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RITROVATO UN INEDITO “DIXIT” DI GAETANO DONIZETTI NELLA BIBLIOTECA DEL SEMINARIO DI BERGAMO
La partitura è stata rinvenuta da William Limonta e Michele Enrico Poli durante il censimento dei fondi musicali della Diocesi
L’attribuzione a un giovane Donizetti, su intuizione di Limonta, è stata validata
da Fabrizio Capitanio e Paolo Fabbri, che hanno datato la composizione
tra il 1818 e il 1821
Il Dixit donizettiano sarà oggetto di un approfondimento scientifico-musicologico aperto al pubblico il 9 ottobre in Seminario
La prima esecuzione in tempi moderni avverrà in occasione del Dies Natalis del compositore il 29 novembre nella Basilica di Santa Maria Maggiore a cura della Cappella Musicale nell’ambito del festival Donizetti Opera 2026
Comunicato stampa, 25 giugno 2026
La Diocesi di Bergamo insieme alla Fondazione Teatro Donizetti annunciano il ritrovamento presso l’Archivio Storico della Biblioteca del Seminario Vescovile “Giovanni XXIII” di Bergamo di una composizione autografa inedita di Gaetano Donizetti. La scoperta, avvenuta lo scorso 24 febbraio, è stata opera del musicologo William Limonta e dello storico locale e archivista Michele Enrico Poli nell’ambito di un progetto di censimento dei fondi musicali della Diocesi di Bergamo coordinato dall’Archivio Storico Diocesano.
Il brano è conservato nel Fondo Musicale della detta istituzione, un fondo fino ad allora mai indagato e censito, costituito da oltre 860 risorse, tra musica manoscritta e a stampa, databili tra l’inizio dell’Ottocento e le ultime decadi del secolo scorso.
L’inedito donizettiano rinvenuto, composto da quattro carte, pone in musica il testo del salmo “Dixit”, diviso nei vari versetti che lo compongono, attraverso una scrittura semplice ma efficace, corrispondente agli stilemi del giovane compositore.
Il brano, composto per tre voci maschili a cappella (due tenori e un basso), è stato datato tra il 1818 e il 1821, periodo nel quale Donizetti, di ritorno dagli studi bolognesi con Padre Stanislao Mattei, resta a Bergamo ponendosi in contatto con la famiglia Pezzoli Grataroli e Quarenghi ad Almenno.
La composizione, sprovvista di firma autografa, su intuizione di Limonta che potesse trattarsi di un autografo di Gaetano Donizetti, è stata quindi sottoposta a controllo calligrafico ad opera di Fabrizio Capitanio, Conservatore della Biblioteca Musicale Gaetano Donizetti, e Paolo Fabbri, Direttore Scientifico del Centro Studi Donizettiani della Fondazione Teatro Donizetti, i quali ne hanno confermato la paternità e l’originalità.
Il prossimo venerdì 9 ottobre, alle ore 18.30 presso il Seminario Vescovile di Bergamo, si terrà un incontro volto a ripercorrere il ritrovamento dello spartito e approfondire la composizione dal punto di vista scientifico e musicologico.
Si avrà, poi, modo di ascoltare il brano in prima esecuzione moderna domenica 29 novembre, Dies Natalis di Gaetano Donizetti, alle ore 10.30 presso la Basilica di Santa Maria Maggiore, nell’ambito delle iniziative del festival Donizetti Opera 2026 organizzato dalla Fondazione Teatro Donizetti. L’esecuzione sarà affidata ai solisti della Cappella Musicale, diretti dal M° Cristian Gentilini.
Il Vescovo, S.Ecc. Mons. Francesco Beschi, ha dichiarato: “Da appassionato di musica, all’inizio del mio servizio pastorale a Bergamo nel 2009 mi ricordo di aver chiesto informazioni in merito ai brani religiosi di Donizetti, che mi erano stati presentati e illustrati. È quindi per me una gioia particolare condividere ora, negli ultimi mesi del mio episcopato, questo componimento ritrovato proprio negli archivi della nostra Diocesi, nel nostro Seminario. Papa Benedetto, fine musicista, disse: «La musica, elevando l’anima alla contemplazione, ci aiuta a cogliere anche le sfumature più intime del genio umano, in cui si riflette qualcosa della bellezza senza confronti del Creatore. Il cantare stesso è quasi un volare, un sollevarsi verso Dio, un anticipare in qualche modo l’eternità». Sono convinto che questo brano che rende onore a Bergamo, sia per l’autore che per il ritrovamento, corrisponda a questo messaggio”.
Sergio Gandi, Assessore alla Cultura del Comune di Bergamo, ha dichiarato: “Il ritrovamento di questo inedito donizettiano rappresenta una scoperta preziosa, che dimostra in modo tangibile come la ricerca storica e musicologica sul nostro territorio non finisca mai, continuando a riservarci sorprese anche a distanza di secoli. In soli quattro mesi un efficace lavoro di squadra ha permesso di giungere alla definitiva attribuzione scientifica del brano. Questo importante risultato è stato reso possibile dalla sinergia tra la Diocesi di Bergamo, la Fondazione Teatro Donizetti e la Biblioteca Musicale Gaetano Donizetti, sezione della nostra Civica Biblioteca Angelo Mai, realtà che esprimono professionalità e competenze di alto livello. A tutti loro va il mio ringraziamento: è grazie alla loro passione e al loro rigore se la città può oggi compiere un nuovo passo avanti nella conoscenza della propria storia e delle proprie radici culturali. Proprio in virtù di questa stretta collaborazione sono state tempestivamente pianificate concrete azioni di restituzione pubblica dell’opera: uno sforzo congiunto che consentirà a tutta la cittadinanza, dagli esperti ai semplici appassionati, di riscoprire il testo attraverso l’approfondimento di ottobre in Seminario e la prima esecuzione moderna in Santa Maria Maggiore a novembre, all’interno del festival Donizetti Opera. Si tratta di un evento importante che valorizza ulteriormente la ricchezza del nostro patrimonio storico e testimonia l’autentica vocazione di Bergamo per la musica, una tradizione viva e riconosciuta a livello internazionale”.
Giorgio Berta, Presidente della Fondazione Teatro Donizetti, ha dichiarato: “La scoperta di una nuova composizione autografa di Gaetano Donizetti ancora ai nostri giorni costituisce una notizia di grande rilievo, non solo per Bergamo, che si riconferma culla del patrimonio donizettiano, ma anche per la comunità musicologica e la cultura del nostro Paese. Questo ritrovamento ci regala una pagina inedita nella storia del compositore bergamasco e la Fondazione Teatro Donizetti è particolarmente lieta di aver contribuito, attraverso il proprio Centro Studi, punto di riferimento internazionale per la ricerca e la valorizzazione dell’opera e della figura di Gaetano Donizetti, al riconoscimento e all’approfondimento scientifico di questo prezioso documento. Per questo desidero ringraziare, oltre agli autori del ritrovamento William Limonta e Michele Enrico Poli, il nostro direttore scientifico Paolo Fabbri insieme a Fabrizio Capitanio per il contributo determinante offerto in questa fase di studio e attribuzione. È, inoltre, particolare motivo di orgoglio che la prima esecuzione moderna del brano trovi spazio nel programma del Donizetti Opera, proprio nel Dies Natalis del compositore: un’occasione per restituire alla città e al pubblico internazionale del festival una musica che torna a vivere dopo oltre due secoli”.
Riccardo Frizza, Direttore artistico e musicale del festival Donizetti Opera, ha dichiarato: “Abbiamo scelto di inserire la prima esecuzione in tempi moderni di questo “Dixit” ritrovato all’interno della programmazione del Donizetti Opera 2026, non a caso nella giornata del Dies Natalis di Gaetano Donizetti: restituire al pubblico, nel giorno che ricorda la sua nascita, una pagina autografa rimasta in silenzio per oltre due secoli è un gesto che dà pieno senso al lavoro del festival. Il nostro compito, anno dopo anno, è proprio questo: riportare alla luce e far rinascere le opere donizettiane più rare, quelle meno conosciute o dimenticate dal grande repertorio, restituendo loro voce, dignità e un palco all’altezza. Ogni ritrovamento come questo ci ricorda quanto il catalogo di Donizetti sia ancora capace di sorprenderci e quanto sia importante continuare il lavoro musicologico sul grande compositore bergamasco”.
Don Mattia Tomasoni, Direttore della Biblioteca del Seminario Vescovile e dell’Archivio storico diocesano di Bergamo, ha dichiarato: “Questo importante ritrovamento testimonia quanto patrimonio prezioso possa ancora celarsi nei nostri archivi, anche quando si tratta di fondi mai prima indagati e censiti. Esso getta nuova luce sulla storia della formazione musicale del clero bergamasco e sul ruolo che i Seminari e le istituzioni ecclesiastiche hanno svolto, nei secoli, come autentici laboratori di cultura musicale. Questa scoperta è infine un richiamo che sento di dover condividere con tutti gli archivi in particolare con quelli parrocchiali: quanto patrimonio resta ancora da esplorare, custodire e valorizzare nei nostri fondi! Mi auguro che questo ritrovamento possa essere un incentivo a proseguire e moltiplicare il lavoro di censimento e tutela del nostro patrimonio archivistico diffuso, perché la memoria della Chiesa bergamasca possa continuare a essere scritta e riscritta grazie a chi ha la pazienza e la cura di custodirla”.
Paolo Fabbri, Direttore scientifico del Centro Studi Donizettiani, ha dichiarato: “Il rinvenimento, da parte dei dottori Limonta e Poli, di un ignoto brano liturgico autografo di Donizetti, conservato presso il Seminario Vescovile di Bergamo è sicuramente una bella scoperta. Tra l’altro, dimostra come la ricerca sistematica nei fondi musicali e archivistici di Bergamo sia ancora in grado di riservare sorprese. In questo caso, aggiunge un tassello (per certi versi, piuttosto singolare) alla produzione giovanile di un Donizetti reduce dagli anni bolognesi e ai primi passi di una carriera non ancora votata principalmente al teatro. Ogni nuovo reperto è allo stesso tempo un frammento di nuove conoscenze che torna alla luce, ma anche un grumo di interrogativi da chiarire. Nella giornata di studio prevista per ottobre ci si confronterà appunto per scioglierne il più possibile, e sono molto lieto che il Centro Studi della Fondazione Teatro Donizetti possa dare il suo contributo scientifico a questa entusiasmante iniziativa”.
William Limonta, musicologo, responsabile del Censimento dei fondi musicali degli archivi della Diocesi di Bergamo,ha dichiarato: “Quando mi sono trovato di fronte a questo manoscritto, alcuni elementi hanno immediatamente attirato la mia attenzione. C’erano caratteristiche stilistiche e dettagli della scrittura musicale che mi hanno fatto intuire che potesse trattarsi della mano di Gaetano Donizetti. Da quel momento è iniziato un percorso di studio, confronto e verifica che ha richiesto tempo e rigore scientifico, grazie soprattutto all’esperta consulenza del Professor Fabbri e del Maestro Capitanio. La conferma che ci troviamo di fronte a una partitura autografa e fino ad oggi sconosciuta di Donizetti rappresenta un risultato di straordinario valore per gli studi donizettiani, permettendoci di ampliare il quadro della sua produzione. Per chi si occupa quotidianamente di ricerca musicologica, vivere una scoperta di questo genere è un’emozione difficilmente descrivibile. È una grande soddisfazione, che condivido con tutti coloro che hanno contribuito a verificare e valorizzare questo importante ritrovamento”.
Mons. Giulio Dellavite
Delegato Vescovile per le relazioni istituzionali per gli eventi diocesani e addetto stampa
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