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Le civiltà moderne vadano oltre il relativismo in tempo di macerie e lacerazioni

A admin
18 de septiembre, 2026

di Pierfranco Bruni

In questi ultimi giorni si riporta sulla scena l’impotente e anche l’incompreso Discorso di Ratisbona di Benedetto XVI del 12 Settembre del 2006. Finalmente. In un tempo smarrito come il nostro è necessario rientrare, a distanza di anni, in una lettura della vita oltre il relativismo, oltre la modernità, oltre la leggerezza. Oltre la volontaria fine della vita. Oltre il distacco dal distacco. Oltre la Ragione intesa solo come storia delle cose e mai come storia dell’uomo.

In un tale contesto di riflessioni il confronto tra Tiziano Terzani e Oriana Fallaci risulta significativo, perché tocca involontariamente il cuore del problema che Benedetto XVI aveva posto con forza: il ritorno a una civiltà dell’umanesimo. Dunque. È certo che Oriana Fallaci e Tiziano Terzani hanno vissuto e scritto di un Occidente e di un Oriente, secondo il loro stile, in modo completamente diverso. I luoghi li hanno abitati con passione. Quella passione che resta graffiata sulle pareti delle loro conoscenze e, direi piuttosto, dell’anima. Tiziano Terzani ha attraversato i suoi Orienti a cominciare dalla Cina post Mao, ma pur sempre comunista. Difetti, vizi e lezioni di esistenze in una geografia del luogo e del tempo. Oriana Fallaci ha colto nell’Occidente il volto meno disumano delle civiltà e ha difeso con ragione e con rabbia la sua appartenenza.

Dopo l’11 Settembre 2001 le loro diversità si sono divaricate abbondantemente. Il colpo alle Torri Gemelle ha creato in loro due modelli di concepire le civiltà e lo stato della situazione. Terzani partiva sostanzialmente dalla forte consapevolezza di penetrare le ragioni del mondo dei talebani per conoscere di più e, forse, anche comprendere. La Fallaci scagliò invece una terribile guerra alla cultura e alla storia islamica, a giusta ragione, dopo l’abbattimento delle Torri. Da una parte l’Occidente con la sua modernità e le sue strutture di alto profilo. Dall’altra la meditazione e lo scavo nelle ragioni appunto dei comportamenti islamici.

Il Corriere della Sera in queste ultime settimane ha mandato in stampa, insieme al quotidiano, due piccoli volumetti in cui si pongono a confronto le due voci. Direi due lavori che certamente, come afferma lo stesso Ferruccio de Bortoli nella Prefazione, non avrebbero condiviso. Ma il sistema non della comparazione ma proprio del confronto tra visioni di vita all’interno di quelle realtà è molto interessante. Ci sono linguaggi che si contrastano. Ci sono eredità comunque divergenti. Ci sono sguardi che non si riflettono sullo stesso specchio. Ognuno chiaramente ha il proprio sguardo e ognuno ha il proprio specchio.

Un punto di domanda che resta è: cos’è la civiltà? O cos’è civiltà? Insiste una dimensione antropologica ed etnica sia in Terzani che nella Fallaci. Qui è il vero nodo di Gordio. Perché il resto, come la grande questione economica, non viene prima. Ma dopo. A rileggerli a distanza di decenni ciò diventa più marcato. C’è un Occidente e c’è un Oriente. Non è possibile comprenderli al di fuori dei conflitti e delle guerre. È storia antica. Ma è anche storia missionaria, direbbe ancora Terzani? O forse l’Occidente per portare sviluppo, attenzione non parlo di ricchezza, deve necessariamente condizionare?

La scacchiera geografica non è soltanto fisica, ovvero da carta geografica, è anche una tensione metafisica che si aggira dalla Grecia classica ai giorni nostri. È chiaro che dentro c’è Eschilo da una parte e Avicenna e Averroè dall’altra. Sono strutture di pensiero che modellano, anzi hanno modellato, i comportamenti, le azioni, le distinzioni. Bisognerebbe farle convivere queste certezze volontarie e le meditazioni del pensare contemplante. Il Discorso di Ratisbona ritorna così centrale. Benedetto XVI non contrappose assolutamente Atene e Gerusalemme, non contrappose la Ragione al Logos. Disse sostanzialmente che senza Logos la Ragione diventa ideologia. Senza la Ragione, la Fede diventa fanatismo. È questo il tassello che manca a Terzani e alla Fallaci. L’uno rischia il relativismo mistico, l’altra rischia l’assolutismo identitario. Ma non ci si avvia né a un confronto e tanto meno a una forte consapevolezza della questione se non si riprende quella visione. 

Molto belle le pagine di Terzani dedicate a San Francesco d’Assisi a Damietta e al Sultano in piena V Crociata. La perseveranza di San Francesco, dopo i primi due tentativi di raggiungere l’Oriente, porta a un utilissimo incontro tra Cristo e Maometto. Tra i Vangeli, più che la Bibbia, e il Corano. Interessante il discorso su una Civiltà spezzata, il senso della Fallaci, e umiliata dell’Islam: un esercito per la morte. Perché l’umiliazione che hanno subito gli Stati Uniti d’America non è una questione soltanto politica ed etica e morale ma anche di una immensa civiltà ferita nel corpo del potere reale, oltre alle numerosissime persone uccise.

Come è possibile affrontare con la pace interiore, come dice giustamente Terzani, la tragedia incombente? Sono civiltà assolutamente diverse. Chi è stato in quei luoghi degli Orienti conosce lo stile, le vie, la parola. Ma un incontro dovrà pur esserci? Non si tratta però di leggere soltanto Rumi o ascoltare il percorso onirico tibetano. C’è guerra. Il potere è dominazione. Il pensiero può diventare sabotaggio. In tal senso mi sembra che il Discorso di Ratisbona, mal letto e mal ascoltato, poneva e pone, dal momento che si sta cercando di recuperarlo nella sua significanza non solo teologica, al centro la ragione e la fede. Ovvero l’uomo con l’Essere Umano. Essere uomo non basta. Essere Umano è ben altro. È il passaggio dall’antropologia alla metafisica. Un Pontefice con il quale, come ho detto in altre pagine, si era stabilito un dialogo proprio con Oriana Fallaci.

La tolleranza e il pacifismo dei cortei non bastano quando a primeggiare è l’ideologia. Ma l’ideologia soltanto come pensiero non basta neppure. Perché manovra il Potere. Ma per mantenere il Potere bisogna abbattere il nemico. Ma non basta neppure. Perché il nemico va ucciso. Allora cosa fare? Certo. Occorre trovare la pace interiore. Ma basta? Non saprei proprio. Ritorno su Ratisbona. Partiamo da qui. È un punto dal quale, in questa attuale temperie, non si può fare a meno. 

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