{"id":98141,"date":"2026-10-26T08:19:27","date_gmt":"2026-10-26T08:19:27","guid":{"rendered":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?p=98141"},"modified":"2026-10-26T08:19:29","modified_gmt":"2026-10-26T08:19:29","slug":"dalla-corte-sabauda-alla-repubblica-la-diplomazia-italiana-raccontata-al-mondo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?p=98141","title":{"rendered":"Dalla corte sabauda alla Repubblica: la diplomazia italiana raccontata al mondo"},"content":{"rendered":"\n<figure class=\"wp-block-gallery has-nested-images columns-4 is-cropped wp-block-gallery-1 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex\">\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><a href=\"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/Copertina-Baldi-Monzali-A-short-History-of-Italian-Diplomacy.jpg\"><img decoding=\"async\" width=\"714\" height=\"1024\" data-id=\"98142\" 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href=\"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/il-terzo-da-sinistra-da-Immaginario-diplomatico.jpg\"><img decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"752\" data-id=\"98144\" src=\"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/il-terzo-da-sinistra-da-Immaginario-diplomatico-1024x752.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-98144\" srcset=\"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/il-terzo-da-sinistra-da-Immaginario-diplomatico-1024x752.jpg 1024w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/il-terzo-da-sinistra-da-Immaginario-diplomatico-300x220.jpg 300w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/il-terzo-da-sinistra-da-Immaginario-diplomatico-768x564.jpg 768w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/il-terzo-da-sinistra-da-Immaginario-diplomatico-1536x1128.jpg 1536w, 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\u00abAldo Moro\u00bb. Dal primo viene la conoscenza del Ministero vissuto dal di dentro, dal secondo il rigore del documento. Ne risulta un testo agile, che intreccia tre fili (la storia dell\u2019amministrazione, l\u2019evoluzione della cultura diplomatica, i ritratti dei protagonisti) e si rivolge agli studiosi stranieri, a chi si prepara al concorso diplomatico e ai giovani funzionari appena entrati in carriera. Un pubblico ampio, che il volume pu\u00f2 raggiungere senza ostacoli: il libro \u00e8 infatti disponibile gratuitamente online e pu\u00f2 essere scaricato dal sito della collana, all\u2019indirizzo <a href=\"https:\/\/diplosor.wordpress.com\/collana-di-libri\/\">https:\/\/diplosor.wordpress.com\/collana-di-libri\/<\/a>.<\/p>\n\n\n\n<p>Il titolo, avvertono gli stessi autori, \u00e8 una semplificazione: sarebbe pi\u00f9 corretto parlare di diplomazie al plurale. La diplomazia moderna, fatta di ambasciatori stabilmente residenti presso le corti straniere, nasce infatti in Italia nel Quattrocento, nel mosaico di Stati del Rinascimento: Venezia e Firenze, Milano e Mantova, Ferrara e la Santa Sede avevano ciascuna i propri inviati. Di quella ricchezza sono sopravvissute soltanto due diplomazie, quella pontificia e quella dei Savoia, la dinastia alpina destinata a unificare l\u2019Italia.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 da questa seconda radice che discende la diplomazia della Repubblica. Il libro ne ricostruisce la continuit\u00e0, dai primi inviati del duca Amedeo VIII alla Segreteria di Stato per gli Affari Esteri istituita a Torino da Vittorio Amedeo II nel 1717, fino al Ministero dell\u2019Italia unita, che accolse i diplomatici provenienti dagli Stati scomparsi e poi le nuove generazioni. Seicento anni di storia, poco noti al grande pubblico, che spiegano molto del prestigio di cui la nostra diplomazia gode ancora oggi.<\/p>\n\n\n\n<p>Per raccontarla, gli autori danno voce soprattutto ai diplomatici stessi e a ci\u00f2 che hanno scritto sul proprio mestiere: un patrimonio che Baldi, a partire da <em>La penna del diplomatico<\/em> (Franco Angeli, 2006), scritto con Pasquale Baldocci, ha censito in oltre millecinquecento volumi. Tra le figure di riferimento spiccano Roberto Gaja e Luigi Vittorio Ferraris, che avevano a loro volta come modello Pietro Quaroni e il suo modo di intendere la professione: dire sempre la verit\u00e0 al governo, offrire analisi senza indulgenze, mantenere un ponte con l\u2019opinione pubblica.<\/p>\n\n\n\n<p>Che cosa insegna questo racconto? Anzitutto il peso che la diplomazia ha avuto nella storia del Paese. Al centro del Mediterraneo, con coste esposte, confini difficili da difendere e poche risorse naturali, l\u2019Italia \u00e8 sempre dipesa dagli equilibri internazionali pi\u00f9 di altri Stati, e i diplomatici hanno contato soprattutto nei momenti delle grandi scelte.<\/p>\n\n\n\n<p>Un primo esempio risale al 1882. Dopo la presa di Roma, l\u2019Italia avrebbe voluto dedicarsi a ferrovie, riforme e istituzioni, ma l\u2019occupazione francese della Tunisia, nel 1881, fu vissuta come una minaccia diretta. Restare neutrali o allearsi? Diplomatici come Alberto Blanc, segretario generale del Ministero, e Costantino Nigra favorirono la scelta della Triplice alleanza con Germania e Austria-Ungheria, firmata a Vienna il 20 maggio 1882: un\u2019alleanza stretta in tempo di pace, cosa allora insolita, per dare sicurezza a uno Stato giovane e vulnerabile. Su quel dilemma resta prezioso il libro di un diplomatico, Rinaldo Petrignani, <em>Neutralit\u00e0 e alleanza<\/em> (Il Mulino, 1987).<\/p>\n\n\n\n<p>Un secondo esempio in cui la diplomazia ebbe un ruolo di particolare rilievo per le scelte di strategia politica arriv\u00f2 dopo il 1945. L\u2019Italia usciva dalla guerra sconfitta e lacerata, privata delle colonie e ridimensionata dal trattato di pace del 1947. Bisognava, secondo l\u2019espressione di Renato Prunas, segretario generale del Ministero negli anni della transizione, rifondare la politica estera. La ripresa fu rapidissima: nel 1947 l\u2019invito a partecipare al Piano Marshall, nel 1949 l\u2019adesione all\u2019Alleanza atlantica tra i Paesi fondatori. Anche allora i diplomatici spinsero per l\u2019alleanza, guidati dal realismo pi\u00f9 che dall\u2019ideologia: l\u2019Italia, spiegava Quaroni, \u00e8 una potenza marittima e non pu\u00f2 schierarsi contro chi domina il Mediterraneo. A quella scelta si affianc\u00f2 l\u2019impegno europeo, inteso come strumento per rafforzare la sovranit\u00e0 nazionale, e non per dissolverla.<\/p>\n\n\n\n<p>Due storie di successo, accomunate da un elemento: la politica estera italiana funziona quando politici e diplomatici condividono gli obiettivi e lavorano insieme. Il diplomatico, oltre ad amministrare ambasciate e consolati, \u00e8 un interprete del potere internazionale, che studia chi decide e quali interessi sono in gioco: una competenza preziosa soprattutto per un Paese di media grandezza, che non pu\u00f2 permettersi di non interpretare correttamente il mondo.<\/p>\n\n\n\n<p>Quando la collaborazione tra poltiici e diplomatici si spezza, le conseguenze sono gravi. Accadde con il fascismo, soprattutto dopo il 1936, quando i diplomatici pi\u00f9 indipendenti furono emarginati: Augusto Rosso, gi\u00e0 ambasciatore a Washington, fu trasferito a Mosca, Quaroni fin\u00ec a Kabul. Gli avvertimenti sulla forza americana restarono inascoltati, fino alla dichiarazione di guerra agli Stati Uniti del dicembre 1941.<\/p>\n\n\n\n<p>Ne esce il ritratto di un\u2019istituzione capace di conservare trasformandosi. Nata come piccola segreteria di uno Stato regionale, prima a Chamb\u00e9ry e poi a Torino, la diplomazia italiana \u00e8 diventata lo strumento di una monarchia nazionale e poi di una Repubblica europeista e multilaterale, senza recidere il legame con il proprio passato. A costruire la politica estera repubblicana furono spesso uomini che avevano conosciuto dall\u2019interno gli errori del regime, e che proprio per questo avvertivano con particolare chiarezza l\u2019urgenza del cambiamento. \u00c8 forse questo l\u2019insegnamento che il libro consegna ai giovani diplomatici e ai lettori stranieri: la tradizione, quando resta viva, \u00e8 una risorsa da cui ripartire.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Arturo Var\u00e8 A short history of Italian diplomacy di Stefano Baldi e Luciano Monzali, pubblicato da Editoriale Scientifica nella [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[339],"tags":[],"class_list":["post-98141","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-diplomacia"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/98141","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=98141"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/98141\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":98147,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/98141\/revisions\/98147"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=98141"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=98141"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=98141"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}