Opiniones

Facciamo un po’ di chiarezza sul San Francesco degli anniversari. L’ambientalismo e la società dello  «scarto» non c’entrano nulla 

A admin
21 de septiembre, 2026

di Pierfranco Bruni

Facciamo un po’ di chiarezza su San Francesco d’Assisi senza cedere alle celebrazioni invasive. Ma entriamo nel vivo del problema. “I combattimenti difficili vengono riservati solo a chi ha un coraggio esemplare”. San Francesco d’Assisi può essere letto in forma laica? Non solo può. Deve. Perché solo una lettura laica restituisce a Francesco la sua rivoluzione e restituisce all’Occidente la sua radice. San Francesco è soprattutto identità cristiana. Il concetto di laico non ha nulla a che fare con laicismo relativismo ambientalismo.

La mistificazione clericale ha voluto farne un santo per chierichette, una statuetta da nicchia. In realtà Francesco è il più grande rivoluzionario dell’Occidente perché riporta il Vangelo dentro la polvere. Dentro le piaghe. Dentro gli occhi del lupo e del lebbroso. La sua frase più lacerante, più laica, è il suo testamento: “Io, frate Francesco, ho fatto la mia parte, la vostra ve la insegni Cristo”. Non dice: ve la insegna la Chiesa. Dice: Cristo. Diretto. Senza mediazioni curiali. E cristo è la Buona Novella.

È qui che si rivela il paradosso che Jacques Dalarun, il più grande storico francescano vivente, ha colto con precisione chirurgica: “la riedizione del destino della Cristianità: tra insegnamento del Vangelo e necessità di istituire una Chiesa, come tra il carisma del santo fondatore e la necessità, per una fondazione, per un Ordine di vivere queste esigenze giorno per giorno”. L’Ordine sopravvive al Fondatore tradendolo per sopravvivere. È la storia di tutti gli Ordini. È la storia della Chiesa stessa. E, direi, è la storia dell’Occidente.

Perché Francesco, come nota Dalarun, “non cambiò il mondo con una dottrina. Lo cambiò mostrando che il Vangelo poteva essere vissuto fino in fondo”. Non una dottrina. Un modo. Un modo di stare nella terra. La sua metafisica non sale, scende. Si china. Tocca. Muore spogliato, nudo sulla terra nuda. Non è folklore. È teologia laica. È metafisica della terra. Restituisce alla terra ciò che la terra gli ha dato. In questo Leonardo Boff ha compreso lo scandalo: “pensare e agire nel contesto di una proposta integralmente cristiana e nondimeno aver proiettato tale sua visione su uno sfondo più ampio, tale da essere in grado di parlare ad ogni uomo, religioso o laico che sia. In ciò sta lo scandalo e il paradosso di Francesco”.

Lo scandalo è questo: Francesco è integralmente cristiano e proprio per questo è universalmente laico. La sua cattolicità è cosmica, non confessionale. La sua laicità non è quella dei laicisti. È la laicità del Cantico. Fratello Sole, Sorella Luna, Fratello Vento, Sorella Acqua, Fratello Fuoco, nostra Madre Terra. Non c’è gerarchia. C’è fratellanza. Non c’è dominio sulla Natura. C’è appartenenza. È l’ecologia integrale otto secoli prima dell’ecologia. Solo chi non possiede nulla non può essere ricattato da nulla. Per questo lo hanno canonizzato in fretta — due anni, un record — per disinnescarlo. Ma Francesco non ci sta nelle nicchie. Scappa.

Ed è qui che Francesco diventa questione occidentale. Soltanto chi non conosce e non sa può confondere l’Occidente con una geografia e l’Islam con una opinione. Chi ha attraversato i Paesi a prevalenza islamica sa che lì non si costruisce l’individuo, ma la massa. E attraverso la massa, il potere vero e la non-libertà. Chi conosce e sa, nonostante tutto, non può che difendere l’Occidente come destino e come identità. Ciò significa non solo Fede. Ma accoglienza completa dei Vangeli.

La “ragione” e anche la “rabbia” — per dirla con Oriana Fallaci — nascono proprio dal fatto che l’Europa non ha saputo porre al centro l’Occidente, pur con tutte le sue manchevolezze. La ferita è che l’Europa non ha avuto il coraggio di mettere al primo punto la coscienza delle sue radici, che sono giudaico-cristiane. Radici che sono esattamente francescane: la persona prima della massa, la terra prima del territorio, la vita prima dell’ideologia. Ida Magli lo ha detto senza infingimenti: “Dobbiamo limitare l’ingresso in Italia ai musulmani, oppure l’Italia sarà perduta. Dobbiamo difendere la nostra libertà di pensiero, le conquiste delle donne”. Non è intolleranza. È memoria della fatica con cui ci siamo liberati dai nostri veli.

Perché la massa è la fine, è il nulla radicale, come ammoniva Spengler. Ed è qui che il cerchio si chiude: discutere di democrazie in senso formale è banale. Le democrazie fattibili non nascono da un atto costituzionale ma dal vero concetto di libertà. I Paesi dell’Est comunista si autodefinivano Repubbliche Democratiche. Kierkegaard rivive Francesco come l’antesignano moderno della Colonba e del Giglio.

Spengler ci ha lasciato l’avvertimento che oggi è profezia: “Una civiltà muore quando la sua anima ha realizzato la somma delle sue possibilità sotto specie di popoli, lingue, forme di fede, arti, Stati, scienze; essa allora si riconfonde con l’elemento animico primordiale”. Quando si perde l’anima, la civiltà muore. E quando si perde Francesco, l’Occidente perde l’anima. E ancora: “La democrazia è l’instrumento con il quale il denaro distrugge la politica”. Siamo giunti al punto in cui la democrazia non è più una conquista ma una concessione. Al contrario della libertà, che “è spirituale e non viene concessa: o c’è o manca. Ma non viene nemmeno pretesa, bensì dimostrata, e di essa vive il mondo”. È Jünger: “Lo spirito libero penetra nell’immobilità, spalanca il tempo antico e venerando come un cofano dal quale estrae tesori”.

Allora la domanda non è più se difendere l’Occidente. La domanda è come. E Francesco ci dà la risposta, otto secoli dopo: se non custodisci la terra, non custodisci l’uomo. Se profani la Natura, profani Dio. Il territorio è categoria politica. La terra è categoria metafisica. L’Occidente ha scambiato la terra per territorio, e così ha perso se stesso. Per questo Francesco è laico prima della laicità. Perché laico non è chi nega il sacro, ma chi lo rende abitabile nella terra. Senza fughe. Senza alibi. Senza sale d’attesa per l’aldilà. La vita è il luogo dove si gioca tutto. La terra non è un luogo da attraversare per andare in cielo. La terra è il cielo che comincia.

O difendiamo la nostra identità come destino o saremo collocati nel sottoscala delle assurde anomalie delle nostre imbecillità. Quando capiremo che siamo Occidente sino al midollo avremo consumato tutto il tempo concesso. Svegliamoci una buona volta da un “meriggiare pallido e assorto” e troviamo la via di casa, che è quella della spiritualità che ci rende Popoli e Civiltà. Senza la fraternità reale, scrive ancora Boff, “mai arriveremo a formare la famiglia umana che abita la sorella e Madre Terra”. Ecco perché Francesco è attuale. Non perché è buono. Perché è vero. Perché va oltre la Ragione. Perché entra nelle vite non solo con la gioia ma soprattutto con la provocazione. Essere provocati è non lasciare che solo gli altri si mettano in gioco. Ma mettersi in gioco in prima persona.  Ovvero dare l’esempio. È necessario fare chiarezza cominciando da non considerarlo un ambientalista.

Publicidad

Deja una respuesta

Tu dirección de correo electrónico no será publicada.