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In libreria a settembre: “I ragazzi di via Cervantes” di Rocco Di Blasi. In un saggio il dietro le quinte del PCI e de l’Unità alla fine degli anni ‘70

A admin
4 de agosto, 2026
DA NAPOLI A MOSCA, PASSANDO PER IL TERREMOTO E IL CASO CIRILLO: IL DIETRO LE QUINTE DEL PCI E DE L’UNITÀ NEL LIBRODI ROCCO DI BLASI “I ragazzi di via Cervantes” offre il racconto lucido e inedito di un testimone d’eccezione sulla Prima Repubblica. Rocco Di BlasiI ragazzi di via Cervantes. L’Unità e il PCI tra Napoli e MoscaIntroduzione di Eduardo Di BlasiPagine 136, 16 euroArcadia EdizioniDal 4 settembre 2026
Cosa significava guidare la redazione del giornale fondato da Antonio Gramsci in una delle stagioni più incandescenti della nostra storia recente? Lo si racconta ne I ragazzi di via Cervantes. L’Unità e il PCI tra Napoli e Mosca, il saggio postumo del giornalista Rocco Di Blasi, arricchito dall’introduzione del figlio Eduardo Di Blasi.  Siamo alla fine degli anni Settanta: il Partito Comunista Italiano – il più grande d’Occidente – è al governo di Napoli, mentre a livello nazionale e internazionale si consumano passaggi storici cruciali. Attraverso gli occhi di un testimone privilegiato, il volume ripercorre due decenni di politica italiana caratterizzati da eventi memorabili e drammatici: La rottura con l’Est: le crescenti tensioni di Enrico Berlinguer con Mosca e la storica dichiarazione sull’esaurimento della «spinta propulsiva» della Rivoluzione d’ottobre. La ferita del Sud: il devastante terremoto dell’Irpinia del 1980 e il celebre grido di rabbia e denuncia del Presidente Sandro Pertini contro i ritardi dei soccorsi.  Il caso Ciro Cirillo: il rapimento dell’esponente democristiano da parte delle Brigate Rosse, i misteri della trattativa e il terremoto interno a l’Unità, che portò alle dimissioni della direzione e al licenziamento della giornalista Marina Maresca.  Sullo sfondo, la sfida quotidiana di una redazione e di un giornale di partito che lottava strenuamente per mantenere la propria autonomia intellettuale, con l’orgoglio di «non voler essere la Pravda» di nessuno.Quello che sorprende è l’età. Nel 1975, Rocco, 27 anni, due figli tra cui lo scrivente, e già una carriera politica nella federazione del PCI di Salerno, varca il portone di via Cervantes 55 a Napoli per andare a dirigere la cronaca napoletana dell’Unità. Esperienze pregresse: consigliere comunale, ovviamente di opposizione, nella democristiana Pagani (SA), laurea in filosofia e successivo impiego all’IBM di Glasgow non più rinnovato per il richiamo della politica, che all’epoca, molto più di ora, era una cosa concreta fatta di molte riunioni, molti scontri, innumerevoli tentativi, non sempre frustrati, di risolvere i problemi concreti delle masse. Problemi che al Sud erano il lavoro, le sue condizioni precarie e la sua assenza, la camorra, la casa, l’occupazione degli spazi della vita civile da parte soprattutto degli studenti che in quegli anni, in tutto il mondo e non solo in Campania, erano entrati con una certa vivacità sulla scena politica. Tutto questo accadeva mentre il “partitone” era anche impegnato con le classiche liti per il potere interno, che condussero appunto Rocco, troppo leale e “ingenuo” per quell’agone, a essere spostato, a 27 anni, in un luogo politico più confacente: la guida della redazione dell’Unità di Napoli.(Eduardo Di Blasi)
Rocco Di Blasi (1948-2021), salernitano, è stato una firma storica del giornalismo italiano. Per anni inviato e responsabile delle redazioni di Napoli e Bologna de l’Unità, ha successivamente dedicato il suo impegno all’informazione a tutela dei cittadini, guidando il settimanale il Salvagente.Eduardo Di Blasi (Salerno, 1975), che ha curato l’introduzione del volume, ha seguito le orme paterne lavorando per La Città e l’Unità. Attualmente è giornalista presso Il Fatto Quotidiano.
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