{"id":98312,"date":"2026-11-01T21:18:32","date_gmt":"2026-11-01T21:18:32","guid":{"rendered":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?p=98312"},"modified":"2026-11-01T21:18:33","modified_gmt":"2026-11-01T21:18:33","slug":"il-cercatore-di-stelle-la-tradizione-contro-il-mondo-moderno-e-la-ribellione-del-singolo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?p=98312","title":{"rendered":"IL CERCATORE DI STELLE. LA TRADIZIONE CONTRO IL MONDO MODERNO E LA RIBELLIONE DEL SINGOLO"},"content":{"rendered":"<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-large is-resized\"><a href=\"http:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2026\/11\/1000397559.jpg\"><img decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"683\" src=\"http:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2026\/11\/1000397559-1024x683.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-98313\" style=\"width:340px;height:auto\" srcset=\"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2026\/11\/1000397559-1024x683.jpg 1024w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2026\/11\/1000397559-300x200.jpg 300w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2026\/11\/1000397559-768x512.jpg 768w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2026\/11\/1000397559-1536x1024.jpg 1536w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2026\/11\/1000397559.jpg 1920w\" sizes=\"(max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/a><\/figure><\/div>\n\n\n<p><em>PIERFRANCO BRUNI<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Parto da un presupposto. Il punto resta la Tradizione contro il mondo moderno. Non come nostalgia, ma come metafisica. Il mondo moderno ha preso il sopravvento sull&#8217;uomo perch\u00e9 gli ha tolto la Persona e gli ha dato il sistema. L&#8217;uomo che cerca la salvezza non ha bisogno di un sistema. Ha bisogno di una Persona. Una Persona che non ha un sistema ma possiede l&#8217;energia della praticit\u00e0 e del mito come destino e del sacro come rivelazione (1).<\/p>\n\n\n\n<p>Se pur da posizioni diverse, Julius Evola, Ernst J\u00fcnger e Emil Cioran costituiscono una barriera al relativismo e al pensiero debole. Sono i tre custodi del confine. Tre anacoreti della modernit\u00e0. I tre Viandanti oltre la ferita del presente. Evola \u00e8 convinto che: \u00abFinch\u00e9 il processo non sia giunto al termine, la sola cosa che importi \u00e8 la reazione interna delle eccezioni, di coloro che mantengono fermo un certo distacco dal presente\u00bb (2).<\/p>\n\n\n\n<p>Bisogna cavalcare la tigre. Fino a capire che la modernit\u00e0 \u00e8 pi\u00f9 feroce della foresta dove le tigri assalgono. Ma tra loro c&#8217;\u00e8 sempre una tigre addomesticata. La modernit\u00e0 non addomestica. Divora. Non c&#8217;\u00e8 patto con la modernit\u00e0. C&#8217;\u00e8 solo distacco. Il distacco dell&#8217;eccezione. L&#8217;uomo differenziato non partecipa. Guarda. Mantiene ferma la posizione. La sua fedelt\u00e0 non \u00e8 al tempo. \u00c8 al principio.<\/p>\n\n\n\n<p>Evola ci dice che il pensiero che resta non pu\u00f2 appartenere a questo mondo in quanto: \u00abIl nostro regno non \u00e8 di questo mondo. Noi non cerchiamo il plauso delle folle n\u00e9 l&#8217;approvazione dei molti, ma la fedelt\u00e0 a noi stessi e ai principi immutabili\u00bb (3). Ecco dunque il risveglio della dottrina. Uscire dal caos del presente significa toccare la libert\u00e0 dello spirito verso un Assoluto che attraversa le epoche che saranno.<\/p>\n\n\n\n<p>L&#8217;Operaio di J\u00fcnger \u00e8 la tecnica della massificazione. Per vivere non pu\u00f2 restare singolo ma inventarsi il collettivo. Il collettivo che disprezza Cioran. L&#8217;Operaio \u00e8 la figura titanica del mondo moderno. Ha sostituito il guerriero, l&#8217;artigiano, il sacerdote. Ha mobilitato tutto. Ha reso tutto funzione. Tutto lavoro. Tutto tecnica. Ovvero materia (4).<\/p>\n\n\n\n<p>J\u00fcnger vede. La tecnica non \u00e8 uno strumento. \u00c8 un destino. E il destino della tecnica \u00e8 la totalit\u00e0. Non lascia fuori nulla. Chi resta fuori \u00e8 perduto. Chi entra dentro gestisce non il Pensiero ma il relativismo. Ecco perch\u00e9 Cioran cerca la decomposizione. Per permettere la dissoluzione del tutto noi nell&#8217;io tutto. Non c&#8217;\u00e8 pi\u00f9 un noi che tenga. Il noi \u00e8 putrefatto. Resta l&#8217;io tutto. Un io che \u00e8 abisso.<\/p>\n\n\n\n<p>Cioran dir\u00e0: \u00abL&#8217;uomo genera la storia solo perch\u00e9 ha la facolt\u00e0 di illudersi. Quando smette di credere nei propri miti, l&#8217;azione si paralizza\u00bb (5). Oltre a paralizzarsi si va incontro alla decomposizione. Resteranno solo le macerie. Ma le macerie sono verit\u00e0. La storia \u00e8 illusione. La decomposizione \u00e8 rivelazione. Solo nelle macerie si pu\u00f2 vedere ci\u00f2 che resta. E ci\u00f2 che resta \u00e8 nulla. E il nulla \u00e8 l&#8217;inizio del sacro in un incipit del Divino.<\/p>\n\n\n\n<p>Nelle macerie potrebbe vivere solo il ribelle. Quel Ribelle di J\u00fcnger che: \u00ab&#8230;\u00e8 colui che ha un profondo e nativo rapporto con la libert\u00e0, il che si esprime, oggi, nell&#8217;intenzione di opporsi all&#8217;automatismo e nel rifiuto di trarne la conseguenza etica, che \u00e8 il fatalismo\u00bb (6). Il Ribelle non \u00e8 il rivoluzionario. Il rivoluzionario vuole prendere il potere. Il Ribelle vuole restare libero. Il Ribelle attraversa il bosco. Il Bosco \u00e8 il luogo della libert\u00e0 interiore quando fuori tutto \u00e8 occupato. Ma oltre il Ribelle c&#8217;\u00e8 l&#8217;Anarca. L&#8217;Anarca \u00e8 di pi\u00f9. \u00abL&#8217;Anarca non riconosce alcuna legge che non sia la propria&#8230;\u00bb ci dice J\u00fcnger (7).<\/p>\n\n\n\n<p>Diventare Zarathustra direbbe Nietzsche. Diventare l&#8217;Anatol di Sgalambro. O come il Siddhartha di Hesse. Come Aladino che cerca la lampada nel buio. Come il Ribelle. Soprattutto come un Anarca nel viaggio dell&#8217;impero dell&#8217;impossibile. E poi c&#8217;\u00e8 il Perdente. Il mio Cioran lo ha capito. Bisogna cogliere l&#8217;amarezza soltanto per non vincere perch\u00e9 bisogna avere la consapevolezza che come disse Cioran: \u00abUna sola cosa importa: imparare a essere perdenti\u00bb (8). Anche il cristianesimo \u00e8 perdente nella modernit\u00e0 ma diventa il mistero dei perdenti che conduce alla vittoria eterna. Il cristianesimo non vince nelle urne. Vince nella croce. La croce \u00e8 la sconfitta che salva.<\/p>\n\n\n\n<p>Ritornare alla Tradizione le cui strade conducono non alla tolleranza ma alla ricerca della solitudine che diventa la vera rivolta camusiana del presente. Siamo tragicamente complici del negativo se non si diventa completamente singoli nella devozione solitaria alla solitudine. Occorre andare oltre il moderno per non restare implicati. Non voglio avere corresponsabilit\u00e0 con la fine della brutta epoca. Ma edificatore di un Pensiero che ha lacerato il tempo materiale e si trova a fare i conti sia con il mito che con il sacro. Essere metafisica del destino il cui senso per un \u00abosservatore sovrano\u00bb resta la fedelt\u00e0 a se stessi. Ma questo potr\u00e0 farlo soltanto il singolo che viene ad essere protetto dalla solitudine divina.<\/p>\n\n\n\n<p>Lungo questo orizzonte Kierkegaard aveva gi\u00e0 disegnato il fiorire del giglio e il volo del gabbiano. Il giglio che fiorisce senza chiedere. Il gabbiano che vola senza possedere. L&#8217;esistenza estetica che diventa etica e poi religiosa. Il singolo davanti a Dio. Non davanti alla storia. Davanti al tempo del Mistero in cui il silenzio pi\u00f9 di ogni quantit\u00e0 di parole (9) (10).<\/p>\n\n\n\n<p>Bisogna abitarsi profondamente per superare il Cavaliere e restare un Errante o un Viandante. Il mio Errante potr\u00e0 chiamarsi Cercatore di Stelle. Ma il Cercatore non trovando alcuna Stella cosa diventer\u00e0 o cosa potr\u00e0 fare? Impegnarsi a chiudersi in una stanza e ripensare al perch\u00e9 le Stelle sono morte o sono finite.<\/p>\n\n\n\n<p>Se le stelle sono morte il Cercatore non avr\u00e0 pi\u00f9 nessuna salvezza. Se sono finite dovr\u00e0 avere la pazienza di attendere. L&#8217;aspettare o l&#8217;attesa dovr\u00e0 ogni notte entrare nel bosco e ascoltare, osservare, chiudere gli occhi e riaprirli quando il buio sar\u00e0 fitto fitto abbastanza. Potr\u00e0 aggrapparsi cos\u00ec alla speranza che qualcosa possa accadere.<\/p>\n\n\n\n<p>Occorre pazienza e saper aprire gli occhi nel momento in cui sta per arrivare una piccolissima Stella. Quella Stella \u00e8 la Tradizione. Non come passato. Come origine che ritorna. Come mito che non muore. Come sacro che si rivela quando tutto \u00e8 crollato. Nel crollo di tutto non bisogna avere alcun timore. Il Cercatore di Stelle \u00e8 l&#8217;ultimo uomo della Tradizione. Non cerca il mondo. Cerca la Stella. E se la trova, ha salvato il suo regno che non \u00e8 di questo mondo. Ed \u00e8 qui che il risveglio non \u00e8 etico non \u00e8 morale. \u00c8 Spirituale (11).<\/p>\n\n\n\n<p>NOTE<\/p>\n\n\n\n<p>(1) Sul rapporto Persona-sistema e Tradizione-mondo moderno cfr. Julius Evola, Rivolta contro il mondo moderno, Hoepli, Milano 1934; nuova ed. Mediterranee, Roma 1969.<\/p>\n\n\n\n<p>(2) Julius Evola, Cavalcare la tigre, Scheiwiller, Milano 1961, cap. I, \u00abOrientamenti\u00bb. Ed. definitiva Mediterranee, Roma 2008.<\/p>\n\n\n\n<p>(3) Julius Evola, Orientamenti, 1950; poi in Cavalcare la tigre, cit., Appendice. La formula \u00abIl nostro regno non \u00e8 di questo mondo\u00bb \u00e8 topos evoliano tratto da Gv 18,36, ripresa in Gli uomini e le rovine, 1953.<\/p>\n\n\n\n<p>(4) Ernst J\u00fcnger, Der Arbeiter. Herrschaft und Gestalt, Hanseatische Verlagsanstalt, Hamburg 1932; trad. it. L&#8217;Operaio. Dominio e forma, Guanda, Parma 1991. Sulla tecnica come destino cfr. anche Die totale Mobilmachung, 1930.<\/p>\n\n\n\n<p>(5) Emil M. Cioran, Histoire et Utopie, Gallimard, Paris 1960; trad. it. Storia e utopia, Adelphi, Milano 1982, cap. \u00abMeccanismo dell&#8217;utopia\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>(6) Ernst J\u00fcnger, Der Waldgang, Klostermann, Frankfurt 1951; trad. it. Il trattato del Ribelle, Adelphi, Milano 1990, p. 23 dell&#8217;ed. it.<\/p>\n\n\n\n<p>(7) Ernst J\u00fcnger, Eumeswil, Klett-Cotta, Stuttgart 1977; trad. it. Eumeswil, Adelphi, Milano 1982, cap. \u00abL&#8217;Anarca\u00bb. La citazione esatta: \u00abL&#8217;Anarca non \u00e8 l&#8217;antagonista dell&#8217;anarchico\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>(8) Emil M. Cioran, De l&#8217;inconv\u00e9nient d&#8217;\u00eatre n\u00e9, Gallimard, Paris 1973; trad. it. L&#8217;inconveniente di essere nati, Adelphi, Milano 1991, frammento finale.<\/p>\n\n\n\n<p>(9) S\u00f8ren Kierkegaard, Lilien paa Marken og Fuglen under Himlen. Tre gudelige Taler, Copenaghen 1849; trad. it. Il giglio nel campo e l&#8217;uccello nel cielo, Donzelli, Roma 1998. Sul Cavaliere della fede cfr. Frygt og B\u00e6ven, 1843; trad. it. Timore e tremore, Rizzoli, Milano 1948.<\/p>\n\n\n\n<p>(10) Pierfranco Bruni, Kierkegaard. La ribellione e le macerie, Edizioni Solfanelli, Chieti 2026, pp. 306. Opera in cui l&#8217;Autore legge Kierkegaard come filosofo del singolo contro il sistema e dell&#8217;esistenza come paradosso tra estetica, etica e religioso.<\/p>\n\n\n\n<p>(11) Pierfranco Bruni, Cioran. In tragico di utopia, Edizioni Solfanelli, Collana Micromegas, Chieti 2025, opera in cui Cioran \u00e8 interpretato come pensatore della decomposizione e del tragico come destino, oltre il nichilismo del Moderno.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>PIERFRANCO BRUNI Parto da un presupposto. Il punto resta la Tradizione contro il mondo moderno. 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