Il secondo Heidegger, il nuovo libro di Franca De Santis, pubblicato da L’Universale Editore
Nel panorama degli studi contemporanei dedicati al pensiero del secondo Novecento, arriva un’opera che riporta al centro una delle soglie decisive della filosofia europea: Darmstadt 1951. Il secondo Heidegger, il nuovo libro di Franca De Santis, pubblicato da L’Universale Editore (ISBN 9798172857867). Un testo che non si presenta come saggio filosofico tradizionale, ma come analisi critica, rigorosa e interdisciplinare, capace di restituire la complessità della conferenza Bauen Wohnen Denken e del pensiero heideggeriano dopo la Kehre.
È disponibile “Darmstadt 1951. Il secondo Heidegger”, il nuovo lavoro di Franca De Santis, dedicato alla conferenza pronunciata da Martin Heidegger il 5 agosto 1951 a Darmstadt, nel contesto del secondo colloquio “L’uomo e lo spazio”. Il volume propone una lettura originale e approfondita di quel momento decisivo, collocandolo nel quadro della ricostruzione europea e della maturazione del pensiero heideggeriano.
Il libro si apre con la prefazione di Alberico Guarnieri, che definisce l’opera “uno dei momenti più fecondi della lettura proposta da De Santis”, sottolineando come la studiosa evidenzi “il carattere limitato dell’esistenza umana, nonché l’impossibilità di concepirsi come una realtà autosufficiente” .
L’autrice ricostruisce il contesto storico e filosofico del 1951, mostrando come la domanda heideggeriana «che cosa significa abitare?» apra una riflessione che oltrepassa l’architettura per diventare interrogazione sull’esistenza. Il volume analizza la centralità della Quadratura (Geviert), la definizione dell’uomo come mortale, la distinzione tra Enden, Verenden e Sterben, e la maturazione del pensiero heideggeriano dopo la Kehre, la Svolta.
Tra i passaggi più significativi, De Santis mette in luce come “la finitezza costituisca uno dei fili di continuità tra le diverse fasi della riflessione heideggeriana” , e come la conferenza di Darmstadt rappresenti “la soglia fondamentale del pensiero heideggeriano”.
Il libro si distingue per un metodo originale: non una ricostruzione lineare, ma un confronto costante con autori e sensibilità differenti. Francesco d’Assisi, Gabriele D’Annunzio e Heidegger vengono accostati per indagare tre modi di pensare la morte: “la morte come lode”, “la morte come sfida estetica”, “la morte come struttura ontologica” .
L’opera si chiude con un’analisi dei convitati del Colloquio di Darmstadt, mostrando la logica della loro composizione e il ruolo del filosofo nel dialogo con architetti, urbanisti e teorici della ricostruzione europea.
“Darmstadt 1951. Il secondo Heidegger” è un libro che restituisce al lettore la complessità del pensiero heideggeriano, mettendolo in relazione con le sfide dell’epoca digitale, della tecnica algoritmica, della crisi ecologica e della medicalizzazione della vita. Un testo che non vuole spiegare Heidegger, lo sta solo continuando a interrogare.
