Difetti di fabbrica, ma con affetto
Giuseppe Arnò
L’uomo nasce imperfetto, ma non è obbligato a restarlo. Tra percezioni, amicizia e amore, l’ironia rimane il modo migliore per prendere sul serio la vita senza prendersi troppo sul serio.
Viviamo in un mondo meraviglioso. La Creazione sfiora la perfezione e Madre Natura continua a fare il suo dovere con ammirevole costanza. Peccato che, ogni tanto, il reparto collaudo degli esseri umani si distragga. C’è chi nasce con un piccolo difetto di fabbrica e chi con la granitica convinzione di non averne alcuno. Questi ultimi sono i casi più complicati.
Corrado Alvaro scriveva che l’uomo è il prodotto dei suoi errori. Altri preferiscono ricordare che nell’uomo vi sono più cose da ammirare che da disprezzare. Sarebbe bello poter dare ragione a entrambi. La cronaca, però, insiste a metterci il bastone fra le ruote.
Una certezza, tuttavia, esiste: le percezioni umane sono infinite. La percezione è quel curioso meccanismo che ci fa interpretare ciò che vediamo, tocchiamo, ascoltiamo e perfino ciò che sogniamo. Straordinario strumento, se non fosse che troppo spesso lo adoperiamo come gli occhiali appannati: distinguiamo perfettamente le apparenze e perdiamo di vista la sostanza.
È il male del nostro tempo. Ci fermiamo alla superficie, all’etichetta, all’involucro. Le cose contano meno dell’impressione che producono. L’abito continua a fare il monaco e il giudizio arriva sempre prima della conoscenza.
Per questo l’ironia è una virtù, non un vezzo. Kurt Vonnegut lo aveva capito bene: serve a sopportare l’assurdità del mondo senza diventarne complici. L’ironia non cambia la realtà, ma impedisce almeno di farsene travolgere.
Poi arrivano le emozioni. Si accendono in un istante e spesso si consumano con la stessa rapidità. I sentimenti, invece, restano. Si nutrono del tempo, delle esperienze, dei valori. E fra tutti, amicizia e amore rappresentano ancora il meglio che l’uomo sappia offrire quando smette di pensare soltanto a se stesso.
Sono beni rari. Non si trovano in saldo e nemmeno si acquistano con un clic. Richiedono presenza, lealtà, pazienza. Virtù antiche che il mercato emotivo continua ostinatamente a non quotare.
Quanto ai sogni, pace, libertà e uguaglianza possiamo continuare a coltivarli. Non costano nulla e valgono più di molte promesse. Gli altri, quelli che rovistano nell’inconscio, li lasciamo volentieri a Freud.
Noi ci accontenteremmo di un sogno assai più modesto: che l’uomo imparasse finalmente a guardare oltre le apparenze. Scoprirebbe che l’amicizia e l’amore sono gli unici difetti di fabbrica per i quali vale davvero la pena nascere imperfetti.
Giuseppe Arnò
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