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SULLE SPONDE DELLA MAGNA GRECIA.

A admin
22 de julio, 2026

Il Novecento di Spagnoletti, Carrieri, Grisi e gli altri, a cura di Rosaria Scialpi. 

Testi critici di Pierfranco Bruni, Micol Bruni, Marilena Cavallo e Rosaria Scialpi – Solfanelli Editore 

Dalla Puglia alla Sicilia,  dalla Calabria alla Basilicata,  dalla Sardegna alla Campania all’Abruzzo. Un Mediterraneo vasto in un testo imponente. Organico. Originale. Problematico al cui centro c’è il viaggio tra le sponde poetiche della Magna Grecia del Novecento. Nasce all’interno di un progetto che pone al centto una geografia esistenziale proprio «Sulle sponde della Magna Grecia», pagine 328, euro 21.00, curatela Rosaria Scialpi. Non è solo un saggio critico. È il risultato di un percorso iniziato nel 2004 con l’antologia «Da una sponda all’altra» e proseguito con _I poeti mediterranei in piazza nel 2008, «Sulle sponde della Magna Grecia»  nel 2012, e successivo «Il Novecento della poesia tra mare e terra» e «Sulle rive dello Jonio».

Gli autori, Pierfranco Bruni, Micol Bruni, Marilena Cavallo e Rosaria Scialpi, costruiscono una geografia esistenziale che parte da un dato fisico, la terra di Magna Grecia, e fenomenologico e costruisce un fitto reticolato di simboli e sentimenti. È un’opera di riscoperta e valorizzazione della letteratura meridionale del Novecento, spesso trascurata dai manuali e “quasi ostracizzata”, ma decisiva per comprendere chi siamo oggi. Il volume è anche progetto educativo: nasce da anni di attività di diffusione dei saperi, incontri culturali rivolti soprattutto a giovani e scolari, portati avanti sinergicamente da Scialpi, Cavallo e da Micol e Pierfranco Bruni.

La Magna Grecia viene letta come dimensione ontologica. Per gli autori la Magna Grecia non è solo un’area archeologica. È un modello letterario, filosofico e antropologico che ha come riferimento il mare. È “dimensione ontologica di un pensare che giunge sino ad Ovidio e oltre”, sottolineano gli autori. Tra le rive della Magna Grecia “camminano e navigano i poeti del Mediterraneo”: poeti che raccolgono le lingue nelle emozioni, che trasformano la memoria in viaggio. È un’eredità greca, romana, adriatica, dove l’Occidente penetra l’Oriente e viceversa.

Carlo Belli, in «Echècrate o La prora al cielo», la definisce “coloratissima serata egiziana”. E sottolinea come qui “è nata la cultura occidentale”, in un tracciato che è insieme geografico, etico e filosofico. Vivere la Magna Grecia significa tenere insieme leggenda e tradizione, antico e moderno. Il libro ricostruisce e rivaluta una costellazione di autori meridionali e non, con particolare attenzione a figure ponte tra classicità e contemporaneità.

Salvatore Quasimodo è imprescindibile. Ha tradotto Leonida da Taranto “restituendo poesia alla poesia”. Ha fuso latinità e grecità con “quel profumo di Arabia” della sua Sicilia, e ha fatto della pietas classica e cristiana il centro del suo cantare l’eredità greca. Senza di lui, “la storia della Letteratura italiana sarebbe forse claudicante”. Raffaele Carrieri e Giaginto  Spagnoletti insieme a Quasimodo segnano il Novecento “tra mare e terra”. Carrieri fu antologizzato da Francesco Grisi per Mondadori nel 1970.

Francesco Grisi il poeta che porta  Cutro nel cuore, voce centrale del volume. Gli sono dedicate poesie postume su Taranto, Martina Franca e Grottaglie. In lui Taranto “non è una città, è un’isola. Custodisce i segreti della Magna Grecia”. La Magna Grecia diventa “cifra di simboli”, “isole sommerse nelle mie memorie di mare”. Ha scritto: “In ogni geografia ho lasciato la mia Magna Grecia”.

Carlo Belli, tarantino d’adozione, fonda il Convegno di Studi sulla Magna Grecia. Selvaggi definisce Taranto “La città che mai si perse” e ammonisce: “Taranto e il suo territorio sono una risorsa per tutto il Sud. Ma non si è capito che occorre investire sulle culture sommerse”. Il volume accoglie anche Pavese, Alvaro, Scotellaro, Sinisgalli, Levi, Pasolini, Tomasi di Lampedusa, Morante, Serao, Deledda, e persino Rodolfo Valentino. Un’attenzione particolare va alle scrittrici meridionali, che “in quanto donne e meridionali, hanno vissuto una doppia forma di emarginazione”.

Taranto e le città sono  paesaggio, mito, poesia. Il cuore del libro batte su Taranto. Grisi la canta: “La sera di Taranto ha il tramonto / sospeso sulle onde. / Il mare greco racconta / gli Orienti e un Occidente”. Per Grisi Grottaglie “Ha i colori della seta / nelle parole degli oracoli / che impastano il sale alla terra”, e Martina Franca “Ha il barocco cucito tra le grondaie dei ricordi”. Grisi e Pasolini hanno raccontato Taranto, il Salento e Cutro, intrecciando immagini e memoria. Gli autori avvertono che senza conoscere la poetica dei luoghi di Grisi o di Selvaggi non si può valorizzare un territorio. E senza Quasimodo non si può parlare di Magna Grecia.

Il libro, splendidamente curato e organizzato da Rosaria Scialpi, nasce proprio per non lasciare “perso o disperso nella frammentazione della talvolta effimera e fugace lettura via web” un lavoro sul Novecento meridionale. Lo studio insiste su una poetica mediterranea in Magna Grecia perché l’obiettivo è quello di restituire “un quadro più veritiero e variegato della Magna Grecia”. «Sulle sponde della Magna Grecia» è una mappa. Non di luoghi, ma di voci. Voci che dal distico di Leonida arrivano a Grisi, da Orazio a Quasimodo, dal mito al Novecento. È l’idea che la poesia sia “un andare tra i rivoli di una nostalgia”, e che questa nostalgia abbia senso anche oggi, “nei viaggi delle metafore e dei popoli che hanno richiami antichi”.

Un invito a camminare sulle sponde: perché solo conoscendo le “culture sommerse” possiamo trasformare le prospettive in attività. E solo riconoscendo che “in ogni geografia ho lasciato la mia Magna Grecia”, possiamo capire che la Magna Grecia non è dietro di noi. È dentro di noi. Un libro innovativo, basterebbe scorrere l’indice per rendersi conto della profondità e dell’articoloato lavoro,  perché propone una rilettura di una letteratura appunto della Magna Grecia attraverso quei territori che ancora oggi sono segni tangibili dei  Mediterranei tra eredità e identità. Bisogna leggerlo per avere contezza della «mappa» spirituale linguistica ermeneutica di cos’è oggi la Magna Grecia del Novecento.

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