Religión

Testimoniando l’Altro… “L’amore muove, urge. Uscite incontro a tutti!”

A admin
28 de agosto, 2026

La testimonianza di un diciassettenne al Meeting di Rimini 

Paolo Arces

Cosa è successo in questo Meeting 2026? Ancor più, Chi è successo in quello che ti è successo? “L’Amor che move il sole e le altre stelle”. Il mio cuore è un fiume in piena: straripa di questo Amore. Allora scrivo. Anzi, ti parlo. “La bocca parla dalla pienezza del cuore”. Quando uno scopre qualcosa di veramente Bello sente la necessità inevitabile di mostrarlo a tutti. Quanto più uno è amico più si duole del destino dell’altro.

Quanto più uno è uomo più ama: “Amo ergo sum”. Ma l’Amore, quello con la A maiuscola, non ha argine, non ha limite, non ha confine: si afferma come infinito! É quanto mai più evidente oggi che non siamo noi ad amare così, il nostro è solo un tentativo. Più uno ama più si accorge del limite. Allora cosa, anzi, Chi é questo Amore? Io e te siamo mossi da un desiderio infinitamente grande, invero inconcepibile, di essere amati, lo capisci? Solo uno che abita la ferita diventa capace di guardarci dentro. Noi nasciamo feriti eppure facciamo di tutto per non vederlo.

La nostra ferita è che “tutto è poco e piccino alla capacità dell’animo proprio”. Mentre mi sentì pronunciare queste parole posso solo chiederti di abbandonare il pre-giudizio: prendi sul serio il tuo cuore, la tua vita. Quando qualcosa ti è veramente bastato? Quando sei stato veramente Felice? La nostra ferita è la nostra insoddisfazione: é il limite. Ma uno che “fa finta di essere sano” vive col rischio di infettare sempre più la sua piaga!

Quello che Madeleine Delbrel esprime affermando “salvare il mondo non è dargli la felicità. É dargli il senso della sua pena e una gioia che nessuno gli può rapire” é che senza dolore non si comprende la gioia. Dopo che Dante navigò nella ferita, nell’Inferno, solo dopo, poté dire: “E quindi uscimmo a riveder le stelle”. É solo nel dolore che apre gli occhi.

Perché le stelle? Perché l’Inferno che ha attraversato é la vanificazione del desiderio! E cosa è il desiderio? Il de-siderus è il “sospirar le stelle”: dopo la ferita vede che l’unica risposta é l’Infinito, é l’Eterno. Ma non si ferma qui, perché, il desiderio di amore, se vero, ti muove: vuoi far di tutto per esaudirlo! Ecco allora Dante: “Puro e disposto a salire a le stelle”. Allora io e te siamo mossi, siamo qui, continuiamo ad esserci, perché vogliamo essere amati, vogliamo essere chiamati per nome, vogliamo essere scelti. Ma cosa del nostro amore ha questo alone di perfezione? Siamo chiamati ad essere leali davanti a noi stessi. Io, e se sei onesto anche tu, dipendo dall’Amore di un Tu. Finché penserai di camminare solo nelle tenebre, nella minaccia, nell’inferno, che è l’affermazione dell’indipendenza (se il diavolo, dia-ballo, é colui che divide) , allora non riuscirai ad amare, tantomeno ad essere amato! Ma vedi che tutta la tua vita è una promessa di Felicità? E se quell’umano limite fosse apertura ad un Oltre illimitato? “Se frale e in tutto vile, se polve ed ombra sei, tant’alto senti?” Non vedi che tutto ti parla di Altro?

Sola la ferita conosce la letizia. É dal letame che fiorisce la vita. Vedo sempre più quanto tutti oggi siamo radicati nel divertimento. Letteralmente di-vertere: siamo sempre volti altrove, siamo distratti, esistiamo senza vivere. La portata della conversione è questa: con-vertere, voltarsi verso una direzione, prendere sul serio la vita. Quello che ti succede nell’incontro è una radicale rivoluzione, riprendo gli splendidi versi dell’artista Spazzini Villa: da “la vita, che colpa” a “la vita, che fortuna”. Allora quello che ti chiedo è di ascoltare le parole del mio cuore per accompagnarti alla luce.

Cosa è accaduto al Meeting se non l’avvistamento di un Faro nella tempesta? Uno resta abbagliato da questa Luce solo quando si scopre naufrago. Io ho conosciuto questo Amore allora ho iniziato ad amare. Ma capisci la portata di questo Amore? Io ti dico che “in lui infatti viviamo, ci muoviamo ed esistiamo”. In cinque giorni di Meeting mi sono riscoperto ancora amato. Attraverso le parole di Uno questo Amore ha assunto un volto che continua a mostrarsi.

Ho ascoltato tanti parlare: Nembrini, Rondoni, Prosperi, Papa Leone (uno qualunque…). Ma allora cosa sei davanti ad uno che, con le sue parole, svela te a te stesso? Tutti erano eco di quell’Uno, di quell’Amore che, come una cascata, rifluisce in tutti noi e così da noi in altri. In loro ho visto il volto di uno che mi amava e che allora andava a fondo sulla mia umanità: sulla mia felicità. Come può uno sconosciuto conoscere me più di me? Io ho scoperto di vivere quando ho visto uno che ridava me a me stesso.

É vero quello che Kierkegaard sussurrava “Che cos’è la gioia, che cos’è essere gioiosi? É essere davvero presenti a sé stessi.” Negli occhi di Nembrini cosa ho visto se non un’Altro che lo faceva essere così? Cosa c’era in quello sguardo se non il riverbero di quell’Ecce homo così penetrante? Uno che “scommette sul cuore che hai, perché lo hai” da cosa è mosso? Allora io non vesto i panni di giornalista, tantomeno di affannato scrittore: io mi svesto di ogni panno. Un tempo mi sarei pensato come quell’ “Ardito notator per l’Oceano”: un errante marinaio senza rotta, uno che vive senza scopo, senza perché, senza vivere. Ma poi ho scoperto uno che mi ha chiamato “viandante”. Si è fatta chiara la portata della mia vita. Nelle parole loro ho visto il Verbo di un’Altro. Allora ho forse visto oltre Leopardi: “lingua mortal -diceva- quel ch’io sentiva in seno”.

Il senso di questa mia testimonianza è mostrarti che si, si può vivere cosi, così infinitamente Felici. Il desiderio che ho é che la vita diventi compito, che sia grande, che serva ad un’opera grande. Ma capisci che io ti sto solo mostrando la strada che percorro? Mai come in questi giorni mi sono sentito chiamato. Riprendo le parole di Nembrini: “La vita vi chiama. Tutto qui vi chiama. La vita è vocazione: essere chiamati, rispondere. Servite questo. Date la vita per qualcosa di grande. A che vale la vita se non per essere data? La vita è compito perché serva a qualcosa di Grande”.

Il destino si è svelato in queste parole. Esiste la Via che porta alla Meta caro Kafka, e se “da solo non riesci a trovarla” é perché è proprio in una compagnia che vive Cristo. Allora il mio invito non è quello di credermi sulla parola ma è di crederTi sull’esperienza. Quello che ti dico è questo: se tu riconosci la tua incompletezza, “Vieni e vedi”. Parlandoti di questo cerco di professare il più grande amore concesso che è l’amore povero: “amando si offre, offrendo si ama e si guadagna proprio tutto”.

Quell’Amor che move mi fa scrivere questo: io ti propongo questa via, poi sta a Te, alla Tua libertà. Così è l’invito che fa Delbrel: “noi siamo un uomo che parla a un altro uomo, un uomo libero che parla a un altro uomo libero, un cuore umano libero che interpella un altro cuore umano libero. Tutto il Vangelo è pieno di questi appelli personali a una libertà che può dire “si” e che può dire “no” “. Riprendo allora le parole di Papa Leone: “Prima di confini, definizioni e istituzioni ci sono sempre le persone. Questa consapevolezza è al cuore del cristianesimo: voi lo sapete, perché siete stati educati a leggere il Vangelo come rivelazione di Dio che si fa incontro, avvenimento, sguardo, esperienza, risvegliando in ciascuno il desiderio di essere amato e di amare.

In tal modo, non avete fatto del “Meeting” una sorta di enclave: al contrario, esso è diventato un crocevia per la Chiesa e per la società, un incontro che moltiplica gli incontri e ispira nuovi cammini.” Se non ci fosse incontro, se non ci fosse avvenimento, se non ci fosse Sguardo, mai saremmo capaci di Vivere. L’unico modo per conoscere l’Amor che move Me e Te é questo: “Vieni e Vedi”.

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