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Cioran. In tragico di utopia di Pierfranco Bruni. La filosofia come contraddizione?

A admin
30 de junio, 2026

  Miriam Katiaka

“La filosofia se non è contraddizione nell’affascinamento tra il dubbio e la visione di una ipotetica certezza non è.»  Scrive Pierfranco Bruni nel suo splendido libro dal titolo «Cioran. In tragico di utopia», Solfanelli editore.  Cioran non costruisce sistemi. Li brucia. La sua filosofia è notte. È soglia tra dubbio e visione. Dubbio che scava. Visione che abbaglia. E tra i due, il filo: la contraddizione.  È ciò che sottolinea Pierfranco Bruni.

Senza contraddizione, la filosofia diventa catechismo. Con Cioran diventa confessione. Confessione di un uomo che non crede e non può non cercare. “Bisogna fare in modo che venga superata la metafisica. Cioran, sottolinea Bruni, può essere un ‘apolide metafisico’? Il titolo di un suo libro evidenzia ciò. Ma la domanda resta.” Un apolide. Senza patria. Anche senza cielo.  Cioran è apolide della metafisica perché non riconosce frontiere. Non ha Dio. Non ha Stato. Non ha scuola.  Ma è metafisico perché non smette di guardare in alto, anche quando in alto non c’è nulla.  Chiosa ancora Bruni: “Una metafisica che non vuole riconoscere l’ontologia alla religione.” La sua è metafisica senza altare. È ontologia senza Dio. È domanda senza risposta. “Tra le maglie della condizione d’esistere resta soltanto la condizione a compromettersi con la ragione. Mentre l’esistere è una utopia senza vacanze pause distrazioni.”

La ragione è compromesso. È trattativa col nulla. L’esistere no. L’esistere è assoluto. Non va in ferie. Non dorme. “Si prende consapevolezza che la storia è inevitabile e anche inefficace.” Inevitabile perché cammina. Inefficace perché non salva. Bruni: “Si può dire che si cammina nel tempo? Si cammina nella morte ogni giorno…”  Ogni passo è frammento. Ogni giorno è maceria.

“…e ogni giorno si cattura un pezzo di macerie che affolla quel presente che è già vissuto nel momento in cui si è già perso.” Così si legge nel testo di Bruni.

Il presente di Cioran è rovina. Nasce già morto. Nasce già ricordo. “Navigare nelle tempeste non è vano.” No. Perché la tempesta è l’unica patria.  Pierfranco Bruni, in questo testo, cammina tra le macerie e i paradossi di una filosofia chiaramente non sistematica. Camminare tra le macerie è il metodo. Non ricostruire. Raccogliere. Un osso. Un nome. Un paradosso.

“Siamo ‘flagellatori’ e eredi dei ‘flagellanti’. Cioran tocca l’evidenza del sacrificio. La parola è sacrificare.” Flagellanti medievali. Carne e sangue. Cioran moderno. Lingua e silenzio. La parola, per Cioran, dice Bruni, non nomina. Offre. Sacrifica. Taglia l’io per vedere cosa resta. 

“Il sacro che si conficca nella utopia e non nella storia.” Il sacro non ha tempo. Ha ferita. Si conficca nell’utopia perché l’utopia è il luogo di ciò che non è. È il luogo del desiderio senza oggetto.

“Cercare ritorna a non avere un obiettivo. Aver trovato nella notte scura ci rende ‘uomini tristi’ ma anche uomini consapevoli…” Cercare senza meta è destino. Trovare è perdita. La notte scura non dona luce. Dona coscienza. Uomini tristi perché hanno visto. Uomini consapevoli perché non mentono più.

Afferma  Bruni: “…del destino che ha il suo misterioso inciampo inevitabile nella morte.” La morte è inciampo. È pietra. È fine che precede ogni inizio. “Il tempo e la morte dunque sono i veri protagonisti in uno scenario in cui il tramontare è il fine ultimo degli uomini che hanno ucciso gli dèi.”

Dopo Nietzsche, il tramonto. Gli dèi morti lasciano cielo vuoto.  Chiosa Bruni. E nel vuoto entrano tempo e morte. Non come idee. Come carne.  Il tempo divora. La morte conclude. L’uomo resta a guardare.

Dunque  per Pierfranco Bruni «Cioran è un tragico nelle utopie delle idee che si fanno Pensiero.” Tragico perché sa che l’utopia non si abita. Si sogna. E sognandola, si perde. 

Le idee di Cioran non diventano dottrina. Diventano Pensiero. Con la maiuscola. Pensiero come ferita. Pensiero come veglia.

Cioran non dà casa. Dà lanterna. Piccola. Accesa tra le rovine. Non dice: credi. Dice: guarda. Guarda il dubbio. Guarda la morte. Guarda la maceria. E se non trovi Dio, trovi almeno te. Uomo apolide. Uomo triste. Uomo sveglio. Questo è In tragico di utopia di PierfrancoBruni. Non consolazione. Ma presenza.

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