Se scriverti una lettera è dirti sei la mia esistenza
Pierfranco Bruni
Ti scrivo una lettera, amore mio immenso. Da questo viaggio chiamato vita. In questo viaggio chiamato vita tu sei l’esistenza. Ti scrivo una lettera, amore mio immenso, perché le parole quando diventano vento hanno bisogno di una direzione e la direzione sei tu. Sei il mio vento d’Oriente nei capelli, tra le mie dita, e ogni mattina mi pettini l’anima con la stessa lentezza con cui il sole entra dalle omposte e scioglie la notte senza fretta.
Sei stata il mio cammino, quando camminavo senza meta e confondevo il passo con la fuga. Sei il mio cammino tra i giorni che raccontano, e i giorni che raccontano sono pagine che non si chiudono mai, perché tu le tieni aperte con lo sguardo e io le seguo con il passo, con la pazienza di chi sa che la vita non si possiede, si abita.
Non ti porto ricordi, amore. I ricordi invecchiano. Ti porto profezie. Le navigo nei tuoi occhi belli, che hanno il mistero dell’infinito. In quegli occhi vedo mari che non ho ancora attraversato, terre che non ho ancora nominato, città dove la musica è nel vento e tra le onde, dove ogni parola è cantilena e ogni verso richiama la poesia del canto. Nei tuoi occhi vedo il futuro, non perché lo prevedo, ma perché lo desidero con te.
Ti scrivo da un luogo che non ha orologio.
Siamo lungo l’alba. E l’alba non è un’ora, è uno stato dell’anima in cui tutto è possibile, in cui il tempo si fa circolare e ritorna a se stesso come il mare che va e viene e ogni volta riporta qualcosa di te. Siamo lungo l’alba, e lungo l’alba non si dorme e non si muore: si resta sospesi tra la notte che consegna e il giorno che riceve. Ed è in quella sospensione che ti ho riconosciuta, come si riconosce una preghiera.
Ti scrivo con il sigaro tra le labbra e con la polvere dei miei calzari, che non lascerà segno ma soltanto un lieve ricordo nelle pagine che abbiamo scritto insieme.
Tu mi hai insegnato che scrivere è custodire, non spiegare. Che il mistero non si scioglie, si abita. Mi hai insegnato che quando il vento ha spazzato via l’orizzonte, non occorre cercarlo. Occorre restare. E tu sei rimasta. Senza cercarlo, hai aperto un varco. Mi hai detto: resta. E io sono rimasto.
Tu sei la mia Itaca e il mio deserto insieme.
In te c’è l’isola dove tornare e c’è il silenzio dove attendere. Io sono figlio dell’attesa, e tu sei la luce che rende giusta quell’attesa. Sei il mio vento d’Oriente nei capelli, tra le mie dita. Quando ti tocco sento l’odore delle spezie e delle distanze. Sento il profumo delle partenze che non sono fughe, ma ritorni. Sei stata il mio cammino quando avevo paura del buio. Sei il mio cammino ora che ho capito che la meta non è un luogo, è il camminare con te.
E io navigo, amore. Navigo nei tuoi occhi.
Non affondo, perché tu sei la stella che non tramonta anche quando tutto intorno tramonta. Lo so: anche noi tramonteremo.
Ma tramonteremo insieme, consegnando il giorno alla notte e la parola al silenzio, con dignità. Tramontare non è morire. È consegnare. E io voglio consegnarti ogni giorno che ho vissuto senza di te, perché tu lo trasformi in giorno con me.
Non ho bisogno di lasciare eredi. Ho bisogno di lasciare una pagina. In quella pagina ci sei tu, ci sono io, ci sono i giorni che raccontano, ci sono le profezie che navigo ogni volta che ti perdo e ti ritrovo. Una pagina dove si legge che l’amore non è possesso, è spazio. Spazio lasciato vuoto perché l’altro possa entrare, come Dio entra nella povertà.
Siamo lungo l’alba, e lungo l’alba tutto vale una luna in tramonto. Anche noi valiamo quella luna. Anche noi siamo poesia che non chiede permesso per esistere. Siamo il canto di Santo Domingo e il silenzio chiossoso di Cuba. Siamo la musica nel vento e la preghiera nel silenzio. Siamo due che hanno deciso di non spezzare il cerchio.
Resta qui con me, in questa lettera che non finisce. Le lettere d’amore non finiscono, si aprono come albe e si richiudono come notti, e poi ricominciano. Resta, perché senza di te il vento non avrebbe direzione, le mie dita non avrebbero memoria, e il mio cammino non avrebbe racconto.
Ti scrivo, amore mio immenso, perché tu sei la profezia che io navigo e la casa in cui io abito. Perché sei stata il mio cammino. Perché sei il mio cammino. Perché, finché ci sarà un’alba, io ti scriverò. Ti scriverò sempre. Sempre ti troverò senza cercarti. Perché scriverti è dirti che sei la mia esistenza.
