Libros y revistas, literatura.

Progetto Elena, un romanzo di Franca De Santis

A admin
13 de agosto, 2026

Un thriller psicologico e storico di stampo spionistico che si muove abilmente tra le ombre della Guerra Fredda e le inquietudini della Germania contemporanea.

La prosa, nitida e incisiva, è stratificata su temi come la memoria e la colpa; uno stile denso, quasi asfissiante, che riflette perfettamente il clima di paranoia e decadenza morale in cui si muove il protagonista, Klaus. La sua non è una figura edificante, né destinata a una tardiva redenzione: in questa storia, d’altronde, non esistono innocenti.

Il cuore del romanzo è la fluidità della verità, manipolata dal potere e destinata a corrompersi una volta crollato il confine netto tra bene e male.

Klaus è un ex burocrate della Stasi, la temuta polizia segreta della Germania Est. Uomo compromesso, carnefice diventato vittima, ha trascorso una vita a cancellare le identità altrui per poi scoprire, ormai vecchio e malato, che anche la sua esistenza è stata manipolata. Al centro di tutto c’è Isabella, la donna amata a Lipsia nel 1984: quella che lui credeva essere una ribelle si rivelerà l’innesco di un crudele esperimento governativo, trasformandolo, a sua insaputa, in una pedina sacrificabile di un gioco ben più vasto. Una distopia in cui i sentimenti più intimi sono stati costruiti in laboratorio dal KGB.

L’insistenza nella descrizione dell’ambiente — polvere, umidità, grigiore — tocca il limite del fastidio sensoriale, rendendo quasi fisico il peso di quegli anni. Tuttavia, il «sapore di agrumi e pelle» associato a Isabella, quel profumo vibrante di arancia e Chanel No. 5 che alimenterà l’inganno del «Progetto Elena», cancella per un istante ogni traccia di quel degrado. È una potente madeleine proustiana, ancora emotiva (e ingannevole) per il protagonista, una soglia olfattiva che spalanca le porte a un tempo che Klaus ha continuato a nutrire ossessivamente. Ma è un richiamo tossico: non rievoca un ricordo intatto, bensì innesca la trappola di una manipolazione di cui lui, nella sua cecità, non ha mai avuto contezza.

Il libro affronta un tema universale: la facilità con cui la Storia — e le vite individuali — possono essere «redatte» da chi detiene il potere. La metafora di Klaus come inchiostro nelle mani di altri autori descrive perfettamente una vita vissuta all’interno di una sceneggiatura altrui. Una sorta di The Truman Show tragico, in cui il copione è già scritto e persino i protagonisti sono comparse sacrificabili, semplici pedine al servizio di un regista invisibile.

Anna Montella

Scrittrice e divulgatrice culturale

Publicidad

Deja una respuesta

Tu dirección de correo electrónico no será publicada.