{"id":98092,"date":"2026-10-25T20:02:15","date_gmt":"2026-10-25T20:02:15","guid":{"rendered":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?p=98092"},"modified":"2026-10-25T20:02:16","modified_gmt":"2026-10-25T20:02:16","slug":"pavese-contro-il-pci-quando-salvo-eliade-dalla-censura-comunista","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?p=98092","title":{"rendered":"PAVESE CONTRO IL PCI. QUANDO SALV\u00d2 ELIADE DALLA CENSURA COMUNISTA"},"content":{"rendered":"<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-large is-resized\"><a href=\"http:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/1000379411.jpg\"><img decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"683\" src=\"http:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/1000379411-1024x683.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-98093\" style=\"width:384px;height:auto\" srcset=\"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/1000379411-1024x683.jpg 1024w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/1000379411-300x200.jpg 300w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/1000379411-768x512.jpg 768w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/1000379411-1536x1024.jpg 1536w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/1000379411.jpg 1920w\" sizes=\"(max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/a><\/figure><\/div>\n\n\n<p><em>PIERFRANCO BRUNI<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Fu Cesare Pavese a sdoganare Mircea Eliade in Italia. E lo fece disobbedendo a un ordine del Pci. Questo \u00e8 il punto antropologico e culturale che mostra la piena autonomia di Pavese. Da qui il suo conflitto con il comunista Ernesto De Martino. Questo \u00e8 il punto ermeneutico. Questo \u00e8 il punto metafisico. Questo \u00e8 il punto epistemologico. Qui \u00e8 il Pavese che mostr\u00f2 la sua visione anticomunista.<\/p>\n\n\n\n<p>Era il 1949. Ambrogio Donini, importante esponente del Pci, ambasciatore marxista italiano a Varsavia, uomo di apparato e di dottrina, tent\u00f2 di bloccare la traduzione di Eliade in Italia. Un anno prima della morte di Pavese, che avverr\u00e0 il 27 agosto 1950 a Torino, all&#8217;Hotel Roma. Donini era l&#8217;ortodossia che si faceva censura. Era il partito che si faceva tribunale della cultura. Era l&#8217;ideologia che voleva giudicare la scienza e la storia.<\/p>\n\n\n\n<p>L&#8217;accusa contro Eliade era nota, recitata, usata come clava: aver aderito in giovent\u00f9 alla Guardia di Ferro, al movimento legionario, al fascismo rumeno. Dunque l&#8217;uomo doveva cancellare l&#8217;opera. Dunque la biografia doveva annullare la bibliografia. Il solito meccanismo. Il solito teorema comunista: se l&#8217;uomo \u00e8 colpevole politicamente, la scienza \u00e8 colpevole scientificamente. Se l&#8217;uomo ha sbagliato strada, il libro \u00e8 da non pubblicare.<\/p>\n\n\n\n<p>Pavese, che dirigeva con Ernesto de Martino la collana di etnologia, storia delle religioni, antropologia, la famosa collezione viola, rispose senza timore. Senza esitazione. Senza calcolo di carriera. Con una chiosa che resta come atto di fondazione di una libert\u00e0 intellettuale, di una laicit\u00e0 vera, di una autonomia della cultura: \u00abQualunque cosa faccia Eliade come fuoriuscita, non pu\u00f2 ledere il valore scientifico della sua opera\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Ecco. L\u00ec c&#8217;\u00e8 tutto Pavese. L\u00ec c&#8217;\u00e8 l&#8217;uomo che ha tradotto Nietzsche, che ha tradotto il Nietzsche pi\u00f9 forte, che ha capito che oltre l&#8217;uomo c&#8217;\u00e8 l&#8217;oltreuomo e oltre l&#8217;oltreuomo c&#8217;\u00e8 il mito. L\u00ec c&#8217;\u00e8 l&#8217;uomo che ha letto il mito non come favola ma come destino, non come racconto ma come anima. L\u00ec c&#8217;\u00e8 l&#8217;uomo che sa che la ierofania non \u00e8 opinione politica, \u00e8 struttura dell&#8217;essere. \u00c8 il sacro che irrompe nel profano e lo fonda. La ierofania nasce da Eliade. Il concetto stesso di ierofania, di teofania, di cratofania, di mito dell&#8217;eterno ritorno. Eliade resta il pi\u00f9 grande studioso del mito, del sacro, della religiosit\u00e0 nel Novecento. Non c&#8217;\u00e8 storia delle religioni senza Eliade. Non c&#8217;\u00e8 antropologia del profondo senza Eliade. Non c&#8217;\u00e8 comprensione del simbolo senza Eliade. Pavese lo aveva capito bene.<\/p>\n\n\n\n<p>I comunisti non la pensavano allo stesso modo. Non potendo imporre il divieto e la censura diretta, perch\u00e9 Pavese non obbed\u00ec e tenne la posizione, cominci\u00f2 il disegno sistematico della denigrazione. Tipica prassi. Tipica strategia dell&#8217;apparato. Se non puoi censurare il libro, infanghi l&#8217;autore. Se non puoi bloccare l&#8217;opera, blocchi la memoria dell&#8217;opera. Se non puoi vincere sul piano epistemologico, sposti tutto sul piano ideologico.<\/p>\n\n\n\n<p>Ed \u00e8 una linea che arriva fino a oggi, che non si \u00e8 interrotta. Carlo Ginzburg, storico di grande rilievo, maestro di storia culturale, ne Il vincolo della vergogna del 2024, avrebbe definito, nella sua rilettura critica, l&#8217;opera di Eliade come sostanzialmente sterile sul piano scientifico e inaccettabile sul piano politico. Ora ne scrive anche Avvenire del 22 ottobre 2026.<\/p>\n\n\n\n<p>Ecco la caduta della posizione di Ginzburg. Proprio sul piano epistemologico. Perch\u00e9 se Eliade \u00e8 sterile scientificamente, allora \u00e8 sterile tutta la storia delle religioni del Novecento che da lui discende: da Georges Dum\u00e9zil a Ernesto de Martino, da K\u00e1roly Ker\u00e9nyi a Carl Gustav Jung, da Gilbert Durand a Ioan Petru Culianu. Non \u00e8 cos\u00ec. Non pu\u00f2 essere cos\u00ec. Eliade ha fondato un linguaggio, ha fondato un lessico, ha fondato una visione del mondo. Ha insegnato che l&#8217;uomo non vive di solo pane e di sola politica, vive di simboli. E il simbolo non \u00e8 tessera di partito. \u00c8 l&#8217;archetipo, vetta dell&#8217;antropologia.<\/p>\n\n\n\n<p>Resta il fatto storico e resta il fatto ermeneutico. Pavese vide prima. Pavese vide oltre il partito. Vide oltre l&#8217;editore stesso. Il Pavese al quale ho dedicato dieci libri. Il Pavese che ha tradotto Nietzsche e che ha scritto che il mito \u00e8 gi\u00e0 destino. Il Pavese delle colline, della luna e dei fal\u00f2, dove la luna non \u00e8 luna, \u00e8 ierofania. Il Pavese di Dialoghi con Leuc\u00f2, dove gli d\u00e8i non sono d\u00e8i, sono archetipi. Il Pavese che sapeva che la cultura non \u00e8 consenso, \u00e8 dissenso. Non \u00e8 obbedienza, \u00e8 disobbedienza. Il Pavese che per un mero errore si fece otto mesi di confino in Calabria e venne graziato da Mussolini.<\/p>\n\n\n\n<p>Fu Pavese a contrapporsi. Da solo contro Donini e contro l&#8217;apparato. Da solo a difendere la scienza contro l&#8217;ideologia, l&#8217;antropologia contro la propaganda, il sacro contro il profano della politica. Pavese osteggiato dagli intellettuali cosiddetti \u00abimpegnati\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Sono aspetti che ho sempre sottolineato nel mio Pavese. Nel mio Pavese antropologico. Nel mio Pavese metafisico ed ermeneutico. Nel mio Pavese che legge la collina e la luna come ierofania e come ritorno. Perch\u00e9 Pavese non \u00e8 neorealista. Pavese \u00e8 mitologo. \u00c8 tragico. \u00c8 greco. E solo chi ha letto il mito pu\u00f2 capire Eliade. Solo chi ha sofferto il mito pu\u00f2 capire la libert\u00e0 di Pavese. Solo chi conosce il suo Diario pi\u00f9 volte pu\u00f2 comprendere il Pavese libero.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>PIERFRANCO BRUNI Fu Cesare Pavese a sdoganare Mircea Eliade in Italia. E lo fece disobbedendo a un ordine del Pci. 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