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GUIDO MIANO EDITORE

A admin
20 de agosto, 2026

NOVITÀ EDITORIALE

È uscito il libro di poesie:

IL RISVEGLIO DELL’AMORE di NICOLA COMBERIATI

con prefazione di Enzo Concardi

Pubblicato il libro di poesie dal titolo “Il risveglio dell’amore”di Nicola Comberiati, con prefazione di Enzo Concardi, nella prestigiosa collana “Alcyone 2000”, Guido Miano Editore, Milano 2026.

Appena presa in esame la struttura letteraria della raccolta poetica Il risveglio dell’amore di Nicola Comberiati, mi è parsa subito evidente una certa somiglianza con l’impostazione della cosiddetta “musica a programma”, dove una composizione strumentale racconta una storia, descrive un paesaggio, evoca un’idea extra-musicale. Nata per superare i confini dei puri suoni, si affida spesso a un testo scritto dal compositore, con la funzione d’essere una guida per l’ascoltatore. I musicologi e gli storici della musica, citandone le origini, risalgono al Rinascimento e a Le quattro stagioni di Antonio Vivaldi, celeberrimi concerti che descrivono i suoni, le atmosfere e gli eventi climatici di ogni stagione, accompagnati proprio da “sonetti” scritti dallo stesso compositore. Il suo sviluppo maggiore avviene tuttavia durante il Romanticismo europeo ottocentesco, quando i vari compositori sentono l’esigenza di fondere la musica con la letteratura e le arti visive: operazione culturale alla quale oggi viene conferito il nome di “parallelismo delle arti”.

Ora, leggendo la suddivisione in due parti del suo libro, Comberiati suggerisce al lettore i temi trattati. Prima parte: Amori, affetti, speranze. Seconda parte: Indignazioni, dolori, riscatti. È lui stesso a sottolineare tale scelta nella nota introduttiva, mostrando l’intenzione e la preoccupazione di sviluppare problematiche precise e definite (spartito ove i versi assolvono la stessa funzione delle note), ovvero di procedere con una poetica programmatica e tematica,che coerentemente si dipana nel suo sviluppo enunciato. La musicalità è data dal lirismo, dalle tonalità, dai ritmi, dalle scansioni e dalle immagini supportate da un linguaggio variegato, originale, non convenzionale, teso a dipingere atmosfere ed emozioni galoppanti. Nell’affrontare la materia della raccolta, egli viaggia – come analizzeremo nel prosieguo – in dimensioni bipolari,sia per quanto riguarda la lettura della realtà, sia per ciò che concerne l’interiorità emotiva e spirituale, tracciando itinerari che vanno dal personale all’universale, dall’autobiografico al sociale, dal sentimentale-affettivo al logico-razionale, dall’ideale all’onirico.

Le figure affettive di rilievo che emergono nella prima parte si possono identificare con certezza nella madre, in Vittoria ovvero la donna della sua vita e nel figlio Daniele, alle quali dedica liriche assolutamente non retoriche – e questa caratteristica le sottrae dal sentimentalismo di maniera e dal conformismo letterario – che si fanno apprezzare anche per il piglio non troppo memoriale nel caso della madre; per l’amore silenzioso e appassionato allo stesso tempo nel caso di Vittoria; per l’assenza di paternalismo sapienziale nel caso del figlio Daniele.

Mia madre era una donna antica è la poesia che apre la raccolta di Comberiati ed è primo ed ultimo verso della stessa. Quell’aggettivo antica racchiude in sé tutto un mondo di trascorsi valori, di usanze, di fatiche, di amore materno, di speranze per il futuro: generatrice di nove vite, lavoratrice sui telai, presenza costante ed orgogliosa nei lavatoi, premurosa nello sfamare i figli coi frutti della natura mettendo insieme un pasto povero… E poi il poeta crea i versi più belli di questo suo omaggio alla Madre: «…Mia madre mi allattava/ con i sospiri dei sogni,/ sussurrava parole magiche/ alla fiamma ardente del focolare… Ti ringrazio, Madre,/…/ d’avermi partorito come Maria/ sulla strada assolata del Sud/ e d’avermi lasciato in eredità/ la libertà…». Un ritratto realistico e sognante, un’elegia moderna radicata nella storia, nella memoria della terra natia, con accostamento alla sacralità della vita e della maternità.

Seguono le liriche della poesia amorosa, testimonianza di un legame che unisce la Venere Pandemia e la Venere Celeste dei miti classici e della filosofia platonica, che rappresentano – come è noto – la prima l’amore carnale, terreno e passionale, la seconda l’amore spirituale dedicato all’elevazione dell’anima, dell’intelletto, della virtù. Nel nostro poeta le due dimensioni sono compresenti, come rilevabile – esemplificando – in Sognerò, L’Amore quotidiano, Il silenzio dell’amore, A lei. In lui, dunque, troviamo un canto che celebra l’interezza dell’amore, senza dualismi contrapposti, ma con la fusione di ciò che spesso, nelle elaborazioni filosofiche è separato: in altri termini, se l’uomo è anima e corpo, egli ama con l’anima e il corpo, senza artificiose riduzioni in un senso o nell’altro. Tale è per il poeta l’amore autentico e per una sola donna: Vittoria. Un messaggio ricco di contenuti, difficile da realizzare, soprattutto in contesti societari e culturali che tendono a divulgare concezioni dell’amore al ribasso, riducendolo spesso alla dimensione dell’usa e getta.

Sognerò esalta la passione della fedeltà monogamica con immagini fantasiose e accattivanti del desiderio maschile e femminile, per concludersi con un vissuto metaforico: «Ti ho rivisto, mio amore,/ mentre scendevi i fondali/ a cercarmi». L’Amore quotidiano è scritto come la vittoria sull’ennui di tanti trantran della vita di coppia: «…Amo la donna/ che vive accanto a me/ senza platonico romanticismo,/ nella concretezza del bacio quotidiano.// Il tempo passato accanto a te,/ Amore,/ è la disfatta della noia».

Il silenzio dell’amore è una piccola perla lirica – più nel senso della comunicatività che dell’estetica – del sentimento interiore autentico che non ha bisogno della parola per esprimersi, ma della vicinanza, della condivisione, dell’empatia silenziosa: «…Appartengo alla schiera/ dei muti d’amore./…/ Condivido con lei/ il mare, il sole, il vento,/ i colori trepidanti/ delle attese primavere…». E la quartina finale ci proietta in dimensioni metafisiche e misteriose che lasciano spazio all’ignoto e all’enigmatico necessario per regalare ali infinite al volo di una vita a due: «…Cammino in silenzio/ accanto alla tua anima/ rappresa nel mio/ insondabile Silenzio». Anche A lei, nella quale il dono totale reciproco è avvenuto, nonostante l’apparenza epidermica dell’unione, si realizza una sorta di schiavitù d’amore, riconosciuta e ammessa nel verso finale: «Ed ora sono imprigionato dal mistero». Ed il mystérion svela inevitabilmente la sostanza irrazionale dell’amore.

Dall’amore coniugale all’amore filiale lo spirito del poeta non rinuncia allo stupore dell’esistenza, al racconto di una buona novella, al mito dell’infanzia, alle emozioni di una nuova avventura esistenziale: una paternità vissuta con la leggerezza dell’essere e con la responsabilità educativa, sebbene celata nei versi sbarazzini e un po’ naif. Così A mio figlio canta la venuta di Daniele, pargolo che ha attratto, in lui poeta, la sua attenzione creativa: «E tu, bambino,/ mi hai preso come ostaggio/ prigioniero io/ della tua meravigliosa fantasia». Sembra proprio ricalcare la concezione di Paulo Freire, pedagogista brasiliano: «Nessuno educa nessuno. Tutti ci educhiamo con la mediazione del mondo». E Comberiati poetizza: «…Tu vieni e mi canti una musica nuova/ senza afoniche discordanze».

Nella prima parte si canta anche l’amicizia (Amico mio),una rievocazione vivace e profonda di una crescita insieme, fino a quando il filo dell’aquilone per l’altro si è spezzato, e nel ricordo il poeta traccia un ritratto: «…Ti sei lasciato trasportare da sfide, curiosità,/ e desiderio di cambiamento,/ ma con i piedi piantati nella terra/ che ti ha generato…». C’è, ancora, una specie di autoritratto poetico (La solitudine del verso)che sembra delineare la ricerca di un’identità forse smarrita: «…Come un gabbiano/ sfido il mare/ e traccio arcate di fantasia/ lungo l’Oceano.// Cerco nel vento/ l’aldilà del mio essere,/ i sospiri della nascita/ e i suoni di antiche melodie».

Tra i numerosi spunti della seconda parte (Indignazioni, dolori, riscatti)ne segnaliamo alcuni tra i più significativi che riguardano la persistenza della guerra anche nei nostri tempi; il fenomeno dei femminicidi, segno parossistico di cultura, mentalità, educazioni sbagliate; le tragedie dei migranti nel Mare Nostrum;il male oscuro che attanaglia le anime contemporanee; il dolore provocato dalla pandemia del Covid; l’emarginazione dei disabili; il problema ambientalista e dulcis in fundo… la crisi della Poesia.

Tutto tale ventaglio tematico evidenzia la presenza della poesia civile e di denuncia sociale tra le poetiche dell’autore, nonché l’umana comprensione del dolore, dei drammi e delle tragedie epocali, della vicinanza alle nuove generazioni e l’interesse per i problemi della natura del pianeta. Troviamo qui spesso l’utilizzo del sacro furore poetico come mezzo per stigmatizzare ogni forma di violenza, sia che si tratti della guerra in Ucraina (dimensione storico-politica), dell’uccisione di Giulia Cecchettin (amori criminali) o della tragedia dello Steccato di Cutro (fenomeni migratori). Una poetica del dolore si esprime anche nella memoria della pandemia, periodo recente della nostra storia la cui lezione sembra ormai dimenticata dai più o nel patimento della coscienza ecologica, provocato dai disastri climatici.

Ma perché secondo il poeta la Poesia è in crisi? Lasciamo a lui la parola su cui meditare: «La poesia/ di questi tempi/ si è fatta spettacolo/ moda/ passerella/ lagnanza e sconfitta,/ capitolo d’amore/ stracciato anzitempo.// Vittimismo celebrativo.//…// Voglio riscoprire/ il silenzio interiore/ della libertà/ del verso» (Poesia decaduta).

Enzo Concardi

Nicola Comberiati, Il risveglio dell’amore, prefazione di Enzo Concardi, Guido Miano Editore, Milano 2026, pp.88, isbn 979-12-81351-97-4, mianoposta@gmail.com.

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L’AUTORE

Nicola Comberiati è nato a Petilia Policastro (KR) e vive a Roma dagli anni ‘60. Impegnato nel sociale, ha creato una scuola popolare nelle baracche della borgata alessandrina di Roma, ha lavorato all’AIAS e poi al Comune di Roma per l’integrazione dei ragazzi diversamente abili. Ha insegnato Storia e Filosofia in molti licei della Capitale ed è stato Dirigente Scolastico nell’ITC Lucio Lombardo Radice. Ha lavorato con l’ANCEI – Formazione e Ricerca come psicologo all’Istituto Paritario Bonifacio VIII di Anagni e all’Istituto Maria Consolatrice in Roma-Portonaccio e si interessa della formazione dei docenti. Ha fondato la Biblioteca Altilibri in località Altipiani di Arcinazzo. Ha pubblicato varie raccolte di poesie.

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