Serena conduce operaclassica eco italiano
Ufficio stampa 23/06/2026
Debutto stagionale per il visionario spettacolo firmato da Stefano Poda
NABUCCO È ‘ATOMICO’ IN ARENA DAL 26 GIUGNO
Dieci rappresentazioni lungo tutta l’estate con un cast internazionale diretto da Michele Spotti
NABUCCO di Giuseppe Verdi
26 giugno ore 21.15
4, 12, 18, 23 luglio ore 21.15
1, 8, 20, 28 agosto ore 21.00
9 settembre ore 21.00
Il 103° Arena di Verona Opera Festival si arricchisce di una terza produzione: Nabucco, dramma corale per eccellenza di Verdi, debutta il 26 giugno alle 21.15 per dieci serate con grandi voci internazionali e la direzione di Michele Spotti. Enkhbat, Siri, Stroppa, Tagliavini, Salas in scena per la prima. Nelle repliche: Tézier, Park, Salsi, Maslova, Torbidoni, Werle, Lim, Vinogradov, Pertusi, Meli e, da agosto, Sebastiano Rolli all’esordio sul podio areniano. Lo spettacolo, che ha inaugurato l’edizione 2025 del Festival, è curato per regia, scene, costumi, luci e coreografie da Stefano Poda, con potenti simboli che raccontano l’umanità divisa da conflitti, dualismi, in un viaggio collettivo che anela alla riconciliazione.
Due semisfere di luce, come due particelle subatomiche, che si attraggono e respingono, con il potere di creare e distruggere; un grande piano inclinato che diventa labirinto in cui perdersi, alla fine ritrovando sé stessi; due popoli opposti per colori e tessuti, divisi in due schiere che si combattono. E una scala, ripida, altissima, dominata dalla clessidra del tempo. Diversi elementi che contengono già tutta la storia di Nabucco: la guerra, la deportazione, l’amore, l’ambizione, la conversione e il riappacificamento. Con il suo potente simbolismo, è la storia collettiva di Nabucco secondo Stefano Poda, spettacolo inaugurale del 2025 ripreso anche da Rai e Unitel per una platea di milioni di spettatori.
Terzo titolo del Festival 2026, Nabucco va in scena da venerdì 26 giugno alle 21.15 e replica, insieme agli altri titoli del cartellone, fino al 9 settembre, con due diversi direttori e alcune delle migliori voci del panorama internazionale. Protagonista delle prime serate il baritono Amartuvshin Enkhbat, che si alterna con Ludovic Tézier (12/7), Youngjun Park (18, 23/7 – 8/8) e Luca Salsi (il 1/8 e le ultime tre recite). La parte di Abigaille è tra le più impervie mai scritte per un soprano: ad interpretarla a Verona Maria José Siri, con Olga Maslova (23/7 e 8/8) e Marta Torbidoni (20, 28/8). Mediosopranile la scrittura della sorella Fenena, interpretata da Annalisa Stroppa (26/6 – 4, 18/7 – 9/9) e Anna Werle (12, 23/7 – 1, 8, 20, 28/8), entrambe all’atteso ritorno in Arena. Sfilata di bassi di primo piano per il profeta Zaccaria: a Roberto Tagliavini succederanno Simon Lim (4, 12, 23/7), Alexander Vinogradov (18/7 – 8, 20, 28/8) e Michele Pertusi (9/9). I tenori per Ismaele: Galeano Salas si alterna con Francesco Meli (18, 23/7 – 1, 8/8) e Paolo Lardizzone (20, 28/8). Nelle parti di fianco: Nicolò Ceriani e Gabriele Sagona nei panni del Gran Sacerdote di Belo, Carlo Bosi, Riccardo Rados e Matteo Macchioni quelli di Abdallo, fedele capo delle guardie di Nabucco, e i soprani Elisabetta Zizzo ed Elena Borin quelli di Anna, sorella di Zaccaria.
Dopo il successo della Traviata inaugurale, il trentatreenne Michele Spotti, già direttore a Marsiglia e prossimo all’incarico a Berlino, torna in Arena per affrontare il titolo per la prima volta in Anfiteatro, per le prime sei recite, mentre dall’8 agosto la bacchetta passa a Sebastiano Rolli, tra i massimi esperti della prassi esecutiva dell’opera italiana della prima metà dell’Ottocento. Fondamentale l’apporto del Coro di Fondazione Arena lungo tutta l’opera, preparato da Roberto Gabbiani. Oltre ai complessi artistici in scena, questa produzione di Nabucco impegna anche i Tecnici areniani, in un allestimento che si estende a tutti i millenari gradoni dell’Arena e si erge anche sopra il più alto.
«Con questa opera si può dire veramente che ebbe principio la mia carriera artistica» dichiarò Verdi. Nabucco, terzo cimento operistico di Verdi, racconta una rinascita anche nella sua stessa genesi: quella del compositore stesso dopo la peggiore crisi della sua vita. Nell’arco di pochi mesi aveva visto la sua unica opera buffa cadere sotto i fischi del pubblico milanese, e morire la moglie ed entrambi i figli ancora piccolissimi. Deciso a ritirarsi dalla vita musicale, ricevette dall’impresario Merelli un libretto nuovo appena rifiutato dal compositore Otto Nicolai: tale Nabucodonosor, che Temistocle Solera aveva tratto da un dramma di Anicet-Bourgeois e Cornue e da un balletto di Cortesi, oltre che dall’Antico Testamento. Verdi, disinteressato e sconfortato, scagliò il libretto, che si aprì sui versi “Va’ pensiero, sull’ale dorate”. Dalla prima del 1842, il successo di Nabucco non è mai tramontato, così come l’astro di Verdi.
In Arena l’opera è arrivata nel 1938 e ad oggi è la terza più rappresentata nella storia del Festival, con 251 recite in 27 stagioni, con 13 allestimenti diversi, di cui quello firmato da Stefano Poda è il più recente, nonché il più sfidante di sempre da un punto di vista tecnologico: tessuti innovativi, materiali inediti per i costumi, che impiegano anche chilometri di luci led, coreografie di scherma per centinaia tra danzatori, mimi, comparse duellanti sulle note trascinanti dei crescendo verdiani. Dopo la prima di venerdì 26 giugno, Nabucco replica il 4, 12, 18, 23 luglio alle 21.15, il 1°, 8, 20, 28 agosto e il 9 settembre alle 21. Biglietti disponibili sul sito www.arena.it, sui canali social e alle Biglietterie dell’Arena e nel circuito Vivaticket.
La vicenda. L’opera verdiana unisce sapientemente il dramma collettivo ad un triangolo amoroso: vero protagonista è il coro, il popolo ebraico guidato dal pontefice Zaccaria che subisce l’invasione e la deportazione da parte di Nabucco, re degli Assiri. Fra i prigionieri vi è Ismaele, il cui amore è conteso da entrambe le figlie di Nabucco: la prima, Fenena, è da lui ricambiata e si converte all’ebraismo, mentre Abigaille sublima il rifiuto in una furia ambiziosa che la porta a spodestare il padre. Nabucco per riprendere il potere si proclama dio e nell’opera subentra il soprannaturale, con un fulmine che lo colpisce e gli fa perdere il senno. Mentre Abigaille condanna a morte gli Ebrei, compresa la sorellastra Fenena, Nabucco rinsavisce pregando il Dio dei nemici: a un passo dall’esecuzione, egli guida con successo la rivolta contro Abigaille, che si avvelena e chiede perdono prima di spirare, e libera tutti i prigionieri.
IL FESTIVAL 2026. Il Festival riporta in scena alcuni dei titoli più amati dal grande pubblico nella stagione più lunga della storia areniana. Oltre alla nuova Traviata, due diversi allestimenti di Aida, le più recenti produzioni di Nabuccoe La Bohème, quindi Turandota 100 anni dalla prima assoluta. Sei le serate-evento in singola data: l’atteso appuntamento di Roberto Bolle and friends coprodotto con ARTEDANZAsrl il 21 luglio, il balletto tornerà anche al Teatro Romano con l’acclamata produzione di Zorba il greco, nella coreografia originale di Lorca Massine il 25 e 26 agosto. Ritorna il grande organico sinfonico-corale dispiegato dai Carmina Burana di Orff al centro dell’Arena il 13 agosto con un nuovo eccezionale cast, che schiera Erin Morley, Mihai Damian e il contraltista Carlo Vistoli al suo esordio areniano, diretto dal Maestro James Conlon, anch’egli per la prima volta in Anfiteatro. Infine, il nuovo concerto immersivo Paganini Paradise debuttain prima assoluta il 18 agosto e si aggiunge alle Quattro stagioni in Viva Vivaldi, con l’Orchestra di Fondazione Arena e spettacolari proiezioni tridimensionali firmate da Balich Wonder Studio il 19 agosto.
L’Arena di Verona Opera Festival 2026 conta sul sostegno di numerosi sponsor, in primis il Main Partner UniCredit, che vanta una trentennale longevità di collaborazione, i Premium Partner Calzedonia e Pastificio Rana, e ancora Volkswagen Group Italia, DB Bahn, Forno Bonomi, Genny, RTL 102.5, Müller, che sostiene i progetti di accessibilità dedicati alle persone con disabilità. Magis si conferma Green Energy Partner del Festival e Generali è Education Partner. Tra gli official partner marchi storici quali Veronafiere, Air Dolomiti, A4 Holding, SABA Italia, SDG Group, Sartori di Verona, Palazzo Maffei e Mantova Village. Così come Manpower Group, Ferroli e il Consorzio di Tutela dell’Aceto Balsamico Tradizionale di Modena DOP. New entries del 2026 Nardi outdoor tra gli official partner e il Major Partner Vivaticket. Oltre a imprese, privati, ordini professionali che compongono la schiera della Membership 67 Colonne per l’Arena di Verona, fondata da Gianluca Rana dell’omonimo pastificio e da Sandro Veronesi, patron del Gruppo Oniverse.
Biglietterie
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NABUCCO di Giuseppe Verdi
Dramma lirico in quattro parti. Libretto di Temistocle Solera
26 giugno ore 21.15
4, 12, 18, 23 luglio ore 21.15
1, 8, 20, 28 agosto ore 21.00
9 settembre ore 21.00
Regia, scene, costumi, luci, coreografie Stefano Poda
Assistente a regia, luci, coreografie Paolo Giani Cei
Direttore Michele Spotti 26/6 – 4, 12, 18, 23/7 – 1/8
Sebastiano Rolli 8, 20, 28/8 – 9/9
Nabucodonosor Amartuvshin Enkhbat 26/6 – 4/7
Ludovic Tézier 12/7
Youngjun Park 18, 23/7 – 8/8
Luca Salsi 1, 20, 28/8 – 9/9
Abigaille Maria José Siri 26/6 – 4, 12, 18/7 – 1/8 – 9/9
Olga Maslova 23/7 – 28/8
Marta Torbidoni 8, 20/8
Fenena Annalisa Stroppa 26/6 – 4, 18/7 – 9/9
Anna Werle 12, 23/7 – 1, 8, 20, 28/8
Zaccaria Roberto Tagliavini 26/6 – 1/8
Simon Lim 4, 12, 23/7
Alexander Vinogradov 18/7 – 8, 20, 28/8
Michele Pertusi 9/9
Ismaele Galeano Salas 26/6 – 4, 12/7 – 9/9
Francesco Meli 18, 23/7 – 1, 8/8
Paolo Lardizzone 20, 28/8
Gran Sacerdote di Belo Nicolò Ceriani 26/6 – 4, 12/7
Gabriele Sagona 18, 23/7 – 1, 8, 20, 28/8 – 9/9
Abdallo Carlo Bosi 26/6 – 23/7 – 9/9
Riccardo Rados 4, 12, 18/7
Matteo Macchioni 1, 8, 20, 28/8
Anna Elisabetta Zizzo 26/6 – 4, 18/7 – 1, 8, 28/8 – 9/9
Elena Borin 12, 23/7 – 20/8
Orchestra, Coro, Ballo e Tecnici di Fondazione Arena di Verona
Maestro del Coro Roberto Gabbiani
Coordinatore del Ballo Gaetano Bouy Petrosino
Direttore Allestimenti scenici Michele Olcese
103° Arena di Verona Opera Festival 2026 dal 5 giugno al 12 settembre
Campioni del Mondo Italia loves Unesco
5 giugno ore 21.15
La Traviata di Giuseppe Verdi
NUOVA PRODUZIONE- Regia di Paul Curran
12, 13 giugno ore 21.30 20, 27 giugno ore 21.15
5, 9, 16, 31 luglio ore 21.15
6, 22, 29 agosto ore 21.00
5, 12 settembre ore 21.00
Aida di Giuseppe Verdi
produzione del 100° Festival Regia e scene Stefano Poda
19, 25 giugno ore 21.15
2, 10, 19, 24 luglio ore 21.15
Nabucco di Giuseppe Verdi
Regia e scene Stefano Poda
26 giugno ore 21.15
4, 12, 18, 23 luglio ore 21.15
1, 8, 20, 28 agosto ore 21.00
9 settembre ore 21.00
La Bohème di Giacomo Puccini
Regia Alfonso Signorini | Scene Juan Guillermo Nova
3, 11, 17, 25 luglio ore 21.15
Roberto Bolle and Friends
in coproduzione con artedanzasrl
21 luglio ore 21.30
Aida di Giuseppe Verdi
Regia e scene Franco Zeffirelli
30 luglio ore 21.15
9, 15, 23, 30 agosto ore 21.00
4, 10 settembre ore 21.00
Turandot di Giacomo Puccini
Regia e scene Franco Zeffirelli
7, 14, 21, 27 agosto ore 21.00
3, 11 settembre ore 21.00
Carmina Burana di Carl Orff
13 agosto ore 21.3
Paganini Paradise
PRIMA ASS0LUTA In coproduzione con Balich Wonder Studio
18 agosto ore 21.30
Viva Vivaldi The Four Seasons Immersive Concert
In coproduzione con Balich Wonder Studio
19 agosto ore 21.30
Zorba il greco di Mikis Theodorakis BALLETTO AL TEATRO ROMANO 25, 26 agosto ore 21.30
Note di regia
di Stefano Poda
Nabucco come scontro-ricongiungimento fra due polarità. Le due metà sferiche rappresentano non solo la polarizzazione ebrei-babilonesi (che è la trama concreta del libretto), ma anche spiritualità-razionalità, fede-ragione, nel contesto di un palcoscenico depurato in una dimensione spaziale postmoderna, che coniuga un labirinto di luce futuristico con la scenografia nuda dei gradoni dell’Arena, messi in grande risalto e valore. Sono due polarità che si attraggono e si respingono durante tutta l’azione scenica, fino ad un punto di massima repulsione e scissione, per poi arrivare alla sintesi del finale in cui i due opposti si riconciliano.
La metafora è quella della repulsione delle particelle atomiche: le sfere hanno un nucleo che irradia energia e orbite luminose in perenne rotazione, come una nuvola di elettroni. L’uomo nella sua storia è arrivato a scoprire come scindere in due un atomo, per poi rendersi conto che tanta scienza può avere conseguenze disastrose: è il segno dell’umanità che passa i propri limiti (empietà), cioè il significato del fulmine del Finale secondo, che sarà il culmine della messa in scena: qui verrà rappresentata un’esplosione atomica, con effetti speciali cinematografici, a rappresentare la distruzione e la desolazione della ragione separata dalla spiritualità. La guerra e il conflitto sono in realtà il rumore di fondo di tutta la trama, rappresentate da guerrieri post-atomici e futuristici dotati di corazze luminose e armi bianche, letali ma stridenti di fronte alla potenza della tecnologia («Io non so con quali armi sarà combattuta la terza guerra mondiale, ma so che la quarta si farà con pietre e bastoni», per citare Einstein). Il coro degli schiavi ebrei, nel Va’, pensiero, rappresenta il tentativo estremo di sfuggire a questa logica dello scontro: al centro, tra le due polarità (uguali e contrarie), si trova una gigantesca clessidra, simbolo dello scorrere del tempo che inesorabilmente cancella ogni sforzo umano: la Vanitas (incisa sulla clessidra stessa) ci insegna che nulla regge di fronte all’invincibilità del tempo. Eppure, l’uomo tenta perennemente di opporsi a tale destino, lottando con ogni suo sforzo: per questo, il coro degli schiavi ebrei riuscirà a bloccare per un attimo il fuggire della vita, maneggiando le sabbie del tempo.
Altro elemento fondamentale di Nabucco è il Finale quarto, con la rottura dell’idolo pagano: la grande clessidra che troneggia al centro dei gradoni, che rappresenta lo scorrere del tempo sottomesso alla Vanitas, si infrange e lascia l’umanità sospesa nella scelta fra bene e male. La grande conversione collettiva del finale è in realtà una riconciliazione, in cui ognuno rinasce a vita nuova (e i costumi marcheranno visibilmente questo cambio di pelle). Ecco che arriva la sintesi e la speranza nel futuro: la soluzione sta nella ricongiunzione dell’atomo scisso dalla mente dell’uomo; le due sfere si baciano e si toccano in una moderna unione post-atomica, che incorpora yin e yang e li proietta verso una dimensione universale.
Per realizzare i costumi post-moderni è stato svolto un lavoro di campionatura e ricerca di materiali e tessuti: da un lato il mondo tecnologico dei babilonesi, intesi come quella parte dell’umanità che ricerca il progresso a tutti i costi, e dall’altro il mondo naturale e consunto degli ebrei, intesi come la parte di intelligenza umana che invece ricerca spiritualità e cultura. In particolare, i prototipi sono stati realizzati da imprese italiane impegnate nella ricerca di materiali che coniughino teatralità e tecnicità, resistenti al caldo e al freddo, adattati con l’innesto di parti elettriche innovative e realizzate per questa occasione. I guerrieri indossano maschere tratte dal mondo della scherma professionale in modo da rispondere alle esigenze coreografiche, mentre nel cambio costume finale sono previste parti fluorescenti che possono essere nascoste. Tale sperimentazione è una novità per il mondo dell’opera e costituisce un significativo legame fra mondo dell’arte, dell’alta sartoria, della sperimentazione, del made in Italy e del design.
Nabucco rappresenta un tempio laico e religioso allo stesso tempo, impregnato dell’incenso di una musica che parla di sacralità, violenza e nostalgia. Anime rinchiuse in una cattedrale di luce e oscurità completano il loro cammino di formazione senza un significato univoco, mostrando allo spettatore che la vera catarsi non è liberarsi dalle catene fisiche, ma da quelle spirituali. L’argomento non può ridursi a una lotta tra due popoli, né a un illusorio aggiornamento del libretto, per raccontare senza originalità che la storia umana si ripete, magari in una “trasposizione” di babilonesi contro ebrei deportati in qualche guerra recente o attuale. Sarebbe un’operazione solo apparentemente moderna, dove più attuale dovrebbe significare solamente “più comprensibile» o «meno noioso», con riferimenti all’attualità o alla storia che conosciamo fin troppo bene. Al contrario, il segreto di Nabucco consiste in una spiritualità che va oltre il libretto solo apparentemente schematico: il suo manicheismo radicalmente scolpito è un simbolo molto chiaro, per chi sa guardare oltre il velo della trama. È la storia di una speranza, di un cammino, di un gesto di fede. Si parla di conversione. Verdi scrisse Nabucco quando i suoi recenti fallimenti professionali lo avevano quasi convinto a rinunciare alla carriera di compositore e una serie di tremende disgrazie personali lo avevano quasi portato sull’orlo del suicidio. Fu così che gli apparve da lontano una luce, la luce di Va’ pensiero con cui iniziò la composizione dell’opera: grazie a quell’impulso, la sua vita passò dall’autodistruzione al più grande dei successi.
Il percorso di Verdi si riflette in tutti i personaggi di Nabucco: si parla di Jehovah, eppure si tratta di una conversione che non è né religiosa né laica, ma spirituale. Tutto questo può avvenire in una dimensione di luce e simbolismo, dove prenda vita la ricerca della liberazione dal dolore, dalle carceri, dalla violenza: il linguaggio contemporaneo accompagna i personaggi dall’inferno verso una fine di redenzione e catarsi universale. Al posto di un manicheismo in bianco e nero, si eludono riferimenti contingenti, affidandosi ciecamente a una musica che parla. Niente più uniformi, niente più buoni e cattivi, niente più pistole, niente più oppressi e oppressori. La drammaturgia cessa di essere un “peplum” antico o moderno, superficiale ma rassicurante in questa epoca malata di realismo e tautologia, e diventa una ricerca interiore: tutto il contrasto tra ebrei e babilonesi, tra Jehovah e Belo, tra fede e obiettività, viene ricondotto all’interiorità profonda di ogni protagonista. Il dissidio, il disaccordo, la paura dell’altro, del diverso, le antitesi non opprimono più genericamente un popolo, ma l’individuo: buoni e cattivi sono la stessa persona in momenti diversi del loro cammino, anche vicini, per dimostrare che bene e male sono presenti in ognuno di noi, che i popoli si richiamano nei loro destini. Non ci sono quindi i buoni da una parte e i cattivi dall’altra. I cattivi nascono dalla paura del diverso, che poi è la paura di quel diverso che ciascuno di noi è per sé stesso, e da cui ostinatamente ci difendiamo per mantenere la nostra identità. Diceva Sartre: «gli altri sono il nostro inferno, ci tengono in pugno perché ci guardano e ci vedono come siamo, possiedono quello che a noi sfugge e quindi hanno un potere terribile su di noi». Gli individui e i popoli di Nabucco non saranno incarcerati da etichette, ma liberati al loro valore universale, perché possano davvero raccontarci le difficoltà e le speranze di ogni popolo e di ogni individuo sulla Terra.
(2025)
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