{"id":98546,"date":"2026-11-08T00:21:05","date_gmt":"2026-11-08T00:21:05","guid":{"rendered":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?p=98546"},"modified":"2026-11-08T00:21:06","modified_gmt":"2026-11-08T00:21:06","slug":"foscolo-dalla-lettura-filosofica-antica-al-novecento","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?p=98546","title":{"rendered":"FOSCOLO DALLA LETTURA FILOSOFICA ANTICA AL NOVECENTO\u00a0"},"content":{"rendered":"<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-large is-resized\"><a href=\"http:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2026\/11\/1000402781.jpg\"><img decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"1024\" src=\"http:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2026\/11\/1000402781-1024x1024.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-98547\" style=\"width:286px;height:auto\" srcset=\"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2026\/11\/1000402781-1024x1024.jpg 1024w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2026\/11\/1000402781-300x300.jpg 300w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2026\/11\/1000402781-150x150.jpg 150w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2026\/11\/1000402781-768x768.jpg 768w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2026\/11\/1000402781-1536x1536.jpg 1536w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2026\/11\/1000402781.jpg 1600w\" sizes=\"(max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/a><\/figure><\/div>\n\n\n<p><em>Pierfranco Bruni\u00a0<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Ugo Foscolo nella filosofia.&nbsp; Un tema che mi ha demore affascinante. Mi \u00e8 rimasto cucito addosso per una cosa semplice: non riesce a stare fermo in una sola filosofia. Cambia, si contraddice, si corregge. E proprio per questo mi sembra vero. In lui ci sono il materialismo antico ben superato e la passione moderna, il tragico e la voglia di costruire. Ho provato a metterlo in ordine in tre tempi, antichit\u00e0, Settecento, Novecento, ma alla fine \u00e8 Maria Zambrano che mi ha aiutato a tenere tutto insieme. Perch\u00e9 Zambrano parla di esilio, e Foscolo \u00e8 un esule che non si rassegna oltre Ovidio. Perch\u00e9 la filosofa spagnola parla del tempo abitato e della metafisica del buio. Foscolo giunge al buio attraverso Vico e la metafisica dell&#8217;anima.<\/p>\n\n\n\n<p>Se dovessi partire appunto da una prima radice direi subito che si tratta dLucrezio. Perch\u00e9? Perch\u00e9 Foscolo lo conosceva bene, lo aveva letto e anche tradotto in parte. Da lui prende l&#8217;idea che il mondo sia solo materia in movimento, senza provvidenza, senza aldil\u00e0. La morte, in questa visione, \u00e8 scomposizione. Fine della coscienza. Quando in Alla sera scrive nulla eterno, io avverto immediatamente proprio quella pagina lucreziana, quella del De rerum natura dove tutto si dissolve e torna polvere. Anche nell&#8217;Ortis la natura \u00e8 cos\u00ec. Ovvero si crea quella visione e poi distrugge quello che ha creato, senza alcuna piet\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>Eppure Foscolo non resta fermo l\u00ec. Se la fisica \u00e8 epicurea, l&#8217;etica \u00e8 stoica. Questo mi ha sempre colpito. Da Seneca e da Catone l&#8217;Uticense prende la fermezza, il dovere verso la patria, la libert\u00e0 interiore che non non si dissacra. Il suicidio di Jacopo Ortis, letto cos\u00ec, non \u00e8 una fuga e basta. \u00c8 un gesto politico, quasi un atto di ribellione. Catone si uccide per non vedere la fine della Repubblica. Jacopo si uccide perch\u00e9 non vuole vedere la fine della sua libert\u00e0, della sua patria, del suo amore. \u00c8 duro da dire, ma in Foscolo il suicidio diventa l&#8217;ultima forma di dignit\u00e0. Ovvero nel suo alter ego.<\/p>\n\n\n\n<p>Nelle opere mature, arriva Platone. Nelle Grazie Foscolo sembra cambiare ritmo e scenario. Parlano valori che stanno sopra la materia: la Bellezza, la Giustizia, la Virt\u00f9. Le Grazie sono figure intermedie, mandate sulla terra per civilizzare gli uomini con le arti. La bellezza che si vede con gli occhi diventa un ponte verso una bellezza pi\u00f9 grande, che consola. Questo passaggio l&#8217;ho capito tardi. Attenzione per\u00f2. Non \u00e8 che Foscolo rinneghi Lucrezio. \u00c8 che aggiunge un piano. Prima dice: la morte \u00e8 vera. Poi dice: anche la bellezza \u00e8 vera. E le due verit\u00e0 devono stare insieme. Ma il tragico credo che stia proprio qui. Tra la bellezza e la morte.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 chiaro che si confronta con la sua epoca. Infatti tra Illuminismo e Romanticismo Foscolo si specchia in tre pensatori, e ogni volta si vede un pezzo diverso di s\u00e9. Quali sono? \u00c8 subito detto. Con Thomas Hobbes e con Paul Henri Thiry d&#8217;Holbach condivide il materialismo e ci\u00f2 che si definisce pessimismo. La societ\u00e0, per Hobbes, \u00e8 dominata dalla legge del pi\u00f9 forte, homo homini lupus. Niente giustizia divina, niente natura buona. Nell&#8217;Ortis questa idea \u00e8 quasi feroce. La storia sembra fatta di violenza, l&#8217;uomo sembra materia destinata a annientarsi. Rileggendo quelle pagine, mi \u00e8 venuta in mente una frase che Foscolo ripete spesso: la natura ci ha creati per distruggerci. Non \u00e8 ottimismo, \u00e8 lucidit\u00e0. Ma credo che con Jean Jacques Rousseau possa condividere invece la passione, la patria, la natura. L&#8217;Ortis deve molto alla Nuova Eloisa, nella forma epistolare e nell&#8217;esaltazione delle passioni assolute. Ma qui Foscolo si stacca da Rousseau. Non crede pi\u00f9 al buon selvaggio, alla bont\u00e0 originaria dell&#8217;uomo. Quello che assorbe di Rousseau \u00e8 altro: l&#8217;amore viscerale per la libert\u00e0 politica, il concetto di patria, la natura come specchio dell&#8217;anima. \u00c8 il Foscolo preromantico, sentimentale, quello che scrive lettere come se fossero confessioni. In fondo per\u00f2 \u00e8 la confessione che interessa il suo linguaggio e la sua anima.<\/p>\n\n\n\n<p>Con Giambattista Vico arriva, certamente a mio avviso, il superamento pi\u00f9 maturo. Vico dice che la storia non \u00e8 guidata dalla pura ragione, ma dalla fantasia, dai miti, dalle passioni. Foscolo lo capisce benissimo nei Sepolcri. Se la ragione ci dice che la morte \u00e8 la fine di tutto, allora l&#8217;uomo ha bisogno di illusioni per vivere: l&#8217;amore, l&#8217;arte, la gloria, la tomba come legame affettivo. La tomba diventa un atto civile. Non \u00e8 solo pietra. \u00c8 memoria. Foscolo riprende da Vico le tre istituzioni che segnano il passaggio dalla bestialit\u00e0 alla civilt\u00e0: i matrimoni, i tribunali, la sepoltura dei morti. Mi piace pensare che in quel punto Foscolo smetta di essere solo nichilista e diventi fondatore. Dice: se il mondo non ha senso, diamoglielo noi. Ma in ci\u00f2 c&#8217;\u00e8 anche l&#8217;andare oltre le illusioni. Forse anche per questo lo considero tragico nella speranza.<\/p>\n\n\n\n<p>Ci\u00f2 che maggiormente mi interessa comunque \u00e8 un Foscolo letto con i pareri del Novecento. Infatti quando ho provato a proiettare Foscolo sul Novecento, mi sono accorto che anticipa quasi tutto: l&#8217;assenza di Dio, il crollo delle ideologie, il bisogno di creare un senso in un universo indifferente, il relativismo che non sopporto. I due filosofi con I quali ho cercato una comparazione sono Jean Paul Sartre e Albert Camus. Costuiscino il&nbsp; legame \u00e8 nella premessa. La realt\u00e0 non ha un fine intrinseco, l&#8217;uomo \u00e8 gettato, dice Heidegger. in un mondo che non lo aspetta. Nell&#8217;Ortis questa condizione produce paralisi e suicidio. Nel Foscolo maturo dei Sepolcri la risposta cambia. Non \u00e8 pi\u00f9 resa, \u00e8 affermazione orgogliosa. Se il mondo non ha senso, tocca a noi darglielo con le azioni e con le illusioni. \u00c8 la stessa struttura della rivolta di Camus nel Mito di Sisifo: opporsi al vuoto creando valori umani. L&#8217;esistenza precede la teoria, e la libert\u00e0 diventa responsabilit\u00e0. Io questa idea la trovo quasi consolante: non siamo condannati al niente, siamo chiamati a costruire. Camus resta fondamentale. Sartre no.<\/p>\n\n\n\n<p>Invece con Martin Heidegger il legame \u00e8 l&#8217;essere per la morte. L&#8217;uomo \u00e8 limitato dal tempo, definito dalla fine. Foscolo sente la stessa angoscia davanti al nulla eterno. Ma per entrambi la morte non deve portare all&#8217;apatia. Deve richiamare a una vita autentica, fatta di cura. Nei Sepolcri la tomba \u00e8 proprio questo: il centro della cura affettiva e civile che tiene uniti vivi e morti. La tomba, come quella di Antigone per Maria Zambrano, strappa l&#8217;esistenza all&#8217;insignificanza del tempo biologico. Quando visito un cimitero, penso sempre a questo passo di Foscolo: non andiamo a trovare i morti, andiamo a ritrovare noi stessi. Una tecnica se cos\u00ec posso definirla che mi accade visitando la tomba di mio padre e mio padre. Anche perch\u00e9 Foscolo mi appartiene sempre di pi\u00f9.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Penso spesso a una comparazione con Carlo Michelstaedter. Qui il legame \u00e8 il tragico moderno. Nella Persuasione e la Rettorica, Michelstaedter parla delle costruzioni sociali, della rettorica, che gli uomini alzano per difendersi dall&#8217;oscurit\u00e0. La critica del Novecento ha letto Jacopo Ortis come il ragazzo che vede crollare quella finzione, le illusioni politiche e amorose, e non trova pi\u00f9 stabilit\u00e0. \u00c8 la lucida disperazione davanti al fallimento della storia. Mi sembra la descrizione pi\u00f9 onesta dell&#8217;Ortis: non un eroe, non un debole, ma uno che ha visto cin uno sguardo di un profeta laico. Infatti ci\u00f2 mi interessa particolarmente. Perch\u00e9 credo che sia la mia cara Maria Zambrano a tenere insieme tutto. E lo fa con una parola che per Foscolo \u00e8 decisiva: esilio. Appunto. Zambrano \u00e8 la pensatrice dell&#8217;esilio. Spagnola, esule dopo la guerra civile, distingue l&#8217;esiliato dal desterrato. Il desterrato \u00e8 sradicato, perduto. L&#8217;esiliato \u00e8 chi fa dell&#8217;esilio un luogo di visione, una patria interiore dove la ragione diventa ragione poetica. La ragione poetica non nega la ragione, la completa con la passione, con l&#8217;immagine, con il mito, con la memoria. \u00c8 una ragione che sa piangere e sa sperare. Quando ho letto queste pagine di Zambrano, in Delirio e destino e in L&#8217;esilio come patria, ho pensato subito a Foscolo. Forse filtrando con Yourcenar e le sue Memorie di Adriano.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Per\u00f2 Foscolo \u00e8 l&#8217;esiliato per eccellenza. Greco di nascita, italiano di scelta, veneziano, milanese, londinese per esilio. Rifiuta di giurare fedelt\u00e0 all&#8217;Austria e sceglie l&#8217;esilio a Londra, dove morir\u00e0 povero e lontano. Non \u00e8 solo un esilio subito. \u00c8 un esilio ribelle. Ovvero in ruvolta alla Camus. Un atto di fedelt\u00e0 a se stesso, alla patria ideale, alla libert\u00e0. Come Catone, come Jacopo, Foscolo preferisce perdere tutto piuttosto che tradire la propria verit\u00e0 interiore. A me questa coerenza fa quasi paura, perch\u00e9 \u00e8 rara. Noi di solito ci adattiamo. Lui no. Ma la coerenza \u00e8 non tradire.&nbsp; L&#8217;atto pi\u00f9 sublime che mi cattura.<\/p>\n\n\n\n<p>Zambrano legge in Foscolo il tragico autentico. Il tragico non \u00e8 la sventura. \u00c8 la condizione di chi vede insieme la verit\u00e0 della morte e la verit\u00e0 della vita, e non rinuncia a nessuna delle due. Foscolo inizia dal fatto che tutto \u00e8 materia e nulla \u00e8 eterno, come Lucrezio. Sa che la storia \u00e8 violenza e inganno, come Hobbes. Sa che le illusioni crollano, come Michelstaedter. Eppure continua a credere che l&#8217;amore, la tomba, la poesia, la patria siano necessari per vivere da uomini. Questa \u00e8 la sua persuasione tragica. Quindi si allontana dalle illusioni e dalla storia che non ha verit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>Nell&#8217;esilio, Foscolo compie la sintesi che n\u00e9 Lucrezio, n\u00e9 Vico, n\u00e9 Camus da soli possono compiere. L&#8217;esilio diventa il luogo dove le illusioni non sono pi\u00f9 menzogna, ma creazione. La tomba non \u00e8 pi\u00f9 solo pietra, ma memoria. La patria non \u00e8 pi\u00f9 solo territorio, ma comunit\u00e0 di spiriti. La bellezza non \u00e8 pi\u00f9 solo consolazione, ma rivelazione. L&#8217;esiliato ribelle non accetta il mondo cos\u00ec com&#8217;\u00e8, e non fugge dal mondo. Lo abita con fedelt\u00e0, lo trasforma con la parola. Con il senso metafisico. Per questo Foscolo, letto con Zambrano, non \u00e8 pi\u00f9 soltanto il poeta del nichilismo o il poeta della patria. \u00c8 il poeta della ragione poetica prima della ragione poetica. \u00c8 colui che mostra che si pu\u00f2 essere materialisti senza essere cinici, patrioti senza essere retorici, tragici senza essere disperati. L&#8217;esilio ribelle \u00e8 la sua ultima illusione, e la sua pi\u00f9 vera. \u00c8 la forma in cui la vita, sapendo di dover morire, sceglie ugualmente di amare, di ricordare, di scrivere. Ma questo \u00e8 un atto si filosofico ma chiaramente metafisico non pi\u00f9 come senso ma come orizzonte.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Dunque. Cosa (mi) resta di Foscolo? Un uomo che non ha pi\u00f9 una casa e che continua a scrivere come se la casa si potesse ricostruire con le parole. Preferisce perdere tutto piuttosto che tradire. Nel momento in cui ci si rende conto che ragione non ha pi\u00f9 una consistenza tocca a noi dare un senso. Non un senso finto, consolatorio. Un senso costruito. Una tomba che diventa memoria, una poesia che diventa patria, un amore che diventa cura. Ecco perch\u00e9 Zambrano&nbsp; aiuta a mettere un nome su tutto questo. Lei parla di esilio come patria. Foscolo non ha pi\u00f9 un luogo, ma ha una parola. E la parola diventa il suo luogo. L&#8217;esilio ribelle non \u00e8 solo fuga dall&#8217;Austria, non \u00e8 solo povert\u00e0 a Londra. \u00c8 la scelta di restare fedele a se stesso. \u00c8 quella illusione di cui si parla spesso. Ma che viene rovesciata. Perch\u00e9 Foscolo accoglie quel che sar\u00e0 un concetto chiave. Il destino. Il binomio foscoloano a mio avviso credo che sua proprio destino e tragico. In Foscolo \u00e8&nbsp; la morte che campeggia sin dall&#8217;inizio.&nbsp; E allora di quale illusioni si pu\u00f2 parlare? La morte vive in lui. Coobita cin la morte. \u00c8 l&#8217;unica luce possibile \u00e8 cercare di abitare la metafisica. Se c&#8217;\u00e8 una possibilit\u00e0 oltre l&#8217;impossibile \u00e8 proprio il tragico alla fine che attraversa tutto e si definisce come accettazione della fine. Perch\u00e9 oltre la fine c&#8217;\u00e8 appunto un impossibile che non ci \u00e8 dato sapere.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Pierfranco Bruni\u00a0 Ugo Foscolo nella filosofia.&nbsp; Un tema che mi ha demore affascinante. 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