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Ufficio Stampa 23/01/2020

Lucia di Lammermoor
APRE LA STAGIONE LIRICA 2020
DELLA FONDAZIONE ARENA DI VERONA
AL TEATRO FILARMONICO

Bozzetto di Alfredo Troisi per Lucia di Lammermoor

La Stagione Lirica 2020 al Teatro Filarmonico inaugura domenica 26 gennaio portando in scena uno dei titoli più conosciuti e rappresentati di Gaetano Donizetti: Lucia di Lammermoor. L’allestimento del capolavoro drammatico del compositore bergamasco proviene dal Teatro Verdi di Salerno, ed è firmato da Renzo Giacchieri per regia e costumi, con le scene ed il projection design di Alfredo Troisi, i movimenti mimici di Barbara Pessina e le luci di Paolo Mazzon. A concertare è il maestro ucraino Andriy Yurkevych, esperto direttore d’opera acclamato in tutti i più importanti teatri del mondo.
Repliche:
martedì 28 gennaio ore 19.00,
giovedì 30 gennaio ore 20.00,
domenica 2 febbraio ore 15.30.

Lucia di Lammermoor è considerata l’opera simbolo del romanticismo italiano. La Prima assoluta va in scena il 26 settembre 1835 al Real Teatro di San Carlo di Napoli, conseguendo uno straordinario successo e una ininterrotta fortuna, tanto che l’opera non uscirà mai dal repertorio lirico. Il compositore infatti, successivamente alla prima napoletana, scrive al suo editore Ricordi che «Lucia di Lammermoor andò, e permetti che amichevolmente mi vergogni e ti dica la verità. È piaciuto e piaciuto assai. Per molte volte fui chiamato fuori e ben molte anche i cantanti. Ogni pezzo fu ascoltato con religioso silenzio e da spontanei evviva festeggiato».
Da quella data il dramma tragico in due parti e tre atti di Gaetano Donizetti entra con forza nell’immaginario romantico, specialmente con la “scena della pazzia” che forse ne è il momento più rappresentativo non solo nel panorama del melodramma romantico, ma in tutto il teatro musicale e, ancora più in generale, nella cultura moderna.
La vicenda prende spunto da The Bride of Lammermoor, romanzo storico del 1819 di Walter Scott, da cui il librettista Salvatore Cammarano trae i tradizionali numeri operistici semplificando i personaggi e sistemando la trama, per renderla più concisa ed efficace a rappresentare quell’«amor violento» senza il quale i soggetti, secondo Donizetti, sono freddi e che ben si addice al contesto scenico e musicale dell’opera romantica in stile gotico. Lucia di Lammermoor ha quindi rivoluzionato il gusto dello spettatore ottocentesco e ne ha turbato l’animo, con il suo finale tragico per nulla scontato, con la scena conclusiva affidata al tenore e non alla primadonna ed il suicidio di lui in bellavista.
La regia di Renzo Giacchieri proveniente dal Teatro Verdi di Salerno è in linea con lo spirito romantico e al tempo stesso profondamente drammatico dell’opera e traccia in maniera nitida le molteplici passioni che animano i protagonisti. La fedeltà alla veridicità storica ed emozionale è l’elemento fondamentale attorno a cui ruota la vicenda. I costumi sono dello stesso Giacchieri, le scene e il projection design sono firmati da Alfredo Troisi, i movimenti coreografici sono di Barbara Pessina, mentre le luci sono dell’esperto lighting designer di Fondazione Arena Paolo Mazzon.
Giacchieri è stato profondamente colpito dal racconto di Nicola Cipriani “Le tre Lucie. Un romanzo, un melodramma, un caso giudiziario”, soprattutto per la terza vicenda, nel caso processuale di una ragazza dei nostri tempi che ha patito la stessa situazione della fanciulla di Lammermoor. «La storia si ripete e individua lungo il suo percorso anime in pena che vivono e rivivono le stesse identiche sofferenze, atroci dolori di vittime predestinate che seguono ignare il progetto dei loro carnefici». Giacchieri conosce bene l’opera, che ha messo in scena in 5 differenti allestimenti a partire dal 1984, e ricrea sapientemente il dramma della protagonista, le nevrosi convulsive e la malattia che la consuma per l’incapacità di resistere al dolore immenso che la pervade, dando vita ad una regia elegante e estremamente raffinata.
Il cast è guidato da Andriy Yurkevych, al debutto operistico al Filarmonico dopo un impegno sinfonico nel 2010; Ruth Iniesta ed Enkeleda Kamani daranno voce a Lucia a fianco di Enea Scala e Pietro Adaini nel ruolo di Sir Edgardo di Ravenswood. Alberto Gazale e Biagio Pizzuti vestiranno i panni di Lord Enrico Ashton, mentre Simon Lim darà voce a Raimondo Bidebent. Enrico Zara sarà Lord Arturo Buclaw e Riccardo Rados sarà Normanno; infine Lorrie Garcia interpreterà il personaggio di Alisa.
La produzione vede impegnati l’Orchestra, il Coro – preparato per la quinta stagione da Vito Lombardi – e i Tecnici dell’Arena di Verona.

Con Lucia di Lammermoor prosegue l’iniziativa Ritorno a Teatro rivolta al mondo della Scuola all’interno della proposta Arena Young 2019-2020: martedì 28 gennaio alle ore 18.00 e giovedì 30 gennaio alle ore 19.00 gli studenti delle scuole primaria e secondaria, i loro familiari, gli insegnanti, i dirigenti scolastici e il personale ATA potranno assistere allo spettacolo a prezzo speciale: € 6,00 per gli studenti e € 12,00 per gli adulti. L’incontro propone un Preludio, momento introduttivo allo spettacolo alla presenza di alcuni dei protagonisti dell’opera, seguito da un aperitivo nel Bar del Teatro.
Per informazioni e prenotazioni:
Ufficio Formazione della Fondazione Arena di Verona
tel. (+39) 045 8051933 – fax (+39) 045 590638 – scuola@arenadiverona.it

La Stagione Artistica del Teatro Filarmonico rappresenta, da anni, un momento molto atteso e aperto ad un vasto pubblico di appassionati, non solo veronesi. Sostenerla per Banco BPM, partner della stagione per l’undicesimo anno consecutivo, significa dare continuità alle proprie radici solidaristiche, promuovere la cultura in tutte le sue espressioni e al contempo unirsi al fermento di una città, Verona, parte integrante di Banco BPM.

Informazioni
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Orari
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sabato 09:15-12:45
Biglietteria Teatro Filarmonico
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Tel. 045 8002880 – Fax 045 8013266
Apertura due ore prima dello spettacolo
biglietteria@arenadiverona.it – www.arena.it
Domenica 26 gennaio – ore 15.30
Martedì 28 gennaio – ore 19.00
Giovedì 30 gennaio – ore 20.00
Domenica 2 febbraio – ore 15.30

LUCIA DI LAMMERMOOR
Dramma tragico in due parti e tre atti.
Libretto di Salvadore Cammarano
Musica di Gaetano Donizetti
Direttore Andriy Yurkevych
Regia e costumi Renzo Giacchieri
Scene e projection design Alfredo Troisi
Movimenti mimici Barbara Pessina
Luci Paolo Mazzon

Personaggi e interpreti

Lord Enrico Ashton Alberto Gazale (26, 28/01)
Biagio Pizzuti (30/01 – 2/02)
Lucia Ruth Iniesta (26, 28/01)
Enkeleda Kamani (30/01 – 2/02)
Sir Edgardo di Ravenswood Enea Scala (26/01, 2/02)
Pietro Adaini (28, 30/01)
Lord Arturo Bucklaw Enrico Zara
Raimondo Bidebent Simon Lim
Alisa Lorrie Garcia
Normanno Riccardo Rados

ORCHESTRA, CORO E TECNICI DELL’ARENA DI VERONA
Maestro del Coro Vito Lombardi
Direttore Allestimenti scenici Michele Olcese

Allestimento del Teatro Comunale G. Verdi di Salerno

Conversazione con Renzo Giacchieri
di Claudia Cianciulli

Maestro qual è il suo rapporto con il capolavoro donizettiano?
Di totale e assoluta adesione. Questa è la mia quinta Lucia di Lammermoor – la prima risale al 1984 in Polonia – e in tutti i miei allestimenti ho sempre cercato sul versante narrativo di evidenziare il carattere romantico e drammatico dell’opera, di tracciare nitidamente le molteplicità di emozioni e passioni che animano i protagonisti e la vicenda in maniera incondizionata. L’obiettivo della mia regia è quello di evocare i sentimenti più profondi sottolineando la veridicità emozionale e storica del libretto: tutto si svolge in funzione dei sentimenti e del concetto della vittima sacrificale.

È corretto secondo lei dare all’opera una chiave di lettura che rifletta, per alcuni versi, un animo femminista? In Lucia si può identificare una donna che per non sottostare al volere dell’uomo-oppressore sceglie la strada per la sua libertà, anche con il gesto più estremo?
Non direi. Lucia non sceglie di uccidersi, e comunque non si uccide da sola, in realtà viene indotta e condotta alla morte. Io cerco proprio di far emergere quest’aspetto, e di
raccontare le sue devastanti nevrosi convulsive e la malattia che la consuma per l’incapacità di resistere all’intensità del suo profondo dolore. Atroce percorso assai simile a quello che la sorte riservò allo stesso Donizetti.

Il tema degli amanti infelici della follia che subentra dopo un grande dolore ha un’ampia tradizione teatrale e letteraria. Cosa l’ha maggiormente ispirata per la sua Lucia?
Normalmente mi lascio ispirare da una suggestione, da un particolare clima visivo cerco lì la mia chiave di lettura. Non potrei definirmi un modernista ma neanche amo nutrirmi esclusivamente della tradizione più classica. Cerco sempre di soffiare via la polvere che si è accumulata nel vecchio e nella trascuratezza della routine, e amo far emergere la musica e l’azione nella loro potenza.

Lucia è un personaggio vincente o perdente?
Assolutamente sarebbe ipocrita dire che Lucia è un personaggio vincente.
Lei soccombe totalmente alla sua vita.

La follia che devasta la protagonista per lei ha una lettura spiccatamente medicoscientifica o è incline ad interpretarla come una metafora della vita?
È assolutamente il momento della follia pura. Ho letto un saggio di Nicola Cipriani dal titolo “Le tre Lucie”: lui come magistrato ha curato un processo di una ragazza che ha esattamente vissuto la stessa vita di Lucia; questo accadeva in una cittadina vicino
Roma 50 anni fa. La storia si ripete, e individua lungo il suo percorso anime in pena che vivono e rivivono le stesse identiche sofferenze, atroci dolori di vittime predestinate che seguono ignare il progetto dei loro carnefici.

Nell’opera il personaggio che ama di più?
Sicuramente Lucia, anche se Edgardo mi piace molto: ha un animo decisamente romantico, riflette appieno lo spirito “Sturm und Drang”, è irruente ma dolcissimo.
Nel romanzo di Scott, Edgardo si toglie la vita facendosi ingoiare con il suo cavallo in una pozza di sabbie mobili. Una scena di un romanticismo estremo.

Testo tratto dal programma di sala del Teatro «Giuseppe Verdi» di Salerno, Stagione Lirica 2018.

 

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