Serena conduce operaclassica eco italiano

COMUNICATO STAMPA
Il capolavoro musicale di Pietro Mascagni Cavalleria rusticana al Teatro Massimo di Palermo dal 12 al 20 settembre con la direzione di Gaetano d’Espinosa e la regia di Marco Gandini.
Un’opera che ha fatto la storia della musica e che interroga il presente.
Palermo 7 settembre 2026. C’è una tragica e inquietante simmetria che unisce la Sicilia rurale di fine Ottocento, raccontata dalla celebre novella di Giovanni Verga e musicata da Pietro Mascagni,alle pagine dell’odierna cronaca nera: l’idea distorta che l’amore possa ridursi a possesso e che il rifiuto o la fine di un legame debbano pagarsi con la vita. Parte da questa dolorosa e urgente consapevolezza la scelta della Fondazione Teatro Massimo di proporre in cartellone un nuovo allestimento di Cavalleria rusticana, un’opera che ha la forza di farsi specchio tagliente del nostro presente, cheda sabato 12 a domenica 20 settembre darà inizio alla seconda parte della stagione lirica 2025-2026, dopo la pausa estiva.
L’atto unico, su libretto di Giovanni Targioni-Tozzetti e Guido Menasci, si ricollega all’opera di inaugurazione, Pagliacci, con cui viene spesso eseguita, in cui è altrettanto forte il tema della mascolinità vissuta come espressione di aggressività.
A dirigere Orchestra e Coro del Teatro Massimo è stato chiamato il maestro Gaetano d’Espinosa, palermitano di raffinata formazione umanistica e musicale che unisce agli studi di filosofia e pianoforte quelli di violino con Salvatore Accardo e di composizione, in un percorso artistico che lo ha portato a imporsi nel panorama lirico e sinfonico internazionale. La messa in scena èaffidata al regista Marco Gandini, collaboratore di firme storiche della scena come Giuliano Montaldo, Mauro Bolognini, Nuria Espert, Graham Vick e, per circa vent’anni, Franco Zeffirelli, di cui è considerato l’erede e di cui continua ancora oggi ad allestire i celebri spettacoli storici in tutto il mondo. Le scenografie sono opera di un maestro come Italo Grassi e riproducono gli ambienti indicati nel libretto: la piazza, la locanda di Mamma Lucia e la chiesa (che riprende la Cattedrale di San Giorgio di Ragusa Ibla), con la sua grande scalinata. I costumi sono opera di Francesco Zito, altro grande professionista, di casa al Teatro Massimo, laureato in architettura e perfezionatosi alla Slade School of Art di Londra, Zito crea costumi e scene dal 1977 per i più importanti teatri e festival internazionali, affiancando registi del calibro di Jorge Lavelli, William Friedkin, Mario Martone, Graham Vick e Carla Fracci. Al Teatro Massimo di Palermo, ha recentemente legato la sua cifra visiva a titoli di grande successo come Tosca, La traviata e i balletti Le Corsaire, Giselle e Il lago dei cigni. Infine il disegno luci è affidato a Marco Filibeck, uno dei light designer più affermati del panorama teatrale e operistico internazionale, noto per la sua capacità di trasformare la luce in un vero e proprio elemento drammaturgico e narrativo in sintonia con la regia e la scenografia. Assistente alla regia è Jesus Noguera.
Il doppio cast vocale impegna interpreti di rilievo del panorama internazionale. Per i ruoli chiave di Santuzza e Turiddu, si alternano Teresa Romano e Fabio Sartori (nelle recite del 12, 16, 18 e 20 settembre) e Martina Belli e Ivan Gyngazov (nelle recite del 13, 15, 17, 19). Nel ruolo di Alfio i baritoni Ambrogio Maestri (12, 16, 18, 20) e Claudio Sgura (13, 15, 17, 19). Lola è Sofia Koberidze e Mamma Lucia Kamelia Kader. Accanto a loro, come sempre, l’apporto fondamentale del Coro del Teatro Massimo, istruito da Salvatore Punturo.
«Affrontare Cavalleria rusticana in Sicilia, dove ha origine la vicenda di Verga – dice Marco Gandini – rappresenta per me un’occasione straordinaria. Il mio legame con questa terra parte da lontano, nel 1993, quando lavorai come aiuto regista nel film “Storia di una capinera” di Franco Zeffirelli, un’esperienza folgorante nel segno di Verga e del magistero di Piero Tosi per i costumi. Oggi porto al Teatro Massimo una lettura scenica che nasce dall’ascolto profondo della partitura di Mascagni: la scenografia, firmata da Italo Grassi, con i costumi di Francesco Zito e le luci di Marco Filibeck, dialoga con la grande tradizione ottocentesca del fondale dipinto e della prospettiva, reinterpretandola però attraverso strumenti contemporanei, la stampa digitale ad alta definizione e l’intelligenza artificiale, per restituire la luce abbagliante e tagliente di una mattinata siciliana … La tecnologia non viene esibita, ma rimane all’interno del processo creativo. Ci permette di lavorare sull’immagine con una precisione e una libertà nuove, mantenendo il legame con la tradizione scenografica italiana e, nello stesso tempo, portandola verso un linguaggio contemporaneo».
La vicenda celeberrima è ambientata nella Sicilia rurale di fine Ottocento e ruota attorno al ritorno di Turiddu dal servizio militare. Prima di partire, il giovane aveva promesso amore eterno a Lola, ma quest’ultima, durante la sua assenza, ha sposato il ricco carrettiere Alfio. Accecato dalla gelosia e dal desiderio di rivalsa, Turiddu seduce Santuzza, una ragazza del paese che per lui si compromette pubblicamente perdendo l’onore. La passione di Santuzza non basta però a cancellare il passato: Turiddu riallaccia clandestinamente la relazione con Lola, incurante del dolore che le sta infliggendo. Disperata e tradita, Santuzza decide di rivelare tutto al marito tradito di Lola, Alfio. Il codice dell’epoca non ammette sconti: Alfio sfida Turiddu a duello all’arma bianca. Prima dello scontro, Turiddu saluta disperatamente la madre, Mamma Lucia, affidandole Santuzza, e va incontro alla sua tragica morte, suggellata dal grido finale che annuncia l’omicidio “hanno ammazzato compare Turiddu!”.
“Quando la bellezza della musica di Mascagni incontra una drammaturgia così spietatamente lucida sulle derive del possesso e dell’affettività malata, l’opera in teatro cessa di essere puro intrattenimento e diventa un rito collettivo di autocoscienza. Portare oggi Cavalleria rusticana sul palcoscenico del Teatro Massimo significa usare la grande arte per illuminare le ombre del nostro tempo dimostrando che il capolavoro verista sa ancora parlarci d’amore, di sopraffazione e di dolore con la stessa, devastante urgenza di centotrent’anni fa” – commenta Marco Betta, Sovrintendente della Fondazione Teatro Massimo.
Il percorso di avvicinamento al debutto prende il via martedì 8 settembre alle ore 18:00 nella Sala ONU del Teatro con l’appuntamento della rassegna Vi racconto l’opera. Un incontro in cui la drammaturgia e la parola si intrecciano alla musica: la scrittrice Beatrice Monroy, affiancata dagli attori Gigi Borruso e Consuelo Lupo, guiderà il pubblico alla scoperta dei segreti, dei contesti e delle sfumature psicologiche di Cavalleria rusticana. E si prosegue mercoledì 9 settembre alle ore 18.00, in Sala ONU, con l’approfondimento sulle tematiche dell’opera, a cura dell’Associazione Amici del Teatro Massimo, che ha invitato a parlare dell’opera Graziella Seminara, docente di Drammaturgia musicale presso l’Università di Catania e direttrice del Centro Studi Bellini. L’incontro è a ingresso gratuito fino a esaurimento dei posti disponibili.
La Prova generale di Cavalleria rusticana, in programma venerdì 11 settembre alle ore 18.30, sarà aperta a favore di AIL (Associazione italiana contro le leucemie linfomi e mieloma). Il ricavato della vendita dei biglietti sarà devoluto a favore della ricerca scientifica per la cura delle leucemie, dei linfomi e del mieloma. Per la prevendita dei biglietti ci si può rivolgere alla sede AIL di Palermo, in via Trabucco, 180 c/o Ospedale Cervello, tel. 091 6883145. La biglietteria del Teatro a partire dal 9 settembre (due giorni prima della Prova) venderà gli eventuali biglietti ancora disponibili. Il nuovo allestimento di Cavalleria rusticana sarà in scena fino al 20 settembre con il seguente calendario: sabato 12 settembre, ore 20.00; domenica 13 settembre, ore 20.00 (fuori abbonamento); martedì 15 settembre, ore 18.30 (turno Opera); mercoledì 16 settembre, ore 18.30 (turno C); giovedì 17 settembre, ore 18.30 (turno Scuola); venerdì 18 settembre, ore 18:30 (turno B); sabato 19 settembre, ore 20:00 (turno F); domenica 20 settembre, ore 18:30 (Turno D).
Ufficio Stampa
Fondazione Teatro Massimo Giovannella Brancato stampa@teatromassimo.it
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