Religión

IO E FRANCESCO. L’ACCADERE, LA CADUTA E LO SCIAMANO

A admin
4 de octubre, 2026

Pierfranco Bruni

Si racconta che lo sciamano osserva le 13 lune… Lo sciamano ha ascolti. Io e Francesco? Cosa ha rappresentato Francesco nella mia vita. Tutto è accadere? Ma tutto ha un segno. Tutto ha un senso. Cos’è la caduta davanti a Francesco tenendo tra le mani un libro, un Francesco, e avendo tra i pensieri le otto conferenze – incontri che avrei dovuto sviluppare su San Francesco…

Perché cadere…

perché l’accadere…

perché?

È cronaca, è quotidianità, è vissuto. Oggi giorno di San Francesco, 4 ottobre. Mi racconto.

Saltano gli incontri su San Francesco. Otto incontri pensati, preparati, sognati, tra Celano e Bonaventura, tra i Fioretti e il Cantico, tra Branduardi e De André, tra Chiara e la Maddalena. Otto stazioni di un viaggio che doveva essere il mio ritorno ad Assisi per via laica. Saltano. Come salta tutto ciò che è stato costruito con troppa fedeltà.

Smetto. Scriverò un libro sul Sultano e sui dolori di Werther non più giovane senza dimenticare lo squarcio del petto di Jacopo. Smetto perché l’accadere mi ha fermato. Ieri, tenendo tra le mani un libro su Francesco, un mio Francesco, quello che ho scritto e riscritto dentro di me, sono caduto. Una caduta vera, fisica, non metaforica. Il corpo che cede davanti al santo. Davanti al Poverello che non vuole altari ma vuole ginocchia piegate. Sono caduto davanti a Francesco. E nella caduta ho capito. Non una caduta metafisica. Reale.

La vita è un accadere continuo.

Noi crediamo di programmare, di progettare, di edificare conferenze, libri, viaggi. Poi c’è l’accadere. L’accadere non è il caso. Il caso è laico, è cieco. L’accadere è un segno. Tutto è accadere ma tutto ha un segno. Tutto ha un senso anche quando il senso è la caduta. Soprattutto quando il senso è la caduta. Se dovessi ancora pensare all’accadere tutto sarebbe oltre mistero per vivere l’incantamento del disincanto.

Ho vissuto anni nell’incantamento. L’incantamento della parola, della santità, della magia come interrogazione del sacro. Poi ho vissuto il disincanto, che non è cinismo, è verità. Il disincanto è quando il sipario scende e resta la solitudine come scelta. Ora devo vivere l’incantamento del disincanto. Ovvero la capacità di vedere il miracolo proprio nella caduta, nella conferenza che salta, nel progetto che si interrompe. È francescano questo, profondamente francescano. Francesco non programma, accade. Incontra il Sultano al Malik al Kamil a Damietta nel 1219 perché accade. Riceve le stimmate alla Verna nel settembre del 1224 perché accade. Muore cantando il Cantico di frate sole nella notte tra il 3 e il 4 ottobre 1226 perché accade.

Pazienza.

È l’unica cosa che non permetterò ai santi di togliermi.

I santi ti tolgono tutto, se li segui davvero. Ti tolgono la vanità, la superbia, la sicurezza, persino la parola. Ma la pazienza no. La pazienza è l’ultima forma di resistenza umana davanti al sacro che ti spoglia. Francesco mi ha spogliato come si spogliò davanti al Vescovo Guido e a suo padre Pietro di Bernardone nel 1206. Mi ha lasciato la pazienza. E me la tengo.

Se il Signore sia con me e con voi c’è sempre un senso. C’è sempre, anche quando non lo vediamo. Il Signore è stato con me anche nella caduta. Soprattutto nella caduta. Perché cadere davanti a Francesco con un libro di Francesco in mano non è ironia, è liturgia. È il santo che ti dice: non sono io che devi raccontare. Ma il dio del Sole è il mio vero compagno e lo sciamano è la mia vera anima. Il resto si è dimesso da me.

Ed ecco la verità ultima che oggi, giorno di San Francesco, mi racconto senza più maschere. Il mio viaggio con i santi è stato un grande viaggio, necessario, ma è stato anche un tradimento. Ho tradito lo sciamano che è in me in cambio del viaggio con i santi. Ho tradito il dio del Sole, Apollo, Dioniso, il pagano mediterraneo che è la mia vera radice greca, ionica, zantiota, in cambio della Porziuncola.

Il resto si è dimesso da me. Si sono dimesse le istituzioni, le accademie, i programmi, gli inviti, le otto conferenze. Ma non è una lamentazione. È una liberazione.

SCEGLIERE!

Il mio viaggio sarà completamente da oggi in poi con lo sciamano che avevo tradito in cambio del viaggio con i santi. Lo sciamano è il mio vero racconto e il dio del Sole traccia il cammino. Francesco resta, ma non come agiografo da conferenza. Resta come fratello. Francesco è l’unico santo che può camminare accanto allo sciamano senza rinnegarlo. Perché Francesco parlava al lupo, parlava agli uccelli, parlava al fuoco di frate fuoco. Era sciamano anche lui, prima che la Chiesa lo facesse santo da calendario. Era il cantore del Cantico delle creature, che è un canto sciamanico, solare, pagano e cristiano insieme.

Per questo scriverò un libro sul Sultano e sui dolori di Werther non più giovane senza dimenticare lo squarcio del petto di Jacopo. Il Sultano è Damietta, è l’incontro tra Francesco e l’Islam, è il dialogo tra il Sole e la Mezzaluna. Werther non più giovane sono io, siamo noi, che abbiamo amato Lotte e abbiamo creduto alla Rivoluzione e siamo stati traditi come Jacopo Ortis. E lo squarcio del petto di Jacopo è il nostro squarcio, è la mia caduta di ieri. Tutto si tiene. Tutto è un intreccio, come ho detto per Chiara e Maddalena. Ora l’intreccio è tra lo sciamano e il santo.

Oggi è il 4 ottobre. Saltano gli incontri. Pazienza. Non permetterò a nessuno di togliermi la pazienza e il dio del Sole. Camminerò con lo sciamano. Con Francesco accanto, ma dietro, come fratello minore. Questo è il mio accadere. Ho sempre vissuto di accadere. Accade. Tutto accade. Accade a me e non agli altri. Non c’è alcuna tristezza. C’è consapevolezza.

Mi basta per restare con lo sciamano accanto che mi racconta le 13 lune nel vento dei miei sguardi.

Publicidad

Deja una respuesta

Tu dirección de correo electrónico no será publicada.