Recensione di Andrea Benaglia al volume “Il volto e gli sguardi” di Enzo Concardi


Ciao Enzo
Come hai proposto, provo a stendere una relazione sul tuo ultimo volume di poesie: un testo sorprendente perché, diversamente dell’atmosfera serena che irradi nei tuoi rapporti, lì sembrerebbe invece di vivere il travaglio del percorso che a quella serenità ti ha condotto.
Nei tuoi versi dalla ricchissima aggettivazione (quasi nessun sostantivo è lasciato a se stesso….) ho individuato almeno una ventina di tematiche, in qualche caso giustapposte (ad es. Il contrasto tra luce e buio della coscienza alle pp.18, 19, 35, 45), più spesso però come afferenti al senso come di un ricongiungimento in unità tra umano e divino (ad es. p. 43), verità e vita (pp. 69, 90, 96), a condizione di usare gli strumenti giusti (cuore e mente insieme, apertura all’immenso, all’infinito, all’eternità – vedi pp. 15, 22, 25, 33, 37, 45, 63, 70, 81, 94-) e di partire dai giusti presupposti (il riconoscersi cimici di p. 62, perseguire i grandi valori di contatto col divino, dell’amore, della libertà). In questo ritrovo l’insegnamento di S. Tommaso a noi pervenuto attraverso il nostro grande comune maestro don Barbareschi, di fatto espressamente ricordato a p.64, ma il cui insegnamento di vita e di passione per la vita mi è sembrato di poter riconoscere in almeno altri 23 passaggi.
La raccolta si apre e si chiude con l’immagine dell’ «Ecce homo», che è ad un tempo la più abbietta immagine dell’umano e la più grandiosa manifestazione della più totale obbedienza di Cristo al Padre e, in quanto tale, fonte della Sua e nostra risurrezione.
A presto.
Andrea.
E. Concardi, Il volto e gli sguardi, Guido Miano Editore, Milano 2026, prefazione di G. Veschi, pp. 106