{"id":9892,"date":"2020-03-11T11:01:46","date_gmt":"2020-03-11T11:01:46","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?p=9892"},"modified":"2020-03-11T11:01:46","modified_gmt":"2020-03-11T11:01:46","slug":"racconto-surreale-da-stasi-forzata-per-coronavirus","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?p=9892","title":{"rendered":"Racconto surreale da stasi forzata per coronavirus"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2020\/03\/Immagine.jpg\"><img decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-9893\" src=\"http:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2020\/03\/Immagine.jpg\" alt=\"\" width=\"628\" height=\"399\" srcset=\"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2020\/03\/Immagine.jpg 628w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2020\/03\/Immagine-300x191.jpg 300w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2020\/03\/Immagine-150x95.jpg 150w\" sizes=\"(max-width: 628px) 100vw, 628px\" \/><\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>RACCONTO di Roberto De Giorgi<br \/>\nEro sceso a buttare il sacco dell\u2019immondizia\u2026<\/p>\n<p>Sono gi\u00e0 a letto quando mia moglie mi dice: \u00abNon coricarti, vai a buttare la spazzatura, che fra un po\u2019 passano a ritirarla.\u00bb<br \/>\nRiluttante, mi rivesto e scendo in un borgo di Taranto che alle 21,30 \u00e8 gi\u00e0 spento da un pezzo; alcuni tratti di strada, durante l\u2019imbrunire, non si accendono pi\u00f9 da diverso tempo e restano con quella luce diafana che incute paura. Quella stessa paura che deve aver preso due adolescenti che giorni fa hanno bussato alla nostra porta per timore di un bruto che le aveva seguite con l\u2019auto. Poi la vicenda del coronavirus ha creato davvero un coprifuoco.<br \/>\niu<br \/>\nButto l\u2019immondizia in un cassonetto che tracima e raggiungo di nuovo e velocemente il portone e mi accorgo che la porta gira.<br \/>\n\u201cUna porta girevole\u201d, penso, \u201cnon me n\u2019ero accorto prima\u201d. Salgo le scale, non pi\u00f9 di corsa per via dell\u2019et\u00e0 e quando arrivo alla porta noto che \u00e8 scomparso il buco della serratura. Al suo posto c\u2019\u00e8 un cerchio luminoso con l\u2019immagine di un dito. Poggio il dito sopra la luce e una voce metallica automatica strilla: \u201csconosciuto\u201d.<br \/>\nA questo punto, una voce femminile dall\u2019interno urla: \u00abMa chi cavolo \u00e8 a quest\u2019ora!\u00bb<br \/>\nSono in preda al panico, tremo in tutta la persona e dico solo con voce palpitante: \u00abAmore, non scherzare fammi entrare\u00bb.<br \/>\n\u00abAmore? Entrare? Ma lei \u00e8 impazzito, ma chi \u00e8? Ora chiamo la Spartan Police\u00bb.<br \/>\nDavvero non capisco cosa stia accadendo. Scendo e risalgo pi\u00f9 volte, immaginando di aver sbagliato, esco e guardo il palazzo e la strada, ma \u00e8 tale l\u2019agitazione che non m\u2019accorgo di alcuna modificazione del paesaggio, piuttosto noto quella porta girevole che ha bordi luminosi, risalgo stavolta lentamente e alla fine m\u2019accascio sulle scale, l\u00e0, vicino alla porta.<br \/>\nLa voce dal di dentro l\u2019appartamento si \u00e8 ora fatta pi\u00f9 dolce: \u00abLei \u00e8 ancora qui, ma che vuole da me?\u00bb<br \/>\nDico il mio nome e confermo di abitare l\u00ec. Queste parole hanno il potere di far aprire la porta che fa uno scatto, come se fosse una cassaforte.<br \/>\nUna figura giovane, esile, mi dice: \u00abEntri, signore, non mi faccia del male\u00bb.<br \/>\nLa casa \u00e8 cambiata, non la riconosco pi\u00f9, il soffitto a volta \u00e8 illuminato da figure in movimento, come in un cartone animato, la ragazza vede il mio aspetto distrutto e mi fa sedere. Lei per\u00f2 \u00e8 all\u2019interno di un\u2019area ovale luminosa.<br \/>\n\u00abE\u2019 la difesa antiviolenza\u00bb, mi dice, leggendo il mio pensiero.<br \/>\nMi osserva con tenerezza e mi dice ancora: \u00abSenta, la mia famiglia abita in questa casa da 25 anni, mia madre l\u2019acquist\u00f2 da una famiglia americana e mi disse che erano tarantini espatriati dopo cinque anni che lei, o meglio uno con il suo nome, era sparito. Ho aperto perch\u00e9 ho sentito parlare molto di lei, quando ero bambina\u00bb.<br \/>\nIo la guardo stralunato senza fiatare. Non faccio in tempo a risponderle che sento una sirena, guardo di nuovo la ragazza e le dico: \u00abHa chiamato la polizia?\u00bb<br \/>\n\u00abPer il suo bene, la vedo smarrita, non so chi sia davvero, l\u2019aiuteranno loro\u00bb.<br \/>\nUna poliziotta, con un grande simbolo di Sparta sul petto, entra e mi dice con voce decisa:<br \/>\n\u00abVenga con me, non importuni di pi\u00f9 la signora\u00bb.<br \/>\nMi porta via aiutata da due robot poliziotti che mi sollevano dalle braccia. Un\u2019auto, tutta di plastica trasparente, come un gigantesco drone, \u00e8 gi\u00e0 pronta sul tetto; vi entro dentro e subito si vola in modo silenzioso.<br \/>\nArriviamo ad un posto di polizia, sempre attraverso l\u2019atterraggio morbido su un tetto e mi portano, sempre sollevato dalle braccia, fino ad una stanza dove ci sono un poliziotto e un uomo in camice bianco. Quando entro mi fanno sedere e il poliziotto mi mette un aggeggio davanti agli occhi.<br \/>\n\u00abMa chi \u00e8 lei? Non c\u2019\u00e8 riconoscimento facciale.\u00bb Sbotta il graduato guardando l\u2019uomo in camice.<br \/>\nIo sono in fibrillazione ma ho la forza di urlare: \u00abHo la carta di identit\u00e0 elettronica!\u00bb<br \/>\nCos\u00ec facendo prendo il portafoglio, la tiro fuori e gliela mostro. Quello se la gira in mano e dice:<br \/>\n\u00abNon l\u2019ho mai vista \u2018sta carta in circolazione; a casa in un cassetto ho quella di mio padre. Egregio signore sono 20 anni che abbiamo il riconoscimento facciale di identit\u00e0 e lei non esiste.\u00bb<br \/>\nPoi guarda la data di nascita e riprende:<br \/>\n\u00abQui poi c\u2019\u00e8 scritto che lei \u00e8 del 1953 e quindi ora avrebbe 97 anni, mentre se la osservo presso a poco mi pare un sessantenne\u00bb.<br \/>\nA questo punto anche l\u2019uomo col camice interviene.<br \/>\n\u00abCollega, se ha la carta elettronica ci sar\u00e0 l\u2019impronta digitale &#8211; sempre se gliel\u2019hanno fatta -, perch\u00e9 la gestione dei comuni di allora lasciava a desiderare\u00bb.<br \/>\n\u00abS\u00ec, me l\u2019hanno fatta!\u00bb, dico subito io, che della vicenda ho un ricordo recentissimo e avverto l\u2019urgenza di uscire dall\u2019imbarazzante situazione. A questo punto i due mi conducono davanti ad uno schermo e mi fanno poggiare la punta dell\u2019indice. Sullo schermo appare il mio volto, articoli di giornali, vecchi video di \u201cChi l\u2019ha visto?\u201d.<br \/>\nI due mi osservano con insistenza, poi parlano a lungo fra di loro. Li osservo mentre gesticolano, indicando le immagini che scorrono, i video. Alla fine quello in divisa viene da me e mi dice:<br \/>\n\u00abVada pure, non la tratteniamo, dobbiamo studiare il suo caso, ma non scappi, tanto \u00e8 localizzato di continuo\u00bb.<br \/>\nEsco da questa struttura e mi riverso nella citt\u00e0. E\u2019 ancora notte. Taranto in qualche punto \u00e8 uguale a quella che conosco. Ma sono in chiss\u00e0 quale periferia. Cerco di fare mente locale alle cose che ho sentito per comporre il fattore temporale e gli anni trascorsi. Vedo su un portone di vetro una sigla \u2018Press\u2019. Penso fra me: \u201cCavolo! Ecco quello che fa per me.\u201d<br \/>\nEntro e trovo uno che se ne sta in poltrona con un libro in mano. Mi guarda e mi sorride dicendo: \u00abSalve\u00bb. Rispondo: \u00abHo visto Press fuori, ho pensato\u2026\u00bb. Non mi d\u00e0 il tempo di finire la frase.<br \/>\n\u00abA un giornale, vero? Senta, quella \u00e8 una mia provocazione, oramai i giornali non esistono pi\u00f9, tutte le news sono aggregate dalla rete in un nanosecondo e poi qualsiasi notizia che abbia riferimento con le persone, il loro gusti, i loro viaggi, gli acquisti o persino i loro desideri, viene immediatamente inserita nella rete e si materializza davanti agli occhi dei singoli. Mi pagano bene solo per eventuali nuove di cui non si sa nulla e non ne parla nessuno, le vere news\u00bb.<br \/>\nRacconto la mia vicenda e quel personaggio subito salta dalla sedia.<br \/>\n\u00abPerbacco! Ecco una vera notizia! Guardi, la inserisco subito!\u00bb<br \/>\nCos\u00ec facendo parla velocemente in un tubo e immediatamente le sue parole diventano uno scritto, appaiono immagini: la mia faccia, articoli di giornale, video di \u201cChi l\u2019ha visto?\u201d e tutto entra dentro una news che parte. Appare una scritta \u201cInviata\u201d. Subito dopo compare una cifra di soldi incassati, con la musica del tintinnio delle monete. L\u2019amico \u00e8 raggiante, \u00e8 stato pagato bene per una notizia strabiliante che reca il titolo: \u201cDopo trent\u2019anni compare il tarantino scomparso\u201d.<br \/>\nSullo schermo appare una nuova scritta \u201cNuove interazioni dagli USA\u201d.<br \/>\nQuello mi guarda con occhi sfavillanti di gioia: \u00abSua moglie \u00e8 viva e le sue figlie sono in contatto virtuale con me. Stanno arrivando.\u00bb<br \/>\nNon sto capendo nulla, ma il sapere che mia moglie stia venendo mi predispone al buon umore. L\u2019appuntamento \u00e8 in una stanza di un hotel sul mare. E\u2019 proprio quest\u2019uomo della Press che mi porta l\u00ec, felice di aver finalmente guadagnato qualcosa. Mentre arriviamo sul lungomare, a bordo di una comunissima auto cabriolet, vedo che all\u2019orizzonte non ci sono pi\u00f9 ciminiere. Lui si accorge del mio interesse e dice:<br \/>\n\u00abOra da quelle parti c\u2019\u00e8 un parco di Archeologia Industriale dell\u2019et\u00e0 del ferro.\u00bb<br \/>\nArrivo sul punto del lungomare di Taranto dove c\u2019\u00e8 l\u2019hotel; la costruzione tutta in vetro trasparente si dilunga su una vecchia darsena, che ricordo come un sgarrupato cimelio di guerra.<br \/>\nNon so ancora se hanno ridotto il tempo di volo dagli Usa a Taranto e mi predispongo per la notte che ancora deve passare. Nel mio letto vedo il mare tra i vetri; anzi, sul tardi, con l\u2019alta marea la stanza pare finire proprio sott\u2019acqua e vedo tanti pesci colorati passarmi sopra e di fianco. Ripenso alle cose dettemi dal giornalista, a proposito dell\u2019archeologia industriale, e noto che la natura ha sul serio preso il sopravvento.<br \/>\nE\u2019 gi\u00e0 mattino quando noto un grosso pesce scuro vicino al vetro dove ho spiaccicato il volto. Metto gli occhiali e vedo che in realt\u00e0 si tratta di un videomaker con una minuscola cinepresa che sta davanti al vetro della mia stanza e mi sta filmando a cavallo di un drone.<br \/>\nEsco e noto che tutto il lungomare \u00e8 pieno di furgoni colorati, tanta folla. E c\u2019\u00e8 anche il mio amico giornalista, anche lui sul drone, che mi saluta raggiante: ha venduto la notizia al mondo, \u00e8 diventato ricco.<br \/>\nIo penso alla mia famiglia. In un frangente del mattino anche loro sono gi\u00e0 qui. Il viaggio dall\u2019America si \u00e8 dimezzato in 6 ore. Attorniate da telecamere telecomandate, vedo delle settantenni che sorreggono una signora molto anziana. Hanno gli sguardi stralunati. La donna anziana le osserva con disappunto, come per rimproverarle di aver creato questo incontro con un perfetto sconosciuto. Ma le due signore mi osservano da vicino. Una guarda una pallina di grasso sotto il collo, un&#8217;altra fissa il mio sguardo con attenzione e sorride. Poi entrambe rivolte alla signora le dicono in coro: \u00abMamma \u00e8 proprio lui!\u00bb<br \/>\nIo non so che fare. Riconosco le figlie che, anche se invecchiate, mostrano ancora la loro bellezza; ma anche la persona anziana conserva quello sguardo sottile che ricordo, vivo, sottile.<br \/>\nMi avvicino e le dico con dolcezza: \u00abMi riconosci?\u00bb<br \/>\nE lei risponde con evidente rabbia: \u00abPerch\u00e9 tu non sei invecchiato?\u00bb<br \/>\nLe due figlie si avvicinano a me e la pi\u00f9 piccola mi sussurra: \u00abDormile accanto, vedrai che alla fine si calmer\u00e0\u00bb.<br \/>\nCos\u00ec succede.<br \/>\nCos\u00ec accade che mi sveglio da questo incubo mentre mia moglie, che mi sta accanto, mi dice: \u00abNon coricarti, vai a buttare la spazzatura, che fra un po\u2019 passano a ritirarla.\u00bb<br \/>\n\u00abNoooooo!\u00bb, le rispondo gridando.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&nbsp; RACCONTO di Roberto De Giorgi Ero sceso a buttare il sacco dell\u2019immondizia\u2026 Sono gi\u00e0 a letto quando mia moglie [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[10,22],"tags":[],"class_list":["post-9892","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-italiano","category-libros-y-revistas-literatura"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/9892","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=9892"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/9892\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=9892"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=9892"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=9892"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}