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Geopolitica del pragmatismo: il Mediterraneo tra la linea Sánchez e la strategia Meloni

A admin
22 de agosto, 2026

«Non ci sono alleati permanenti e non ci sono nemici permanenti. Solo i nostri interessi sono permanenti e infiniti, ed è nostro dovere seguirli.»

— Lord Palmerston

​La gestione dei flussi migratori lungo la frontiera meridionale dell’Unione Europea rappresenta una delle sfide geopolitiche e istituzionali più complesse del nostro tempo. Il confronto tra la politica migratoria adottata dal Governo di Pedro Sánchez in Spagna e l’approccio promosso dall’esecutivo guidato da Giorgia Meloni in Italia evidenzia una chiara scelta strategica per ciascuna nazione, ma riflette soprattutto precisi interessi nazionali e dinamiche strutturali che trascendono le appartenenze partitiche.

​L’appoggio al Patto europeo e la strategia di Madrid

​La decisione del Governo di Madrid di sostenere con convinzione il Patto Europeo sulla Migrazione e l’Asilo risponde alla volontà di rafforzare una risposta strutturata e comunitaria, preferendo l’integrazione normativa alle iniziative unilaterali. Per un Paese di prima entrata, l’adesione a questo quadro offre garanzie nel lungo periodo: stabilisce un protocollo chiaro per la redistribuzione, attiva meccanismi di solidarietà obbligatoria e definisce un sostegno finanziario diretto alle nazioni impegnate nel pattugliamento dei confini esterni.

​Lontano dall’essere un mero gesto di magnanimità verso Roma o una scelta puramente altruistica, la linea diplomatica di Sánchez si inserisce in una precisa prospettiva di interesse nazionale. Isolarsi nelle trattative europee rischierebbe di privare la Spagna di un peso decisionale fondamentale a Bruxelles. Mantenere un asse solido con le istituzioni dell’Unione e con il gruppo dei Paesi del blocco mediterraneo (Med5) permette a Madrid di bilanciare le pressioni provenienti dal Nord Europa.

​Le dinamiche del Nord Europa e la pressione sulle rotte

​Mentre diverse nazioni del Nord Europa continuano a spingere per un’applicazione rigorosa del Regolamento di Dublino — puntando al riaffidamento ai Paesi di primo ingresso dei migranti giunti irregolarmente —, la Spagna predilige una gestione condivisa della cooperazione transfrontaliera. Senza un quadro multilaterale vincolante, Madrid correrebbe il rischio di trovarsi isolata nel fronteggiare la complessità e la variabilità delle sue rotte storiche, in particolare quella atlantica diretta verso le Isole Canarie e quella alboranica.

​L’esperienza spagnola ha dimostrato che la stabilità delle frontiere dipende da un delicato lavoro diplomatico con i Paesi di origine e di transito dell’Africa nord-occidentale. Integrare queste esigenze operative all’interno delle politiche finanziarie ed esterne dell’Unione Europea garantisce una copertura politica ed economica che nessun singolo Stato membro potrebbe sostenere in autonomia nel lungo periodo.

​Oltre la narrazione politica: il realismo nel Mediterraneo

​La narrazione mediatica e politica tende spesso a interpretare le relazioni internazionali attraverso categorie personali, contrapponendo gesti di «magnanimità» o «vendetta» politica. In realtà, la distanza che separa Sánchez e Meloni sul piano ideologico e programmatico rimane profonda, come testimoniano regolarmente i toni del dibattito interno in entrambi i Paesi.

​Tuttavia, quando il confronto si sposta nei consessi europei, la dialettica di partito lascia il posto al pragmatismo di Stato. La stabilità della gestione migratoria nel bacino del Mediterraneo richiede una cooperazione istituzionale continua e sistematica. Indipendentemente dalle affinità o dalle divergenze ideologiche tra i rispettivi esecutivi, la condivisione delle medesime sfide geografiche e strutturali impone a Italia e Spagna di collaborare per garantire risposte efficaci ed equilibrate in sede europea.

Tutte l’opinioni versati nel sito correspondono solo a chi la manifesta. Non e necessariamente l’opinione della Direzione

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