Carosino. Omaggio a San Francesco tra mistica e identità: “Il Cantico dell’Amore” per le celebrazioni degli 800 anni nel Tarantino


Venerdì 12 giugno 2026. Chiesa di San Francesco: un libro a più voci per rileggere il Santo di Assisi con il coordinamento scientifico di Pierfranco Bruni
CAROSINO (Ta). Non solo commemorazione. Non solo un libro. L’appuntamento che venerdì 12 giugno 2026, alle 19.30, porterà nella chiesa di San Francesco a Carosino, provincia di Taranto, la presentazione de “Il Cantico dell’Amore – Sui passi di Francesco dalla Parola al Mistero”, edizioni Solfanelli, è il tentativo di «strappare» San Francesco all’agiografia e restituirlo al confronto. Otto secoli dalla morte, e il Poverello d’Assisi torna a essere domanda: che cosa resta del suo scandalo in una terra, il Tarantino, che di ferite e smarrimenti ne conosce fin troppe?
L’iniziativa, col patrocinio della parrocchia Santa Maria delle Grazie, si inserisce ufficialmente nel calendario delle celebrazioni nazionali per l’ottavo centenario. Ma è dal Sud che parte un segnale. A Carosino, 6mila anime alle porte di Taranto, la comunità sceglie di non delegare a Roma o ad Assisi il monopolio della memoria. Se ne fa avamposto. Il volume, curato da Franca De Santis con il coordinamento scientifico di Pierfranco Bruni, è una collettanea che mette insieme accademia, giornalismo, Chiesa e territorio. Dentro ci sono le firme di Marilena Cavallo e Floriano Cartanì, entrambi presenti alla serata con propri contributi. A introdurre sarà don Filippo Urso, parroco di Santa Maria delle Grazie. Le conclusioni a don Francesco Nigro, direttore dell’Istituto Superiore di Scienze Religiose. Parola, musica e meditazione si intrecceranno con gli interventi di Michele Mancone e Arcangelo Conzo, mentre Palma Pomes e Mario Montanaro leggeranno brani dal testo.
La presenza di Pierfranco Bruni non è neutra. Intellettuale da sempre attestato sui temi dell’identità, della memoria e delle “radici spirituali del Mediterraneo”, Bruni porta nel dibattito francescano una torsione geopolitica e culturale. Il suo francescanesimo non è solo saio e lodi: è interrogazione sul Mediterraneo come spazio di crisi e di possibile rinascita. In una terra come quella ionica, segnata da Ilva, Xylella, disoccupazione e fuga dei giovani, il Cantico delle Creature diventa manifesto politico: «Laudato si’, mi’ Signore, per sora nostra madre terra…». Parole che, recitate a Carosino, suonano come un atto d’accusa e insieme una proposta. A chi appartiene la terra? Chi la custodisce? E chi, invece, la consuma?
Il francescanesimo, negli ultimi anni, è stato egemonizzato dal lessico dell’ambientalismo istituzionale e dalle grandi encicliche. Il rischio è la neutralizzazione. Da Carosino arriva invece un tentativo di ri-territorializzazione: riportare Francesco nel perimetro del conflitto sociale, della povertà scelta, della fraternità come pratica eversiva. Non è un caso che tra i relatori ci sia Cartanì, giornalista che nel libro muove «lungo il filo di un francescanesimo capace ancora oggi di interrogare la società moderna, spesso segnata da smarrimento e conflitti interiori».
Don Filippo Urso aprirà, don Francesco Nigro chiuderà. In mezzo, la cultura laica. È lo schema di una Chiesa che non ha paura di contaminarsi e che, nel nome di Francesco, prova a ricostruire un lessico comune con intellettuali e docenti. Nigro, in particolare, offrirà «una chiave di lettura spirituale del messaggio francescano nel nostro tempo». La domanda, però, resta aperta: la spiritualità basta a ricucire le fratture di una comunità? O serve che la parola diventi pietra, scelta,
Il Cantico dell’Amore è un’operazione culturale che si inserisce in un vuoto: quello di una politica che fatica a parlare il linguaggio della riconciliazione e della custodia. Carosino, come precedentemente Grottaglie con due appuntamenti già svolti in due meravigliose strutture religiose, con il suo appuntamento, si candida a tappa meridionale di un pellegrinaggio nazionale che non può restare solo liturgia. Perché se è vero che «la memoria continua, come spesso sottolinea Pierfranco Bruni, generare luce, cultura e speranza», è altrettanto vero che luce, cultura e speranza, senza scelte, restano retorica.
L’ingresso è libero. Il parcheggio, ampio, è a lato della chiesa di San Francesco, corso Umberto I. Ma il posto che davvero si chiede di occupare, venerdì 12 giugno, è un altro: quello della coscienza. Otto secoli dopo, Francesco non cerca devoti. Cerca interlocutori. E Carosino, per una sera, prova a rispondere.