{"id":98124,"date":"2026-10-26T08:08:56","date_gmt":"2026-10-26T08:08:56","guid":{"rendered":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?p=98124"},"modified":"2026-10-26T08:08:56","modified_gmt":"2026-10-26T08:08:56","slug":"lettera-ai-docenti-di-oggi-sto-con-voi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?p=98124","title":{"rendered":"LETTERA AI DOCENTI DI OGGI. STO CON VOI"},"content":{"rendered":"<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-large is-resized\"><a href=\"http:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/1000379663.jpg\"><img decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"683\" src=\"http:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/1000379663-1024x683.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-98125\" style=\"width:374px;height:auto\" srcset=\"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/1000379663-1024x683.jpg 1024w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/1000379663-300x200.jpg 300w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/1000379663-768x512.jpg 768w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/1000379663-1536x1024.jpg 1536w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/1000379663.jpg 1920w\" sizes=\"(max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/a><\/figure><\/div>\n\n\n<p><em>Pierfranco Bruni\u00a0<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Vi scrivo con immensa stima.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Vi scrivo come si scrive a chi resiste. Perch\u00e9 voi state resistendo a tutto. Siete sempre in trincea. In un tempo che ha fatto della scuola un ufficio di grovigli di competenze, un&#8217;agenzia di servizi, un erogatore di crediti, voi continuate a stare in aula e a credere che la scuola sia ancora un luogo antropologico prima che didattico. Vi rende onore.<\/p>\n\n\n\n<p>Siete riferimenti certi. E lo dico con il peso che ha la parola riferimento. Riferimento non \u00e8 una funzione. \u00c8 una presenza. La vostra presenza in classe \u00e8 un atto in cui la scuola non \u00e8 soltanto istruzione ma \u00e8 vita che si fa forma. \u00c8 l&#8217;atto fondativo. E atto di testimonianza umana.<\/p>\n\n\n\n<p>Conosco molti di voi. Vengo da una famiglia che ha avuto docenti di ogni ordine e grado. Mia sorella Giulia \u00e8 stata un&#8217;insegnante che ha studiato la Montessori e Piaget. Ho ritrovato tra i miei libri che custodisco nella casa di Calabria molti testi studiati da mia sorella, ben sottolineati e annotati ai bordi delle pagine.<\/p>\n\n\n\n<p>Io vengo da un Liceo di frontiera, che mi ha formato. Il Liceo Scorza di Spezzano Albanese, sezione staccata del Liceo di Cosenza. L\u00ec ho imparato cosa vuol dire riferimento certo. L\u00ec ho avuto la professoressa Ceci, bella professoressa di Italiano. Bella di parola e di presenza. E il professore di Storia Angelo Bruni di Cosenza. Da loro ho imparato che insegnare non \u00e8 mestiere, \u00e8 missione. E quel Liceo di frontiera mi resta come punto di riferimento da cui traggo ancora riflessione.<\/p>\n\n\n\n<p>Oggi la pedagogia contemporanea ha smarrito questa verit\u00e0 elementare, ma Jean Piaget, amato da mia sorella, che \u00e8 padre della psicologia dell&#8217;et\u00e0 evolutiva, ricordava una cosa semplice e radicale: \u00abLo scopo principale dell&#8217;educazione nelle scuole dovrebbe essere quello di creare uomini e donne capaci di fare cose nuove, non semplicemente di ripetere ci\u00f2 che le altre generazioni hanno fatto\u00bb. Voi siete chiamati a questo: non a ripetere programmi, ma a generare uomini nuovi. Uomini capaci di pensiero proprio. E questo non si fa con le slide, si fa con la testimonianza che diventa valore. Come faceva la Ceci quando leggeva Dante. Come faceva Angelo Bruni quando faceva vivere la Storia.<\/p>\n\n\n\n<p>Voi portate la vostra esperienza e la vostra testimonianza come donne e come uomini ponendola al servizio di una generazione che ha sete di conoscere. E qui sta il nodo antropologico. L&#8217;educazione non \u00e8 trasmissione di nozioni, \u00e8 iniziazione. Lo sapeva bene Henri Breuil, il grande antropologo che scopr\u00ec l&#8217;arte delle caverne, quando scriveva che \u00abLa prima aula dell&#8217;umanit\u00e0 \u00e8 stata una caverna dipinta, dove l&#8217;uomo ha imparato guardando\u00bb. La scuola \u00e8 quella caverna. \u00c8 il luogo dove l&#8217;uomo impara guardando un altro uomo. Il ragazzo impara guardando voi. Non guardando il libro. Guardando come voi guardate il libro. Come voi amate una parola. Come voi vi emozionate davanti a Leopardi. E questo avviene nelle scuole di ogni ordine e grado. Chi meglio di voi pu\u00f2 conoscere i ragazzi e i giovani.<\/p>\n\n\n\n<p>Per questo la vostra et\u00e0, la vostra storia, il vostro essere madri e padri non \u00e8 un incidente biografico, \u00e8 pedagogia. S\u00ec, pedagogia applicata sul campo. Ma dico di pi\u00f9: fate la pedagogia reale. Cercate sempre di essere punti fermi anche madri come padri come persone che hanno un passato di una generazione diversa. Oggi vi impongono di essere facilitatori, coach, animatori. \u00c8 la distruzione dell&#8217;autorit\u00e0 intesa come augere, far crescere. Il ragazzo non ha bisogno di un facilitatore, che facilita tutto e non insegna nulla. Ha bisogno di un padre che indica la via e di una madre che custodisce. Ha bisogno di qualcuno che gli dica: io vengo da un&#8217;altra generazione e ti porto il suo lascito, ti porto la fatica di chi \u00e8 venuto prima di te. Questa fatica non \u00e8 mestiere. \u00c8 missione. Certo non tutti di voi hanno una vocazione precisa. E questi dovrebbero trovare certamente un altro lavoro.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma so anche che questa fatica si scontra con una struttura sociale che la scuola spesso nasconde e non rivela. Pierre Bourdieu, che \u00e8 stato il pi\u00f9 lucido sociologo dell&#8217;educazione del Novecento, ha scritto una frase che deve essere meditata da ogni docente senza ipocrisie: \u00abLa scuola trasforma il privilegio in merito\u00bb. \u00c8 vero. La scuola spesso legittima le disuguaglianze facendole passare per meriti. Il figlio che ha i libri in casa appare pi\u00f9 meritevole del figlio che non li ha. Voi siete l&#8217;unico argine a questa menzogna. Voi siete quelli che possono rompere la trasformazione del privilegio in merito, perch\u00e9 voi potete dare a chi non ha libri la passione per i libri. Potete dare a chi non ha parole la parola. Siete l&#8217;unico luogo di uguaglianza reale che resta in questa Repubblica. Portate la cultura tra gli adolescenti e i pi\u00f9 adulti. Siete la garanzia di una Nazione migliore.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>E come si fa a dare la parola? Non preparando alla vita, ma vivendo la vita dentro l&#8217;aula. Jerome Bruner, maestro della psicologia culturale, scriveva una verit\u00e0 che Gentile avrebbe sottoscritto: \u00abL&#8217;educazione non \u00e8 semplicemente una preparazione alla vita: l&#8217;educazione \u00e8 la vita stessa nel suo svolgersi\u00bb. Quando voi spiegate Dante, non state preparando alla vita, state facendo vivere Dante in quell&#8217;istante. Quando correggete un tema, non state preparando alla vita, state facendo vivere il giudizio, il discernimento, la responsabilit\u00e0 della parola. L&#8217;educazione \u00e8 gi\u00e0 vita. Non \u00e8 domani. \u00c8 oggi. \u00c8 adesso, mentre voi parlate. Lo so che non tutti lo fanno o hanno la capacit\u00e0 di farlo. Ma i docenti che conosco dal Sud al Nord sono capaci e missionari di cultura. Come lo erano Ceci e Bruni a Spezzano Albanese. La prof. Ceci mi ha dato il senso vero della lingua italiana letteraria. Il prof. Bruni mi ha fatto capire l&#8217;importanza della ricerca e delle fonti storiche reali.<\/p>\n\n\n\n<p>Viviamo per\u00f2 un oggi che non \u00e8 pi\u00f9 ieri. Margaret Mead, la grande antropologa che ha studiato il passaggio tra le generazioni, ha scritto una frase che spiega il nostro smarrimento: \u00abNel passato il futuro era una ripetizione del passato; oggi il futuro \u00e8 sconosciuto\u00bb. Prima il figlio faceva il mestiere del padre. Prima la scuola ripeteva il passato. Oggi il futuro \u00e8 sconosciuto. I vostri alunni vivranno in un mondo che voi non potete immaginare, con lavori che non esistono, con linguaggi che non conoscete. Allora cosa resta? Se il futuro \u00e8 sconosciuto, cosa insegniamo? Insegniamo la capacit\u00e0 di abitare l&#8217;ignoto. E la capacit\u00e0 di abitare l&#8217;ignoto non \u00e8 competenza digitale, \u00e8 struttura morale. \u00c8 avere una radice cos\u00ec profonda da poter affrontare qualsiasi vento. \u00c8 avere un centro. Ecco allora il punto di riferimento. Non avete orari e non timbrate il cartellino. Ci siete sempre. In presenza o raggiungibili sempre.<\/p>\n\n\n\n<p>Il centro \u00e8 la persona.<\/p>\n\n\n\n<p>Dunque&#8230;<\/p>\n\n\n\n<p>La persona \u00e8 centro.<\/p>\n\n\n\n<p>Giovanni Gentile diceva: \u00abLa scuola \u00e8 la scuola e non pu\u00f2 essere altro che la scuola\u00bb. Voleva dire: non chiedete alla scuola di fare l&#8217;azienda, di fare il centro di assistenza sociale. Chiedetele di essere scuola. E la scuola \u00e8 il luogo dove una persona incontra un&#8217;altra persona per trasmettere il fuoco. \u00c8 anche bellezza della contaminazione. Ecco dunque una scuola comparata. Una scuola non del sapere soltanto ma delle conoscenze.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Werner Jaeger, nella Paideia, ricordava: \u00abOgni educazione \u00e8 l&#8217;immagine dell&#8217;uomo che un&#8217;epoca porta in s\u00e9 come ideale\u00bb. Che immagine portiamo noi? Se insegniamo solo competenze, portiamo l&#8217;immagine dell&#8217;uomo utente. Se insegniamo solo abilit\u00e0, portiamo l&#8217;immagine dell&#8217;uomo funzione. Voi dovete portare l&#8217;immagine dell&#8217;uomo verticale. L&#8217;uomo che sa stare in piedi. L&#8217;uomo che sa dire io sono. L&#8217;uomo che ha una interiorit\u00e0. Ovvero una vera metafisica.<\/p>\n\n\n\n<p>Simone Weil scriveva: \u00abL&#8217;attenzione \u00e8 la forma pi\u00f9 rara e pi\u00f9 pura della generosit\u00e0\u00bb. L&#8217;attenzione \u00e8 la vostra pedagogia pi\u00f9 alta. Attenzione al ragazzo lento. Attenzione al ragazzo che tace. Attenzione al ragazzo che provoca perch\u00e9 ha bisogno di essere visto. L&#8217;attenzione non \u00e8 una tecnica didattica, \u00e8 una virt\u00f9 filosofica. \u00c8 saper capire.<\/p>\n\n\n\n<p>Francesco De Sanctis diceva: \u00abLa scuola, se non \u00e8 tempio, \u00e8 taverna\u00bb. Oggi la vogliono taverna, luogo di consumo veloce. Voi fatene tempio. Tempio non vuol dire luogo triste, vuol dire luogo sacro. Dove la parola ha peso. Dove il silenzio ha peso. Dove un verso di Leopardi pesa pi\u00f9 di mille chat. L&#8217;attrazione \u00e8 un saper attrarre alla vita oltre il nichilismo.<\/p>\n\n\n\n<p>So che siete stanchi. So che siete soli. So che lo stipendio vi offende. So che le carte vi soffocano. Ma vi dico: quando chiudete la porta dell&#8217;aula, la scuola comincia. Non comincia con la campanella, comincia con voi. Siete voi l&#8217;inizio. Siete voi il fondamento di senso. Siete voi coloro che educano alla prospettiva.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Siate severi, perch\u00e9 la severit\u00e0 \u00e8 amore che esige. Siate esigenti, perch\u00e9 l&#8217;esigenza \u00e8 rispetto per l&#8217;intelligenza del ragazzo. Siate colti, perch\u00e9 la cultura \u00e8 l&#8217;unica forma di libert\u00e0 che nessuna intelligenza artificiale potr\u00e0 mai replicare. Siate sempre voi stessi con la vostra cultura e il vostro cuore.<\/p>\n\n\n\n<p>Io sto con voi. Non sto con chi non vi comprende. Sto con voi che ogni mattina, da nord a sud, in una scuola di periferia o in un liceo del centro, aprite un libro e dite: ricominciamo. Ogni giorno si ricomincia perch\u00e9 i giovani devono imparare a ricominciare sempre.<\/p>\n\n\n\n<p>Siete riferimenti certi. La vostra presenza \u00e8 un atto in cui la scuola non \u00e8 soltanto istruzione ma vita. La vita, quando \u00e8 vera, non si omologa. Mai. Tra i miei docenti delle Medie e del Liceo, non tutti certamente, ho imparato la funzione della cultura e nelle mie ribellioni ancora oggi mi restano come punto di riferimento dai quali traggo riflessione. Allora era un&#8217;altra epoca. Le epoche mutano e anche noi diventiamo pazienti e in attesa.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Cari docenti.<\/p>\n\n\n\n<p>Non smettete mai di portare la vita nelle aule perch\u00e9 i ragazzi di oggi hanno bisogno di testimonianze vere. Testimonianze adulte. Fatelo sempre con serenit\u00e0 e con l&#8217;anima perch\u00e9 i ragazzi capiscono. \u00c8 da qui che si formano la nuova scuola e con essa la nuova pedagogia dell&#8217;uomo. Per un uomo che sappia confrontarsi sulla memoria e su ci\u00f2 che \u00e8 stato il passato sempre escludendo ogni forma di ideologia perch\u00e9 il male pi\u00f9 beffardo \u00e8 stato quello di riempire la cultura di ideologie. Cercate di essere sempre vigili e severi. Da qui nasce il vero sorriso e la vera accoglienza. Restate in trincea. Preparate il fronte. Metafore che oggi hanno un senso, uso una parola forte, ermeneutico metafisico e epistemologico.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Con stima<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Pierfranco Bruni\u00a0 Vi scrivo con immensa stima.&nbsp; Vi scrivo come si scrive a chi resiste. 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