L’ISTANTE E LA METAFISICA DELLA FERITA IN RACHEL BESPALOFF
Pierfranco Bruni
C’è sempre una ferita nella metafisica dell’esistenza. È data da quell’istante che resiste alla morte. Diventa archetipo della memoria e profezia dell’anima. Cosa è l’istante ferito nella metafisica del pensiero?Rachel Bespaloff apre l’Iliade e chiude il Novecento. Scrive: «Cosa importa se gli dèi soccombono insieme agli eroi… Immortali, i versi del poeta diranno la tristezza infantile di Achille, i rimpianti di Ettore, i pianti di Andromaca». Con questa frase butta giù un secolo di estetiche. Omero non è il poeta delle apoteosi. Non è Nietzsche. Non canta il trionfo della forza. Canta l’energia umana nella sventura. La bellezza del guerriero morto. La gloria dell’eroe sacrificato. Il canto che viene dopo e vince la fatalità cantandola. Per Bespaloff Omero fonda la prima filosofia occidentale: la filosofia dell’istante. Non del sistema. Della ferita. Non dell’eternità che assorbe. Dell’eternità che resiste in un solo attimo.
Omero e Tolstoj rappresentano chiaramente due eternità. Tolstoj ricompone. Il suo demiurgo ci porta verso l’Asia, verso l’India dei mistici e dei santi. L’io si scioglie. L’individuazione è scisma da guarire. Omero divide. Attraverso il paganesimo ci spinge verso gli scogli aguzzi dell’Occidente cristiano. Non dissolve l’individuo. Lo accende. L’eternità omerica è volontà. È atto. È decisione che dura più del corpo. E l’atto ha una sola misura: l’istante. Quello in cui Ettore esce dalle mura. Quello in cui Achille lava il corpo di Patroclo. Quello in cui Andromaca perde Ettore e con lui il futuro. Il divino diventa umano nell’istante. E l’istante non svanisce. Perché il verso lo trattiene. Perché la parola lo salva dalla morte seconda.
C’è sostanzialmente una costellazione dell’istante. Ma Bespaloff non inventa. Raccoglie. Sta dentro una genealogia segreta. Agostino osserva come il presente è la soglia in cui l’anima tocca Dio. Kierkegaard invece trova nell’istante la sintesi di tempo ed eternità, è il salto della decisione. Per Seneca chi vive nel futuro perde il presente.
Invece Marco Aurelio scrive: «Agisci come se questo fosse l’ultimo istante». Nietzsche: «La vita è fatta di rarissimi momenti di grande intensità e di innumerevoli intervalli. La maggior parte degli uomini però, non conoscendo i momenti magici, finisce col vivere solo gli intervalli». Hölderlin: «Che cosa è tutto quanto gli uomini han pensato in millenni, di fronte a un solo istante di amore?» il nostro Camus in cui Sisifo vince nel disprezzo dell’istante afferma «La perspicacia consuma, nello stesso istante, la sua vittoria». La mia Maria Zambrano sottolinea che «Forse la felicità prende la forma dell’istante che è l’unità di tempi multipli». E che «Il sapere è frutto di lunghi patimenti che ad un tratto si condensa in un istante di lucida visione». E ancora: «Salvare le parole dall’istante, dalla loro natura transitoria e condurle al perdurante è il compito di chi scrive». Sempre Zambrano: «L’uso del tempo umano nasce da un vuoto […] l’istante nostro, in cui ci estraniamo e ci interroghiamo». Mentre per Pavese: «Non si ricordano i giorni, si ricordano gli attimi».
Bespaloff prende questo filo e lo tira sull’Iliade. Ne fa una lama. Taglia il tempo lineare e apre il tempo umano. Facendodi Elena ed Ettore una anatomia dell’istante. Un preciso riferimento umano.
Omero resta centrale come poeta e come pensiero omerico. Per Bespaloff Elena non è colpa. È rivelazione. È l’istante in cui il desiderio diventa storia, in cui il privato fa crollare le mura. Ed Ettore è l’opposto. È l’istante etico. È il padre che sceglie la città contro la vita. Non eroismo. Ma forse responsabilità? Tra i due c’è Achille. Doppio istante: l’ira che uccide e il pianto che restituisce. Omero per Bespaloff non descrive guerre. Fissa istanti. E in quegli istanti l’uomo diventa definitivo. Non cambia più. Ecco perché Bespaloff dice che Omero crea la prima filosofia della pietas. Prima ancora della legge c’è il corpo. Prima ancora del diritto c’è Priamo che entra nella tenda di Achille. Un istante di riconoscimento che ferma la furia. Per questo l’istante diventa libertà e come creazione. Per Bespaloff infatti l’istante è libertà non perché possiamo tutto, ma perché dentro la necessità possiamo dire “io”. La fatalità c’è. Ma l’uomo la sfida con un canto. E nel canto la vince.
L’istante è anche creazione. È rigenerazione. È la porosità di cui parla Zambrano: il vuoto nel tempo in cui l’uomo smette di essere trascinato e comincia a scegliere. Scrivere, per Bespaloff, è questo: salvare dall’istante. Fissare ciò che altrimenti andrebbe perduto. Omero lo fa con l’esametro. Camus con il mito di Sisifo. Zambrano con la ragione poetica. Bespaloff con la critica. Per Bespaloff Omero va oltre il bene e il male. L’Iliade non è morale. È tragica. Mostra l’uomo tra il bene e il male e oltre il bene e il male. Non promette salvezza. Promette memoria. Non promette giustizia. Promette canto. Nel canto l’istante dura. Gli dèi possono soccombere come gli eroi. I versi no. Perché nei versi la tristezza infantile di Achille resta. I rimpianti di Ettore restano. I pianti di Andromaca restano.
C’è una resistenza sottesa. Rachel Bespaloff scrive negli anni della catastrofe. Cerca un punto che non ceda. Lo trova nell’Iliade. Trova che la civiltà occidentale nasce non da una vittoria, ma da un lutto cantato. Nasce quando un uomo decide di dare un nome a un dolore e quel nome dura tremila anni. Ecco Omero per Bespaloff. Il quale non è leggenda. Bensì Coscienza. Non è soltanto mito. Ma metafisica dell’istante. L’istante percettivo perché vedo il volto. L’istante etico perché rispondo al volto. L’istante creatore perché nomino il volto e lo salvo.
In questo triplice movimento Bespaloff ricompone tutta la filosofia dell’istante. Da Agostino a Zambrano. Ci lascia una verità compatta, dura, luminosa che dice che l’uomo non dura nei giorni. Dura negli attimi in cui ha avuto il coraggio di essere umano fino in fondo. Quelli sono gli istanti che Omero ha messo in versi. Quelli sono gli istanti che Bespaloff ha messo in pensiero.
Quelli sono gli istanti che resistono alla tempesta degli anni. I quali avvolgono l’istante in un vortice di attese e memoria. Quando si pensa che tutto sia distrutto il pensiero viene rapito dall’istante che diventa un attraversamento di labirinti. Resiste perché c’è la tradizione che si fa sempre più fedeltà. Anche la tradizione è quell’istante che vale le vite. L’istante comunque resta la metafisica della ferita.
