Cultura

Una scala quanto mai opportuna

A admin
18 de agosto, 2026

Venezia fu molto importante per Gioachino Rossini all’inizio della sua impressionante carriera: sto parlando degli anni che vanno dal suo debutto teatrale con ‘La cambiale di matrimonio’ (1810) a ‘Il Signor Bruschino’ (1813). Quest’ultimo titolo fu rappresentato in quel favoloso anno che consacrò il Compositore con due folgoranti successi rispettivamente nell’opera seria, con ‘Tancredi’ al Teatro ‘La Fenice’ (6 febbraio) e nell’opera buffa, con ‘L’italiana in Algeri’ (22 maggio) al Teatro di ‘San Benedetto’.

Come riportò il principale giornale veneziano ‘Il quotidiano veneto’ (pubblicato dal 1806 al marzo del 1812) che si fuse con ‘Notizie dal mondo’ diventando ‘Il giornale dipartimentale dell’Adriatico’ (dal 1812 al 1816), il Teatro di San Moisè (per il quale Gioachino scrisse cinque farse commissionate dall’impresario Antonio Cera) era uno dei quattro in attività all’inizio dell’Ottocento a Venezia.

Alla fine del Settecento, in realtà, i teatri erano ben otto, ma un decreto dell’8 giugno 1806 aveva ridotto questo numero, ritenuto troppo elevato per corrispondere ‘al doppio fine dell’istruzione e del divertimento’.
Tale disposizione emanata dalle autorità francesi – come racconta Michele Giraldi, famoso musicologo veneziano, nel suo preziosissimo ‘Rossini a Venezia: Le farse per il Teatro Giustiniani di San Moisè’ – autorizzava il Teatro La Fenice (principale sede recente, sorto nel 1792) a rappresentare spettacoli d’opera seria, il Teatro San Benedetto (che verrà poi acquistato da Giovanni Gallo nel 1810) a mettere in scena opere in musica e rappresentazioni comiche, il Teatro Grimani di San Giovanni Grisostomo (dal 1835 Teatro Malibran) ad allestire farse in musica, opere comiche e spettacolo leggero ed infine il San Moisè, ad eseguire prevalentemente farse musicali in un atto, più raramente spettacoli d’opera seria e semiseria’.

‘Era un edificio piuttosto piccolo, la cui sala poteva contenere all’incirca settecento persone -precisa Giraldi – questa condizione aveva senz’altro favorito, soprattutto dalla seconda metà del Settecento, l’affermazione del repertorio operistico buffo, legato senz’altro al nome di tutti i più importanti compositori della cosiddetta ‘Scuola napoletana’ (Traetta, Paisiello, Anfossi, Piccinni, Cimarosa). Anche se, dopo la caduta della gloriosa Repubblica Veneta, prima gli Austriaci, poi i Francesi soprattutto, avevano cercato di porre un freno a questa tradizione, il genere restava vivissimo ai tempi di Rossini, con alcune importanti prime e riprese di opere di Mayr, Farinelli e persino Spontini.’

La scala di seta- che ho ascoltato al Teatro Rossini (terzo appuntamento operistico della 47esima rassegna musicale dedicata al Compositore pesarese) fu rappresentata per la prima volta nel 1812 (l’autografo è conservato presso la Stiftelsen Musikkulturens Främjande di Stoccolma).
Il libretto, firmato da Giuseppe Foppa, fu tratto dal testo dell’opéra comique L’Echelle de soie, di François-Antoine-Eugène de Planard, messo in musica da Pierre Gaveaux (prima rappresentazione al Thèâtre de l’Opéra Comique di Parigi nel 1808).

La farsa rossiniana fu preceduta, sotto il profilo cronologico, da ‘La cambiale di matrimonio’ (1810) e ‘L’inganno felice’ (1812) e seguita poco dopo, da ‘L’occasione fa il ladro’ (1812) e ‘Il signor Bruschino’ (1813).

Iván López-Reynoso (direttore, pianista, violinista e controtenore) ha diretto l’Orchestra del Teatro Comunale di Bologna imprimendo la giusta energia all’azione.
Nel cast figurano Enrico Iviglia (Dormont), Hasmik Torosyan (Giulia), Mara Gaudenzi (Lucilla), Alasdair Kent (Dorvil), Iurii Samoilov (Blansac) e Paolo Bordogna (Germano). Tutti all’altezza della situazione ma su Paolo Bordogna bisogna fermarsi un momento.

Il famoso cantante-attore che ha impersonato il ruolo di Germano, ‘il servo sciocco’, in tutte le riprese dell’opera al ROF (ma anche alla Scala nel 2013, in Oman nel 2019 e a Zurigo nel 2025) è tutt’uno con il suo personaggio.
Lo fa suo, fa divertire e si diverte lui stesso ma soprattutto ci fa comprendere che Germano non è un servo sciocco, anzi, tutt’altro: è un giovane uomo coraggioso che viene da un Paese lontano, che conosce ancora poco la nostra lingua, che di conseguenza è sottovalutato da tutti e anche per questo fa gran fatica d integrarsi.
Cosa faremmo di più noi al suo posto?
Decisamente una bella lezione!

L’allestimento di Damiano Michieletto (enfant prodige di qualche anno fa) con scene e costumi di Paolo Fantin e luci di Alessandro Carletti, è andato in scena per la prima volta al ROF nel 2009, poi nel 2011: quest’anno lo vediamo per la terza volta e ne siamo contenti (io sicuramente).

Lo spettacolo, un’altra delle gemme della storia del Festival, è caratterizzato da una scena fissa che offre una pianta tridimensionale di una casa, ove vengono abolite le pareti tradizionali. Stiamo parlando più esattamente di un moderno loft i perimenti delle cui stanze (illuminati al neon) sono visibili dalla platea grazie ad un soffitto a specchio inclinato. Guardando lo specchio, il pubblico vede i cantanti muoversi contemporaneamente nelle varie stanze dell’appartamento.
Una messa in scena calata nell’attualità pur rispettando in toto lo spirito della farsa che nulla perde della sua narrativa frizzante. Bravi!

Spettacolo gustoso, adatto a grandi e piccini
D’altronde, basta leggere il riassunto della trama per capirlo: grazie all’aiuto di una vecchia zia, Giulia si è sposata in segreto con Dorvil di cui è innamorata da sempre.
Per incontrarlo ogni notte, fa calare una scala di seta dalla sua finestra, così che egli possa entrare nella sua stanza senza passare per le scale interne della casa.
La situazione si complica quando il suo anziano tutore Dormont (ignaro di tutto) le combina un matrimonio con un altro uomo, il ricco Blansac, dando vita a divertenti malintesi ed equivoci. Il buon senso sistemerà tutto.

Ulteriori repliche sono previste il 19 e 22 agosto prossimi.

Nel frattempo il Festival pesarese ha annunciato i titoli in cartellone del prossimo anno: due nuovi allestimenti de ‘La donna del lago’ e ‘Tancredi’ (rispettivamente firmati da Johannes Erath e Paul Curran), cui si aggiunge la ripresa di ‘Adina’, messa in scena nel 2018 da Rosetta Cucchi.
Che dire? Arrivederci al 2027: vi aspettiamo numerosi!

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