{"id":98353,"date":"2026-11-03T15:48:16","date_gmt":"2026-11-03T15:48:16","guid":{"rendered":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?p=98353"},"modified":"2026-11-03T15:48:17","modified_gmt":"2026-11-03T15:48:17","slug":"oriana-fallaci-e-la-filosofia-come-identita-occidentale-fuori-dal-gregge","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?p=98353","title":{"rendered":"ORIANA FALLACI E LA FILOSOFIA COME IDENTIT\u00c0 OCCIDENTALE FUORI DAL GREGGE\u00a0"},"content":{"rendered":"<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-large is-resized\"><a href=\"http:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2026\/11\/1000399534.jpg\"><img decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"683\" src=\"http:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2026\/11\/1000399534-1024x683.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-98354\" style=\"width:376px;height:auto\" srcset=\"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2026\/11\/1000399534-1024x683.jpg 1024w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2026\/11\/1000399534-300x200.jpg 300w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2026\/11\/1000399534-768x512.jpg 768w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2026\/11\/1000399534-1536x1024.jpg 1536w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2026\/11\/1000399534.jpg 1920w\" sizes=\"(max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/a><\/figure><\/div>\n\n\n<p><em>Pierfranco Bruni<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Ripenso costantemente agli scritti di Oriana Fallaci. Rileggendoli. Con una ricerca minuziosa tra le problematiche poste e il suo modello linguistico immediato, diretto, definitivo, colgo un modello che \u00e8 sostanzialmente di meditazione filosofica, molto profondo.<\/p>\n\n\n\n<p>Da una parte c&#8217;\u00e8 la testimonianza immediata in tutti i settori in cui ha operato e nelle varie problematiche che ha affrontato. Dall&#8217;altra non \u00e8 possibile disconoscere che all&#8217;interno del suo percorso di pensiero vi siano connotati filosofici.<\/p>\n\n\n\n<p>In fondo, senza una formazione e una funzione filosofica della sua scrittura e del suo pensiero, diventa necessario dare una dimensione ermeneutica al suo pensare stesso. Il suo pensare e la sua scrittura non nascono restando a tavolino o programmando una tipologia di modello scritturale. Il suo pensiero si edifica attraverso l&#8217;aver vissuto delle situazioni, l&#8217;aver vissuto una condizione di vita all&#8217;interno della contemporaneit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 da anni che sostengo, almeno dal 1979 quando feci a Roma la mia conversazione su di lei, che senza Oriana la storia del Novecento avrebbe avuto altre interpretazioni piuttosto conformiste. Lo sottolineo ancora: Oriana Fallaci ha rappresentato il Novecento, gran parte del Novecento. Lo ha fatto con due elementi fondamentali: l&#8217;agire e il pensare, l&#8217;essere presente e l&#8217;essere dentro la riflessione, dentro la meditazione.<\/p>\n\n\n\n<p>Ecco perch\u00e9 non ha mai avuto paura di testimoniare. Certo, ha documentato, ma quel documentare aveva una base non certamente ideologica ma filosofica. Rileggendo pi\u00f9 volte le sue opere, sono stato riportato al pensiero di alcune studiose filosofe a me care. Una di queste \u00e8 Hannah Arendt, la quale ha posto all&#8217;attenzione il senso tragico della storia.<\/p>\n\n\n\n<p>Infatti, Oriana pone all&#8217;attenzione il senso tragico della storia. Raccontare le guerre e raccontare quel tragico che \u00e8 nella storia. Perch\u00e9 se la guerra non viene vissuta, descritta e raccontata come il tragico di un destino, diventa rappresentazione del reale. Ma non c&#8217;\u00e8 rappresentazione del reale pi\u00f9 immediata del vivere dentro i fatti e quindi dentro quella cronaca che si trasforma in storia.<\/p>\n\n\n\n<p>Oriana Fallaci, proprio ne La rabbia e l&#8217;orgoglio, sosteneva: \u201cVi sono momenti nella vita in cui tacere diventa una colpa e parlare diventa un dovere, un dovere civile, un grande dovere morale, un imperativo categorico al quale non ci si pu\u00f2 sottrarre\u201d (1). Proprio su ci\u00f2 ho annotato diversi appunti e sottolineato nei suoi ultimi libri l&#8217;importanza di legare il dovere civile con la testimonianza culturale. Tutti gli appunti custoditi in un faldone nel cassetto del mio studio di San Lorenzo con la scritta La mia Oriana.<\/p>\n\n\n\n<p>Dunque. Si tratta di un concetto forte che chiama in causa la responsabilit\u00e0, perch\u00e9 Oriana leggeva nella storia l&#8217;assunzione di una responsabilit\u00e0 che nasceva dalla consapevolezza. Se sollevo una comparazione di questo concetto, che \u00e8 sommamente filosofico, con un concetto di Hannah Arendt nel suo libro La banalit\u00e0 del male, rintraccio quegli elementi che ha espresso anche Oriana. Scrive Arendt: \u201cNessuno ha il diritto di obbedire. Il male non \u00e8 mai radicale, \u00e8 solo estremo, e cresce perch\u00e9 si diffonde come un fungo sulla superficie della terra, laddove manca il pensiero\u201d (2).<\/p>\n\n\n\n<p>Appunto il concetto di libert\u00e0 diventa fondante, ed \u00e8 fondamentale questo segnale, come resta fondamentale un&#8217;altra visione dell&#8217;idea di libert\u00e0 che \u00e8 l&#8217;idea dell&#8217;identit\u00e0 e dell&#8217;essere se stessi. Non ci furono soltanto Socrate e Seneca nelle sue letture, fautori del rapporto tra identit\u00e0 e libert\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>Infatti il punto cruciale di Oriana Fallaci sta proprio in questi due concetti, identit\u00e0 e libert\u00e0, che vengono applicati anche all&#8217;interno di quel processo di confronto con le realt\u00e0 geografiche e geopolitiche che ha attraversato. Si pensi al Vietnam, al Medio Oriente, al Messico oltre all&#8217;Ungheria e alla Grecia, in cui la sua presenza \u00e8 stata non solo quella di raccontare, ma di testimoniare.<\/p>\n\n\n\n<p>E il confronto su questo concetto tra libert\u00e0 e identit\u00e0 mi porta a pensare a un&#8217;altra filosofa e scrittrice, ovvero a Simone de Beauvoir.<\/p>\n\n\n\n<p>Oriana, da Lettera a un bambino mai nato, scrive: \u201cEssere donna \u00e8 cos\u00ec affascinante. \u00c8 un&#8217;avventura che richiede un tale coraggio, una sfida che non annoia mai. Nel viaggio della vita le donne portano un carico di dolori e di responsabilit\u00e0 molto pi\u00f9 grande\u201d (3).<\/p>\n\n\n\n<p>E da controcanto fa Simone de Beauvoir quando ne Il secondo sesso osserva: \u201cDonna non si nasce, si diventa. Nessun destino biologico, psichico, economico definisce la figura che assume in seno alla societ\u00e0 la femmina umana\u201d (4).<\/p>\n\n\n\n<p>Ma Oriana ha portato questa visione della donna libera, autonoma, aristocratica nel linguaggio e aristocratica in tutto, all&#8217;interno delle sue confessioni nel racconto delle guerre. Perch\u00e9 il suo viaggio \u00e8 un viaggio di confessioni.<\/p>\n\n\n\n<p>C&#8217;\u00e8 un altro aspetto di grande importanza, di rilevanza direi prioritaria. Lei non ha mai accettato il concetto di collettivismo, di gruppo in s\u00e9. \u00c8 stata fortemente una singola. Ovvero, ha posto all&#8217;attenzione il concetto di singolo con precisa attenzione all&#8217;individualismo. Infatti, nei suoi reportage l&#8217;individualismo \u00e8 la testimonianza diretta del suo pensiero che diventa ragione e coraggio, ma diventa anche attraversare quella visione del sentimento per non lasciarsi catturare dal sentimentalismo nella ricerca della verit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 la difesa, non la difesa dei popoli in s\u00e9, ma dell&#8217;individuo che diventa civilt\u00e0. Perch\u00e9 quando parla di gregge, Oriana Fallaci si riferisce alle masse. Lei non \u00e8 massa, non \u00e8 gregge, ma \u00e8 il singolo che riesce ad osservare, ad ascoltare le civilt\u00e0 in decadenza. La guerra \u00e8 una civilt\u00e0 in decadenza, o meglio, i popoli che portano alla guerra sono civilt\u00e0 in decadenza.<\/p>\n\n\n\n<p>E quando lei scrive: \u201cHo sempre amato la libert\u00e0, e per me la libert\u00e0 \u00e8 prima di tutto l&#8217;individuo. Non credo nelle masse, nelle folle, nei corpi collettivi. Credo nella persona, nel singolo che pensa con la propria testa\u201d (5) questa \u00e8 una dichiarazione di filosofia. Se non c&#8217;\u00e8 filosofia in questo concetto, dovremmo rintracciarla soprattutto nel nostro tempo della modernit\u00e0 tragica, della modernit\u00e0 sfilacciata, che ha perso la tradizione, che ha smarrito l&#8217;identit\u00e0 e ha smarrito anche quelle eredit\u00e0 fondanti di una civilt\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma questo \u00e8 un richiamo che ci riporta a Kierkegaard, al mio Kierkegaard degli anni universitari ma soprattutto di oggi. \u00c8 necessario risottolineare questo aspetto, perch\u00e9 difende il singolo, non difende la massa, non difende il gregge, non difende il collettivo. E questo \u00e8 uno strumento che l&#8217;ha posta contro le ideologie. Ecco perch\u00e9 le ideologie e la politica hanno cercato sempre di isolarla.<\/p>\n\n\n\n<p>E in questo c&#8217;\u00e8 una comparazione, un confronto, con una pensatrice che si chiama Ayn Rand, la quale dice: \u201cLa cellula pi\u00f9 piccola della Terra \u00e8 l&#8217;individuo. Coloro che rifiutano i diritti individuali non possono pretendere di difendere alcuna minoranza. L&#8217;uomo deve esistere per s\u00e9 stesso e il perseguimento della propria felicit\u00e0 \u00e8 il suo pi\u00f9 alto scopo morale\u201d (6).<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 un concetto di Rand, dalla fonte meravigliosa di un libro importante che ha la sua struttura nella dimensione della persona umana, nella visione del tempo umano che diventa caratterizzazione della religiosit\u00e0 del linguaggio. E c&#8217;\u00e8 una verit\u00e0 vissuta, una verit\u00e0 vissuta sulla propria pelle. E quando c&#8217;\u00e8 questa verit\u00e0 che lascia ferite, lascia letture storiche che nascono nel tempo, c&#8217;\u00e8 un confronto tra il metatempo, la storia e la metafisica vera.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 normale che quando Oriana Fallaci sostiene: \u201cIo le cose non le guardo dal buco della serratura, io le cose le vivo, ci sto dentro, mi ci sporco le mani\u201d (7) questo diventa un richiamo emblematico a Simone Weil, a quella Simone Weil che diceva: \u201cLa cultura \u00e8 uno strumento maneggiato da professori per fabbricare professori, che a loro volta fabbricheranno professori. La verit\u00e0, invece, la si sperimenta solo nella carne e nella realt\u00e0 del mondo\u201d (8).<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 questo, in fondo, che ha fatto Oriana Fallaci. L&#8217;impronta di tutto il pensare di queste filosofe e di queste scrittrici vive nel contesto umano esistenziale storico che diventa filosofia.<\/p>\n\n\n\n<p>Io credo che la Fallaci rientri in questo modello di pensare, in questo modello di filosofia che si fa confessione, la vera e propria visione della confessione. E aggiungerei a queste altre pensatrici, comparabili con Oriana Fallaci, un&#8217;altra grande filosofa che si chiama Rachel Bespaloff. Infatti la Bespaloff traccia la sua filosofia sottolineando l&#8217;importanza dell&#8217;umanesimo contro le barbarie del mondo moderno. L&#8217;umanesimo potr\u00e0 salvarci soltanto se noi avremo la capacit\u00e0 di dare un senso alle identit\u00e0. Ci\u00f2 veniva esplicitato dalla Bespaloff dopo la sua lettura attenta dell&#8217;Omero della Iliade.<\/p>\n\n\n\n<p>In fondo \u00e8 qui il punto nevralgico di queste trasparenze che hanno il senso della storia, ma non della storia soltanto, ma del tempo della storia. La Bespaloff \u00e8 proprio in questa caratterizzazione. Bisogna creare il rapporto con le eredit\u00e0, con quelle eredit\u00e0 che danno il senso all&#8217;identit\u00e0 e che danno un vero e proprio riferimento alle appartenenze. \u00c8 tutto un processo in cui la filosofia diventa centrale. Oriana Fallaci vive in un contesto in cui le idee come valenza ideologica falliscono e sono fallite senza il rispetto dell&#8217;apertura. In lei l&#8217;umanesimo delle civilt\u00e0 \u00e8 prioritario. Un legame che la conduce a leggere la storia attraverso l&#8217;antropologia e la filosofia. La sua unicit\u00e0 consiste proprio in questo. Forse anche per questo \u00e8 parte integrante della mia formazione. Lei influ\u00ec su di me moltissimo e ci\u00f2 lo notai quando sostenni l&#8217;ultimo esame di letteratura italiana contemporanea nel giugno del 1978.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Pierfranco Bruni Ripenso costantemente agli scritti di Oriana Fallaci. Rileggendoli. 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