{"id":9975,"date":"2020-03-24T12:13:31","date_gmt":"2020-03-24T12:13:31","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?p=9975"},"modified":"2020-03-24T12:13:31","modified_gmt":"2020-03-24T12:13:31","slug":"racconti-in-quarantena-lamore-e-di-mario-narducci","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/?p=9975","title":{"rendered":"RACCONTI IN QUARANTENA &#8211; L\u2019AMORE E\u2019\u2026 &#8211; di Mario Narducci"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2020\/03\/Mario-Narducci.2.jpg\"><img decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-9976\" src=\"http:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2020\/03\/Mario-Narducci.2.jpg\" alt=\"\" width=\"654\" height=\"492\" srcset=\"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2020\/03\/Mario-Narducci.2.jpg 654w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2020\/03\/Mario-Narducci.2-300x226.jpg 300w, https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/wp-content\/uploads\/2020\/03\/Mario-Narducci.2-150x113.jpg 150w\" sizes=\"(max-width: 654px) 100vw, 654px\" \/><\/a><\/p>\n<p>RACCONTI IN QUARANTENA &#8211; L\u2019AMORE E\u2019\u2026<\/p>\n<p>di Mario Narducci *<\/p>\n<p>L&#8217;amore che aveva conosciuto fino a quel momento, era stato soltanto quello dei cioccolatini. Ne comperava a confezioni intere, di tutte le misure e di ogni foggia. A scatole rettangolari, a forma di cuore con il coperchio imbottito, a cilindro, chiusi dentro automobiline con le ruote fisse, custoditi in cestini di paglia poco pi\u00f9 grandi di un ditale, tenuti da bambole di pezza. Ne acquistava per gola. Come dovesse saziare una fame di settimane e di mesi. E una volta giunto a casa, aperta la confezione, incominciava a scartarli con ritmo superiore al tempo che occorreva per mandarli gi\u00f9.<\/p>\n<p>La sua stanza emanava un forte odore di cioccolato. E questo odore se lo portava dietro anche quando usciva, cos\u00ec penetrante che la gente nella quale s&#8217;imbatteva lo scambiava per \u00abburro cacao\u00bb quello che ci si d\u00e0 sulle labbra screpolate per idratarle un po&#8217;. La frenesia che lo prendeva scartando i cioccolatini, in realt\u00e0 coincideva con l&#8217;impazienza di leggere gli aforismi e le massime stampate sul fogliettino trasparente come carta oleata. \u00abC&#8217;\u00e8 tutta una vita in un&#8217;ora d&#8217;amore\u00bb. Oppure: \u00abL&#8217;amore porta tanta felicit\u00e0, molto pi\u00f9 di quanto struggersi per qualcuno porti dolore\u00bb.<\/p>\n<p>Lui la vita doveva ancora incominciarla, perch\u00e9 la felicit\u00e0 non sapeva cosa fosse, cos\u00ec come non aveva mai assaporato il dolore. Leggeva e gettava nel cestino. Gli aforismi soltanto, che gli restavano fissi nella mente. Degli autori non gli importava nulla. Ricordarne i nomi era per lui un di pi\u00f9. Anzi, ignorarli, era come illudersi che l&#8217;autore fosse lui stesso.<\/p>\n<p>E intanto continuava a scartare. \u00abL&#8217;unico vero amore \u00e8 l&#8217;amore a prima vista; la seconda occhiata non \u00e8 che una svista\u00bb. E poi c&#8217;era il verso di Carducci del quale non avrebbe mai potuto appropriarsi: \u00abIl vero immortale \u00e8 l&#8217;amor\u00bb. Ma lui ignorava ancora tutto dell&#8217;amore, sia la prima che la seconda occhiata, e soprattutto non conosceva nulla della sua eternit\u00e0.<br \/>\nA volte, nel segreto della propria stanza, si chiedeva che cosa mai ci stesse a fare al mondo se l&#8217;amore ancora non gli aveva aperto la porta.<\/p>\n<p>Lui pensava all&#8217;amore come al castello delle favole: era l\u00ec, sull&#8217;altura, ma il ponte levatoio era inesorabilmente alzato. Ogni tanto si abbassava per far passare qualcuno, ma quando lui se ne avvedeva e faceva per raggiungerlo, era sempre tardi e se lo vedeva riabbassare di colpo, come una beffa. Addirittura a volte gli era sembrato pure che qualcuno, dietro gli alberi che circondavano il maniero, lo deridesse. Ma poi, guardandosi bene intorno, non trovava anima viva e rientrando in s\u00e9 si avvedeva che il beffardo era lui stesso.<\/p>\n<p>Guardandosi meglio allo specchio, un giorno, si accorse d&#8217;essere ingrassato enormemente. \u201cTutti questi cioccolatini!\u201d esclam\u00f2. \u201cBisogna che me ne privi\u201d, continu\u00f2 allarmato anche per l&#8217;affanno che l&#8217;opprimeva nel fare le poche scale che dal piano terra lo portavano alla sua cameretta. Ma le buone intenzioni naufragavano, come un gommone infilzato da un pesce spada, una volta raggiunta la sua stanza, in cui la bella pila di confezioni di cioccolatini era l\u00ec, invitante come mai. Allora apriva e incominciava a scartare.<\/p>\n<p>E la nocciolina che stava sulla punta del cioccolatino gli faceva quasi l&#8217;occhiolino come una bella donna. Lui se la metteva in bocca, se la strofinava intorno al palato, se la portava tra i molari per ridurla in frammenti e solo allora, mandandola gi\u00f9, godeva come tutti i golosi: godeva di quell&#8217;amore ineguagliabile e consolatorio che solo a pochi \u00e8 dato provare, fino a farne una malattia, come quella descritta su un foglietto avuto tra mano: \u00abL&#8217;amore \u00e8 come le malattie contagiose: pi\u00f9 le si temono e pi\u00f9 vi si \u00e8 soggetti\u00bb.<\/p>\n<p>Era dunque malato? Si chiese una sera prima di addormentarsi. Ma non fece in tempo a darsi una risposta perch\u00e9 il sonno lo colse improvviso. Al bar, la mattina, per la colazione, vide un volto nuovo e due occhi che lo fissavano con interesse nonostante il lardume che gli si era accumulato addosso. Usc\u00ec che quegli occhi gli rimasero in petto tra sentimenti di angoscia e di letizia. A casa non tocc\u00f2 nemmeno un cioccolatino. Sfogliava quegli occhi come si attende ad una rivelazione. Seppe, il giorno successivo, che la ragazza stava nella casa all\u2019angolo di un quartiere cittadino, entro le mura, a fianco alla chiesetta gotica nella quale l\u2019ultima volta che era entrato fu per la prima comunione.<\/p>\n<p>Era anche il suo quartiere e gli fu pi\u00f9 agevole incominciare gli appostamenti. \u201cLa fermo, mi presento e le dico che l\u2019amo!\u201d S\u2019era detto in un fiato come se la ragazza gli stesse davanti. E invece non ne fu capace. Lei passava al mattino per recarsi al bar, e la sera per tornare a casa. Lui stava appostato all\u2019angolo, ma ogni volta era come se restasse paralizzato. L\u2019attesa, l\u2019angoscia, l\u2019amore incominciarono a roderlo dentro e a dimagrirlo fuori.<\/p>\n<p>\u201cSe continua cos\u00ec finisce che ne muoio\u201d, si disse un giorno che aveva perduto ogni illusione.<br \/>\nDall\u2019angolo della Chiesa in cui stava appostato, si vedeva il sole declinare sulla collina arroventata. \u201cNulla da fare\u201d, stava ripetendosi sconsolato, quando una mano, leggera, gli si pos\u00f2 sulla spalla facendolo voltare di scatto. \u201cSo tutto\u201d, disse lei che gli stava accanto. \u201cEccomi, sono qui\u201d. E aggiunse suadente: \u201cnon \u00e8 l\u2019amore che fa soffrire, ma la sua assenza\u201d. Lui trasal\u00ec in un brivido. Aveva letto quella frase sul foglietto di un cioccolatino. Ma adesso era tutta un\u2019altra cosa.<\/p>\n<p>Mario Narducci \u00e8\u00a0nato nel 1938 a L&#8217;Aquila. Giornalista professionista, ha lavorato per Il Resto del Carlino, La Gazzetta del Popolo, Avvenire e Il Popolo, seguendo per quest&#8217;ultimo, come vaticanista, i viaggi apostolici di\u00a0Paolo VI\u00a0nell&#8217;ultimo scorcio del pontificato e, per dieci anni, quelli di\u00a0Giovanni Paolo II, poi raccontati nel volume, esaurito, Le ragioni dell&#8217;anima\u00a0(Calderini, Bologna, 1989). Ha fondato e dirige Novanta9, periodico di lettere, arti e presenza culturale. E&#8217; presidente dell&#8217;Istituto di Abruzzesistica e Dialettologia e\u00a0promotore del\u00a0Premio L&#8217;Aquila\u00a0intitolato ad\u00a0Angelo Narducci, direttore storico del quotidiano Avvenire. E&#8217; componente di numerosi Premi letterari. Ha pubblicato tra l&#8217;altro i seguenti testi di poesia: La Ragazza di un mese\u00a0(Ceti, Teramo), Se insiste la speranza\u00a0(Cannarsa, Lanciano), Il deserto e i giorni\u00a0(IAED, L&#8217;Aquila) con un contributo critico di Alda Merini, Le offese stagioni\u00a0(Confronto, Fondi), Tempo di Passione (IAED, L&#8217;Aquila).<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>RACCONTI IN QUARANTENA &#8211; L\u2019AMORE E\u2019\u2026 di Mario Narducci * L&#8217;amore che aveva conosciuto fino a quel momento, era stato [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[10,22],"tags":[],"class_list":["post-9975","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-italiano","category-libros-y-revistas-literatura"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/9975","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=9975"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/9975\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=9975"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=9975"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ecoitaliano.com.ar\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=9975"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}