronchey e Giorgio Bocca che scrivono appunto degli anni 1978 e oltre e prima.<\/p>\n\n\n\n<p>Sono a casa, ottobre 2026. Poltrona. Braccio ancora fratturato. Ore quattro e trenta, luce in una nebbia di sigari fumati. Altre pile di libri nel corridoio. Sul tavolo invece aperti Canetti, Massa e potere, Debord, La societ\u00e0 dello spettacolo, Pasolini, Scritti corsari, e Arendt, Vita activa. E anche Marcuse di un tempo finito ma non del tutto insieme ai libri di Scruton e di Eliade.<\/p>\n\n\n\n<p>Rifletto avendo il quotidiano Avvenire aperto sulla pagina Agor\u00e0. Non vi dico l&#8217;articolo che leggo. Anzi s\u00ec. Un articolo su Eliade. Allora si pu\u00f2 comprendere bene data e articolo. Ottimo Eliade e sempre preciso e utilissimo a conoscerlo profondamente.<\/p>\n\n\n\n<p>Comunque. Penso alla piazza. Pensate. Riflettiamo un poco. Pensate un poco a come \u00e8 fatta una piazza. Quattro angoli, almeno, la piazza quadrata. Da questi angoli possono uscire quattro cortei. Tre autorizzati e uno no. Ma giungono purtroppo tutti al centro.<\/p>\n\n\n\n<p>Questa \u00e8 l&#8217;architettura che mi interessa. Non la cronaca. L&#8217;architettura antropologica. Ci sono anche le piazze tonde e a forma triangolare. Quella di San Paolo era molto diversa. Vicina sempre all&#8217;Areopago dove pronunci\u00f2 il famoso discorso del \u00abDio Sconosciuto\u00bb (1).<\/p>\n\n\n\n<p>Dunque.<\/p>\n\n\n\n<p>Veniamo al punto sintesi di tutto.<\/p>\n\n\n\n<p>Tre cortei sono con richieste e proposte di ascolto e di confronto diretto con le forze politiche, con la societ\u00e0 e anche con noi vecchi o anziani, come vogliono chiamarci, e va tutto bene. Sono la piazza come la intendeva Hannah Arendt: \u00abspazio dell&#8217;apparire, dove la parola diventa azione\u00bb (2). Dove si sta insieme per dire qualcosa che da soli non si pu\u00f2 dire. Polizia attenta dappertutto e vigile, anche a cavallo oltre che con i mezzi blindati, e droni che riprendono dall&#8217;alto. Confronto con la politica e, come sempre, c&#8217;\u00e8 una politica che ascolta e una che fa finta di ascoltare.<\/p>\n\n\n\n<p>Ci sono anche le belle piazze di de Chirico. Non le dimentico. Restano nei miei studi e nelle sue opere. Quelle metafisiche che amo pi\u00f9 di tutte le altre. Eccomi nel vizio dell&#8217;intellettuale inorganico o eretico o completamente anticonformista.<\/p>\n\n\n\n<p>Riprendo.<\/p>\n\n\n\n<p>Poi c&#8217;\u00e8 il quarto angolo.<\/p>\n\n\n\n<p>Pensate a una piazza immensa, piena di grandi firme e negozi ricchi di tutto e con una libreria che \u00e8 parte integrante di una catena di editoria specifica ma completa. Il quarto angolo sembra ancora muto ma le forze dell&#8217;ordine, sospettose, lo tengono sotto controllo e all&#8217;improvviso, come alieni terreni e volanti, spuntano come branchi gruppi di incappucciati in nero con spranghe e bastoni e cominciano a spezzare tutto e a menare duro e di brutto su tutto.<\/p>\n\n\n\n<p>Qui finisce Arendt e comincia Canetti (3). Non pi\u00f9 massa che si raccoglie, ma branco che si scatena. Canetti diceva che il branco ha bisogno di una preda e di una direzione. Qui la preda \u00e8 la vetrina, la direzione \u00e8 nessuna. \u00c8 massa senza scopo, \u00e8 potenza senza potere. \u00c8 il capro espiatorio di cui parlava Ren\u00e9 Girard: si colpisce la cosa perch\u00e9 non si sa colpire il destino (4).<\/p>\n\n\n\n<p>Le forze dell&#8217;ordine che fanno. I poliziotti si difendono con cariche e lancio di lacrimogeni, mentre oggi dei candelotti piovono dappertutto e qualcuno colpisce anche la luna ancora non avvistata in cielo. I branchi si sparpagliano e si infiltrano negli altri tre cortei autorizzati. La confusione \u00e8 enorme. Non si comprende nulla. Si caricano a vicenda.<\/p>\n\n\n\n<p>E no, non \u00e8 come la contestazione dei miei anni Settanta in una Roma di fuoco quotidiano. Anche quelle erano rischiose, ma diverse da queste. Le nostre nascevano da assemblee dure e discusse, con contraddittorio, con verbali, con fatica della parola (5). Duravano ore. Si votava. Si perdeva. Queste nascono dai social che non hanno sguardi e contraddittorio, che non hanno corpo. Questa \u00e8 la mutazione che Giampaolo Pansa aveva gi\u00e0 intuito quando scriveva che il Sessantotto era finito in un intreccio tra memoria e rimozione e che il terrorismo aveva spezzato il filo tra generazione e storia (6). E Franco Ferrarotti ci ricordava che la piazza degli anni Settanta era ancora comunit\u00e0 di destino, non folla di occasione (7). Oggi \u00e8 folla senza destino, come direbbe Alberoni, \u00e8 folla senza forma, come direbbe Gustave Le Bon riletto da Scruton.<\/p>\n\n\n\n<p>Debord lo aveva previsto: \u00abTutto ci\u00f2 che era direttamente vissuto si \u00e8 allontanato in una rappresentazione\u00bb (8). La piazza di oggi \u00e8 rappresentazione di piazza, non piazza. Roger Scruton ci ha insegnato che senza appartenenza e senza casa non c&#8217;\u00e8 piazza che tenga, c&#8217;\u00e8 solo spazio lacerato e desiderio di appartenenza tradito (9). E Mircea Eliade ci ricorda che senza centro sacro e senza rito la piazza diventa profana e si dissolve (10). Augusto Del Noce avrebbe aggiunto che senza tradizione la rivoluzione diventa conformismo rovesciato (11).<\/p>\n\n\n\n<p>Comunque.<\/p>\n\n\n\n<p>In piazza non si comprende pi\u00f9 nulla. Un putiferio, scontri, vetrine rotte, rappresaglia. Persino nelle librerie scaraventano gi\u00f9 tutto ma non prendono alcun libro. Strano eppure sono studenti. Invece felpe, pantaloni, scarpe, sci. Sci. Ironia o sarcasmo il mio?<\/p>\n\n\n\n<p>Le piazze sono la filosofia del dialogo. Non il luogo dello scontro. Socrate incontra se stesso (12). Platone anche (13). Ges\u00f9 soprattutto (14). Nelle piazze nasce l&#8217;incontro. Vi abita sempre quell&#8217;incontro senza appuntamento di quando ero ragazzo al mio paese e che spesso cito ed \u00e8 rimasto in me come centralit\u00e0 dell&#8217;abbraccio e della vera discussione tra opinioni diverse.<\/p>\n\n\n\n<p>Vado avanti.<\/p>\n\n\n\n<p>Io invece entravo nelle librerie per impossessarmi di qualche libro. A pensarci bene molti romanzi li mettevo sotto il maglione e l&#8217;eskimo in quegli anni universitari. A pensarci bene il romanzo \u00abEutanasia di un amore\u00bb di Giorgio Saviane l&#8217;ho preso, rubato, nel periodo in cui i magazzini La Standa vendevano libri e sotto gli occhi del commesso che ha fatto finta proprio di nulla e uscendo mi ha semplicemente detto: \u00abBuona lettura e che sia utile\u00bb. Altri tempi. Era il 1974 1976. Avevo diciotto anni o vent&#8217;anni e rubare un libro era ancora un atto di fame culturale, non di rapina vera e propria ma era pur sempre un reato. Certo un gesto sempre da condannare rigorosamente e mai da consigliare assolutamente. Oggi si ruba la felpa perch\u00e9 il libro non serve pi\u00f9. Questa \u00e8 la differenza antropologica che Pasolini chiamava mutazione che ora \u00e8 diventata omologazione (15). E Francesco Alberoni la chiamava movimento senza istituzione, che muore in se stesso se non diventa comunit\u00e0 vera (16).<\/p>\n\n\n\n<p>Nota di bordo.<\/p>\n\n\n\n<p>Ore diciannove.<\/p>\n\n\n\n<p>Fuori buio. Ho acceso la luce.<\/p>\n\n\n\n<p>Il dolore al braccio si fa sentire. Prendo l&#8217;ennesima Brufen.<\/p>\n\n\n\n<p>Allora.<\/p>\n\n\n\n<p>A parte questo pensiero, pi\u00f9 che altro legato alla nostalgia e alla malinconia di un vecchio \u00abzanzanuto\u00bb, come mi dice la mia Rebecca, ora ci sono le piazze di oggi. Alla fine non si capisce pi\u00f9 niente. Persino manichini dappertutto come in un film surrealista.<\/p>\n\n\n\n<p>Come finisce la faccenda. Non si sa. Con uno stucchevole discorso che bisogna capire e parlare con i giovani. Ma chi deve parlarci. Nelle scuole c&#8217;\u00e8 una protezione al dialogo a mille tra docenti seri, e ce ne sono, e allievi e famiglie comprese problematiche. La scuola protegge se non fa ideologia. Custodisce e apre. Alcuni docenti seri non indottrinati lo fanno.<\/p>\n\n\n\n<p>Le Universit\u00e0. Quando arrivano all&#8217;universit\u00e0 sono gi\u00e0 entrati in un&#8217;altra et\u00e0. La fascia di chi contesta e spacca si \u00e8 enormemente abbassata. Se si pensa che i leader sono ragazzi di dodici, tredici anni.<\/p>\n\n\n\n<p>Insomma. Vogliamo essere realisti.<\/p>\n\n\n\n<p>Certo, bisogna ascoltarli, i giovani. Quali. Quelli dei tre angoli della piazza o quello dell&#8217;ultimo angolo o tutti insieme. Se noi adulti, la politica, dobbiamo ascoltarli, vuol dire che la scuola \u00e8 fallita nel suo obiettivo educativo, le famiglie anche. Da chi devono o dovrebbero essere ascoltati.<\/p>\n\n\n\n<p>Dallo psicologo?<\/p>\n\n\n\n<p>Qui \u00e8 il nodo filosofico. Sennett diceva che la citt\u00e0 \u00e8 il luogo dove si impara a vivere con gli estranei (17). La piazza era il luogo dell&#8217;estraneo che diventa prossimo. Oggi \u00e8 il luogo del prossimo che diventa estraneo, perch\u00e9 non c&#8217;\u00e8 pi\u00f9 il rito che media. Elias Canetti ancora: senza rito la massa diventa branco. Senza limite la libert\u00e0 diventa furia (18). Alberto Ronchey lo aveva capito gi\u00e0 nel millenovecentosettantasette quando parlava di fattore K e di acculturazione disgiunta (19). E Giorgio Bocca diceva che la piazza italiana \u00e8 sempre stata teatro e insieme confessionale, e quando perde il confessionale resta solo il teatro (20). Nel teatro c&#8217;\u00e8 anche l&#8217;improvvisazione e l&#8217;imprevedibile.<\/p>\n\n\n\n<p>(12) Platone, Apologia di Socrate, 38a, e Fedone, 64a 67e, traduzione di Giovanni Reale, Bompiani, Milano 2000, sul dialogo socratico come incontro nella piazza e come cura dell&#8217;anima. Socrate nell&#8217;Agor\u00e0 come luogo del domandare e del conoscere se stessi.<\/p>\n\n\n\n<p>(13) Platone, Repubblica, Libro VII, 514a 521b, mito della caverna, e Leggi, Libro VI, 778a 779d, traduzione di Franco Sartori e Giovanni Reale, Bompiani, Milano 2009, sulla piazza come luogo della filosofia che educa e della citt\u00e0 come paideia.<\/p>\n\n\n\n<p>(14) Vangeli, Marco 11, 15 19 e Giovanni 2, 13 22, Ges\u00f9 nel Tempio e nella piazza, e Matteo 5, 1 12, Discorso della Montagna, traduzione CEI 2008. La piazza come luogo dell&#8217;annuncio e dell&#8217;incontro senza appuntamento, categoria centrale del libro. Cfr. anche Atti 2, 1 11, Pentecoste come piazza dei popoli.<\/p>\n\n\n\n<p>(15) Pier Paolo Pasolini, Scritti corsari, Garzanti, Milano 1975, sulla mutazione antropologica degli italiani, dalla fame alla omologazione.<\/p>\n\n\n\n<p>(16) Francesco Alberoni, Movimento e istituzione, Il Mulino, Bologna 1977, e Stato nascente, Il Mulino, Bologna 1968, sul movimento come solidariet\u00e0 e sulla sua morte quando non genera istituzione.<\/p>\n\n\n\n<p>(17) Richard Sennett, Il declino dell&#8217;uomo pubblico, Bompiani, Milano 1977, traduzione di Glauco Arneri, sulla citt\u00e0 come apprendimento della convivenza con l&#8217;estraneo.<\/p>\n\n\n\n<p>(18) Categoria del limite come fondamento pedagogico, tema centrale del libro. Il limite come condizione educativa, non come repressione. Riferimento a Romano Guardini e a Pierfranco Bruni, Il patto violato.<\/p>\n\n\n\n<p>(19) Alberto Ronchey, Fattore K, Corriere della Sera, 30 marzo 1977, e Atlante ideologico, Garzanti, Milano 1973, sul divario tra modernizzazione tecnologica e arretratezza civile e culturale come chiave degli anni Settanta.<\/p>\n\n\n\n<p>(20) Giorgio Bocca, Palmiro Togliatti, Laterza, Bari 1973, e Il provinciale, Mondadori, Milano 1962, e scritti su La Repubblica, anni Ottanta, sulla piazza italiana come teatro e confessionale laico.<\/p>\n\n\n\n<p><em><strong>Tutte l\u2019<a href=\"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?p=96186#\">opinioni<\/a> versati nel sito correspondono solo a chi la manifesta. Non e necessariamente l\u2019opinione della Direzione<\/strong><\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>A MO&#8217; DI UN GIORNALE DI BORDO. 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