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IN OCCASIONE DEL CENTENARIO DELLA SCOMPARSA DI SAN GIUSEPPE MOSCATI (1927-2027) Sarà pubblicato il nuovo saggio di Pierfranco Bruni

A admin
3 de septiembre, 2026

GIUSEPPE MOSCATI. IL SANTO DELLA PROVVIDENZA. UN LIBRO PER IL CENTENARIO DEL SANTO

C’è una figura che attraversa il Novecento come un lampo nell’eterno. Non fa rumore, non occupa palcoscenici. Cura. E nel curare, rivela. Il 12 aprile 1927, martedì santo, a Napoli, moriva nella sua poltrona Giuseppe Moscati. Aveva 46 anni. La voce corse per i vicoli: «È morto il medico santo». Oggi, a cento anni da quel giorno, la sua presenza non è ricordo, è provvidenza viva.

«Questo nuovo saggio, ha dichiarato pierfranco Bruni, che affido al Centenario non è una agiografia. È un viaggio nella metafisica della carità. Moscati, lo sappiamo, era laureato nel 1903 cum laude, scienziato del glicogeno, ricercatore citato da Pietro Rondoni, primario degli Incurabili, professore unanimemente votato. Ma la sua scienza non è mai stata fine, è stata mezzo. Come lui stesso insegnava: «Il dolore va trattato non come un guizzo o una contrazione muscolare, ma come il grido di un’anima, a cui un altro fratello, il medico, accorre con l’ardenza dell’amore, la carità».

«Per Moscati, aggiunge Pierfranco Bruni, l’uomo è figura di Cristo. Diceva ai suoi allievi: «Ricordatevi che gli ammalati sono le figure di Gesù Cristo, anime immortali, divine»».

E qui si apre la categoria della Provvidenza, che dà il titolo al saggio. Moscati non fu solo il medico dei poveri perché li curava gratis. Fu il Santo della Provvidenza perché rovesciò l’ordine borghese del suo tempo: lui, nato a Benevento il 25 luglio 1880 da famiglia nobile, per voto di povertà e di umiltà «smise i panni della nobiltà e della ricchezza». Vendette tutto. La sua casa, il giorno della morte, era spoglia. Perché tutto era diventato pane, benda, farmaco.

Ossrrva Bruni: «Nella mia vita Moscati è stato costante — da quando me ne parlò per la prima volta Francesco Grisi, nei primi anni Ottanta a Benevento, in quel crocevia di cultura tradizionalista dove cercavamo nel sacro la chiave per confrontarci con la modernità. Lì ho capito che Moscati appartiene alla geografia spirituale del Sud insieme a Francesco di Paola, a Bartolo Longo, a Natuzza. Santi non astratti, ma radicati, che hanno fatto della quotidianità, della cura, dell’ascolto una teologia vissuta».

San Giuseppe Moscati, proclamato Santo da Giovanni Paolo II il 25 ottobre 1987 al termine del Sinodo sui laici, ci insegna oggi, nel tempo scientista, che la scienza senza misericordia è tecnica. La santità, invece, è una rete di esperienze umane prima che modello religioso.

Il saggio, che uscirà per il Centenario 1927-2027, si articola in tre movimenti: Il medico, il mistico, il provvidente. Con una postfazione che è un racconto: l’incontro a Napoli, davanti al Gesù Nuovo dove ora riposa dal 16 novembre 1930.

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