LAICO PRIMA DELLA LAICITÀ.
San Francesco. Il laico e il Santo
di Pierfranco Bruni
“I combattimenti difficili vengono riservati solo a chi ha un coraggio esemplare”. San Francesco d’Assisi può essere letto in forma laica? Certamente sì. Anzi, deve esserlo. Perché il senso del creato, in Francesco, è in stretta comparazione con la Natura. Non la natura come sfondo sentimentale, non come cartolina francescana addomesticata dai presepi di plastica. Ma Natura come paesaggio e come inviolabilità della vita. Il rapporto non è con il territorio. Il territorio è categoria politica, amministrativa, geopolitica. Il rapporto è con la vita terrena. Non solo oltre la morte. Ma nella vita. Qui. Ora. Nell’immanenza che si fa trascendenza senza mai tradire la terra.
Mi sembra che questo sia un segno bello, importante e metafisico. Proprio tra vita e terra si realizza la metafisica di Francesco. Una metafisica che non sale, ma scende. Che si china. Che tocca. La grande mistificazione clericale ha voluto fare di Francesco un santo per chierichette. In realtà Francesco è il più grande rivoluzionario dell’Occidente perché riporta il Vangelo dentro la polvere. Dentro le piaghe. Dentro gli occhi del lupo e del lebbroso. Una delle frasi più forti, più laceranti, più laiche che san Francesco abbia mai pronunciato è questa: «Io, frate Francesco, ho fatto la mia parte, la vostra ve la insegni Cristo». È una frase che spacca la storia della Chiesa. Non dice: ve la insegna la Chiesa. Dice: Cristo. Diretto. Senza mediazioni curiali.
È il testamento di un uomo che ha capito che l’istituzione avrebbe tradito il carisma, che la struttura avrebbe soffocato la profezia. Osserva Jacques Dalarun, che coglie il nodo con precisione: «…la riedizione del destino della Cristianità: tra insegnamento del Vangelo e necessità di istituire una Chiesa, come tra il carisma del santo fondatore… e la necessità, per una fondazione, per un Ordine di vivere queste esigenze giorno per giorno.
Tutto sommato ciò che viene svelato in maniera frammentaria nella morte del santo fondatore, è la difficoltà, il paradosso o la sfida che costituisce l’esistenza stessa di una società cristiana».
Dalarun ci dice: la morte di Francesco svela il paradosso. Il paradosso di una società cristiana che non riesce a vivere cristianamente. L’Ordine che sopravvive al Fondatore tradendolo per sopravvivere. È la storia di tutti gli Ordini. È la storia della Chiesa stessa. Perché secondo Dalarun: «Francesco non cambiò il mondo con una dottrina. Lo cambiò mostrando che il Vangelo poteva essere vissuto fino in fondo» Francesco muore spogliato.
Letteralmente. Vuole morire nudo sulla terra nuda. Dunque, è teologia laica. È metafisica della terra. Restituisce alla terra ciò che la terra gli ha dato. E qui si innesta la lettura di Leonardo Boff, che ha compreso fino in fondo lo scandalo: «…pensare e agire nel contesto di una proposta integralmente cristiana – a pieno titolo all’interno della sua tradizione, dei suoi dogmi, dei suoi riti – e nondimeno aver proiettato tale sua visione su uno sfondo più ampio, più comprensivo, tale da essere in grado di parlare ad ogni uomo, religioso o laico che sia. In ciò sta lo scandalo e il paradosso di Francesco, che tante interpretazioni divergenti ha suscitato». Lo scandalo e il paradosso. Ecco le due parole chiave.
Francesco è scandaloso perché è integralmente cristiano e proprio per questo è universalmente laico. Parla ad ogni uomo. Non ha bisogno di tessere. Non ha bisogno di appartenenze. La sua cattolicità è cosmica, non confessionale. La sua laicità non è quella dei laicisti. È una laicità più profonda, più antica, più radicale. È la laicità del Cantico. Fratello Sole, Sorella Luna, Fratello Vento, Sorella Acqua, Fratello Fuoco, nostra Madre Terra. Non c’è gerarchia. C’è fratellanza. Non c’è dominio sulla Natura. C’è appartenenza alla Natura. È l’ecologia integrale otto secoli prima dell’ecologia. Per questo la Chiesa lo ha canonizzato in fretta – due anni dopo la morte, un record – proprio per disinnescarlo. Per metterlo in una nicchia. Per farne una statuetta. Ma Francesco non ci sta nelle nicchie. Francesco scappa. È fuggitivo. È esule.
La sua metafisica è questa: la terra non è un luogo da attraversare per andare in cielo. La terra è il cielo che comincia. La vita non è una sala d’attesa per l’aldilà. La vita è il luogo dove si gioca tutto. Francesco laico è il Francesco più vero. Il Francesco che non ha bisogno di miracoli per essere credibile. Ha bisogno di coerenza. E la sua coerenza è stata totale: ha scelto la povertà non come mortificazione, ma come libertà. Solo chi non possiede nulla non può essere ricattato da nulla. In un tempo di crisi e macerie, di guerre per le terre rare, di territori devastati, di vite inviolabili violate ogni giorno, Francesco ci dice una cosa semplicissima e rivoluzionaria: se non custodisci la terra, non custodisci l’uomo. Se profani la Natura, profani Dio.
La sua lezione laica è tutta qui. Tra vita e terra perché secondo Leonardo Boff: «Senza la fraternità reale, mai arriveremo a formare la famiglia umana che abita la sorella e Madre Terra». Un inciso molto attuale che lo riporta nel nostro tempo. Un tempo che dovrebbe rileggere Francesco: «La povertà consiste nel non fare più caso al denaro che alla polvere della strada».
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