Viajes y turismo

SAN LORENZO DEL VALLO. IL CASTELLO COME MEMORIA E FARO DEL MEDITERRANEO

A admin
11 de agosto, 2026

Pierfranco Bruni

Un castello non è soltanto una storia.  Non è soltanto un bene culturale.  È una memoria lunga.  È un corpo di pietra che sa di appartenenza, di passaggi, di generazioni che hanno attraversato un Essere di paese.  

Sono giunto a San Lorenzo. Ho trovato il Castello di San Lorenzo del Vallo nel suo splendore.  Nella sua dominante visione dentro i tracciati della storia.  Nella sua elegante dimensione architettonica e antropologica dentro la comunità.  

Il paese bisogna amarlo.  Non solo perché è radicamento.  Perché negli anni diventa e resta un abitato dell’anima. Tutto ha paesaggio di senso. Anche le pietre.

Il bene culturale non è inventario. È paesaggio.  È dono allo sguardo e all’immaginario.  Sta tra il reale e il senso delle vite di una civiltà che non può essere dimenticata.  Il  Castello si presenta con due torri merlate che guardano il cielo terso della Calabria.  Muri di pietra chiara, feritoie, balcone centrale, portale ad arco.  Architettura difensiva e residenziale insieme.  È il segno tipico del feudo meridionale tra il XV e il XVI secolo, quando la Calabria passa dalle mani aragonesi a quelle spagnole e poi agli insediamenti albanesi.  

Ma oltre la datazione, c’è l’antropologia.  

Il Castello è al centro del paese non per caso.  È ombelico. È punto di riferimento.  

Attorno a lui si è costruita la vita: le piazze, le strade, le case, le voci.  Togliere il Castello significa amputare la memoria. San Lorenzo del Vallo d’altronde è  stato crocevia di civiltà.

Sono fiero di appartenere a questa comunità.  Perché qui la storia non è linea. È intreccio.  Dalle origini italiche e greche, nel culto delle Are.  Fino alla figura di Spartaco, fermato proprio sul fiume Esaro.  Il sangue della rivolta degli schiavi ha bagnato questa terra prima ancora di Roma.  Poi i Greci. I Brettii. Gli Enotri. I Latini.  Tutti nomi che non sono solo libri di scuola. Sono strati.  Sono sedimenti che hanno fatto questa terra fertile di senso.  

E ancora: la cultura spagnola. L’arrivo albanese.  Gli arbëreshë che portano lingua, rito, canto.  Contaminazioni. Ovvero accoglienza. Ovvero civiltà.  San Lorenzo del Vallo è così: un crocevia.  Non un confine. Un punto di passaggio dove le identità non si scontrano, si incontrano. Il Castello resta anche  come faro metafisico. Un castello è metafisica.  È verticale. Guarda in alto.  È orizzontale. Guarda la comunità.  Il Castello di San Lorenzo deve diventare, con tutto il mio impegno, un faro tra le identità del Mediterraneo.  Perché il Mediterraneo non è mare che separa. È mare che unisce.  È la culla della Magna Grecia.  Siamo sulle sponde di quella storia.  E un faro non illumina per sé. Illumina per gli altri.  Il Castello deve tornare a illuminare:  come luogo di studio e ricerca archeologica e storica, come spazio di cultura e di poesia, come casa dell’accoglienza, come lo erano un tempo i feudi quando aprivano le porte ai viandanti.

Difendere questo viaggio è un compito etico, morale, culturale, umano, metafisico.  Etico perché senza memoria non c’è responsabilità.  Morale perché amare il proprio luogo è la prima forma di giustizia. Culturale perché la cultura è l’unica arma che non uccide ma edifica.  Umano perché un popolo senza pietre è un popolo senza volto.  Metafisico perché ogni pietra rimanda oltre se stessa. In fondo il paese non è solo case.  È abitato dell’anima.  È dove i nonni hanno nominato le cose.  Dove una parola dialettale contiene un mondo.  Dove una festa contiene un mito.  

San Lorenzo del Vallo porta nel nome Lorenzo, il martire del fuoco, e Vallo, la difesa.  Fuoco e difesa. Passione e custodia.  

È la sintesi perfetta della Calabria: terra che brucia e che resiste. Il Castello è il cuore di questo abitato.  Se lo lasciamo morire, muore una parte di noi.  Se lo restituiamo vivo, restituiamo ai giovani la possibilità di riconoscersi. Io lo farò.  Pur nelle mie distanze e lontananze ci sarò sempre. Difenderò questo viaggio.  Perché la Calabria non è periferia. È centro.  È il centro della Magna Grecia.  È il centro del Mediterraneo che ha insegnato al mondo cosa significa contaminarsi senza perdersi.  Il Castello di San Lorenzo del Vallo non è rudere.  È promessa.  È pietra che parla.  È memoria che chiede futuro.  E il futuro, se vuole essere vero, deve partire da qui:  dall’amore per un paese,  dal rispetto per una pietra,  dalla coscienza che siamo eredi di Brettii, Enotri, Greci, Latini, Spagnoli, Albanesi.  E che il nostro compito è uno solo:  trasformare questa eredità in faro. 

Quando un castello torna a splendere,  non splende solo lui.  Splende l’anima intera di una comunità. È un dato importante.  Una testimonianza che diventa Testamento. Ho vissuto la mia vita e continuo a viverla dentro le culture sia sul piano istituzionale che umano. In viaggio per cultura.  Senza mai risparmiarmi. Da una Nazione a un’altra, da un aereo a un altro, da una città a un Parco Archeologico. Ma sono convinto che vedere osservare ascoltare il Castello del mio paese risplendere nella luce e nella aurora è il mio colmare il cuore.

Publicidad

Deja una respuesta

Tu dirección de correo electrónico no será publicada.