Francesco d’Assisi secondo Pierfranco Bruni Edificando la gioia
Giovanna Pezzillo*
È come se si scrivesse il Vangelo di Francesco. Senza incorrere assolutamente in eresia o abiure o modelli apocrifi. Si parre dala copertina. Dice già tutto. Da un lato l’icona “EDIFICARE LA GIOIA. Il segreto del Presepe” di Suor Pierpaola Nistri, Clarisse di Grottaglie: Francesco in ginocchio, tiene tra le braccia il Bambino, sotto un cielo stellato, circondato da una moltitudine che guarda e tace. Dall’altro il libro: «Edificare la Gioia. Francesco d’Assisi», di Pierfranco Bruni, Luigi Pellegrini Editore, 2ª edizione aggiornata, con prefazione di Marilena Cavallo e contributi di Suor Pierpaola OSC e Mons. Don Franco Semeraro della Basilica di San Martino a Martina Franca. Non è un saggio agiografico. È Il racconto di San Francesco secondo Pierfranco Bruni. E il racconto, scritto con un preciso metodo. «Edificare la Gioia». Verbo e sostantivo. Francesco non “subisce” la gioia. La costruisce. Pietra su pietra, spogliandosi.
Bruni sposta Francesco fuori dalla devozione cartolina e lo riporta al suo gesto originario: decostruire il potere per edificare l’essenziale. La gioia, per il Santo d’Assisi, non è emozione. È struttura. È ciò che resta quando togli il superfluo. Lo dice la prefazione di Marilena Cavallo, che colpisce al centro: “… la semplicità non è povertà di pensiero, ma profondità che non teme la trasparenza. È la capacità di vedere l’essenziale senza smarrirsi nel superfluo.” Francesco, in Bruni, è pensatore della trasparenza. Non dell’ingenuità. L’icona in copertina non è ornamento. È tesi. “Il segreto del Presepe” è il cuore del libro. La filosofia delle pagine. A Greccio Francesco inventa qualcosa che il Medioevo non aveva: il Dio che si fa piccolo, toccabile, fragile. Il Presepe è rivoluzione antropologica. Sposta Dio dal trono al pagliaio. Sposta l’uomo dalla paura alla tenerezza. Bruni legge quel gesto come inizio di una nuova grammatica spirituale. Francesco non commenta il Vangelo. Lo mette in scena. E chi guarda, diventa parte. È teatro, è arte, è vita. È il punto in cui teologia, estetica ed etica coincidono.
Bruni non lo fa santo da manuale, né rivoluzionario da manuale. Francesco è fuori dalla Chiesa del potere, ma dentro il Vangelo. Fuori dalla logica economica, ma dentro la fraternità. Fuori dalla guerra, ma capace di andare dal Sultano. È l’uomo della soglia. Come Rachel Bespaloff, come Foscolo, come tutti gli “esuli” del pensiero, Francesco abita il confine. E dal confine guarda il mondo senza filtri. Per questo parla agli uccelli, alla sorella acqua, a frate corpo. Perché ha riconciliato l’uomo con ciò che l’uomo aveva esiliato: il creato. Ci troviamo davanti a un libro corale. È una seconda edizione necessaria. Aaggiornata. Non si chiude in Bruni. Si apre.
Ci sono appunto ii contributi di Suor Pierpaola OSC, che porta la voce del monastero e di Mons. Don Franco Semeraro, che riporta Francesco alla pietra della Basilica di San Martino a Martina Franca. È il segno: Francesco non appartiene a Assisi. Appartiene a chi lo pratica. L’editore Luigi Pellegrini colloca il volume nella collana prestigiosa Zaffiri. Un azzardo riuscito. Perché Zaffiri è pietra preziosa e Francesco è prezioso proprio perché ha scelto di non avere pietre.
Il libro di Bruni è completamente nnovativo perché non spiega Francesco. Lo fa respirare. Innovativo perché unisce icona, teologia, storia e racconto senza gerarchie.
Innovativo perché in un tempo di rumore, propone la semplicità come forma alta di intelligenza. Bruni non scrive per i “francescani”. Scrive per chi ha perso il senso dell’essenziale. E Francesco diventa specchio: uno che ha lasciato tutto per ritrovare tutto. Allora la gioia diventa costruzione. Perché chiudere «Edificare la gioia» è ricominciare. Resta l’immagine di Francesco con il Bambino tra le mani. Resta la frase nella stupenda Prefazione di Cavallo sulla semplicità. Resta l’idea che la gioia non si trova. Si edifica. E si edifica solo se si ha il coraggio di spogliarsi, di inginocchiarsi, di guardare l’essenziale senza paura della trasparenza. È insomma il racconto di San Francesco. È anche una proposta per noi. Per questo pur essere un Francesco secondo Pierfranco Bruni è un libro per tutti in un anno particolare, ovvero a 800 anni dalla scomparsa del Santo d’Assisi.
*saggista e autice di un lavoro su San Francesco d’Assisi
