Opiniones

Lavoro, Newsom spinge sul salario minimo: gol politico in vista delle Presidenziali 2028

A admin
7 de agosto, 2026

Domenico Maceri


“Noi crediamo che se lavorate duro meritate un salario decente. Gli altri credono che 7,25 dollari all’ora siano sufficienti”. Con queste parole Gavin Newsom, il governatore della California, ha annunciato che il salario minimo del Golden State aumenterà dall’attuale 16,90 a 17,40 dollari l’ora, divenendo il più alto negli Stati Uniti, eccetto per Washington D.C., dove il salario minimo raggiunge i 18,40 dollari l’ora.

I 7,25 dollari citati da Newsom si riferiscono al salario minimo federale, aumentato durante l’amministrazione di George W. Bush nel 2007, che i repubblicani attuali non hanno nessuna intenzione di modificare.

L’aumento annunciato da Newsom in realtà è un’indicizzazione del salario minimo per coprire l’eventuale aumento dell’inflazione. Ciononostante, il governatore della California ha tutte le ragioni per celebrare l’aumento, che equivale a più del doppio di quello federale; quest’ultimo non include l’indicizzazione, penalizzando tutti quei lavoratori che lo ricevono. Difatti, il salario minimo federale può persino essere inferiore alla soglia federale di 7,25 dollari in alcuni Stati concentrati nel sud del Paese se i dipendenti ricevono mance, a patto che il totale arrivi alla media di 7,25.

Il fatto che il governo federale non abbia agito per aumentare il salario minimo dal 2007 ha spinto quasi trenta Stati e municipalità ad agire da soli per rimediare. Ecco come si spiega il fatto che in Stati liberal come la California, e non solo, il salario minimo sia molto più alto. Nel Golden State, infatti, i dipendenti del fast food ricevono 20 dollari l’ora secondo una recente legge. Questa tariffa si applica alle catene di ristorazione nazionale con più di 60 locali negli Stati Uniti. Inoltre, nel settore della sanità il salario minimo è di 25 dollari l’ora. Con i Giochi Olimpici del 2028 in programma a Los Angeles, il consiglio comunale ha approvato un’ordinanza che stabilisce il salario minimo a 30 dollari per i lavoratori dei grandi alberghi e degli aeroporti. L’aumento doveva iniziare nel 2026, due anni prima dei Giochi Olimpici, ma poi, sotto pressione delle aziende, l’ordinanza è stata rimandata fino al 2028. L’ordinanza include altre esclusioni, poiché si applica ai lavoratori di alberghi con 60 o più camere e a quelli che lavorano all’aeroporto. Non tocca, invece, il salario minimo della metropoli, che rimane a 17,80 dollari l’ora.

Questi aumenti del salario minimo aiutano, ma non risolvono i problemi del carovita, specialmente in California. Anche con uno stipendio di 30 dollari l’ora, in città come San Francisco e Los Angeles sarebbe difficile vivere adeguatamente. Lavorando 40 ore settimanali con uno stipendio di 30 dollari all’ora, in un anno intero si guadagnerebbero 62.400 dollari lordi (circa 55.000 netti dopo aver pagato le tasse federali e quelle californiane). L’affitto di un bilocale costa sui 24 mila dollari annui. L’aggiunta dei costi di trasporto, cibo, sanità (spesso non inclusa dai datori di lavoro) e altre spese renderebbe una vita dignitosa alquanto difficile.

Gli aumenti del salario minimo riflettono tendenze progressiste auspicate ad alta voce dal senatore socialista democratico Bernie Sanders. Il senatore del Vermont, da molti anni e specialmente da quando fu candidato alla presidenza nel 2016 (quando venne sconfitto alle primarie da Hillary Clinton), ha spinto per un salario minimo nazionale a 15 dollari l’ora.

Il fatto che il salario minimo aumenterà a 17,40 dollari l’ora il 1° gennaio spinge nella giusta direzione, anche perché mette pressione verso l’alto sui salari dei dipendenti che adesso guadagnano un po’ di più. Ovviamente le aziende sono sempre contrarie a questi aumenti salariali, citando una perdita di posti di lavoro che in realtà non si verifica. Ce lo confermano gli studi fatti dalla Harvard University e dall’Università della California a San Francisco. Ciononostante, la reazione dei repubblicani è sempre prevedibile. Commentando l’aumento del salario minimo annunciato da Newsom, il candidato repubblicano a governatore della California Steve Hilton ha dichiarato che si tratta di un “attacco ai lavoratori” perché “schiaccerà le aziende”. Si sbaglia, ma allo stesso tempo ci conferma che, quando si tratta di difendere i lavoratori, i repubblicani si schierano dal lato opposto. Per Newsom, invece, che con ogni probabilità si candiderà alle presidenziali del 2028, si tratta anche di un gol politico.


Domenico Maceri, PhD, è professore emerito all’Allan Hancock College, Santa Maria, California. Alcuni dei suoi articoli hanno vinto premi della  National Association of Hispanic Publications.

Tutte l’opinioni versati nel sito correspondono solo a chi la manifesta. Non e necessariamente l’opinione della Direzione

Publicidad

Deja una respuesta

Tu dirección de correo electrónico no será publicada.