L’ARTE CONTEMPORANEA TRA STORIA, CURA E AUTOCOSCIENZA



L’eredità hegeliana da Guadagnuolo al CNAO, passando per Kiefer e Beuys
Francesco Guadagnuolo ha recentemente dedicato un’opera al CNAO (Centro Nazionale Adroterapia Oncologica)di Pavia per celebrare i 25 anni di attività clinica e scientifica del Centro. “Sincrotrone: l’arte come accelerazione di speranza” nasce dall’incontro tra rigore scientifico e visione poetica, unendo il linguaggio Transrealista alla dimensione umana che Guadagnuolo ha percepito nel Centro: un luogo in cui la tecnologia più avanzata convive con la fragilità dei pazienti e con la dedizione di chi li cura. La Mostra, visitabile fino al 12 febbraio 2026, propone un modello in cui creatività e scienza si intrecciano per generare una nuova esperienza umana, capace di trasformare la conoscenza in empatia e la ricerca in speranza.
Quest’operazione artistica, apparentemente distante dalle grandi narrazioni filosofiche, s’inserisce invece in un discorso più ampio sul rapporto tra arte contemporanea e idealismo. L’idealismo classico, soprattutto nella versione hegeliana, concepiva l’arte come manifestazione sensibile dello Spirito, come rivelazione di un contenuto universale. L’arte del presente sembra aver abbandonato quell’orizzonte, eppure proprio nel momento in cui rinuncia all’Assoluto, emergono nuove forme di idealismo, più critiche, più frammentarie, ma non meno profonde.
Per Hegel, la storia è un processo di autocoscienza progressiva, un movimento che avanza attraverso il negativo: contraddizioni, conflitti, fratture. L’arte contemporanea, pur non riconoscendo più un Assoluto stabile, continua a interrogare la storia, a mettere in scena il conflitto, a cercare forme di autocoscienza collettiva. È un idealismo senza metafisica, ma non senza tensione spirituale.
In questo quadro, l’opera di Guadagnuolo assume un ruolo emblematico. Le sue immagini affrontano guerre, crisi europee, tensioni geopolitiche, diritti umani, e ora anche la dimensione della cura e della scienza come luoghi di resistenza e rinascita. La sua arte non rappresenta semplicemente il negativo hegeliano: lo attraversa. Il passato irrompe nel presente, lo destabilizza, lo costringe ad interrogarsi. L’opera dedicata al CNAO, con la sua fusione di tecnologia e umanità, mostra come anche la scienza possa diventare un luogo di autocoscienza civile, un punto in cui la storia incontra la speranza. Guadagnuolo è hegeliano non perché raffigura lo Spirito, ma perché rende visibile la tensione che muove la storia.
Anselm Kiefer affronta la stessa tensione da una prospettiva più tragica e mitica. I suoi materiali – piombo, cenere, paglia bruciata – portano in sé il segno della distruzione. La sua è una dialettica senza sintesi, un idealismo al negativo in cui lo Spirito non si manifesta come armonia, ma come rovina. Kiefer esplora la memoria tedesca, i miti nordici, la colpa e la rigenerazione, trasformando la storia in un ciclo di distruzione e rinascita che non si chiude mai. La consapevolezza che emerge è dolorosa, ma necessaria: un’autocoscienza che nasce dalle macerie.
Joseph Beuys, invece, porta l’idealismo nel territorio dell’azione. La sua “scultura sociale” è una reinterpretazione radicale della tradizione idealista: ogni individuo è co-creatore della realtà, e l’arte diventa un processo di trasformazione collettiva. Beuys non rappresenta lo Spirito: lo attiva. Le sue performance, i gesti simbolici, il coinvolgimento diretto del pubblico trasforma l’arte in prassi, in un movimento che unisce etica, politica e immaginazione. La comunità diventa il luogo in cui l’idealismo s’incarna.
Guadagnuolo, Kiefer e Beuys mostrano così tre modi diversi di far vivere l’idealismo nel presente: attraverso la storia, attraverso il mito, attraverso l’azione. L’opera per il CNAO aggiunge un ulteriore tassello: l’idealismo come cura, come alleanza tra sapere e umanità, come accelerazione di speranza. In tutti e tre gli artisti, l’arte rimane ciò che era per Hegel: un luogo in cui l’umanità prende coscienza di sé attraverso il negativo, trasformando la frattura in possibilità.
L’idealismo non è più un sistema filosofico, ma una tensione che attraversa la contemporaneità. L’Assoluto non è dato: è cercato, messo in questione, continuamente rimesso in gioco. È in questa ricerca, in questa inquietudine, in questa capacità di trasformare il dolore in consapevolezza e la scienza in speranza, che l’idealismo sopravvive nell’arte contemporanea.