{"id":98485,"date":"2026-11-06T21:38:44","date_gmt":"2026-11-06T21:38:44","guid":{"rendered":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?p=98485"},"modified":"2026-11-06T21:38:45","modified_gmt":"2026-11-06T21:38:45","slug":"il-mio-sestov-e-la-filosofia-del-singolo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?p=98485","title":{"rendered":"IL MIO SESTOV E LA FILOSOFIA DEL SINGOLO"},"content":{"rendered":"\n<p><em>di Pierfranco Bruni<\/em><\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-large is-resized\"><a href=\"http:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2026\/11\/1000402045.jpg\"><img decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"683\" src=\"http:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2026\/11\/1000402045-1024x683.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-98486\" style=\"width:302px;height:auto\" srcset=\"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2026\/11\/1000402045-1024x683.jpg 1024w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2026\/11\/1000402045-300x200.jpg 300w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2026\/11\/1000402045-768x512.jpg 768w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2026\/11\/1000402045-1536x1024.jpg 1536w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2026\/11\/1000402045.jpg 1920w\" sizes=\"(max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/a><\/figure><\/div>\n\n\n<p>Il vero compito della filosofia quale sarebbe? \u0160estov sottolinea: \u201cIl compito della filosofia non \u00e8 quello di rassicurare l&#8217;uomo, ma di insegnargli a vivere nell&#8217;incertezza&#8230; non di rassicurarlo, ma di turbarlo\u201d. Da qui alla storia. A quella storia che vorrebbe definire la ragione. Una ragione che ucciderebbe il dubbio. Da qui nasce la mia incredulit\u00e0 della storia. Proprio per questo non condivido l\u2019interpretazione del fatto che la storia siamo noi. Cosa vuol dire, dal punto di vista semantico e antropologico? \u00c8 un atto piuttosto pretenzioso. Io non mi sento tale da poter dire che la storia siamo noi. Piuttosto potrei dire, pi\u00f9 umilmente, io sono la mia storia. Quel noi \u00e8 cos\u00ec totalizzante che dovrebbe significare io, tu, loro, noi siamo un tutt\u2019uno. Per chiarezza del vero non pu\u00f2 essere cos\u00ec. Si potrebbe dire che c\u2019\u00e8 una identit\u00e0 che fa capo a un centro, ma poi ci sono le appartenenze, le radici, i radicamenti che non fanno il noi. Bens\u00ec fanno l\u2019io.<\/p>\n\n\n\n<p>Mi sembra la stessa logica applicata al tempo in cui si affermava Tutto \u00e8 politico. Non era cos\u00ec e non \u00e8 cos\u00ec. In caso contrario si dovrebbe affermare che l\u2019amore \u00e8 politico, leggere un libro in solitudine \u00e8 un atto politico, scrivere \u00e8 un atto politico in cui viene annullata la singolarit\u00e0. Invece io sono singolo. La malattia \u00e8 del singolo. La solitudine stessa \u00e8 del singolo. La stanza in cui vivo \u00e8 del singolo. I due concetti sono derivazioni ideologiche che non reggono perch\u00e9 sono semplicemente una sterile provocazione culturale ma soprattutto esistenziale.<\/p>\n\n\n\n<p>Non siamo uno stormo di uccelli. Siamo come un\u2019onda. Vivo la metafora dell&#8217;onda. Ogni onda sembra uguale all\u2019altra ma \u00e8 sempre diversa. Lo aveva ben capito Eraclito buttando una pietra in uno stagno. I simboli valgono come valgono le comete che hanno sempre una diversit\u00e0 di fondo. Come le stelle che sembrano a volte un gregge ma ogni stella ha la sua distanza e la sua vicinanza e non sono mai uguali. Nietzsche lo afferm\u00f2 con il suo Zarathustra. Noi possiamo identificarci. Ma ognuno vi trova la sua emozione e ha all\u2019interno un io percettivo. Altrimenti non avrebbero senso le emozioni e le percezioni, compresa la passione.<\/p>\n\n\n\n<p>Dunque. Non \u00e8 vero che la storia siamo noi. Io sono la mia storia. Quel noi \u00e8 omologante e massificante. Invece si vive nelle distinzioni. Le distinzioni evitano il caos. Fanno viaggiare in un labirinto ma alla fine ci si ritrova e ci si ricongiunge al focolare domestico ovvero all\u2019antico ritorno di cui sia Nietzsche che Eliade con la visione del cerchio riconducono l\u2019io al tempo della tradizione.<\/p>\n\n\n\n<p>Come non \u00e8 vero che noi siamo la nostra memoria storica. Perch\u00e9 la memoria \u00e8 un mosaico di ricordi. I ricordi non conoscono il noi bens\u00ec l\u2019io. Altrimenti neppure la psicologia e la psicoanalisi avrebbero senso. Sarebbero un dato antropologico. Ma anche qui si apre un discorso non collettivo ma individuale. Io pongo al centro non la civilt\u00e0 di un popolo. Prima pongo al centro la mia eredit\u00e0. Successivamente entra in un articolato confronto con l\u2019altro. Dal momento che esiste l\u2019altro deve preesistere l\u2019io. Certo sono completamente calato dentro Kierkegaard. Non siamo un sistema e tanto meno una fenomenologia perch\u00e9 ogni singolo porta con s\u00e9 e dentro di s\u00e9 il proprio vissuto. Un vissuto appunto singolo. Non siamo ci\u00f2 che gli altri raccontano di noi. Sono ci\u00f2 che racconto io di me stesso. Perch\u00e9 non siamo una cosa. Siamo un destino. Il mio destino non pu\u00f2 essere il tuo destino. Per meglio comprenderci. L&#8217;ho sottolineato nel mio libro su Kierkegaard pubblicato da Solfanelli (1).&nbsp; L&#8217;ho affermato nel corso di una mia conferenza nell&#8217;aprile del 2005 a Santo Doningo.<\/p>\n\n\n\n<p>Il ritornare in se stessi di Plotino e di Agostino sono la testimonianza pi\u00f9 profonda di una confessione che prende corpo proprio nel momento in cui diventa Diario. Penso a quello di Cesare Pavese il cui scrivere \u00e8 sempre un ritornare a se stesso abitandosi, direbbe Maria Zambrano. Altrimenti non avrebbero senso neppure ci\u00f2 che chiamiamo Confessioni nel senso anche tolstojano. Nelle Confessioni non c\u2019\u00e8 il noi. C\u2019\u00e8 sempre l\u2019io. Non si tratta pi\u00f9 soltanto di identit\u00e0 allargata in termini di processo storico. Ma di ritrovare la propria identit\u00e0 che nasce dalle radici che ci portiamo dentro. Un fatto che complica e definisce le singole esistenze attraverso un concetto forte che \u00e8 il Mistero del singolo.<\/p>\n\n\n\n<p>Ed \u00e8 proprio qui che \u0160estov mi soccorre. Lev Isaakovi\u010d \u0160estov, filosofo russo nato nel 1866 e scomparso nel 1938. Autore de \u201cLa filosofia della tragedia\u201d, di \u201cDostoevskij e Nietzsche\u201d, di \u201cKierkegaard e la filosofia esistenziale\u201d, di \u201cSulla bilancia di Giobbe\u201d, di \u201cAtene e Gerusalemme\u201d. Su Plotino, proprio su Plotino, scrive: \u201cPer quante domande noi porremmo a Plotino, non riceveremo alcuna risposta. Non ode neppure le nostre domande che per lui hanno cessato di esistere. E uno dei privilegi pi\u00f9 importanti \u00e8 proprio il diritto di non dare risposte, di non ribattere, di non doversi giustificare o, in altre parole, la non soggezione alle istanze comuni\u201d (2).<\/p>\n\n\n\n<p>Ecco. Il singolo non risponde. Non deve rispondere. Il noi chiede, pretende, processa. L\u2019io pu\u00f2 tacere. Pu\u00f2 non ribattere. Pu\u00f2 non giustificarsi. Questo \u00e8 il suo privilegio. La sua sovranit\u00e0. E ancora \u0160estov, con un taglio netto di cui condivido, sottolinea:&nbsp; \u201cLa verit\u00e0 \u00e8 ci\u00f2 che passa davanti alla storia e che la storia non nota\u201d (3).<\/p>\n\n\n\n<p>Infatti la verit\u00e0 passa. Nel singolo. Sempre nel singolo. All8ra \u0160estov: \u201cViviamo circondati da un\u2019infinit\u00e0 di misteri. Ma ci\u00f2 che \u00e8 pi\u00f9 enigmatico e inquietante \u00e8 che il mistero in generale esista, e che siamo in qualche modo tagliati fuori dalle fonti e dalle origini della vita\u201d (4). \u00c8 il mistero che \u0160estov insegue in \u201cSulla bilancia di Giobbe\u201d. Giobbe non chiede spiegazioni alla storia. Chiede a Dio. E Dio non risponde con la ragione. Risponde con il mistero. Cos\u00ec \u00e8 l\u2019io. Tagliato fuori dalle fonti, ma proprio per questo vivo. Non rassicurato. Turbato. Come voleva la filosofia. Una inquietante infinita.<\/p>\n\n\n\n<p>Dunque?<\/p>\n\n\n\n<p>\u0160estov \u00e8 uno di quei filosofi che ha dato poi un senso ad una visione dostoevskiana. Il superamento dei demoni. Il superamento del senso di colpa. Il superamento del sottosuolo. Con una precisa connotazione in cui Cristo domina. Cristo regna. Cristo dalla croce alla redenzione diventa il riferimento centrale. Ecco perch\u00e9 non \u00e8 possibile parlare di storia in s\u00e9 o di storia come ragione della storia stessa. La storia non spiega se stessa. Non si giustifica da sola. Va oltrepassata. E questo mi porta a fare una considerazione sul valore dell\u2019io e quindi del singolo. In tutto questo viaggio ritorna la figura di Kierkegaard. Il filosofo per eccellenza del singolo.<\/p>\n\n\n\n<p>Pensare che \u0160estov non abbia influito sulla poesia, sulla letteratura e soprattutto sulla filosofia del Novecento \u00e8 dire una cosa non vera. Tuttora \u0160estov viene recuperato da Rachel Bespalov, in parte da Maria Zambrano, ma di tutta quella filosofia metafisica che campeggia soprattutto nel Novecento la filosofia \u00e8 metafisica. La metafisica \u00e8 una filosofia dell\u2019io che pone all\u2019attenzione Dio. Quindi si va oltre la storia. Si va oltre la ragione. Si va oltre una visione materialista della vita. Perch\u00e9 profondamente c\u2019\u00e8 la spiritualit\u00e0 del senso e dell\u2019orizzonte nei quali, o nel quale, l\u2019io diventa fondamentale.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 chiaro che il dubbio diventa portante. Perci\u00f2 la filosofia del dubbio domina ancora una volta. O campeggia negli scritti di \u0160estov. Dunque, per essere pi\u00f9 chiari. Bisogna scegliere qualcosa che dica: forse non conosco la filosofia. La filosofia diventa un pensiero pensato. E il pensato perfetto da regalare non ha verit\u00e0 se non la propria storia. La storia individuale di ognuno di noi. Ecco il punto. Il dubbio non \u00e8 un difetto da correggere. \u00c8 la forma stessa del singolo. La ragione vorrebbe chiudere. Il dubbio apre. La storia vorrebbe definire. Il dubbio turba. E turbando, salva l\u2019io dal noi.<\/p>\n\n\n\n<p>Sono convinto che \u0160estov sia stoffa di un filosofo completamente calato nel mondo esistenziale. Ma non nel mondo esistenziale di tutti. Ognuno di noi vive una propria esistenza. E quindi questo vivere ognuno di noi la propria esistenza significa anche separarsi dalla storia delle masse. In me non c\u2019\u00e8 la concezione delle masse. Non c\u2019\u00e8 la concezione del popolo. In me resta l\u2019io. \u00c8 questo il punto. \u0160estov non parla a tutti. Parla al singolo. Parla a chi si separa. Parla a chi non si riconosce nel corteo. La sua filosofia non \u00e8 per la massa. \u00c8 per l\u2019uomo che resta solo con il suo mistero. Con il suo dubbio. Con il suo Dio. Che diventa cos\u00ec anche il mio Dio. Il fatto che la storia siamo noi \u00e8 appunto l\u2019annullamento della persona. Direbbe Kierkegaard che nel momento in cui mi etichetti, mi annulli. Il punto nevralgico \u00e8 proprio qui. Il noi annulla l\u2019io. Ma si vive di io. Quando si dice la mia casa, la mia vita, mio figlio non facciamo altro che usare l\u2019io. La mia storia.<\/p>\n\n\n\n<p>Quel noi ideologico, in fondo, \u00e8 la negazione pi\u00f9 sottile dell\u2019io. Se la storia siamo noi, allora nessuno \u00e8 responsabile e tutti sono colpevoli. Se io sono la mia storia, allora io rispondo di me. \u00c8 qui la differenza etica tra massa e persona, tra slogan e destino. L\u2019onda non appartiene al mare. Appartiene a se stessa nel momento in cui si infrange. Pu\u00f2 infrangersi anche contro il mio corpo, nei miei occhi. E sono sempre io a subire le conseguenze. Il noi non \u00e8 neppure metafora. \u00c8 una brutta retorica. L\u2019io \u00e8 piuttosto metafisica. Perch\u00e9? \u0160estov lo dice con chiarezza. Cos\u00ec. \u201cNon fu l&#8217;uomo, bens\u00ec Dio a cogliere il frutto dell&#8217;albero proibito e ad assaggiarlo\u201d (5).<\/p>\n\n\n\n<p>E se fu Dio a compiere quel gesto, allora l\u2019uomo non \u00e8 colpevole davanti alla storia. \u00c8 responsabile davanti a se stesso. Davanti al suo mistero. Davanti al suo destino. Non davanti al noi. Mi sembra che questo sia il problema di fondo. Rileggo \u0160estov. In questo tragico tempo (6). Mi sembra che abbia dettato una profezia. Continuo a rileggerlo. Con pazienza. C&#8217;\u00e8 sempre un Me e un Te. Cosa si sveglie? Ognuno sceglie im proprio Si. E finiamola qui.<\/p>\n\n\n\n<p>NOTE<\/p>\n\n\n\n<p>(1) Pierfranco Bruni, \u201cKierkegaard. La ribellione e le macerie\u201d, Edizioni Solfanelli, Chieti 2026, pagine 306. Euro 20,00.<\/p>\n\n\n\n<p>(2) Lev Isaakovi\u010d \u0160estov, \u201cL\u2019eredit\u00e0 fatale. Etica e ontologia in Plotino\u201d, traduzione di Valentina Parisi, Ananke, Torino 2005.<\/p>\n\n\n\n<p>(3) Lev Isaakovi\u010d \u0160estov, \u201cAtene e Gerusalemme. Saggio di filosofia religiosa\u201d, traduzione di Giovanni Ferraro, Bompiani, Milano 2008, edizione del 1938.<\/p>\n\n\n\n<p>(4) Lev Isaakovi\u010d \u0160estov, \u201cSulla bilancia di Giobbe. Peregrinazioni attraverso le anime\u201d, traduzione di Alberto Schiavone, Adelphi, Milano 1991, edizione originale 1929.<\/p>\n\n\n\n<p>(5) Lev Isaakovi\u010d \u0160estov, \u201cLa filosofia della tragedia. Dostoevskij e Nietzsche\u201d, traduzione di Enrico Macchetti, Bompiani, Milano 2010, edizione originale 1903.<\/p>\n\n\n\n<p>(6) Lev Isaakovi\u010d \u0160estov, \u201cKierkegaard e la filosofia esistenziale\u201d, traduzione di Enrico Macchetti, Bompiani, Milano 2009. Edizione originale del 1936.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Pierfranco Bruni Il vero compito della filosofia quale sarebbe? \u0160estov sottolinea: \u201cIl compito della filosofia non \u00e8 quello di [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[22],"tags":[],"class_list":["post-98485","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-libros-y-revistas-literatura"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/98485","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=98485"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/98485\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":98487,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/98485\/revisions\/98487"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=98485"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=98485"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=98485"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}