Serena conduce operaclassica eco italiano
comunicato stampa
71° Festival Puccini 2025:
nel Gran Teatro all’aperto sulla riva del lago di Massaciuccoli gli interpreti più celebri di oggi protagonisti di cinque opere del compositore toscano
Un Gala con Anna Netrebko, Tosca, La bohème, Turandot, Madama Butterfly, Manon Lescaut, una versione di Suor Angelica su misura per il Parco, concerti da camera, danza e un omaggio a Morricone
Agresta, Blanch, Buratto, Feola, Giannattasio, Kurzak, López Moreno, Machaidze, Maslova, Pirozzi, Siri tra i soprani; Alagna, Costanzo, Eyvazov, Fabiano, Ganci, Grigolo, Kunde, Meli, Tetelman tra i tenori, Micheletti, Prato, Salsi, Sgura tra i baritoni, Pertusi e Prestia tra i bassi compongono i cast d’eccezione del 2025
In anteprima i titoli del 2026 con il centenario di Turandot
Comincia un nuovo corso per il Festival Puccini di Torre del Lago – Viareggio che, per la 71a edizione, si presenta rinnovato nella governance, rafforza gli accordi con le istituzioni nel nome del compositore toscano e riparte dalle voci: dal 18 luglio al 6 settembre 2025, cinque i titoli – Tosca, La bohème, Turandot, Madama Butterfly e Manon Lescaut cui si aggiunge un Gala con Anna Netrebko – per diciassette serate (tutte alle ore 21.15) che avranno per protagonisti gli interpreti più apprezzati dei nostri giorni, riuniti dal nuovo direttore artistico Angelo Taddeo in unico cartellone per celebrare Giacomo Puccini che proprio a pochi passi dal Gran Teatro all’aperto aveva il suo luogo d’elezione, «qui ho trovato la pace dell’anima» come scriveva, la sua Villa, oggi Museo curato dalla Fondazione Simonetta Puccini.
Per la prima volta, pronto anche il programma della prossima edizione, la 72a nell’estate 2026, dedicata al centenario di Turandot che aprirà il festival il 17 luglio in un nuovo allestimento (repliche il 24 luglio, 1, 20 e 28 agosto), seguita da Tosca (18 e 31 luglio, 8 e 21 agosto), La bohème (26 luglio, 6 e 27 agosto), Madama Butterfly (7 e 22 agosto, 4 settembre) e La fanciulla del west (29 agosto, 5 settembre). In occasione delle celebrazioni per Turandot, saranno allestite altre due opere scritte da altri compositori sul medesimo soggetto: il 4 luglio, nel Parco della Musica, sarà allestita Turanda di Antonio Bazzini (1867) mentre l’11 luglio, nell’auditorium Caruso, Turandot con la musica però di Ferruccio Busoni (1917). Il 22 luglio, nel Gran Teatro, ci sarà invece un Gala lirico.
«Il Festival Puccini 2025 – dichiara il presidente Fabrizio Miracolo – segna per noi l’inizio di un nuovo corso. Abbiamo lavorato in questi mesi con determinazione per restituire al Festival un ruolo centrale nel panorama lirico internazionale, a partire da un principio semplice ma fondamentale: tutto comincia da qui. Da Torre del Lago, luogo del cuore di Giacomo Puccini, dove il Maestro ha vissuto e composto, e dove quest’estate risuoneranno le sue note, interpretate dalle voci più celebri della scena operistica mondiale. Questo rilancio è stato possibile grazie a una rinnovata collaborazione tra le istituzioni, la Regione Toscana, il Comune di Viareggio, la Fondazione Simonetta Puccini senza naturalmente dimenticare il Ministero della Cultura e tutte le realtà che credono nella forza culturale, civile ed economica del Festival come la Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca. Abbiamo voluto rafforzare anche il dialogo con le forze vive del territorio di Torre del Lago, un luogo che conserva la memoria del compositore e che desideriamo valorizzare in modo sempre più strutturato. Un ringraziamento particolare va al sindaco di Viareggio Giorgio Del Ghingaro, che ha accompagnato con determinazione il processo di rilancio, sostenendo in questi anni la riqualificazione dell’area del Gran Teatro e riconoscendo nel Festival un presidio culturale di eccellenza. Il merito artistico di questa 71ª edizione va al nuovo direttore artistico Angelo Taddeo che, in pochi mesi, ha saputo restituire centralità alla voce, ai grandi interpreti, alla qualità musicale. Abbiamo voluto puntare su un cartellone costruito con alcuni dei più importanti nomi della scena lirica internazionale. È un primo passo. Il nostro obiettivo è costruire, anno dopo anno, un Festival che sia al tempo stesso fedele a Puccini e alla sua musica, ma come lui capace di guardare lontano. Per la prima volta nella storia recente del Festival, prima ancora dell’inizio della stagione in corso, annunciamo anche i titoli della prossima edizione, quella del 2026, che celebrerà il centenario di Turandot. Una scelta che risponde alle esigenze di programmazione avanzata richieste dal pubblico internazionale e che dimostra l’efficienza operativa della nuova struttura e la visione a lungo termine della direzione artistica».
«Il 2025 segna l’inizio di una nuova stagione per il Festival Puccini – dichiara il direttore artistico Angelo Taddeo – e possiamo affermare con orgoglio che, quest’estate, alcune tra le più grandi voci della scena internazionale interpreteranno la musica di Puccini proprio qui, a Torre del Lago, dove il compositore l’ha pensata e in gran parte scritta. Maria Agresta, Anna Netrebko, Aleksandra Kurzak, Eleonora Buratto, Rosa Feola, Carmen Giannattasio, Carolina López Moreno, Roberto Alagna, Gregory Kunde, Yusif Eyvazov, Vittorio Grigolo, Francesco Meli, Michael Fabiano, Luciano Ganci, Jonathan Tetelman e molti altri daranno vita, sera dopo sera, a un cartellone vocale di altissimo livello, in dialogo costante con il paesaggio, la storia e l’eredità pucciniana. Dopo 70 edizioni, puntiamo a una rinnovata rilevanza del Festival a livello nazionale e internazionale, e lo facciamo attraverso la musica: quest’anno abbiamo scelto di concentrare ogni sforzo sulla qualità vocale, sull’identità pucciniana e sulla forza dei cast. L’unica nuova produzione è quella della Tosca inaugurale, firmata da Alfonso Signorini, che entrerà in repertorio. Ma lo sguardo è già rivolto al 2026: anno del centenario di Turandot, per il quale abbiamo in programma un nuovo allestimento. Non mancheranno poi, nell’ambito di questo centenario, nel Parco e nell’Auditorium Caruso, due rarità come Turanda di Bazzini e Turandot di Busoni. Un piccolo gesto simbolico che racconta l’ambizione di un Festival che vuole ritrovare voce e visione».
Ospite attesissimo del programma 2025 è senza dubbio il soprano Anna Netrebko insignito il 20 dicembre scorso del Premio Puccini – massimo riconoscimento della Città di Viareggio e della Fondazione Festival Pucciniano – che sarà protagonista di un Gala il 13 agosto con il tenore Martin Mühle e il baritono Jérôme Boutillier diretti da Michelangelo Mazza e con l’Orchestra del Festival Puccini. La locandina è divisa in due parti: nella prima saranno eseguite pagine di Giuseppe Verdi da Aida, Macbeth, Don Carlo, Il trovatore; mentre nella seconda spazio naturalmente a Puccini con pagine da Le Villi, Tosca, Edgar e Madama Butterfly.
Il pubblico che arriverà a Torre del Lago quest’anno noterà sicuramente importanti cambiamenti e un’accoglienza diversa. Negli ultimi anni infatti, l’area del Gran Teatro all’aperto e l’intero contesto urbano di Torre del Lago hanno beneficiato di un importante intervento di riqualificazione promosso dal sindaco di Viareggio Giorgio Del Ghingaro. In particolare, il progetto ha interessato il decoro, la viabilità, l’illuminazione e gli spazi pubblici, con una particolare attenzione al Belvedere sul Lago di Massaciuccoli, oggi trasformato in uno spazio pedonale di grande suggestione, a ridosso del Teatro e del Parco della Musica e della Scultura. Interventi che restituiscono dignità paesaggistica e funzionalità a un luogo profondamente legato alla figura di Giacomo Puccini, valorizzandone la vocazione culturale e turistica, e restituendolo pienamente alla comunità e al pubblico del Festival.
A inaugurare il 71° Festival venerdì 18 luglio 2025 sarà Tosca (in scena anche l’1, 9 e 29 agosto). Il dramma di ambientazione romana, tratto dalla pièce di Victorien Sardou, fu presentato per la prima volta al Teatro Costanzi di Roma il 14 gennaio 1900. A Torre del Lago andrà in scena in un nuovo allestimento con la regia e i costumi di Alfonso Signorini, affiancato da Juan Guilermo Nova per le scene e Valerio Alfieri per le luci; la direzione musicale è di Giorgio Croci. Come Floria Tosca si alterneranno quattro celebri interpreti: Aleksandra Kurzak (18/07), Eleonora Buratto (01/08), Carmen Giannattasio (09/08) e Valentina Boi (29/08). Mario Cavaradossi avrà il volto e la voce di Roberto Alagna (18/07), Michael Fabiano (01/08), Jonathan Tetelman (09/08) e Francesco Meli (29/08), mentre il Barone Scarpia sarà impersonato da Luca Salsi (18/07), Mikołaj Zalasiński (01 e 09/08) e Ivan Inverardi (29/08). Completano il cast Luciano Leoni (Angelotti), Carlo Ottino (Il Sagrestano), Francesco Napoleoni (Spoletta), Paolo Pecchioli (Sciarrone), Omar Cepparolli (Un carceriere) e Francesca Presepi (Un pastore). Orchestra, Coro e Coro di voci bianche del Festival Puccini sono diretti rispettivamente da Marco Faelli e Viviana Apicella.
Sabato 19 luglio debutta La bohème (repliche il 26 luglio e il 7 agosto). Tratta dal romanzo Scènes de la vie de bohème di Henri Murger, l’opera fu rappresentata per la prima volta al Teatro Regio di Torino il 1° febbraio 1896. Il Festival ripropone un proprio storico allestimento, firmato nel 2014 da Ettore Scola (ripresa 2025 di Marco Scola Di Mambro), con le scene di Luciano Ricceri, i costumi di Cristiana Da Rold e le luci di Valerio Alfieri: il celebre regista cinematografico usa una narrazione per immagini molto filmica, trasformando la scena in una sorta di “pellicola viva” che mostra al pubblico una Parigi d’epoca popolata da artisti e bohémiens. Le scene evocano con precisione ambienti da atelier pittorico e cafè di fine Ottocento, l’atmosfera è intima e predilige la narrazione emotiva e il dettaglio psicologico. La produzione è stata accolta con entusiasmo dal pubblico delle scorse edizioni, confermando di volta in volta la propria efficacia nel trasmettere l’espressività dell’opera. Sul podio Pier Giorgio Morandi. Rodolfo sarà interpretato da Vittorio Grigolo (19 e 26/07) e Carlo Raffaelli (07/08), Mimì da Nino Machaidze (19 e 26/07) e Maria Novella Malfatti (07/08). Marcello avrà la voce di Vittorio Prato, Musetta sarà Sara Blanch (19/07), Ilina Mihaylova (26/07) e Claudia Belluomini (07/08). Completano il cast Italo Proferisce (Schaunard), Antonio Di Matteo (Colline), Claudio Ottino (Benoît), Matteo Mollica (Alcindoro), Francesco Napoleoni (Parpignol), Francesco Auriemma (sergente dei doganieri), Simone Simoni (doganiere).
Il secondo weekend del festival si apre venerdì 25 luglio con Turandot (poi il 2, 14 e 22 agosto e il 5 settembre). L’opera incompiuta di Puccini verrà rappresentata nella versione completata da Franco Alfano. Torna in scena l’allestimento del 2017 con la regia di Alfonso Signorini – allora al suo primo spettacolo d’opera – le scene di Carla Tolomeo e i costumi di Fausto Puglisi: la produzione è caratterizzata da un impianto scenico sontuoso e visionario, che mescola esotismo e glamour in una Cina immaginaria, fastosa e simbolica, dominata da colori accesi, riflessi d’oro e rosso lacca, motivi orientaleggianti e scene notturne. La direzione musicale è affidata a Renato Palumbo. Turandot – che nella regia appare come una regina-fantasma, sospesa tra crudeltà e seduzione, gelo e passione – sarà interpretata da Anna Pirozzi (25/07), Olga Maslova (02 e 14/08) e Ann Mills Courtney (22/08 e 05/09), mentre il ruolo di Calaf sarà sostenuto da Gregory Kunde (25/07 e 02/08), Dario Di Vietri (14/08) e Yusif Eyvazov (22/08 e 05/09). Nei panni di Liù si alterneranno Carolina López Moreno (25/07 e 22/08), Rosa Feola (2/08), Alina Tkachuk (14/08) ed Elisa Balbo (05/09); Timur sarà Michele Pertusi (25/07 e 02/08) e Andrea De Campo (14, 22/08 e 05/09). Completano il cast Massimiliano Pisapia (Altoum), Sergio Vitale (25/07; 02/08 e 14/08) e Stefano Marchisio (22/08 e 05/09) (Ping), Andrea Tanzillo (Pang), Tiziano Barontini (Pong), Luca Dall’Amico (Un mandarino), Andrea Volpini (Il principino di Persia), Irene Celle e Maria Salvini (Ancelle).
Madama Butterfly torna in scena l’8 e il 23 agosto. L’opera, presentata in prima assoluta nel 1904 alla Scala, trae origine dalla tragedia di David Belasco e dal racconto di John Luther Long. La triste storia di Cio-Cio San viene portata in scena nella produzione del 2020 con la regia, le scene e i costumi a cura di Manu Lalli: un allestimento essenziale ma fortemente simbolico, ispirato al teatro di figura e alle arti visive orientali. La cultura giapponese viene evocata più che rappresentata fedelmente, attraverso segni stilizzati e movimenti coreografici. L’impianto visivo esalta la dimensione rituale e tragica della vicenda dell’adolescente giapponese innamorata di un marinaio statunitense, con una forte attenzione all’interiorità dei personaggi e un uso schiettamente teatrale della luce e del colore. La direzione musicale è affidata ad Antonino Fogliani. Maria Agresta sarà Cio-Cio San, affiancata da Chiara Mogini (Suzuki), Francesca Paoletti (Kate Pinkerton), Vincenzo Costanzo (Pinkerton), Luca Micheletti (Sharpless), Nicola Pamio (Goro), Manuel Pierattelli (Yamadori), Andrea Tabili (Bonzo), Francesco Auriemma (Yakusidé), Roberto Rabasco (Il commissario imperiale), Francesco Lombardi (L’ufficiale del registro), Maria Salvini (La madre), Claudia Belluomini (La zia), Irene Celle (La cugina).
Chiude il ciclo operistico Manon Lescaut, in programma il 30 agosto e il 6 settembre. Il dramma lirico in quattro atti su libretto ispirato al romanzo di Antoine-François Prévost andò in scena per la prima volta al Teatro Regio di Torino il 1° febbraio 1893. La regia di Manon Lescaut è firmata da Daniele De Plano sull’allestimento del 2002 dello scultore polacco Igor Mitoraj, autore di scene e costumi (ripresi rispettivamente da Luca Pizzi e Cristina Da Rold). I grandi volti blu di Mitoraj – sottoposti in questi mesi a restauro e che molti ricorderanno per essere parte del Parco della Musica e della scultura intorno al Gran Teatro all’aperto – tornano quindi in scena delineando uno spazio metafisico, solenne e sospeso, dove dialogano con la tragedia di Manon. L’atmosfera è atemporale, con una regia solenne che punta sull’impatto visivo delle forme e sulla loro carica simbolica, trasformando la vicenda in una parabola universale di caduta e perdizione. Dirige Valerio Galli, le luci sono di Valerio Alfieri. Maria José Siri interpreta la protagonista, accanto a Luciano Ganci (Des Grieux), Claudio Sgura (Lescaut), Giacomo Prestia (Geronte di Ravoir), Paolo Antognetti (Edmondo), Matteo Mollica (L’oste), Alessandra Della Croce (Un musico), Nicola Pamio (Il maestro di ballo), Manuel Pierattelli (Un lampionaio), Roberto Rabasco (Sergente degli arcieri), Omar Cepparolli (Il comandante di marina).
Tutte le produzioni vedono impegnati l’Orchestra, il Coro e, ove previsto, il Coro di voci bianche del Festival Puccini, guidati dal maestro del coro Marco Faelli e, per il coro di voci bianche, da Viviana Apicella.
Il festival si arricchisce di una sezione Off che comprende concerti e spettacoli legati al mondo musicale del compositore o per certi aspetti affini: si comincia il 13 luglio con una versione dell’atto unico Suor Angelica realizzata nello spazio Mitoraj del Parco della Musica del Gran Teatro, affidata alla regia di Davide Garattini Raimondi e alla direzione di Sirio Scacchetti. A Puccini si sono ispirati nel Novecento tantissimi autori di colonne sonore: uno di essi, Ennio Morricone, è giunto fino a poter “rivaleggiare” in fatto di notorietà e memorabilità dei temi; a lui è dedicato il concerto-tributo Morricone Story il 24 luglio con alcuni interpreti celebri delle colonne sonore del compositore romano, come il soprano Susanna Rigacci e Nello Salza “la tromba del cinema italiano” che interpreteranno brani da Mission, Il clan dei siciliani, Nuovo Cinema Paradiso, La leggenda del pianista sull’oceano, Per un pugno di dollari, C’era una volta in America. All’Auditorium Caruso, l’11 agosto, invece spazio alla danza con Giacomo Puccini, oltre il tempo di Emox Balletto con la coreografia e regia di Beatrice Paoleschi che, sulle note di Puccini, ne costruisce un ritratto sottolineandone la modernità e l’attualità tra danza contemporanea e Urban Dance; primo ballerino Francesco Mariottini, conosciuto dal pubblico anche per la sua partecipazione alla trasmissione TV “Amici” e poi è prevista la presenza dell’attore Andrea Buscemi. Sempre in auditorium, il 27 luglio e il 16 agosto, due recital pianistici, il primo con il vincitore del Concorso pianistico internazionale di Massarosa e il secondo con il pianista Luigi Traino, l’attrice Marilena Cheli e intitolato Il pianoforte di Puccini. Quindi una serie di Concerti a Villa Paolina – residenza di Viareggio, già appartenuta alla sorella di Napoleone – dove il 3, 12, 31 luglio e il 21 agosto si terranno alcuni concerti da camera dedicati rispettivamente a pagine di Vincenzo Bellini, Giovanni Pacini, Johann Strauss figlio e Pietro Mascagni.
Il 71° Festival Puccini 2025 Torre del Lago-Viareggio è realizzato dalla Fondazione Festival Pucciniano con il sostegno di Città di Viareggio, Regione Toscana, Ministero della Cultura. Sì ringraziano: Fondazione Cassa di Risoarmio di Lucca, Steingraeber & Söhne, Paredes, Casheart, Unicoop Firenze, Coop Unicoop Tirreno, Fondazione Banca del Monte di Lucca, General Auto di Siciliano, QN La Nazione.
Biglietteria
La Biglietteria si trova a pochi passi dal secondo ingresso del Teatro sulla Via delle Torbiere (Torre del Lago – Viareggio (LU)
È aperta dal lunedì al venerdì dalle 9.00 alle 12.30 e dalle 14.30 alle 18.00 e sabato pomeriggio dalle 15.00 alle 18:00
Tel (+39) 0584 359322
E-mail ticketoffice@puccinifestival.it
Prezzi dei biglietti
Opere al Gran Teatro: da euro 21 a euro 175
Gala Netrebko: da euro 29 a euro 145
Suor Angelica: euro 10
Morricone Story da euro 20 a euro 65
Emox Balletto: euro 15
Concerti a Villa Paolina e Recital pianistici all’Auditorium Caruso euro 10
Fondazione Festival Pucciniano
Ufficio stampa
Floriana Tessitore +393387339981
press@puccinifestival.it
Torre del Lago – Viareggio, 28 maggio 2025 (f.t.)
conferenza Puccini 71_Del Ghingaro e Signorini
Giorgio Del Ghingaro – Sindaco di Viareggio
Buongiorno a tutti, benvenuti. Eravamo qua pochi giorni fa per inaugurare questo straordinario giardino della memoria, lo possiamo definire così. Ogni volta che siamo qui in casa Puccini in qualche modo riusciamo a rinverdire i fasti del passato. E proprio qui, nel luogo della memoria pucciniana credo sia fondamentale, utile, presentare la stagione, il programma, il cartellone di questa di questa estate, perché in qualche modo diamo una struttura, una radice a quello che abbiamo fatto in tutti questi anni. Vorrei partire proprio da qui, il consiglio d’amministrazione – che sarà peraltro rinnovato domani o domani l’altro con alcuni innesti – ha lavorato in questi anni con grande intensità e io vorrei partire dai ringraziamenti a coloro che hanno dato tanto al Festival in questi anni e che per vari motivi naturalmente hanno dovuto passare la mano; a loro va il mio ringraziamento come a tutti coloro che hanno lavorato intensamente per presentare quest’anno un cartellone che secondo me è significativo. È significativo perché rispecchia esattamente le richieste che l’amministrazione comunale in questi anni ha fatto e cioè qualità, perché la qualità contraddistingue, rende riconoscibili, aumenta la capacità di ricordare e vogliamo anche arrivare a tutti. Vogliamo che Puccini arrivi a tutti, che esca dalla nicchia e si trasformi in qualcosa di più fruibile e più popolare. Queste due caratteristiche che abbiamo sempre chiesto in questi anni, credo che in qualche modo adesso abbiano concretezza. Lo dico vedendo naturalmente il cartellone ma anche la grande qualità degli artisti che si susseguiranno sul palco del Gran Teatro e da coloro che fanno la regia e dirigono le opere. Il fatto che Alfonso Signorini sia qui accanto a noi manifesta esattamente questa nostra volontà, ma anche la realizzazione di questo desiderio dell’amministrazione. Alfonso ricorderà naturalmente le serate straordinarie qui al Festival, e sono convinto che si riproporranno anche quest’anno. In tutto questo c’è un tema fondamentale, cioè i lavori che abbiamo fatto intorno al Gran Teatro, che ha fatto la Fondazione Simonetta Puccini qua e che per dare una diversa accoglienza quest’anno al Gran Teatro. Ecco tutto questo lo abbiamo fatto insieme con la volontà di sostenere il Festival. Ha fatto bene il presidente a ringraziare la Giunta e il Consiglio comunale di Viareggio, perché hanno fatto quello che ogni amministrazione coerente con se stessa dovrebbe fare e cioè supportare, sostenere, dare risorse a una realtà artistica fondamentale per la città e credo per l’Italia. Il fatto che si faccia anche innovazione e che non parliamo soltanto a noi stessi è fondamentale, perché l’opera di Puccini è internazionale e io credo che Viareggio e Torre del Lago debbano necessariamente alzare il sipario sullo scenario internazionale. Io vorrei che si continuasse così, lo sapete insisto molto con il Presidente e con il Consiglio di Amministrazione della Fondazione affinché termini o quanto prima i lavori per Villa Caproni, per dare un ingresso bello e dignitoso al Gran Teatro e si completi questa opera di restauro conservativo di questo luogo magico di Torre del Lago e di Viareggio, per tutta l’Italia. Per cui ringrazio davvero tutti per il lavoro che è stato fatto e che viene fatto e naturalmente invito tutti voi e non solo tutti voi ma tutti i cittadini di Viareggio e i cittadini del mondo a venire a sentire le opere di Puccini al prossimo Festival.
Alfonso Signorini.
Arrivando qua già si vede che c’è aria nuova con questa piazza meravigliosa che riporta alla luce quella che era la piazza ai tempi di Giacomo Puccini e che dava lustro a questo ombelico del mondo della lirica. Mi piacciono questi nuovi giardini, mi piace questo entusiasmo. Devo dire a proposito di entusiasmo che quando, nel novembre dello scorso anno, questa “coppia di spudorati”, Miracolo e Taddeo, sono venuti a trovarmi a casa mia a Milano e hanno cominciato a parlarmi con entusiasmo, anche io annuivo entusiasta, però tra di me pensavo: o questi sono pazzi oppure sono dei sognatori. Allora dato che a modo mio amo la follia, quella sana, ma amo anche i sogni perché costruiscono grandi cose, grandi progetti, ho detto subito di sì. Perché ho detto di sì? Perché intanto a questo Festival sono grato. Io qui ho debuttato quando dal punto di vista registico non ero proprio nessuno; avevo il mio nome e certamente la mia professione, che però con l’Opera non c’entrava niente e devo dire che questo Festival mi ha portato una grande fortuna perché in sette anni, insomma dal 2017 anche otto, in otto anni mi sono fatto le ossa, sono stato in tanti teatri e l’anno scorso con una bella Bohème anche in Arena a Verona; quindi ritornare qua è un ritorno a casa, un ritorno con un cast, con dei cast sia in Turandot (perché verrà ripresa anche la mia iniziale Turandot) ma soprattutto Tosca, dei cast in cui non esiste più primo, secondo, terzo, quarto, perché quando avete al quarto cast Francesco Meli voi capite bene, per si intende di lirica, che dovrebbe stare magari insieme alla triade Alagna, Kaufman dei grandissimi tenori; la Buratto addirittura in seconda; Jonathan Tetelman che è bravissimo e che ho ascoltato alla Scala, è un tenore meraviglioso. Insomma abbiamo un livello artistico straordinario. Per quanto mi riguarda la mia Tosca è una Tosca, è il grande melò di Puccini, forse l’opera più moderna, lasciatemelo dire, non tanto nella struttura musicale quanto nelle soluzioni drammaturgiche perché Puccini era un uomo estremamente attento alle dinamiche delle scene, era un uomo che amava il cinema, era un uomo che sapeva come muovere i suoi cantanti. E devo dirvi che dal punto di vista registico, per me che amo l’Opera è un momento di grande emozione, ma anche di grande rispetto. Per me fare tradizione non vuol dire essere vecchi – per carità – vuol dire essere moderni, nella tradizione. Io resto convinto che non ci sia un gran bisogno di fare interventi rivoluzionari, perché che si tratti di Verdi, di Rossini, di Bellini, di Puccini è tutto scritto lì, cioè bisogna avere enorme rispetto e tre fare passi indietro per noi che facciamo regia. Io non vorrei mai che questa fosse la Tosca di Signorini, non mi interessa, cioè io voglio che sia la Tosca di Puccini e se io riesco a portare in scena la Tosca di Puccini divento un gigante nella mia testa. Detto questo, sarà una Tosca maniacalmente ricostruita, tanto che io firmo anche i costumi quest’anno perché non mi soddisfa mai quello che vedo e allora devo dirvi che ricostruiremo lo stile imperiale proprio nella sua autenticità, andando alla ricerca proprio dei veri costumi, delle vere abitudini e deve essere uno spaccato della società di quel tempo, che era già meravigliosa e fa sognare. Certamente con una strizzata d’occhio alla contemporaneità per cui ci sarà uno Scarpia particolarmente strong, uno Scarpia che è terribile, è un lurido, “un luridone”, come dico sempre io, quindi è un uomo che si divide tra il sacro e il profano, sguazza nel sacro e sguazza nel profano, queste due anime, questa doppia caratura di questo personaggio. Una Tosca particolarmente seduttiva, che non si vergogna di abbracciare, di togliersi il velo in chiesa davanti allo sguardo della Madonna, e Cavaradossi è addirittura più bigotto di lei perché dice “davanti alla Madonna” lei dice “è tanto buona” chi se ne frega, insomma ci saranno tante emozioni, anche contemporanee. Voglio concludere con un episodio che mi è rimasto molto impresso, perché io è la prima volta che faccio Tosca in scena, però io sono nato fondamentalmente con la Tosca che mi regala una grande emozione e che voglio condividere con voi. Quando ero uno studente all’Università Cattolica mi davo da fare per fare degli articoli come giornalista e scrivevo ai tempi per “La provincia di Como”, che era un gazzettino locale, e andai a intervistare Gina Cigna, che era un soprano, qualcuno di voi se la ricorderà spero (grandissima interprete di Turandot, lei fece cinquecento Turandot della sua carriera, che è un ruolo che spezza la voce a chiunque) e la Cigna mi ha raccontato quando l’ho incontrato a casa sua, questo episodio di Tosca che è proprio di primissima mano perché la sua maestra era Hariclea Darclée, che è stata la prima interprete di Tosca. La Darclée raccontava alla Cigna che Puccini quando aveva ideato Tosca non aveva minimamente in mente il “vissi d’arte” tant’è che era stato il soprano rumeno ad andare dal Maestro e dirgli “Maestro ma lei intitola quest’opera Tosca quindi sono io la protagonista?” e lui disse “certo” e allora lei rispose “Cavardossi ha due arie, Scarpia ne ha due una al primo nel “Te deum”, l’altra nel secondo atto, ma Tosca non canta niente? Urla e basta dal mattino alla sera e a me non ha dato niente”. La Cigna allora mi sottolineo che la sua maestra era una gran bella donna e che sicuramente avrà avuto le sue buone doti di convincimento con il compositore…, senza entrare nelle nel gossip che non ci interessa ma ci affascina! Il giorno dopo Puccini mise giù il “vissi d’arte” mi piace pensare a questo, perché è un po’ lo spirito di questa Tosca: indagare nelle pieghe delle sensibilità e dell’emotività umana. Speriamo di riuscirci. Mi faccio in bocca al lupo da solo.
Alfonso Signorini 2
Secondo me non è stata resa giustizia al centenario di Puccini, nel mondo, non dico solo qua, non voglio polemiche perché preferisco che si faccia una bella musica non di polemiche. Però in generale devo dire che Puccini non si meritava un centenario così sottotono, bisogna dare dignità all’Arte suprema di questo genio assoluto.









foto
foto archivio festival Puccini

regia : Marco Scola di Mambro
Dir. Orche. : Enrico Calesso
Mimi: Pollina Pasztircsak
Musetta: Maria Chabounia
Marcello : Kartal Karagedik


regia : Marco Scola di Mambro
Dir. Orche. : Enrico Calesso
Mimi: Pollina Pasztircsak
Musetta: Maria Chabounia
Marcello : Kartal Karagedik








Con Stefano Massini , direttore orchestra Alberto Veronesi


















